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	<title>Nave Corsara &#187; attentato ai parà della Folgore</title>
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		<title>Quando i generali piangono, è ora di tornare a casa</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 23:44:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[attentato ai parà della Folgore]]></category>
		<category><![CDATA[Kabul]]></category>
		<category><![CDATA[missione italiana]]></category>

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		<description><![CDATA[Kabul. Il luogo dell’attentato in cui sono morti i sei parà della Folgore. La sera del giorno dedicato alle solenni onoranze funebri dei sei parà morti a Kabul La 7 ha trasmesso Tutti a casa, il bellissimo film di Luigi Comencini che, sullo sfondo della disfatta seguita all’8 settembre, racconta la piccola anabasi, il ritorno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="aligncenter size-large wp-image-2871" title="Kabul_attentato_contro_italiani" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2009/09/Kabul_attentato_contro_italiani-580x401.jpg" alt="Kabul_attentato_contro_italiani" width="580" height="401" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Kabul. Il luogo dell’attentato in cui sono morti i sei parà della Folgore.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">La sera del giorno dedicato alle solenni onoranze funebri dei sei parà morti a Kabul La 7 ha trasmesso <em>Tutti a casa</em>, il bellissimo film di Luigi Comencini che, sullo sfondo della disfatta seguita all’8 settembre, racconta la piccola anabasi, il ritorno a casa, di un gruppetto di sbandati con a capo un tenente pavido e disorientato impersonato da Alberto Sordi.<span id="more-2870"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Non so se l’emittente di Telecom Italia abbia inserito il film nel palinsesto con consapevole malizia o intenti pedagogici. In ogni caso, la coincidenza si presta ad alcune considerazioni. A un parallelo tra i militari italiani a Kabul e i soldati del 1943 lasciati in balia di se stessi in seguito all’armistizio tra Italia e anglo-americani.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dilemma fu allora tra la continuazione della guerra a fianco degli ex alleati tedeschi o prendere la strada della montagna, cioè della Resistenza. Sappiamo come andò: i più tornarono a casa, ridiscendendo l’Italia faticosamente percorsa in senso contrario dai  liberatori.</p>
<p style="text-align: justify;"> <img class="aligncenter size-large wp-image-2872" title="Kabul_soldato_monta_guardia" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2009/09/Kabul_soldato_monta_guardia-580x337.jpg" alt="Kabul_soldato_monta_guardia" width="580" height="337" /></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Un soldato americano monta la guardia. </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Il dilemma di oggi, che non coinvolge i soldati semplici, ma gli alti gradi e chi li comanda, ossia i politici, è come tornare a casa senza lasciarci la faccia. Con onore, direbbero gli interessati. Uscire dal pantano afgano da soli, come suggerisce qualche partito di governo (la Lega), o insieme alle altre forze della Nato? Entro Natale o chissà quando? E, in questo secondo caso, a che prezzo?</p>
<p style="text-align: justify;">Fino a che la missione non sarà compiuta e non sarà stata ristabilita la democrazia, rispondono i politici,  boia chi molla. I sottoposti si fanno spesso contagiare da questo coraggio da scrivania e ottimismo da fureria.</p>
<p style="text-align: justify;">Dire che questi politici sono irresponsabili è fargli un complimento e accordare loro le attenuanti della seminfermità mentale o quantomeno dell’ignoranza storica e geografica. Costoro non sanno nulla del Paese in cui sono andati a cacciarsi, di chi lo abita e lo difende. Non sanno che a loro della nostra democrazia non importa proprio nulla. Non sanno che sono disposti a giocarsi mille delle loro vite per una delle nostre. Non sanno. Pensate che siano disposti a imparare?</p>
<p style="text-align: justify;"> <img class="aligncenter size-large wp-image-2873" title="Kabul_alba" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2009/09/Kabul_alba-580x337.jpg" alt="Kabul_alba" width="580" height="337" /></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>È l’alba a Kabul. Un ragazzo osserva la città dall’alto. </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">I nostri ministri e i nostri generali che vogliono fare la guerra, e va loro riconosciuto il merito che qualcuno comincia a chiamare questa missione con il suo vero nome, stanno infilandosi nel gioco pericoloso del rialzo. Più uomini e mezzi getteranno nella mischia, più alto sarà il costo di vite umane. Procrastinare il disimpegno vuol dire renderlo sempre più oneroso e soprattutto più difficile da disdire quando verrà il momento in cui saremo obbligati a venircene via. E allora sì che sarà disonorevole battere in ritirata. Perché sarà dura rivendere una sconfitta e una rotta come exit strategy. </p>
<p style="text-align: justify;">Se fossero dei veri duri, i nostri militari e i nostri ministri, direbbero l’unica cosa che è sensato dire: non ci stiamo bene, qui in Afghanistan, però dovremo starci decenni prima che la situazione si normalizzi, perché della democrazia come la intendiamo noi non vogliono proprio saperne e non gliela possiamo certo imporre sparando dai Tornado, tirando bombe ai talebani e pazienza se ci va di mezzo la popolazione civile.</p>
<p style="text-align: justify;">Già, solo la presenza militare a tempo indeterminato, sul modello dell’impero romano o del colonialismo britannico, seguita dalle salmerie dell’imperialismo culturale, dalla Coca Cola alla pizza alle scuole, può creare un lascito durevole. Questo sarebbe ragionare concretamente. Ma anche gli imperi non sono più quelli di una volta. Ora sono effimeri e fragili e gli alleati, come l’Italia, sono più che altro  dei valletti tremebondi. E allora una botta e via, chi resta si arrangi. Per questo le sagge donne afgane hanno conservato il burqa appeso al chiodo e giorno verrà che dovranno rimetterselo, anzi in certe zone del Paese dove la democrazia occidentale non è mai arrivata non se lo sono mai tolto.</p>
<p style="text-align: justify;"> <img class="aligncenter size-large wp-image-2874" title="Kabul_strada_mattina" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2009/09/Kabul_strada_mattina-580x337.jpg" alt="Kabul_strada_mattina" width="580" height="337" /></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Una strada di Kabul di prima mattina. In apparenza, la calma regna sovrana. </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Una volta a casa, poi, ogni governo racconterà al proprio popolo la balla che ritiene più conveniente per darsi un tono e darci a intendere che la missione è riuscita. Il nostro ci spiegherà che abbiamo tirato su una scuoletta e curato dei mutilatini. E chi li ha fatti a pezzi prima di ricucirli? Ah, noi no!</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque, restare non si può, venirne via in tempi brevi neppure (pena il disonore), difendersi sì, attaccare forse, staremo a vedere le nuove regole d’ingaggio decise dalla collusione Pdl-Pd.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualsiasi soluzione sarà un ripiego. La fine degna di un dramma prevedibile. La conseguenza di un progetto folle: combattere con eserciti regolari un nemico che non si sa dove stia, da che forze è costituito, dove si nasconda e se ha delle basi fisse queste non sono in Afghanista ma in Pakistan, Paese formalmente alleato degli Stati Uniti. Non si poteva immaginare pasticcio peggiore. Del regalo che Bush ha fatto al suo successore, una bomba a scoppio ritardato, un veleno ad azione lenta, moriremo tutti.  A cominciare dai sei parà cui vanno aggiunti i carabinieri di Nassirya, cioè a cominciare dai caduti innocenti, cui sfuggono la logica e l’utilità di questo gioco inutile e crudele.</p>
<p style="text-align: justify;"> <img class="aligncenter size-large wp-image-2875" title="Kabul_soldati_afgani" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2009/09/Kabul_soldati_afgani-580x337.jpg" alt="Kabul_soldati_afgani" width="580" height="337" /></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Soldati dell’esercito regolare afgano pronti a partire per il fronte. Sui loro volti, la rassegnazione e foschi presentimenti. </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Ma fino a quando potrà durare lo spregevole inganno che per ora ha colpito un numero notevolmente ridotto di famiglie italiane rispetto ai morti americani che sono ormai più di quattromila?</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno dei funerali e delle condoglianze ci ha fatto capire che basta poco a far vacillare le granitiche certezze degli alti comandi. Basterebbe un altro colpo degli insorti a far cadere gli ultimi birilli e i castelli di carte degli sbruffoni del governo.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli eventuali lettori maligni stiano bene attenti a quel che abbiamo scritto e se non hanno capito bene, rileggano. Qui non si invoca, qui si analizza e si teme. Qui non si sbraita per farsi coraggio, qui si cerca di capire.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le cose che abbiamo capito seguendo le immagini della cerimonia, senza farci distrarre dalla retorica di basso conio di presentatori e commentatori, azzerando l’audio, c’è che i militari, siano essi soldati semplici o graduati, non sono quelle indistruttibili macchine da guerra che vogliono farci credere. Non sono folgori accecanti e nembi minacciosi. Non sono né eroi né guerrieri. Non sono le figure indomite accreditate dalla propaganda. Grazie a Dio, sono pieni di difetti e difettosi come noi tutti. Lo abbiamo capito non solo osservando le loro reazioni, ma dal tenore dei loro messaggi, dalla loro prosa o dalla carta da lettera su cui scrivevano a mogli e figli. Dalla tenerezza che mal si accorda con le grida di autoincitamento, dal bisogno che hanno di farsi scorrere adrenalina nel sangue.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo capito che sono fatti della nostra stessa pasta, quella di chi non ha ragioni profonde per andare a combattere altrove (a parte il soldo, e ciò sia detto senza disprezzo in questi tempi di vacche magre), più che della pasta dei loro avversari. I quali sono scalzi e senza il soldo, mandati al suicidio da una religione assassina e da uno sceicco stramiliardario.</p>
<p style="text-align: justify;"> <img class="aligncenter size-large wp-image-2876" title="Kabul_afgani_attesa_voto" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2009/09/Kabul_afgani_attesa_voto-580x337.jpg" alt="Kabul_afgani_attesa_voto" width="580" height="337" /></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Abitanti di Kabul in coda per il voto durante le ultime elezioni presidenziali. </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Sono più coraggiosi i talebani? Sono più motivati? Limitiamoci a registrare un dato oggettivo: loro giocano in casa. Vogliamo aggiungere che giocano per la loro casa e persino per una causa? Vedete voi. Bisognava saperlo prima di partire. Bisogna che lo sappia chi intende partire.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma a dirglielo non saranno certo i ministri, asini in storia, geografia e morale. Asini e basta.</p>
<p style="text-align: justify;">La leggenda del militare guerriero, catafratto e invincibile, va rigettata. Va sbeffeggiata. Non per oltraggio ai ragazzi morti. Ma per il loro bene e a detrimento di chi li ha trasformati in pompose caricature.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché quel che ci ha più convinto della diretta dei funerali sono state le facce dei commilitoni e dei superiori. Li abbiamo visti commuoversi, singhiozzare, tirare su con il naso e piangere senza ritegno. Li abbiamo visti per quel che sono, senza la maschera e i pennacchi.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche i generali erano commossi. E quando i generali piangono vuol dire che la guerra è persa da un pezzo. Quindi, tanto vale tornare a casa, ragazzi. Tutti a casa. Non c’è ignominia a ritirarsi dopo aver capito che non c’è gara. Non c’è causa. Non c’è democrazia da esportazione che valga una vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono altri campi su cui battersi. Per far vedere di che stoffa si è fatti. E l’onore civile non è inferiore a quello militare. <strong>(pf)</strong></p>
<p style="text-align: justify;"> <img class="aligncenter size-large wp-image-2877" title="Kabul_strada_di_notte" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2009/09/Kabul_strada_di_notte-580x337.jpg" alt="Kabul_strada_di_notte" width="580" height="337" /></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>È ancora notte a Kabul. E anche una strada all’apparenza tranquilla come questa può nascondere un’insidia mortale. </strong></em></p>
<p><strong> </strong></p>
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