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	<title>Nave Corsara &#187; Massimo D&#8217;Alema</title>
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		<title>Non rimpiangere Berlusconi (e neanche D’Alema)</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 21:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità politica e sociale]]></category>
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		<description><![CDATA[Massimo D&#8217;Alema in Vietnam. «Se non avessimo votato il governo Monti avremmo il governo Berlusconi, non so se la Cgil rimpiange un’epoca che ci sembra molto lontana ma invece è vicinissima». Il solito pragmatismo di Massimo D’Alema oggi è arrivato a toccare persino Susanna Camusso. Ed è difficile dargli torto, dal punto di vista strategico: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/12/12/non-rimpiangere-berlusconi-e-neanche-d%e2%80%99alema/dalemavietnamiy1-2/" rel="attachment wp-att-35110"><img class="aligncenter size-full wp-image-35110" title="dalemavietnamiy1" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/12/dalemavietnamiy1.jpg" alt="" width="580" height="481" /></a>Massimo D&#8217;Alema in Vietnam.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Se non avessimo votato il governo Monti avremmo il governo Berlusconi, non so se la Cgil rimpiange un’epoca che ci sembra molto lontana ma invece è vicinissima».<span id="more-35109"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il solito pragmatismo di Massimo D’Alema oggi è arrivato a toccare persino Susanna Camusso. Ed è difficile dargli torto, dal punto di vista strategico: il governo Monti è per il Pd l’alternativa a Berlusconi, ad oggi, visto che il premier non aveva alcuna intenzione di dimettersi né di andare a elezioni che avrebbe sicuramente perso.<br />
Il problema, e D’Alema lo sa, è che il Partito democratico forse non le avrebbe vinte, e alla fine avrebbe dovuto andare anch’esso a fare coalizione con qualcun altro. E fin qui tutto bene. Il problema è che prima o poi le elezioni ci saranno, e il Pd dovrebbe tentare di vincerle. Il che ad oggi pare francamente difficile se il partito si scanna con la Cgil mentre va in onda l’ennesima questione civile Fassina-Ichino.</p>
<p style="text-align: justify;">E D’Alema dovrebbe saperlo, che se non rimpiange Berlusconi, la parte riformista del Paese vede come un quaquaraquà anche D’Alema. Ecco perché la Camusso, rappresentante della Cgil, ha tutto il diritto di fare qualche dichiarazione forte, visti gli interessi che rappresenta. Il fatto che il Pd continui a ricordarci che se oggi c’è Monti è perché l’opposizione non è stata in grado di esprimere una leadership credibile, fa capire che non abbiamo soltanto Silvio, da non rimpiangere. <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/177727/non-rimpiangere-berlusconi-e-dalema/">(Giornalettismo)</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Pesaro 2001, l’anno zero di Penati</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 12:54:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità politica e sociale]]></category>
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		<description><![CDATA[di Luca Telese vignetta di www.portoscomic.com Appunti per una sliding doors story della sinistra italiana. Dice Fabio Mussi a Giorgio Meletti su Il Fatto: «Prego il signore che non ci sia connessione fra l’acquisto della Milano-Serravalle fatta da Penati nel 2005 e la scalata alla Bnl lanciata negli stessi mesi dall’Unipol di Consorte. Sarebbe una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/09/12/pesaro-2001-l%e2%80%99anno-zero-di-penati/festapdc/" rel="attachment wp-att-32204"><img class="aligncenter size-large wp-image-32204" title="festa+pd+c" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/festa+pd+c-580x543.jpg" alt="" width="580" height="543" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>di Luca Telese vignetta di <a href="http://www.portoscomic.com/">www.portoscomic.com</a></strong><br />
Appunti per una sliding doors story della sinistra italiana. <a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/09/09/pd-la-questione-morale-e-una-questione-politica/">Dice Fabio Mussi a Giorgio Meletti su Il Fatto</a>: «Prego il signore che non ci sia connessione fra l’acquisto della Milano-Serravalle fatta da Penati nel 2005 e la scalata alla Bnl lanciata negli stessi mesi dall’Unipol di Consorte. Sarebbe una bomba atomica, un sacco di gente dovrebbe andare a casa». Vero.<span id="more-32203"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Dice Fabio Mussi – uno dei principali dirigenti della Svolta di Occhetto, oggi padre nobile di Sinistra e libertà – che il passaggio decisivo nella storia della sinistra recente è stato il congresso dei Ds a Pesaro nel 2001. Quello, cioè, che vide vincere la destra interna, salutò l’ascesa di Piero Fassino, battezzò la scalata al vertice dei riformisti milanesi capitanati da Filippo Penati: fino ad allora la destra era stata corposa minoranza. Da quel momento in poi divenne decisiva nei rapporti di forza della Quercia.</p>
<p style="text-align: justify;">Vale la pena farlo, allora, questo gioco di storia eventuale. Tornare a quella porta rotante di Pesaro, immaginare cosa sarebbe cambiato. Intanto perché, in questi anni veloci e feroci, la sinistra ha perso per tre volte contro Silvio Berlusconi, senza mai guardarsi indietro: non una riflessione, non una analisi, un tentativo di immaginare cosa cambiare. E poi perché in quegli anni nasceva la vera anomalia italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">In tutta Europa, quando i leader perdono vanno a casa, da noi quando perdono, i leader occupano casematte e conquistano posizioni. Infine la perla: in tutto il mondo chi perde cambia classe dirigente; in Italia, il gruppo dirigente della Bolognina (con l’unica eccezione di Mussi, che si è tirato indietro) siede ininterrottamente nella stanza dei bottoni dal 1989 a oggi. Ovunque si cambiano i leader, in Italia i leader hanno cambiato partiti e simboli, come si cambiano i calzini, per non cambiare loro stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">E allora facciamolo il gioco: a Pesaro, nel novembre del 2001, si sarebbe dovuto analizzare la sconfitta. Ma siccome il candidato segretario era il vicepremier designato che aveva perso le elezioni (Piero Fassino, appunto, numero due di Francesco Rutelli) la catastrofe che aveva prodotto la caduta del primo governo dell’Ulivo rimase un omissis. Con un processo speculare, negli stessi mesi, Rutelli, l’altro sconfitto, diventava padrone della Margherita.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nume tutelare delle due leadership era allora (come oggi con Bersani) quel Massimo D’Alema che aveva teorizzato (a Gargonza nel 1996) l’indispensabilità dei professionisti della politica (cioè se medesimo) e la futilità della società civile (cioè i cittadini che avevano portato l’Ulivo alla vittoria). Per questo a Pesaro il nome di Prodi rimase un tabù, esattamente come dopo la detronizzazione del 2008. Prodi ha vinto due volte ed è stato rimosso due volte. La prima volta da D’Alema con il discorso di Gargonza, la seconda volta da Veltroni, con il discorso di Orvieto (in cui si teorizzava quella put…ta galattica che è stata la «vocazione maggioritaria»).</p>
<p style="text-align: justify;">E allora Pesaro, 18 novembre 2001. Sul palco due duellanti anomali. Da un lato Piero Fassino, il travet piemontese trasfigurato in leader, un fantasma pallido che pareva saltato fuori da un bozzetto di Egon Schiele. Dall’altro Giovanni Berlinguer, il fratello di Enrico, l’antieroe. Non avrebbe nemmeno dovuto correre lui: ma Veltroni e Sergio Cofferati declinarono l’invito: cane non mangia cane. Eppure quella mattina l’applausometro impazzì segnando un anticiclo rispetto al risultato del congresso. Avrebbe vinto Fassino, tiepidamente accolto, con la sua relazione da apparatnick. E perso Berlinguer, candidato del neonato Correntone, subissato dagli applausi.</p>
<p style="text-align: justify;">Me la ricordo quella giornata di paradosso. Giovanni, con accento sardo, occhiali da miope e implacabile ironia, toreò piantando banderillas su D’Alema. Il quale, non potendo presentarsi come leader (metà del partito avrebbe dato la vita perché accadesse, l’altra avrebbe fatto altrettanto per impedirlo), mandava avanti un grigio prestanome. E così Berlinguer toreava: «Tu Massimo non me ne avrai a male…». Tu Massimo, ombra, fantasma, che aleggiava sul congresso. E poi Piero: il giovane che parlava da vecchio, contro il settantenne che parlava da giovane. Il cuore del discorso di Berlinguer di quel giorno, è ancora il cuore del dilemma della sinistra di oggi. Democrazia, rischio-regime, questione morale: «Che specie è questa destra, che sposa interessi legittimi a interessi loschi e diffusi, in un processo che allenta il livello di moralità pubblica? Il governo Berlusconi accresce gli storpi morali. Ho visto una vignetta, “Democrazia diretta”, che recitava così: 1993 sindaco eletto direttamente dal popolo; 1999 governatore eletto direttamente dal popolo; 2001 leggi scritte direttamente dagli imputati».</p>
<p style="text-align: justify;">Mi ricordo cosa accadde, nella sala di Pesaro, dopo un congresso in cui i vincitori non avevano nominato nemmeno una volta il Cavaliere. Un boato. Tutti in piedi, un applauso lungo un minuto. Veltroni annuiva, D&#8217;Alema sorrideva, come per dire: troppo facile. Immaginavo un duello di titani. E invece il lìder maximo e il suo candidato diafano preferirono glissare. Giovanni andò giù come un trapano. Il discorso di una vita, il discorso più bello di una vita: «Claudio Fava mi ha segnalato come nella sua Sicilia il difensore di Riina sia vicepresidente della commissione Giustizia! Cosa diciamo noi?». Brusio, sconcerto, smarrimento. Poi i giovani: «Come possiamo ignorare la straordinaria forza del movimento no global, il primo grande movimento di massa che non chiede niente per se stesso?». Ancora Berlinguer: «Vedo un risveglio del movimento sindacale, la grande manifestazione dei metalmeccanici. Il nodo è questo: la contrattazione del lavoro è collettiva, e non si licenzia senza giusta causa!». Qualcuno pestava con i piedi. Solo un anno prima D’Alema attaccava Cofferati dicendo: «Non possiamo limitarci a sventolare i contratti nazionali davanti alle fabbriche!». Curioso che il rosario dei problemi di oggi sia ancora quello: rapporto con la società civile, referendum, diritti, legalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel discorso di Berlinguer, nella mia memoria, era stato un bivio. L’ultima volta in cui in un congresso dei Ds sono risuonate le domande giuste. Il popolo della Quercia si spellò le mani per lui, e poi invece arrivano i cingolati dei Penati, la via finanziaria al riformismo, i furbetti e i capitani coraggiosi, la Gavio-Serravalle, e l’unico vero momento di emozione della carriera di Fassino: «Abbiamo una banca!!!?». Se si vuole rileggere la storia, per capire dove si è smarrito il filo, bisognerà ripartire, a sinistra, da quelle domande, ancora senza risposta. Ma anche dal baratto anti-economico di un frammento corposo della base democratica: applaudire le belle bandiere e chiudere gli occhi sui brutti affari. Pensate cosa accadrebbe, se da domani si facesse il contrario.<em> (Il Fatto Quotidiano, 10 settembre 2011)</em></p>
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		<title>Si stanno svegliando gli indignati con la tessera del Pd</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Aug 2011 22:46:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pier luigi Bersani contestato all&#8217;Aquila dai No Tav. Il primo a essere contestato durante un dibattito pubblico è stato D&#8217;Alema. Poi è toccato a Bersani, alla Bindi e domenica sera a Latorre. È la nuova protesta dei militanti che assediano i dirigenti del partito. Indignandos, contestatori, incazzati, insomma. C’è di nuovo il rischio della bufera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="560" height="349" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/eVX0VT9ldwo?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="560" height="349" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/eVX0VT9ldwo?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object><br />
<strong>Pier luigi Bersani contestato all&#8217;Aquila dai No Tav.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il primo a essere contestato durante un dibattito pubblico è stato D&#8217;Alema. Poi è toccato a Bersani, alla Bindi e domenica sera a Latorre. È la nuova protesta dei militanti che assediano i dirigenti del partito.<span id="more-30526"></span></strong><br />
Indignandos, contestatori, incazzati, insomma. C’è di nuovo il rischio della bufera per i dirigenti del centrosinistra italiano? La domanda sorge spontanea dopo quello che è successo a Fermo a Nicola Latorre, chiamato a rispondere per sé (e per il Pd) da una platea in cui faceva bella mostra un signore con un cartello: «Sono un elettore di centrosinistra, ma mi vergogno di essere rappresentato da questo Pd». Un episodio, si potrebbe dire. Eppure ci sono molti segnali che dovrebbero far riflettere i dirigenti dell’opposizione.<br />
Il primo è quello che è successo il 14 luglio alla Festa democratica di Roma, dove Massimo D’Alema era intervistato dal giornalista di Repubblica Massimo Giannini: un gruppo di ragazzi ha raccontato su Facebook di essere andato alla festa con l’obiettivo di fare una domanda al líder maximo e di essere stati placcati dalla vigilanza del partito. Loro sotto il palco provavano a prendere la parola, e l’ex ministro degli Esteri che indicava Giannini con un sorriso vagamente teso: «Le domande le fa lui!».<br />
E che dire di quello che è successo a Bersani? Il 5 luglio alla Festa democratica de L’Aquila, il segretario del Pd è stato contestato dai No Tav. Un enorme striscione bianco diceva: «Noi con i territori, voi con gli speculatori». Bersani aveva provato a interloquire: «Guardate che quella proposta è stata discussa e votata in tutte le sedi… Guardate che si tratta di un tunnel che corre per 50 km sotto la montagna…». Macché: grida, strepiti e tante domande incalzanti.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/03/si-stanno-svegliando-gli-indignati-con-la-tessera-del-pd/pd_dalema_bersani/" rel="attachment wp-att-30532"><img class="aligncenter size-large wp-image-30532" title="Pd_d'alema_bersani" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/Pd_dalema_bersani-580x325.jpg" alt="" width="580" height="325" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Terzo episodio, questa volta al Nord. Alla Festa democratica di Seriate, di nuovo durante un comizio di Massimo D’Alema, di nuovo i No Tav. Un gruppo di giovani, il 28 giugno interviene distribuendo volantini e, dopo aver aperto uno striscione, contesta la linea tenuta dal Pd, che ha sempre ribadito che la Tav è una priorità del centrosinistra. Si sfiora la rissa, un gruppo di sostenitori del Pd che si scaglia contro i contestatori, tentando di strappare lo striscione. Qualcuno tenta di oscurare con le mani la telecamera di chi riprendeva la scena, consapevole che le contestazioni hanno un doppio effetto: uno immediato, sui presenti e uno postumo, sugli utenti della rete.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro episodio stupefacente si è verificato a Siena dove Rosy Bindi aveva esordito così: «Vi porto il saluto del Partito democratico…». Non aveva ancora finito che dalla platea si era levata una selva di fischi: «Parla tu, ma lascia perdere il Pd». E lei, con la consueta grinta: «Dovreste essere contenti che il Pd sia qui con un suo rappresentante». Macché.<br />
Cosa unisce e cosa divide questi episodi? Nella storia della sinistra, fino a ieri, la contestazione era guerra di egemonia per il controllo della piazza. Ed era, come nell’ultimo caso, lotta con le ali estreme, di destra o di sinistra, contro formazioni organizzate e antagoniste. Il caso simbolo è la guerriglia a La Sapienza per il comizio del segretario Cgil Luciano Lama in pieno ’77 (il cartello che è passato alla storia: «Non L’ama proprio nessuno») dove il servizio d’ordine del Pci e della Cgil dovettero lottare fisicamente contro la falange di autonomia. Oppure resta nella storia la contestazione gandhiana di Marco Pannella davanti a Botteghe oscure, interrotta da questo dialogo con un uomo della vigilanza del Bottegone: «Je dissi: “Te ne vai?” Pannella ha risposto no, e io gli ho dato una pizza…».</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/03/si-stanno-svegliando-gli-indignati-con-la-tessera-del-pd/pd_latorre_bindi/" rel="attachment wp-att-30533"><img class="aligncenter size-large wp-image-30533" title="Pd_latorre_bindi" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/Pd_latorre_bindi-580x323.jpg" alt="" width="580" height="323" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
Già molto diverse, e molto più vandeane, nella forma e nella violenza della loro coreografia, furono le monetine tirate contro i sindacalisti nelle piazze incandescenti del 1993. Sergio D’Antoni finí un comizio in piazza San Giovanni con un labbro spaccato, Sergio Cofferati non volle interrompere il suo discorso e chiese solo di essere riparato da un compagno con un ombrello: «Sono abituato alla pioggia», ironizzò.<br />
Adesso tutto cambia e a contestarti non è più un esterno, non è più un nemico. Adesso – esattamente come è successo a Zapatero in Spagna – c’è il rischio che a contestarti sia un pezzo del tuo popolo, una parte del mondo che ti gira intorno. A mordere il freno sono giovanissimi, forme di protesta nascono e si organizzano come gruppi di pressione sulla rete. Adesso, a contestarti non è qualcuno che ha idee diverse dalle tue, non è un uomo simbolo, come quello splendido provocatore che è stato Marco Pannella ai tempi in cui girava con il girocollo nero e con il medaglione zen al collo, adesso quello che grida è uno che dice di avere le tue stesse idee e spesso la tua stessa tessera. E pensa che tu stia tradendo la tua parte.<br />
Ecco perché i dirigenti del Pd farebbero meglio a non sottovalutare. E a cominciare a rispondere, ad esempio, sulle grandi scelte e sulla questione morale, prima di essere costretti a farlo in piazza. <em>(Luca Telese, Il Fatto Quotidiano, 2 agosto 2011)</em></p>
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		<title>D’Alema ha gli stessi gusti di Berlusconi, ma non vuole che si sappia</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Jan 2011 22:43:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[Alfonso Signorini]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo D'Alema]]></category>
		<category><![CDATA[Scarpe Church. Sankt Moritz]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>

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		<description><![CDATA[Massimo D&#8217;Alema in vacanza con la moglie a St. Moritz: è la foto che Alfonso Signorini ha mostrato al premier Silvio Berlusconi in collegamento telefonico con la trasmissione del direttore di Chi «Kalispera!». «I comunisti ci sono, esistono eccome. Non è un cachemire che può cambiare il cervello e il cuore della gente» ha commentato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<address style="text-align: justify;"><strong><em><a rel="attachment wp-att-21805" href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/01/09/d%e2%80%99alema-ha-gli-stessi-gusti-di-berlusconi-ma-non-vuole-che-si-sappia/dalema-2/"><img class="aligncenter size-large wp-image-21805" title="d'alema" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/01/dalema-580x392.jpg" alt="" width="580" height="392" /></a>Massimo D&#8217;Alema in vacanza con la moglie a St. Moritz: è la foto che Alfonso Signorini ha mostrato al premier Silvio Berlusconi in collegamento telefonico con la trasmissione del direttore di </em></strong><strong><em>Chi</em></strong><strong><em> «Kalispera!». «I comunisti ci sono, esistono eccome. Non è un cachemire che può cambiare il cervello e il cuore della gente» ha commentato il presidente del Consiglio.</em></strong></address>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Mi è parso di avere visto, in un Porta a Porta o in un Ballarò, che Massimo D&#8217;Alema porti (spesso?) scarpe Church. Le ho riconosciute perchè anch&#8217;io ne ho qualche paio comperate ancora in periodo di vacche grasse, quando ancora potevo permettermelo. Sono scarpe stupende che durano anni.<span id="more-21803"></span></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;altro ieri mi sono fermato davanti alla vetrina di uno scarparo chic in via della Repubblica a Parma e ho visto che un paio di Church oggi mediamente costa 560 euro, molto molto di più di quanto non le abbia pagate io a Roma 15 o 20 anni fa. Costano circa 20 volte di più che 29 euro.</p>
<p style="text-align: justify;">La dichiarazione di D&#8217;Alema riportata sul sito di Repubblica di oggi impensierisce non tanto perchè D’Alema ami le belle scarpe, se le compri e le indossi, ma perché un leader politico di quella statura (un metro e ottanta circa) si senta in dovere di dire una stronzata tanto grossa: avrebbe infatti pagato le scarpe che indossava a St. Moritz solo 29 euro. È noto che le scarpe da 29 euro, ammesso che esistano, sono di cartone e che con la neve, la pioggia, la strada bagnata si sciolgono. Povero D&#8217;Alema coi piedi fuori, scapino nella neve, al freddo e al gelo.</p>
<p style="text-align: justify;">La sciarpa poi sembra proprio di cachemire e non ci vedo nulla di male. Nel 1980 in Cina (seguivo il viaggio di Enrico Berlinguer) ho comperato, a tre dollari l&#8217;uno, bellissimi pullover di cachemire che mi sono durati anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo non vuol dire che D&#8217;Alema non possa spendere i suoi soldi come vuole. La sinistra (i comunisti ormai esistono solo nella mente malata di qualche farabutto) vuole dare libertà e benessere a tutti e non, invece, mettere tutti con le pezze al culo, ma questo è un altro discorso.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Edoardo Fornaciari</strong></p>
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		<title>Condominio Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 07:16:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Velardi]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo D'Alema]]></category>
		<category><![CDATA[Palazzo Grazioli]]></category>
		<category><![CDATA[Red]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Spartizione del potere]]></category>

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		<description><![CDATA[Occhio agli inquilini. Nessuno è proprietario.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-14049" href="http://www.navecorsara.it/wp/2010/08/05/condominio-italia/palazzo_grazioli/"><img class="aligncenter size-large wp-image-14049" title="palazzo_grazioli" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2010/08/palazzo_grazioli-580x565.jpg" alt="" width="580" height="565" /></a></p>
<p><strong>Occhio agli inquilini. Nessuno è proprietario. </strong></p>
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		<title>Massimo D&#8217;Alema vigilerà sui servizi segreti? Stiamo freschi!</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 22:56:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Satira]]></category>
		<category><![CDATA[Copasir]]></category>
		<category><![CDATA[Inciucio]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo D'Alema]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>

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		<description><![CDATA[Fallita la manovra per farlo diventare Mister Pesc (non sa l&#8217;inglese e non godeva della fiducia di certi Paesi dell&#8217;Unione), l&#8217;amico Berlusconi gli ha dato una mano per farlo eleggere presidente del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Stanno per caso riaprendo la Bicamerale? Sono prove d&#8217;intesa per riformare la giustizia e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-6635" title="un_punto_di_vista_pd" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/un_punto_di_vista_pd.jpg" alt="" width="332" height="310" /></p>
<p style="text-align: justify;">Fallita la manovra per farlo diventare Mister Pesc (non sa l&#8217;inglese e non godeva della fiducia di certi Paesi dell&#8217;Unione), l&#8217;amico Berlusconi gli ha dato una mano per farlo eleggere presidente del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. <span id="more-6634"></span>Stanno per caso riaprendo la Bicamerale? Sono prove d&#8217;intesa per riformare la giustizia e aggiustare la Costituzione? Qualcuno, per esempio Marco Pannella, ha suggerrito che il premier prova verso D&#8217;Alema lo stesso trasporta che manifesta nei confronti di Putin. E ha coniato il nome Dalesconi per definire lo strano ibrido.</p>
<p style="text-align: justify;">
<h1 style="text-align: center;"><strong>Mister Pesc</strong></h1>
<p><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-6644" title="4195033303_d86f6368c6_o" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/4195033303_d86f6368c6_o.gif" alt="" width="500" height="484" /></strong></p>
<h1 style="text-align: center;">Mister Copasir</h1>
<p style="text-align: center;">
<p><strong><img class="aligncenter size-large wp-image-6652" title="d'alema-copasir_2" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/dalema-copasir_2-580x204.png" alt="" width="580" height="204" /><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>«Per colpa di D’Alema, ho strappato la tessera del Pd». Lettera aperta a Ignazio Marino</title>
		<link>http://www.navecorsara.it/wp/2009/12/22/%c2%abper-colpa-di-d%e2%80%99alema-ho-strappato-la-tessera-del-pd%c2%bb-lettera-aperta-a-ignazio-marino/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 11:54:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele Zamparini]]></category>
		<category><![CDATA[Ignazio Marino]]></category>
		<category><![CDATA[Inciucio]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo D'Alema]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>

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		<description><![CDATA[Caro senatore Ignazio Marino, ho appena strappato la tessera del Partito democratico, tessera che avevo preso la scorsa estate per sostenere la sua candidatura alla segreteria del partito. Il dissenso con le ultime dichiarazioni di Massimo D’Alema non mi consente di restare all’interno del Pd un minuto di più. La classica goccia che fa traboccare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-5439" title="berlusconi_d'alema_inciucio" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2009/12/berlusconi_dalema_inciucio.jpg" alt="berlusconi_d'alema_inciucio" width="488" height="500" /></p>
<p style="text-align: justify;">Caro senatore Ignazio Marino,</p>
<p style="text-align: justify;">ho appena strappato la tessera del Partito democratico, tessera che avevo preso la scorsa estate per sostenere la sua candidatura alla segreteria del partito. Il dissenso con le ultime dichiarazioni di Massimo D’Alema non mi consente di restare all’interno del Pd un minuto di più. La classica goccia che fa traboccare il vaso, come si dice.<span id="more-5438"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Per giustificare la sua linea politica, D’Alema ha ricordato Togliatti e l’articolo 7 della Costituzione, quello che accoglie i Patti Lateranensi di Mussolini all’interno della Carta repubblicana. A voler prendere le dichiarazioni di D’Alema seriamente, basterebbe ricordare le parole di Piero Calamandrei che nel 1947 scrisse che quei Patti Lateranensi “sono in contrasto (anche i ciechi lo vedono) colla costituzione della Repubblica”, e che quella “capitolazione” fu il risultato del “voltafaccia” dei comunisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per prendere le dichiarazioni di Massimo D’Alema seriamente però si dovrebbe ignorare la storia di questi ultimi quindici anni, una storia tormentata ma che non può essere ignorata. Già nel 2001 l’economista Paolo Sylos Labini scriveva a proposito della Bicamerale (1997-1998) presieduta da D’Alema:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La legittimazione politica scattò automaticamente quando fu varata la Bicamerale: non era possibile combattere Berlusconi avendolo come partner per riformare, niente meno, che la Costituzione, con l’aggravante che l’agenda fu surrettiziamente allargata includendo la riforma della giustizia, all’inizio non prevista. E la responsabilità dei leader dei Ds è gravissima.<span style="font-style: normal;"> </span></em></p>
<p style="text-align: justify;">Qualche giorno fa il britannico <em>Guardian</em> – non un foglio bolscevico, esattamente – scriveva a proposito di Berlusconi: “i leader mondiali dovrebbero iniziare a prendere le distanze da un uomo come questo”. E tuttavia sarebbe ingeneroso e disonesto addossare la responsabilità politica per le drammatiche condizioni in cui versa oggi l’Italia solamente all’attuale capo del governo. In questi ultimi, tormentatissimi quindici anni, Massimo D’Alema è stato l’alleato principale di Silvio Berlusconi; dalla (fallita) Bicamerale alla (fallita) scalata alle vette della diplomazia europea, i due nemici inseparabili, di fallimento in fallimento, hanno lasciato dietro di sè solo macerie.</p>
<p style="text-align: justify;">So che all’interno del Pd ci sono moltissime cittadine e cittadini moralmente e intellettualmente onesti, capaci e di buona volontà. Sono convinto che queste persone siano la stragrande maggioranza, sia tra gli iscritti sia tra i dirigenti del partito. Ma al punto in cui si è arrivati – e nel partito e nel paese – restare all’interno del Partito democratico significherebbe regalare un’immeritata foglia di fico a chi condivide le pesanti responsabilità politiche per la morte della Repubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre le scrivo, sto leggendo sulla stampa che ci sarebbero forti polemiche all’interno del Pd per le dichiarazioni di D’Alema (e di Latorre). Lo spettacolo non è certo edificante e le polemiche sono ormai davvero stanche e inutili e riflettono solo l’eutanasia del partito che avrebbe voluto essere democratico. Scriveva Bertrand Russell un secolo fa, “Il nocciolo dell’atteggiamento scientifico sta nel rifiuto di considerare i nostri desideri, gusti e interessi come la chiave per la comprensione del mondo”. Da uomo di scienza, non le sfuggirà l’importanza del metodo scientifico, anche in politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Le faccio i migliori auguri per il Natale e per il nuovo anno e chiudo questa lettera con le parole con cui Piero Calamandrei chiudeva quel suo articolo. Lo spirito del Natale passato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Il realismo degli «ultimi mohicani»</em></strong><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Difficile dunque dire quale parte sia stata vittoriosa. Ma forse la vera sconfitta è stata, insieme colla sovranità italiana, la democrazia parlamentare.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Alla base della democrazia e del sistema parlamentare sta un principio di lealtà e di buona fede: le discussioni devono servire a difendere le proprie opinioni e a farle prevalere con argomenti scoperti, e i voti devono essere espressione di convinzioni maturate attraverso i pubblici dibattiti. Quando i voti si danno non più per fedeltà alle proprie opinioni, ma per calcoli di corridoio in contrasto colla propria coscienza, il sistema parlamentare degenera in parlamentarismo e la democrazia è in pericolo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Proprio per questo il voto sull’art. 7 lasciò alla fine, in tutti i sinceri amici della democrazia, un senso di disagio e di mortificazione. L’on. Togliatti, in un articolo dedicato al partito di azione (sull’«Unità» del 2 aprile), ha espresso l’opinione che la fondamentale debolezza di questi «ultimi mohicani» consista nella mancanza del «senso delle cose reali, che dovrebbe invece essere ed è la qualità prima di chi vuole impostare e dirigere un’azione politica». Ma quali sono le «cose reali?». Qualcuno pensa che anche certe forze sentimentali e morali, che hanno sempre diretto e sempre dirigeranno gli atti degli uomini migliori, come potrebb’essere la lealtà, la fedeltà a certi principi, la coerenza, il rispetto della parola data e così via, siano «cose reali» di cui il politico deve tener conto se non vuole, a lunga scadenza, ingannarsi nei suoi calcoli.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Potrebbe darsi che i comunisti, quando hanno compiuto con estremo virtuosismo quell’abilissimo esercizio di acrobazia parlamentare che è stato il voto sull’art. 7, non abbiano calcolato abbastanza l’impressione di disorientamento e di delusione ch’esso avrebbe prodotto sulla coscienza del popolo ingenuo, che continua a credere nella democrazia. E non abbiano pensato che anche la delusione e il disgusto sono stati d’animo idonei a produrre nel mondo certe conseguenze pratiche, dei quali il politico, se non vuole andare incontro ad acerbi disinganni, deve tener conto come di «cose reali».</em> [da: ART. 7: STORIA QUASI SEGRETA DI UNA DISCUSSIONE E DI UN VOTO, «Il Ponte», anno III, n. 4, aprile 1947]</p>
<p align="right">Molto cordialmente,</p>
<p align="right"><strong>Gabriele Zamparini</strong></p>
<p align="right">Londra, 19 dicembre 2009<em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>(Dalla Newsletter di MicroMega del 21 dicembre 2001)</em></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-5441" title="clima_odio2" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2009/12/clima_odio2.gif" alt="clima_odio2" width="294" height="309" /></p>
<p><em><br />
</em></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Berlusconi e D’Alema hanno un nemico in comune: gli antiberlusconiani</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 23:56:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[antiberlusconiani]]></category>
		<category><![CDATA[antitaliani]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo D'Alema]]></category>
		<category><![CDATA[Partito democratico]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>

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		<description><![CDATA[Massimo D’Alema primo della classe all’asilo. È contro l’Italia chi parla male di Berlusconi. Normale se lo dice Berlusconi. E lo ha detto. È antitaliano chi parla male di Berlusconi. Stravagante se lo dice Massimo D’Alema. E lo ha detto. Più o meno nelle stesse ore. Con gli stressi accenti. Spazientiti. Caspita! E aveva detto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-large wp-image-3044" title="D'Alema bambino" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2009/09/DAlema-bambino-580x435.jpg" alt="D'Alema bambino" width="580" height="435" /><em><strong><span style="color: #a30a28;">Massimo D’Alema primo della classe all’asilo.</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">È contro l’Italia chi parla male di Berlusconi. Normale se lo dice Berlusconi. <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/settembre/23/premier_all_opposizione_siete_contro_co_8_090923018.shtml">E lo ha detto</a>. È antitaliano chi parla male di Berlusconi. Stravagante se lo dice Massimo D’Alema. <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/settembre/23/Sferzata_Alema_antiberlusconismo_volte_anti_co_8_090923038.shtml">E lo ha detto</a>. Più o meno nelle stesse ore. Con gli stressi accenti. Spazientiti. Caspita! <span id="more-3043"></span></p>
<p style="text-align: justify;">E aveva detto qualcosa del genere Pierluigi Bersani, tempo fa, allorché invitò la sinistra tutta, non solo i suoi elettori, ad astenersi dall’«antiberlusconismo sciocco». Doppio caspita! Ma quanti amici, difensori, fiancheggiatori ha Berlusconi tra le schiere avverse, <em>in partibus infidelium</em>? Eh, sì. Sostenitori.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché, vedete, checché ne pensi e ne dica quel gran furbo di D’Alema, esimio stratega della Bicamerale che ci ha messo una vita per arrivare al governo e non appena c’è arrivato è rimasto giusto il tempo sufficiente a bombardare Belgrado e restituire Oçalan ai torturatori turchi, l’invito a non demonizzare Berlusconi non è sensata realpolitik, è rinuncia a un progetto antagonista. È resa al modello vigente e al regime imperante. È zappa sui piedi, forse non in termini elettorali, ma sicuramente di principio. Perché presuppone un elettorato di sinistra cinico, teso solo alla conquista del potere non importa come e per che cosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel furbo di tre cotte non considera che una parte di italiani continua ad avere ideali, oltre che mire: ama le regole e l’onestà personale sui cui si fondano; desidera vivere in un Paese civile (il «Paese normale» del libro di D’Alema pubblicato da Mondadori); disprezza l’uso a senso unico e cioè amorale dell’etica pubblica; è attenta alla coincidenza tra quanto i politici predicano in campagna elettorale e come razzolano una volta eletti; ripudia il partito come comitato d’affari; non pensa (come Berlusconi e D’Alema, appunto) che i giornali siamo carta straccia imbrattata da gente malevola e la tivù l’unico media degno di essere alimentato e frequentato…</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-large wp-image-3045" title="D'Alema bambino delle elementari" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2009/09/DAlema-bambino-delle-elementari-580x435.jpg" alt="D'Alema bambino delle elementari" width="580" height="435" /></p>
<p><em><strong><span style="color: #a30a28;">Massimo D’Alema primo della classe alle elementari. </span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, molti elettori di sinistra pensano ingenuamente ma in buona fede che l’antiberlusconismo sia, o dovrebbe diventare, l’ingrediente numero uno di un’altra filosofia politica, il manifesto di un’Italia di cui non ci si debba vergognare a causa della sua classe politica dirigente plasmata a immagine e somiglianza dell’uomo solo al comando.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma simili aspirazioni devono apparire poco meno che fanciullaggini a quel navigato del D’Alema, che, in fatto di presa del potere ne sa una più di Lenin e, quanto a conservazione del medesimo, non è certo inferiore a Stalin.</p>
<p style="text-align: justify;">Se questi sono sogni infantili, ci si chiede che cosa abbia attratto a suo tempo D’Alema e molti altri, oggi attorno ai sessanta, nella sfera della sinistra. </p>
<p style="text-align: justify;">Mera eredità o ereditarietà, visto che Massimo è figlio di Giuseppe (antifascista, partigiano, deputato del Pci dal 1968 al 1983)? È forse perché Palmiro Togliatti lo lodò fin dai tempi in cui portava il grembiulino nero delle elementari? O maturò questa scelta quando era studente della Normale di Pisa e gli parve di avere trovato nell’adesione al Pci via Fgci la chiave del successo? Bisognerebbe saperne di più sulla storia delle persone per sapere com’è che anche le idee più belle non funzionano quasi mai.</p>
<p style="text-align: justify;">Sia come sia, più lo ascoltiamo e più rileviamo l’estraneità di D’Alema a una certa idea di sinistra. Una sinistra da costruire con il resto della sinistra, se non ci si fosse impantanati in quel marchingegno cervellotico che è il Pd.</p>
<p style="text-align: justify;">Di D’Alema si diceva un tempo che non era gradevole ascoltarlo, e tanto meno assistere alle sue smorfie. Ma si diceva altresì che era la testa più lucida di tutta la nidiata, il migliore dopo il Migliore. Una ragione sufficiente per mandarlo giù alla maniera dei ricostituenti imbevibili. Ci faceva bene, era vitaminico come una cucchiaiata di olio di fegato di merluzzo. Era il rancio di via Botteghe Oscure, era comunismo di guerra. Si trangugiava e pazienza per i conati di vomito.</p>
<p style="text-align: justify;">Costatato che con simile medicina non siamo né cresciuti né diventati più forti, ci verrebbe da concludere che la cura D’Alema-olio di fegato di merluzzo non è stata poi tanto efficace. E ci poniamo delle domande. Sarà vero che D’Alema è il più astuto della congrega e il suo delfino Bersani lo è di riflesso? E la furbizia è un mezzo che giustifica il fine? E qual è il fine?</p>
<p style="text-align: justify;">Si è mai preso in considerazione che ci sarebbe la fila per iscriversi, davanti alla sede del Pd, se solo lui infilasse l’uscio del retro per andarsene? Ma andarsene davvero, non questa furbata di mandare avanti un altro neanche fosse la polena del suo Ikarus o la trovata della fondazione che non si sa bene a che serva. E lasciasse perdere quelle sue sparate sarcastiche che hanno l’effetto dispersivo e lacrimevole dei candelotti fumogeni.</p>
<p> <img class="aligncenter size-full wp-image-3046" title="dalema" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2009/09/dalema.jpg" alt="dalema" width="435" height="290" /></p>
<p><em><strong><span style="color: #a30a28;">Massimo D’Alema fuoriclasse assoluto. </span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Con questo non voglio dire che il Pd debba mettere gente più giovane o eclettica al posto dei sessantenni di matrice Pci passati per il Pds e i Ds (tali sono D’Alema e Bersani), non è un problema di età o di restyling, di partite tra scapoli o ammogliati per dirla alla maniera rustica ma efficace di Bersani. Voglio dire che in questo momento il Pd, oltre che di un programma e di uomini degni di rappresentarlo, ha bisogno di un’anima, cioè di attrarre simpatizzanti e iscritti ed elettori proponendo un modello di società e di solidarietà che sia alternativo a quello di Berlusconi.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiunque bazzichi nel centro sinistra come semplice peone sa che questa è la faccenda più urgente. Ma temiamo che non lo capisca chi, orfano della Grande Madre Urss, del suo modello, non sa bene che altro proporre. Oppure si è rifugiato nella piccola patria dell’Emilia Romagna come nell’ultima ridotta in cui asserragliarsi e da cui far partire la riscossa.</p>
<p style="text-align: justify;">E allora discutiamo del format Emilia Romagna, di cui Bersani è stato uno degli artefici, delle sue coop, di quegli altri furbacchioni dell’Unipol che tentarono di scalare le banche, dell’ideologia che tutto quello che si fa qui è oro colato o poco ci manca. Forse i servizi, come le mitiche scuole materne di Reggio Emilia, la sanità e molto altro, ma anche in questo caso non tutto funziona come si dice e non più come prima.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3047" title="dalemavietnamiy1" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2009/09/dalemavietnamiy1.jpg" alt="dalemavietnamiy1" width="400" height="332" /></p>
<p><strong><em><span style="color: #a30a28;">Massimo D’Alema fuori posto.</span></em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="font-style: normal;">In ogni caso, non è quello dei servizi il Pd che vediamo a fianco di Bersani. È piuttosto quello delle potentissime coop che vendono e fabbricano di tutto. In alleanza con tutti, anche con gli avversari politici. È il Pd del consociativismo, che non disturba affatto Berlusconi, se non come rivale in affari, ma lascia freddi i ragazzi che non siano nati con l’anima del bancario, del commercialista o dell’immobiliarista.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;">Ma non è di affari, mi pare, che si dovrà discutere al congresso. E tanto meno di duelli tra affaristi. Chi ha scelto la politica, vi si attenga. Non si lasci sedurre né distrarre dagli omini di burro.</p>
<p style="text-align: justify;">Per fortuna, non siamo i soli a pensarla in questa stramba maniera. Sull’incapacità della sinistra italiana di suggerire modelli alternativi ha scritto un bel saggio Guido Crainz:  <em>Autobiografia di una Repubblica. Le radici dell’Italia attuale</em>, edito da Donzelli. E poi ci sono tanti sfoghi in circolazione. Per esempio quelli di Michele Serra. Le sue Amache. <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/09/24/amaca.html">Come questa</a>. </p>
<p style="text-align: justify;">Comunque vada, e per quanto sparuta sia la compagnia, meglio strambi che insieme agli indifferenti. Incuranti dei mezzi per arrivare al fine. E incapaci, per giunta, di elaborare una strategia per giungervi. <strong>(pf)<span style="font-weight: normal;"> </span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-weight: normal;"><br />
</span></strong></p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-3048" title="bandiera_tradimento_sabotaggio_ideali" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2009/09/bandiera_tradimento_sabotaggio_ideali-339x580.jpg" alt="bandiera_tradimento_sabotaggio_ideali" width="339" height="580" /><em><strong> </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #a30a28;">Hanno ancora un senso le bandiere? Il tradimento degli ideali è un sabotaggio che comincia quasi sempre dall’alto. </span></strong></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>D&#8217;Alema si dibatte</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 10:42:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo D'Alema]]></category>
		<category><![CDATA[Partito democratico]]></category>

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		<description><![CDATA[Massimo D’Alema a Fidenza qualche anno fa. «Ribadisco che questo partito (il Pd, ndr) non è un’associazione a delinquere, non ha nulla a che fare con la criminalità organizzata. I nostri bilanci non sono alimentati dalle tangenti ma dai contributi liberi dei cittadini. Nessuno pensi che il veleno giudiziario possa intrecciarsi con il dibattito politico». [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-large wp-image-1268" title="D'Alema a Fidenza_2" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2009/08/DAlema-a-Fidenza_21-580x435.jpg" alt="D'Alema a Fidenza_2" width="580" height="435" /></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Massimo D’Alema a Fidenza qualche anno fa.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">«Ribadisco che questo partito (il Pd, <em>ndr</em>) non è un’associazione a delinquere, non ha nulla a che fare con la criminalità organizzata. I nostri bilanci non sono alimentati dalle tangenti ma dai contributi liberi dei cittadini. Nessuno pensi che il veleno giudiziario possa intrecciarsi con il dibattito politico».</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1199"></span></p>
<p style="text-align: justify;">In questa parole, pronunciate a bari la settimana scorsa dall’onorevole Massimo D’Alema a Bari si ravvisa invece un preoccupante intreccio di paure e minacce.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è la giustificazione non richiesta: chi mai ha accusato il Pd di essere una cosca mafiosa o qualcosa del genere?</p>
<p style="text-align: justify;">C’à la favola del partito sovvenzionato dall’obolo popolare, come se la Chiesa volesse farci credere che sta in piedi grazie alle offerte raccolte durante la messa.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è l’invito ai giudici di stare alla larga dalla politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stile è quello ben noto: staliniano-berlusconiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella di D’Alema è un’irritante difesa della casta dei suoi pari, oltre che del proprio partito. Qualcosa che non farà bene né al tesseramento né al congresso del Pd.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, l’esplicita intimazione alla giustizia di stare fuori del «dibattito politico» lascia presagire che a un regime insofferente delle inchieste della magistratura può succederne un altro.</p>
<p style="text-align: justify;">L’assessore che dibatte, ancorché colpevole di reati contro la pubblica amministrazione, non può essere distratto dal tintinnare di manette.</p>
<p style="text-align: justify;">D’Alema: più parla e più fa danni. Neanche fosse al servizio degli altri. <strong>(Mara Meo)</strong></p>
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