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	<title>Nave Corsara &#187; Princess Samuels</title>
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		<title>La guerra nella carne, il ritorno a casa dei veterani dell’Iraq</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2009 19:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Carlos Arredondo]]></category>
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		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
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		<description><![CDATA[  Le cifre ufficiali parlano di 4000 morti. Ma il vero dramma sono i 50 mila feriti. Scampati e rimpatriati. Ma in che condizioni? Per esempio in quella del sergente José Pequeño (foto sopra) che ha perso il 40 per cento del suo cranio e parte del cervello, dopo un attacco a Ramadi nel 2006. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="aligncenter size-large wp-image-2191" title="90038243ER001_war" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2009/09/José_Pequeño_eugene_Richards-580x336.jpg" alt="90038243ER001_war" width="580" height="336" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Le cifre ufficiali parlano di 4000 morti. Ma il vero dramma sono i 50 mila feriti. Scampati e rimpatriati. Ma in che condizioni? Per esempio in quella del sergente <strong>José Pequeño</strong> (<em>foto sopra</em>) che ha perso il 40 per cento del suo cranio e parte del cervello, dopo un attacco a Ramadi nel 2006. <span id="more-2190"></span>Porterà per sempre la guerra nella sua carne. «All’inizio, José non sentiva dolore», dice Nelida Bagley. «Oggi ci sono cose che lo fanno piangere, e questo è allo stesso tempo spaventoso e stupendo. Non smetterò mai di parlargli. Non l’abbandonerò mai, sono sua madre».</p>
<p style="text-align: justify;">Come lui, sono migliaia gli uomini e le donne a essere rientrati dall’Iraq mutilati, amputati, handicappati. E poi tutte quelle lesioni invisibili: il 20 per cento soffrirebbe di stress post-trauma e i tentativi di suicidi tra i veterani sarebbero un migliaio al mese. Per tre anni, il fotografo <strong>Eugene Richards </strong>è andato alla ricerca di queste vite sconvolte: i feriti, i traumatizzati, le famiglie messe di fronte alla morte di un congiunto, alla paura, alla sofferenza. Ne ha ricavato quindici reportage, presentati a <em>Visa pour l’image</em>, il Festival internazionale di fotogiornalismo di  Perpignan (Francia) e li ha riuniti in un libro, <em>War is Personal</em>, che uscirà la prossima primavera. </p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-large wp-image-2303" title="90038243ER001_war" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2009/09/Iraq_Dustin_Hill-580x337.jpg" alt="90038243ER001_war" width="580" height="337" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Dustin Hill, Illinois</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non ha più le mani, ma può comunque abbracciare il suo bambino di cinque mesi. Settembre 2004, il sergente è di pattuglia sulla pericolosa strada che conduce all’aeroporto di Baghdad. Una vettura guidata da un suicida si lancia contro il suo Humvee (High Mobility Multipurpose Wheeled Vehicle, veicolo militare di grosse dimensioni a trazione integrale in dotazione all’esercito americano). L’esplosione proietta all’esterno il soldato, che ricade in un mare di gasolio in fiamme. Hill perde le due mani, l’occhio destro, un orecchio. Un terzo del suo corpo ha ustioni di terzo grado. È uno dei rari grandi feriti a essersi ricostruito una vita normale.  A 23 anni sposa Sarah, un’amica d’infanzia, da cui ha avuto il bambino. </p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-large wp-image-2304" title="90038243ER001_war" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2009/09/Iraq_Shurvon_Philips-580x337.jpg" alt="90038243ER001_war" width="580" height="337" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Shurvon Philips, Ohio</strong></p>
<p>Gail Ulerie non osa più dormire, anche quando i suoi nipotini vanno a rannicchiarsi tra le sue braccia. A paura di non riuscire a sentire quando suo figlio rischia di soffocare o se ha bisogno di aiuto. Nel maggio 2005, la Humvee di Shurvon è saltata su una mina anticarro. Oltre alle fratture alle gambe,  alle amscelle e ferite al ventre, il giovane soldato, colpito alla testa, soffre di gravi strascichi cerebrali.</p>
<p> </p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-2306" title="90038243ER001_war" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2009/09/Iraq_Tomas_Young-580x337.jpg" alt="90038243ER001_war" width="580" height="337" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Tomas Young, Missouri</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ferito il quarto giorno del suo arrivo in Iraq, nell’aprile 2004, è paralizzato nella parte inferiore del corpo. Quando il fotografo lo ha incontrato, Tomas aveva l’aria disorientata: accidentalmente si era fatto un’overdose di calmanti e antidolorifici. </p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-large wp-image-2307" title="90038243ER001_war" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2009/09/Iraq_Carlos_Arredondo-580x337.jpg" alt="90038243ER001_war" width="580" height="337" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Carlos Arredondo, Massachusetts </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Suo figlio Alexander è stato ucciso in combattimento a Nadjaf, il 25 agosto 2005, il giorno in cui Carlos festeggiava i suoi 44 anni. Quando ha saputo della morte di Alex, ha perso la testa e ha tentato di suicidarsi dando fuoco alla sua auto. </p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-large wp-image-2308" title="90038243ER001_war" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2009/09/Iraq_Princess_Samuels-580x337.jpg" alt="90038243ER001_war" width="580" height="337" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Princess Samuels, Maryland</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si è esitato a lungo prima di aprire il feretro. Il sergente Samuels è morta il 15 agosto a Taji, 30 chilometri a nord di Baghdad, uccisa dal tiro nemico. Come tutte le donne soldato americane, Princess non aveva accesso alle unità combattenti. Il che non le impediva di essere terrorizzata. Arruolata solo da qualche mese, sofriva di depressione  e aveva perso molto peso. Ma non era riuscita a frsi rimpatriare. La cerimonia funebre si è svolta a Landover, nel Maryland. Princess, 22 anni, è stata sepolta con gli onori militari nel cimitero nazionale di Arlington. </p>
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