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	<title>Nave Corsara</title>
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		<title>Casa Don Camillo</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 09:33:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fidenza città]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Don Camillo]]></category>

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		<description><![CDATA[
La Casa di accoglienza di Don Camillo è ripartita. Grazie all’impegno di un gruppo di volontari sono stati risolti i problemi strutturali dell’immobile che è stato completamente messo a norma. Chi l’aveva visto prima del restyling faticava a riconoscerlo.La riapertura è stata fatta ufficialmente  lunedì 8 marzo, alle sei di sera alla presenza di tante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7480" title="1CasaCamillo" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/1CasaCamillo.jpg" alt="" width="580" height="400" /></p>
<p>La Casa di accoglienza di Don Camillo è ripartita. Grazie all’impegno di un gruppo di volontari sono stati risolti i problemi strutturali dell’immobile che è stato completamente messo a norma. Chi l’aveva visto prima del restyling faticava a riconoscerlo.<span id="more-7479"></span>La riapertura è stata fatta ufficialmente  lunedì 8 marzo, alle sei di sera alla presenza di tante persone. La scelta della data non è stata di certo casuale. La casa è destinata all’accoglienza di donne immigrate e la data scelta dalla comunità internazionale per ricordare le donne è risultata certamente azzeccata.</p>
<p>Il Vescovo della Diocesi di Fidenza Mons. Carlo Mazza, ha celebrato la messa nella chiesa di San Pietro poi seguito da un corteo di persone è entrato in casa dove ha impartito la benedizione dei locali.</p>
<p>L’assessore ai servizi sociali Marilena Pinazzini ha espresso soddisfazione per l’apertura della casa di accoglienza “vero simbolo della solidarietà della città”.</p>
<p>Visibilmente commosso era l’assessore provinciale Giancarlo Castellani, ex scout molto legato a Don Camillo.  “Ci sono momenti – ha dichiarato – in cui si fa fatica a separare il ruolo istituzionale da quello personale. Questo per me è uno di quelli”.</p>
<p>Silvano PIetralunga, Presidente della Caritas ha spiegato che la  casa sarà un punto di prima accoglienza e non di tipo residenziale. Potranno essere ospitate al massimo 14 persone per un periodo non superiore ad un anno. L’Associazione si impegnerà ad aiutarle a trovare un lavoro e un’abitazione. “La realizzazione di questi  progetti sarà una sfida per l’intera comunità locale. Se non dovessimo riuscire saremo costretti a rimandare a casa le nostre ospiti”.</p>
<p>La testimonianza finale è stata portata dal fratello di Don Camillo, Andrea Mellini, Presidente dell’Associazione Don Camillo. All’inaugurazione oltre alle persone citate erano presenti anche i consiglieri provinciale Manfredo Pedroni (PdL), Amedeo Tosi (Pd),  la vicepresidente del Consiglio comunale Rita Sartori e i consiglieri comunale del Pd Francesco Ghisoni e Martina Canella.</p>
<p>Insieme a loro un mare di persone semplici, di volontari, di immigrati, di parrocchiani e di tanti amici di Don Camillo che non hanno voluto mancare all’appuntamento. Il Don sarebbe stato certamente contento di vedere tutti insieme.</p>
<p><em><strong>Giovanna Galli<br />
</strong></em></p>
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		<title>Futuria</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 09:26:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fidenza città]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[8 marzo]]></category>
		<category><![CDATA[Futuria]]></category>

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		<description><![CDATA[
Anche quest’anno l’Associazione di volontariato Futuria ha rispettato la tradizione e lunedì pomeriggio ha ricordato l’8 marzo con una festa della donna molto carina e simpatica.
Lo splendido Foyer del teatro Magnani, allestito per l’occasione con un centinaio di posti a sedere, in pochi minuti si è riempito di donne e tante hanno dovuto rimanere in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7472" title="1anna-maria-tatiana-e-sebastiana" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/1anna-maria-tatiana-e-sebastiana.jpg" alt="" width="580" height="400" /></p>
<p>Anche quest’anno l’Associazione di volontariato Futuria ha rispettato la tradizione e lunedì pomeriggio ha ricordato l’8 marzo con una festa della donna molto carina e simpatica.<br />
Lo splendido Foyer del teatro Magnani, allestito per l’occasione con un centinaio di posti a sedere, in pochi minuti si è riempito di donne e tante hanno dovuto rimanere in piedi.<span id="more-7471"></span><br />
La presentazione dell’iniziativa è stata affidata alla Presidente dell’Associazione Anna Maria Chirulli che ha ricordato il cammino che in questi due anni è stato fatto. Dopo di lei è stata la volta dell’Assessore ai Servizi Sociali Marilena Pinazzini che ha approfittato dell’occasione per esprimere la sua soddisfazione per aver firmato nel corso di quella mattinata un accordo di programma con l’Amministrazione provinciale per estendere  a tutte le ore del giorno l’assistenza alle donne che subiscono violenza.<br />
Dopo di lei Candida, un’altra componente dell’associazione, ha ripercorso tutte le tappe più importanti che hanno caratterizzato l’emancipazione delle donne (dalla legge che sanciva il diritto al voto a quella del divorzio per finire con quella che ha stabilito che la violenza sessuale è un reato contro la persona e non più solo contro l’onore).</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7473" title="1claretta" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/1claretta.jpg" alt="" width="580" height="400" /></p>
<p>Dopo di lei l’attenzione di tutti è stata rivolta a Claretta Ferrarini che, con la maestria che la distingue, ha letto alcuni brani del suo Vangelo tradotto in borghigiano che vedono come protagoniste le donne.<br />
Poi è stata la volta di Tatiana, una giovane moldava residente da anni a Fidenza, che ha portato il suo saluto.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7474" title="1futuria" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/1futuria.jpg" alt="" width="580" height="400" /></p>
<p>La conclusione è stata affidata a Genzia, che ha letto alcuni brani significativi scritti tra gli altri da Madre Teresa di Calcutta, De Andrè, Pablo Neruda, Alda Merini.<br />
Alla fine un simpatico rinfresco con torte dolci e salate preparate dalle donne dell’Associazione.<br />
L’occasione è stata propizia per conoscere meglio il gruppo.<br />
Futuria è stata fondata nel 2008 da un gruppo di 17 donne che hanno sentito l’esigenza di creare un momento di ascolto e di incontro. La presentazione alla città è stata fatta proprio l’8 marzo a voler in tal modo rendere evidente il fine del gruppo: “donne pensanti che si sono messe insieme per creare un’Associazione che pensasse alle altre donne”.<br />
L’Associazione offre in pratica uno sportello di ascolto in cui qualunque donna può trovare aiuto, può scambiare la propria esperienza, può dare e ricevere coraggio e soprattutto può stare insieme alle altre.<br />
L’Associazione è formata da volontarie di diverse culture, religioni, idee politiche, esperienze professionali. Molte sono insegnanti ma non mancano operaie, sindacaliste, casalinghe. L’unica cosa che le accomuna è la voglia di mettersi in discussione e di aiutare se stesse e le altre.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7475" title="1genzia" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/1genzia.jpg" alt="" width="580" height="400" /></p>
<p>All’Associazione si rivolgono anche donne immigrate. “Se il disagio è piccolo – dice Anna Maria – ci arrangiamo da sole ma quando è grande le indirizziamo ai servizi sociali. Quello che però è importante è che le accompagniamo ma non le abbandoniamo mai”.<br />
Futuria è in rete con altre come per esempio: l’Associazione Insieme, la Cooperativa Dal Mondo, il Centro interculturale e la SMS Family.<br />
“Sono entusiasta dell’esperienza – aggiunge Anna Maria – non mi sono mai scoraggiata. Fare unione tra le donne è una forza dirompente. I risultati si vedono, non bisogna aver fretta”.<br />
L’Associazione è aperta al pubblico tutti i giovedì pomeriggio, dalle 15 alle 17 presso la sede che è in Via Malpeli al numero 128.<br />
Chi vuole scrivere il loro indirizzo di posta elettronica è:<br />
associazionefuturia@gmail.com  &#8211; telefono 3348695597</p>
<p><em><strong>Giovanna Galli</strong></em></p>
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		<title>Election Comedy</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 09:42:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riceviamo e Pubblichiamo]]></category>
		<category><![CDATA[Satira]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>

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		<description><![CDATA[
L’uomo pelato si mise una mano sulla pancia e si sporse in avanti. Sembrava un inchino, ma era una risata esplosa col corpo:
«Uahahahah! L’avresti mai detto?? Uahahaha, per colpa di una firma non si possono candidare, che idioti! Aahhua&#8230;.Uaahhaaaaa!!!! »L’uomo magro si piegò in due, sbatté la mano sul tavolo a più riprese e rise [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7467" title="v-vendetta" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/v-vendetta.jpg" alt="" width="432" height="178" /></p>
<p>L’uomo pelato si mise una mano sulla pancia e si sporse in avanti. Sembrava un inchino, ma era una risata esplosa col corpo:<br />
«Uahahahah! L’avresti mai detto?? Uahahaha, per colpa di una firma non si possono candidare, che idioti! Aahhua&#8230;.Uaahhaaaaa!!!! »<span id="more-7466"></span>L’uomo magro si piegò in due, sbatté la mano sul tavolo a più riprese e rise a crepapelle:<br />
«Ehhhehhh!!! Non sanno neanche presentare il documento di candidatura, ehehehe!!!!!»<br />
Si rialzò per prendere fiato: «E adesso vogliono pure scendere in piazza!!! Ehahahaeeehe!»<br />
L’altro fece un gridolino strozzato dal riso «Uhh, che pauraahahahahaha!!!!!»</p>
<p>Dall’altra parte della città, un uomo col lifting e il suo Braccio Destro stavano leggendo la prima pagina di un quotidiano nazionale. Si guardarono preoccupati, mentre il primo seguiva la scritta col dito: «Il listino dell’aspirante candidato, mancante di una della firma di uno dei rappresentanti di lista, non è stato ammesso alle elezioni regionali dall&#8217;ufficio centrale elettorale della Corte d&#8217;Appello. Nonostante il partito abbia presentato ricorso&#8230;»<br />
Rilessero tre volte le ultime parole, si concentravano ma non riuscivano proprio a capirle: « &#8230;il ricorso dei candidati è stato respinto dai giudici in quanto l’esercizio di voto non può che svolgersi nel rispetto dei limiti e delle regole previste dalla legge.»<br />
L’uomo col lifting fece un’espressione livida, come se, sotto tutta quella pelle tirata, si agitassero burrascosi i muscoli facciali:<br />
«Non è possibile che non ci sia una soluzione&#8230; Sono i giudici i grandi ostacoli&#8230;»<br />
Il suo Braccio Destro sospirò contrito: «E se li facessimo tutti fuori?»<br />
«Cretino, non possiamo farli fuori tutti. Hai visto che baccano han scatenato per quelli che abbiamo già eliminato in passato? Vuoi tirarti la zappa sui piedi?»<br />
Il sottoposto alzò le spalle e agitò le mani aperte, come per scusarsi.<br />
L’uomo dal lifting s’illuminò d’improvviso compiaciuto del proprio acume:<br />
«Ho un’idea fantastica! Senti un po’&#8230;» afferrò il giornale, strappò la prima pagina e la appallottolò con l’aria di chi la sa lunga:<br />
«Ho pensato a una furbata&#8230; Eliminiamo le Regioni!»<br />
«Cosa??»<br />
«Esattamente. Le Regioni sono degli Enti, giusto? D’ora in poi non esisteranno più. Non ci saranno più Regioni ma Enti Regionali, di cui riscriveremo i confini.»<br />
«Ma&#8230; si può fare?»<br />
L’uomo si grattò il lifting: «Ma che cazzo ce ne frega! Faremo un Decreto Legge, sarà io a eleggere il Presidente, che non si chiamerà più Presidente della Regione ma Pot-Ente!» dimenò indice e pollice piegati, come a dire: capito il doppio senso?<br />
Il Braccio Destro sorrise estasiato:<br />
«Lei è geniale!»<br />
«Geniale? Son solo intellig-Ente! Ahahaha!»<br />
L’altro lo accompagnò con una risata sguaiata: «Ahahha!! Lo metterà in quel posto a tutti quei magistrati defici-Enti!!! Uahahahaha!!!»<br />
«Uahahaha!!!! E a tutti quei rottiinculo di intellettuali dem-Enti!!!! Ahahahahauaaa.»<br />
Si piegarono in due, ridendo all’inverosimile, divertendosi come dei pazzi a trovare tutti gli aggettivi dispregiativi che finissero in enti.<br />
E ora sono ancora là che se la ridono.</p>
<p>di <strong>Marilù Oliva</strong></p>
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		<title>A come Andromeda</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 09:37:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienze & tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[TV]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il 4 gennaio 1972 nelle case degli italiani successe qualcosa di inaudito e mai visto. Da 17 milioni di piccoli schermi in bianco e nero cominciò a irradiarsi la serie di fantascienza più devastante dell’intera storia umana. Era come se Bergman, Tarkovskij e una telecamera fissa si fossero trovati insieme per giocare uno scherzo a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-large wp-image-7463" title="A-come-Andromeda" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/A-come-Andromeda-580x358.jpg" alt="" width="580" height="358" /></p>
<p>Il 4 gennaio 1972 nelle case degli italiani successe qualcosa di inaudito e mai visto. Da 17 milioni di piccoli schermi in bianco e nero cominciò a irradiarsi la serie di fantascienza più devastante dell’intera storia umana. <span id="more-7462"></span>Era come se Bergman, Tarkovskij e una telecamera fissa si fossero trovati insieme per giocare uno scherzo a un intero Paese. Era stato realizzato A come Andromeda, il telefilm più lento e ipnotico mai trasmesso. A partire dalla sigla (un Tavor tv: <strong>potete maneggiarla con cautela qui sotto</strong>).</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/J5ky58aThJk&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/J5ky58aThJk&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Su una strada britannica (in realtà porta a Basiglio, in provincia di Milano) corre (si fa per dire) una spider. Oltre che la Lombardia, si userà la Gallura, per le location. La spider della sigla procede alla velocità di un’Ape. L’infinita maratona della fuoriserie si chiude con una scritta ricca di promesse: “Questa storia si svolge l’anno prossimo in Inghilterra”. La trama è un Blade Runner pensato da qualcuno che ha preso più LSD di Philip Dick (e ce ne vuole).</p>
<p>Si tratta di un romanzo di fantascienza scritto da un astronomo inglese e adattato da un italiano, il cui nome suggerisce quel che si vuole: Inisero Cremaschi. Per la Rai dei Settanta, A come Andromeda è una megaproduzione. Il cast è stellare, per i tempi. Viene assoldato il meglio del teatro di allora: Tino Carraro, Paola Pitagora, Luigi Vannucchi (tutta gente che pare inglese esattamente quanto Antonio Banderas sembra islandese). Dovrebbe esserci anche Patty Pravo, che poi però dà misteriosamente forfait. Azzardiamo che la biondina del Piper, stando ferma, era comunque più veloce delle inquadrature.<br />
A un ritmo che pareva scientificamente studiato dai sovietici come rimedio all’insonnia, gli italiani si appassionarono alla leggenda di un telefilm in cui stenta ad accadere un delirio. Ecco cosa piacque al Belpaese, che poi ne fece un mito. In Inghilterra installano un radioscopio puntato verso la galassia Andromeda. Viene intercettato un messaggio, che nasconde istruzioni per costruire un supercomputer. Che viene assemblato, anche se nessuno sembra capire come funziona (una situazione comune a tutti gli uffici trent&#8217;anni dopo A come Andromeda). A questo punto, la scena madre (qui a sotto: <strong>firmate il consenso prima di fare partire il video</strong>):</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/IKiau_Dei9A&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/IKiau_Dei9A&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Nicoletta Rizzi (sosia di Patty Pravo e recentemente scomparsa), come se fosse sotto incantesimo di Giucas Casella, impiega sette minuti netti ad avvicinarsi al processore, che la fulmina (verbo inadatto, perché nulla nel serial ha la velocità del fulmine). Poi il computer si pente e la fa risorgere, superando barriere bibliche – la sosia di Patty Pravo si rianima, diventando bionda ossigenata. Non è più quella di prima: si chiama Andromeda ed è un’aliena che si aggira per il mondo, intelligentissima, arrivando a condizionare scelte strategiche dell’umanità. Il tutto finirà in tragedia.<br />
Le ricchissime scenografie (computer che sono fustini di cartone traforati con lampadine da 3 watt), la raffinata estetica del vestiario (scienziati in girocollo aderente, cattiva imitazione di modelli Facis), gli spettacolari interni (il mio sgabuzzino è più ampio) e i folgoranti dialoghi (interessanti come sette consecutivi discorsi di fine anno del presidente della Repubblica) fecero di questa serie un cult: e ciò già diceva che l’Italia viveva anni di piombo. Non fate però gli esterofili. Spazio 1999, pur essendo una produzione Usa, esibiva costumi molto peggiori e dialoghi più surreali. E comunque è arrivato dopo. Nel 1972, con A come Andromeda, l’Italia fu all’avanguardia televisiva mondiale, quasi superando Star Trek. Non è mai più successo. E meno male.</p>
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		<title>il colore viola</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 09:34:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>

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		<description><![CDATA[
Averlo chiamato «popolo» è con tutta evidenza una mistificazione, in quanto fino a ieri si è identificato come Popolo un gruppo residente stabilmente in un determinato territorio, unito dalla lingua, dalla religione, dal passato storico. La somma di molti individui, quindi, non è un Popolo; ma il passaggio dal virtuale al reale, chiamando a raccolta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-large wp-image-7455" title="viola" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/viola-580x327.jpg" alt="" width="580" height="327" /></p>
<p>Averlo chiamato «popolo» è con tutta evidenza una mistificazione, in quanto fino a ieri si è identificato come Popolo un gruppo residente stabilmente in un determinato territorio, unito dalla lingua, dalla religione, dal passato storico. <span id="more-7456"></span>La somma di molti individui, quindi, non è un Popolo; ma il passaggio dal virtuale al reale, chiamando a raccolta i frequentatori della Rete, è stato deciso per cominciare a dare forma a quella omogeneizzazione mondiale delle persone, dei mercati e dei governi cui lavora già da molti anni l’alta finanza.<br />
Il vero colpo di genio è stato quello di fornire ad una massa «liquida» come quella di Internet, una specie di «identità» e di comune appartenenza attraverso un colore unificante. Milioni di persone senza nome e senza volto, assolutamente ignote l’una all’altra, ma unite dal «viola», sono apparse d’un tratto nelle strade e nelle piazze delle città, convinte di somigliarsi, di ri-conoscersi, e hanno fatto le prime prove di quella che nelle intenzioni dei grandi finanzieri che oggi possiedono il mondo, sarà la reductio ad unum dei popoli e la capacità di governarli a livello globale.<br />
La strategia usata per far sì che nessuno si accorgesse della gravità dell’avvenimento, è quella del dire e non dire, lanciare il sasso e ritirare la mano, scherzare e fare sul serio, con la convinzione, ben fondata, che giornalisti e politici comunque staranno al gioco, o perché complici, o perché incapaci di capire. Infatti, il «popolo viola» ogni tanto fa capolino fra le varie notizie del giorno, e subito scompare senza che nessuno se ne preoccupi o cerchi di approfondire l’entità e il significato del fenomeno.<br />
Ci sono soprattutto due dati «strani», sia per la loro modalità che per la loro coincidenza, sui quali riflettere. Da una parte l’improvviso cambiamento d’umore nei confronti dell’Ue da parte di alcuni politici e organi di stampa, fino a ieri osannanti. La crisi economica ha influito senza dubbio su qualche ripensamento; ma gli economisti che oggi parlano senza reticenze della possibile crisi dell’Euro perché «nessuna moneta può essere forte senza un’organizzazione politico-statuale alle spalle», sono gli stessi che hanno sempre respinto con sdegno chiunque facesse la medesima affermazione. La «sacralità» dell’Ue, inoltre, è stata imposta con una tale forza fin dall’inizio che il maggior quotidiano italiano ne ha innalzato la bandiera sulla testata quando ancora non esisteva neanche la moneta unica. Cosa più significativa del fatto che nessun quotidiano porta sulla testata neanche la bandiera italiana e il Corriere porta soltanto quella europea? Da qualche tempo, però, ogni tanto questa bandiera viene «coperta» da immagini quanto mai profane: calciatori, cantanti&#8230; Maria De Filippi! Contemporaneamente compaiono sul Corriere i servizi più critici sulle «spese folli» del Parlamento europeo, sul possibile scricchiolio dell’euro, perfino sulla eventualità che la Grecia esca dall’Ue. Insomma il Corriere della Sera sta aggiustando il tiro proprio quando l’alta finanza ha dato inizio alla battaglia di primavera: il Popolo Viola e il governo mondiale.<br />
Alcuni interrogativi sono inevitabili. Che il dissesto economico e monetario sia voluto? Che la moneta unica europea debba lasciare il posto alla moneta unica mondiale? Difficile saperlo per chi non si trova nell’ambito degli invisibili posti di comando.</p>
<p>Una risposta, però, si può intravedere nella scelta del colore viola: tutti sanno che si tratta di un colore che «porta male».</p>
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		<title>Otto Marzo, vi propongo un altro modo di fare festa</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 08:47:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Riceviamo e Pubblichiamo]]></category>
		<category><![CDATA[8 marzo]]></category>
		<category><![CDATA[Festa della donna]]></category>
		<category><![CDATA[Otto marzo]]></category>
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		<description><![CDATA[
Quando al Pd mi hanno proposto di collaborare per l’organizzazione della festa della donna ho provato una certa preoccupazione. Non amo le commemorazioni in genere. Non sopporto la festa della mamma, quella del papà, quella di San Valentino e ancor meno quella della donna vista in termini commerciali. 
Ritengo che la mamma così come il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-7441  aligncenter" title="Picasso_Due_donne" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/Picasso_Due_donne.jpg" alt="" width="500" height="401" /></p>
<p style="text-align: justify;">Quando al Pd mi hanno proposto di collaborare per l’organizzazione della festa della donna ho provato una certa preoccupazione. Non amo le commemorazioni in genere. Non sopporto la festa della mamma, quella del papà, quella di San Valentino e ancor meno quella della donna vista in termini commerciali. <span id="more-7442"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ritengo che la mamma così come il papà, come la persona amata o come la donna non abbiano bisogno di una giornata per ricordarli. Mi hanno sempre fatto molta pena quelle lunghe tavolate di donne che rigorosamente la sera dell’8 marzo si ritrovano in pizzeria per festeggiare la loro libertà. Per non parlare poi di quelle che corrono in discoteca per ammirare aiutanti giovannottoni che si spogliano a pagamento per loro.<br />
Il cammino di emancipazione che le donne hanno percorso non può essere banalizzato in quel modo. Sono ormai trascorsi più di cento anni da quando si è cominciato a dedicare una giornata alle donne e c’è ancora molta strada da fare. Le donne hanno comunque dimostrato di avere grandi possibilità sia in casa che fuori e di sapersela cavare nelle difficoltà.<br />
E con questo spirito abbiamo organizzato per <strong>sabato 6 marzo alle 16,30 </strong>la festa delle donne. Sarà un momento per parlare insieme di problemi che oggi ci preoccupano. Abbiamo invitato alcune “esperte” che ci racconteranno, tramite le loro esperienze, cosa vuol dire fare l’imprenditrice oggi, quale rapporto c’è tra le donne e il lavoro, cosa significa essere immigrata e infine come si vive nei volontariato.<br />
Non sarà comunque un incontro celebrativo ma ampio spazio verrà dato al dialogo e all’ascolto. Ci sarà anche un momento di festa con degustazione di torte e dolci vari fatti da noi e alla fine per farci gli auguri non mancherà nemmeno un brindisi.<br />
L’invito è chiaramente esteso a tutte e se qualcuna volesse partecipare sarebbe senz’altro la benvenuta.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Giovanna Galli</strong></p>
<p style="text-align: right;">(direttivo Pd Fidenza)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Per un paio di panini</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 06:25:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Satira]]></category>
		<category><![CDATA[PdL]]></category>

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		<description><![CDATA[
Un inno internazional corale per sollecitare la riammissione della Polverini alle elezioni regionali nel Lazio. Ma in fondo&#8230;si può mettere a repentaglio la democrazia per un paio di panini?
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/RR6xYsol24k&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/RR6xYsol24k&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Un inno internazional corale per sollecitare la riammissione della Polverini alle elezioni regionali nel Lazio. Ma in fondo&#8230;si può mettere a repentaglio la democrazia per un paio di panini?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Auto elettriche, il terrore degli ausiliari del traffico</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 05:59:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[VIgnette illustrazioni caricature]]></category>
		<category><![CDATA[Ausiliari del traffico]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-large wp-image-7439" title="traffico" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/traffico-580x435.jpg" alt="" width="580" height="435" /></p>
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		<title>Appunti da Bangkok, peccato che a noi si sia fermato lo sviluppo</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 05:48:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Viaggi & Paesi]]></category>
		<category><![CDATA[Bangkok]]></category>
		<category><![CDATA[Tailandia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Se ti senti un atomo gocciolante di una gigantesca zuppa thai, fai un salto ai piani alti. È lì che gira l’aria. Per esempio, nelle stazioni della metropolitana sopraelevata. In queste foto, la fermata di Saphan Taksin e quel che si vede dalla sua piattaforma. Da un lato, solo sezioni e schiene di grattacieli. Fai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-large wp-image-7426" title="04032010(003)" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/04032010003-580x435.jpg" alt="" width="580" height="435" /></p>
<p style="text-align: justify;">Se ti senti un atomo gocciolante di una gigantesca zuppa thai, fai un salto ai piani alti. È lì che gira l’aria. <span id="more-7425"></span>Per esempio, nelle stazioni della metropolitana sopraelevata. In queste foto, la fermata di Saphan Taksin e quel che si vede dalla sua piattaforma. Da un lato, solo sezioni e schiene di grattacieli. Fai controcampo e scorgi pagode e palazzi riccioluti nel verde insieme, naturalmente, a un’infilata di torri. Un giro di metro e ti porti a casa, oltre alla rinfrescata, un colpo d’occhio sulla città. In particolare, capisci la differenza tra la metro milanese, per dire, e quella di un Paese in via di sviluppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Assapori i piaceri di un vero servizio pubblico. Ti godi l’aria gelida e il nitore delle carrozze, le macchinette automatiche che sarebbero la norma insufficiente, se dietro uno sportello non ci fossero delle fatine con il compito di tramutare le banconote in spiccioli. E c’è pure una sorridente ragazza accanto agli ingressi per mostrare anche ai più imbranati come si infila il biglietto nell’«obliteratrice». Lungo i binari, uomini in divisa controllano la salita e la discesa dei passeggeri, e come capistazione fischiano il via ai macchinisti. Insomma, un dispiego di personale che fa della metropolitana di Bangkok un mezzo di trasporto di lusso. Per quanto sia sempre affollata (a livelli giapponesi nell’ora di punta), i 30 bath della corsa (circa 70 centesimi di euro) non possono permetterseli tutti. Va da sé che le fermate sono annunciate, prima e durante, da una voce suadente, in thai e inglese.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-7427" title="04032010(041)" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/04032010041-580x435.jpg" alt="" width="580" height="435" />L&#8217;Ufficio Biglietti e Spiccioli.</p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-7428" title="04032010(006)" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/04032010006-580x435.jpg" alt="" width="580" height="435" /></p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-7429" title="04032010(004)" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/04032010004-580x435.jpg" alt="" width="580" height="435" /></p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-7430" title="04032010(005)" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/04032010005-580x435.jpg" alt="" width="580" height="435" /></p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-7431" title="04032010(007)" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/04032010007-580x435.jpg" alt="" width="580" height="435" /></p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-7432" title="04032010(008)" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/04032010008-580x435.jpg" alt="" width="580" height="435" /></p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-7433" title="04032010(009)" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/04032010009-580x435.jpg" alt="" width="580" height="435" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Mauro Moretti, sgradevolissima persona e pessimo manager</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 18:05:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca nera]]></category>
		<category><![CDATA[Servizi pubblici]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Moretti]]></category>
		<category><![CDATA[Strage di Viareggio]]></category>
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		<description><![CDATA[
Nel corso di un&#8217;audizione al Senato, l’amministratore delegato di Trenitalia Mauro Moretti ha definito «episodio spiacevolissimo» la strage di trentadue persone, del 29 giugno dello scorso anno a Viareggio, provocata dall’inesistente manutenzione dei treni affidati alla sua responsabilità. 
La città giudica quelle parole irrispettose. I parenti delle vittime hanno chiesto le sue dimissioni, il quotidiano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7423" title="moretti" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/moretti.jpg" alt="" width="520" height="371" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso di un&#8217;audizione al Senato, l’amministratore delegato di Trenitalia Mauro Moretti ha definito «episodio spiacevolissimo» la strage di trentadue persone, del 29 giugno dello scorso anno a Viareggio, provocata dall’inesistente manutenzione dei treni affidati alla sua responsabilità. <span id="more-7422"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La città giudica quelle parole irrispettose. I parenti delle vittime hanno chiesto le sue dimissioni, il quotidiano Il Tirreno sta raccogliendo firme per una petizione contro uno dei tanti manager che rimette in sesto i bilanci o realizza profitto sulla pelle altrui.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Bernazzoli, guarda che anche i parchi sono «territorio», ve&#8217;</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 17:43:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblica amministrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Arci pesca]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriella Meo]]></category>
		<category><![CDATA[Giancarlo Castellani]]></category>
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		<category><![CDATA[Vincenzo Bernazzoli]]></category>
		<category><![CDATA[Wwf]]></category>

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		<description><![CDATA[
Alle recenti manovre politiche che hanno portato al cambiamento dei vertici amministrativi del parco dello Stirone e che dovrebbero anche preludere alla chiusura del consorzio del parco, si aggiungono i tagli economici che probabilmente ne sanciranno la fine. Analogo discorso anche per gli altri parchi della provincia come può intuirsi nella denuncia del Wwf. (a. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="aligncenter size-large wp-image-7420" title="stirone.JPG" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/stirone.JPG-580x435.jpg" alt="" width="580" height="435" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Alle recenti manovre politiche che hanno portato al cambiamento dei vertici amministrativi del parco dello Stirone e che dovrebbero anche preludere alla chiusura del consorzio del parco, si aggiungono i tagli economici che probabilmente ne sanciranno la fine. Analogo discorso anche per gli altri parchi della provincia come può intuirsi nella denuncia del Wwf. </em><strong>(a. p.)<span id="more-7419"></span><br />
</strong><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<h2><strong>Wwf contro la Provincia: taglia fondi ai parchi</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Paradossalmente proprio in questo 2010, che il mondo dedica alla biodiversità, la Provincia di Parma taglierà il 40% delle risorse economiche normalmente destinate ai parchi naturali regionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi i parchi dello Stirone, del Taro, dei Boschi di Carrega e dei Cento Laghi sono un presidio importante a tutela della biodiversità, ma anche un laboratorio per sperimentare forme di gestione sostenibile del territorio. Grazie alle risorse investite negli anni passati, oggi possiamo beneficiare della presenza di paesaggi, ambienti, piante ed animali, che altrove sono andati perduti; migliaia di visitatori possono avvicinarsi alla natura a pochi chilometri da casa e sappiamo molto di più sui complessi ecosistemi presenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi tutto ciò deve fare i conti con una crisi economica che non possiamo negare. Anzi, da ambientalisti abbiamo sempre sollecitato l’opinione pubblica ad avere un atteggiamento critico nei confronti del modello economico oggi dominante, non durevole e basato su un velleitario sfruttamento illimitato delle risorse. Si tratta di una crisi che, oltre a colpire aziende, lavoratori e ampi settori dei servizi pubblici, incide inevitabilmente anche sulla conservazione della natura. Ma la stessa conservazione della natura oggi è ricchezza, posti di lavoro e servizi alle famiglie.</p>
<p style="text-align: justify;">Basti pensare al personale dei parchi, il cui costo per addetto è nettamente inferiore a quello di tanti altri settori finanziati con risorse pubbliche, all’educazione ambientale, che in questi anni ha integrato l’offerta didattica delle scuole, senza gravare sulle famiglie, al controllo e alla manutenzione del territorio, che consentono di prevenire danni e relativi costi, o all’indotto, che beneficia del richiamo turistico offerto dalle aree protette e dalle loro strutture.</p>
<p style="text-align: justify;">La Provincia di Parma, unica in tutta la regione, ha deciso di affrontare la crisi economica con la sottrazione di risorse ai parchi. Il che significa togliere alle aree protette la possibilità di fare ricerca, manutenzione, educazione ambientale e promozione. Tutte attività che erano svolte con cifre non propriamente stratosferiche: circa 40.000 euro per il Parco del Taro e 70.000 euro per i boschi di Carrega, per fare due esempi. Ciò che colpisce però non è tanto la quantità delle risorse venute meno, quanto la modalità adottata per affrontare questa crisi economica.</p>
<p style="text-align: justify;">La Provincia, pur facendo parte di un consorzio obbligatorio (a cui appartengono anche i comuni territorialmente interessati), ha scelto deliberatamente di operare i tagli, non ha trovato risorse mediante nuove forme organizzative e nemmeno cercandole altrove. Così, mentre la Provincia di Parma, solo per costruire nuove strade secondarie, riesce a trovare 80 milioni di euro, non ne trova neanche due millesimi per garantire un funzionamento normale ai parchi naturali. Come prima conseguenza gli altri enti consorziati potrebbero tagliare anche le proprie quote, attualmente inserite nel bilancio dei parchi.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è di secondo piano l’atteggiamento tenuto dalla Provincia nei confronti del Presidente del Parco del Taro, incontrato solo a seguito della congiunta richiesta delle associazioni ambientaliste e prontamente sollevato dall’incarico pochi giorni dopo. In questo senso non si può certamente parlare di collaborazione e condivisione di un progetto, bensì di un provvedimento teso unicamente ad affermare la propria linea.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, sembra che si sia preferito scaricare sui singoli parchi la responsabilità di tagliare le proprie risorse, anziché governare la crisi e trovare soluzioni utili anche per una migliore organizzazione del futuro. Se i parchi, come sostengono alcuni amministratori, soffrono della scarsa efficienza oggi purtroppo diffusa in molti enti del settore pubblico, questa poteva essere loccasione per affrontare il problema. Non sono certo le associazioni ambientaliste ad avere premuto in passato per duplicare inutilmente funzioni e competenze o per gravare i parchi di strutture che poco hanno a che fare con la conservazione della natura.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo, coerentemente con quanto hanno sempre chiesto, Wwf, Legambiente ed Arci Pesca sollecitano la Provincia e i Comuni interessati a ripartire dalle motivazioni che hanno portato all’istituzione dei Parchi e ai successivi impegni, che come comunità locali ci siamo assunti anche nei confronti dei concittadini europei (tutte le aree protette regionali fanno parte della rete europea Natura 2000), per trovare le risorse economiche ed organizzative necessarie per uno sviluppo meno squilibrato di quello che si profila nel prossimo futuro.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>(Repubblica Parma on line, 28 febbraio 2010)</em></p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Militari, il tallone d&#8217;Achille della democrazia</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 16:04:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dibattiti e Polemiche]]></category>
		<category><![CDATA[Foto]]></category>
		<category><![CDATA[Cile]]></category>
		<category><![CDATA[Fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Impiego militari]]></category>

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		<description><![CDATA[
Soldati di sventura. Siamo abituati ai terremoti. Quello dell&#8217;Aquila è di meno di un anno fa. Abbiamo visto un sacco di immagini su quello di Haiti e di tanti altri. Mai come questa, però. Sappiamo degli atti di sciacallaggio, della delinquenza che si scatena, dei saccheggi. Abbiamo visto i marines americani intervenire ad Haiti. Mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-large wp-image-7416" title="cile_terremoto" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/cile_terremoto-580x385.jpg" alt="" width="580" height="385" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Soldati di sventura.</strong> Siamo abituati ai terremoti. Quello dell&#8217;Aquila è di meno di un anno fa. <span id="more-7415"></span>Abbiamo visto un sacco di immagini su quello di Haiti e di tanti altri. Mai come questa, però. Sappiamo degli atti di sciacallaggio, della delinquenza che si scatena, dei saccheggi. Abbiamo visto i marines americani intervenire ad Haiti. Mai a mitra spianato, però. I militari stanno cominciando a entrare nella nostra vita quotidiana anche senza sisma, come dimostra la bufala propagandistica in atto a Parma.</p>
<p style="text-align: justify;">Vedere questi cileni in divisa puntare il mitra alla schiena di persone, forse sorprese a rubare, ma già sotto controllo, ci fa venire i brividi.  È dal 1973, dai tempi esecrabili di Pinochet, che i soldati cileni non ci fanno dormire sonni tranquilli. C&#8217;è qualcosa in questa casta, che ci fa pensare allo scorpione nascosto nella sabbia. Pronti a colpire, A mordere il tallone della democrazia che si azzardi a fare un passo verso di loro. Il fascismo è sempre meno una dittatura politica e sempre più un habitus mentale.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dvintèr vecc, ovvero Sunset Boulevard</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 15:22:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riceviamo e Pubblichiamo]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Pensionati]]></category>
		<category><![CDATA[Terza età]]></category>

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		<description><![CDATA[

Già l&#8217;arte di vivere è cosa ardua, ma il saper invecchiare presuppone la creazione di un capolavoro etico, spirituale ed anche fisiologico che non a tutti è accessibile,
Ed il peggio arriva poi quando, pur invecchiando, ci si continua a sentire giovani e quando ti accorgi, dai falsi complimenti degli amici per il tuo aspetto giovanile, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-large wp-image-7412" title="altan_anziani_pensione" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/altan_anziani_pensione-469x580.jpg" alt="" width="469" height="580" /></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Già l&#8217;arte di vivere è cosa ardua, ma il saper invecchiare presuppone la creazione di un capolavoro etico, spirituale ed anche fisiologico che non a tutti è accessibile,<br />
<span id="more-7411"></span>Ed il peggio arriva poi quando, pur invecchiando, ci si continua a sentire giovani e quando ti accorgi, dai falsi complimenti degli amici per il tuo aspetto giovanile, che proprio loro sono i primi  a notare che stai invecchiando. A volte, ti sorprendi ad annusare l&#8217;aria attorno a te, per sentire se ha sentore di acido, di  muffo, se ancora ti scorre nelle vene anche solo una goccia della  pura, limpida  e vigorosa linfa di un giorno lontano, talmente lontano, che pare quasi appartenere ad un&#8217;altra era geologica, anteriore alla creazione del Cosmo.  E ti accorgi che mai come ora  stai vivendo, giorno dopo giorno, e che non hai amato mai la vita come ora.</p>
<p style="text-align: justify;">Gallinaccio vecchio fa buon brodo, pensi, ed effettivamente ti tocchi e ti senti molto più tenero di quando frequentavi il Liceo, 45 o 50 anni prima. Guardo chi ha ora vent&#8217;anni  e mi chiedo se allora anch&#8217;io ero così, e se altri vecchi del tempo mi spiavano con quel medesimo e struggente senso del tempo perduto ed irrecuperabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando ascolto il rumore dei passi delle mie due figlie che salgono le scale, loro che non prendono l&#8217;ascensore per un paio di piani, come me, scopro che mi dà sempre un&#8217;emozione più gradevole del rumore che fanno quando le ridiscendono e penso allora che un vecchio è sempre un re Lear. E mi vengono alla mente certi motti e sentenze   sulla vecchiaia, che un tempo non riuscivo assolutamente a recepire ed accettare, come la faccenda  che l&#8217;anziano non diventa più saggio, ma solo più attento e cauto e che è quanto mai vero che con l&#8217;età avanzata non terminano le gioie, ma cadono le speranze e che gli anni segnano più rughe sullo spirito che non sul viso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ti pare quasi di emanare più profumo con le tue parole ed azioni, ora, che non quando eri giovane e svelto; poi ti accorgi che i vecchi, in fondo, si ripetono e che i giovani, purtroppo o per fortuna,  non hanno assolutamente più nulla da dire e che sei immerso in una gora di noia reciproca, anche perché i giovani dicono su di noi le stesse cose che noi dicevamo da ragazzi, e che un giorno altri giovani diranno le medesime cose di loro.</p>
<p style="text-align: justify;">Come  in The Wall  dei Pink Floyd, la muraglia che separa  i vecchi dal resto del mondo cresce, di giorno in giorno, sempre una nuova fila di mattoni vi si aggiunge e non ti consola molto il pensiero, in fondo maligno ed egoistico, che, vecchi o giovani, stiamo tutti facendo la nostra ultima crociera, chi in classe di lusso, chi nelle sentine della motonave, ma comunque pur sempre un viaggio di sola andata.</p>
<p style="text-align: justify;">Scriveva Tacito: «Omnia quae nunc vetustissima creduntur, nova fuere». Ma io quando mai fui nuovo e quando mai arriverò a considerarmi o farmi giudicare antichissimo? «Né si mette vino nuovo in otri vecchi, altrimenti gli otri si rompono, il vino si versa e gli otri si rovinano, ma si mette il vino nuovo in otri nuovi, e così ambedue si conservano» (Matteo, 9, 17). Chi mai assaggerà del vino novello che io non riesco  a contenere, chi altri apprezzerà il vino vecchio che, da decenni, si conserva nel vecchio otre della mia lunga giornata?</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Franco Bifani</strong></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-7413" title="anziano" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/anziano.jpg" alt="" width="329" height="550" /><br />
</strong></p>
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		<title>Destra pasticciona, chi è causa del suo mal pianga se stesso</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 08:54:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti civili]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[PdL]]></category>

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		<description><![CDATA[
Quello che è successo in questi giorni a proposito delle firme alle liste elettorali è, a dir poco, paradossale.
Fino a questo momento la lista del Pdl a  Roma e il listino di Roberto Formigoni in Lombardia saranno,  salvo diversi pronunciamenti dei Tar di competenza, esclusi dalle prossime votazioni regionali. Consegnata oltre i termini di scadenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7400" title="legge1" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/legge1.jpg" alt="" width="500" height="333" /></p>
<p style="text-align: justify;">Quello che è successo in questi giorni a proposito delle firme alle liste elettorali è, a dir poco, paradossale.<span id="more-7401"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Fino a questo momento la lista del Pdl a  Roma e il listino di Roberto Formigoni in Lombardia saranno,  salvo diversi pronunciamenti dei Tar di competenza, esclusi dalle prossime votazioni regionali. Consegnata oltre i termini di scadenza la prima e con irregolarità delle firme il secondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra incredibile che il  partito di maggioranza, che governa con ampio margine il paese sia inciampato su cose così semplici.</p>
<p style="text-align: justify;">Per legge le liste andavano presentate entro le 12 di sabato 27 febbraio ma in quel momento Alfredo Milioni, il delegato del Pdl  a consegnare le firme a Roma, non era in Tribunale ma era fuori, fotografato mentre mangiava un panino al bar.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda la firme la legge  richiede che il firmatario sia residente in quel comune, che presenti la carta d’identità e che voti per una e una sola lista. Le liste dovranno poi essere firmate e timbrate. Un pasticcio simile, nel partito di Berlusconi , nelle due principali città d’Italia è a dir poco imbarazzante.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima cosa che mi verrebbe da dire è che la legge è uguale per tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Che la burocrazia abbia i suoi obblighi e le sue regole non lo scopriamo adesso. Di esempi se ne potrebbero fare tanti. Lo sanno bene tutti quelli che si rivolgono alla pubblica amministrazione. Se uno partecipa ad una gara deve rispettare le regole stabilite nel bando: se si scorda dei timbri o si presenta dopo la scadenza viene escluso. Se uno partecipa ad un concorso non può presentare la domanda oltre i termini di scadenza, pena l’esclusione.</p>
<p style="text-align: justify;">Per non parlare poi della patente, delle tasse …</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma se difendiamo il principio che la legge è uguale per tutti non ne usciamo e le liste devono rimanere escluse.</p>
<p style="text-align: justify;">Dall’altra parte, però, c’è il popolo degli elettori che hanno il sacrosanto diritto di votare per i loro partiti e non hanno alcuna colpa dell’incapacità organizzativa dei loro rappresentanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi auguro sinceramente che si trovi il modo di uscire da questa triste situazione nella legalità e che tutti abbiano la possibilità di esprimere il loro voto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ritengo, comunque, gravi e inopportune le dichiarazioni del ministro della Difesa Ignazio la  Russa che è sortito con l’affermazione «Se ci impediscono di correre siamo pronti a tutto» così come giudico altrettanto gravi le parole di  Renata Spolverini laddove dice «Vogliono la prova di forza della piazza e domani gliela daremo» invitando i suoi sostenitori in piazza Farnese a Roma. Non possono far ricadere sugli altri i loro errori. È più che mai valido il detto «chi è causa del suo mal pianga se stesso».</p>
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		<title>Il delfino di Visconti Venosta e la trota di Bossi</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 19:55:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dibattiti e Polemiche]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Familismo]]></category>
		<category><![CDATA[Nepotismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Figlio d&#8217;arte. La «trota» Renzo Bossi.
Si è discusso, in questo sito, nei giorni scorsi, di nepotismo e familismo in politica. Qualcuno ha mosso accuse, qualcuno ha reagito piccato. Caso vuole che Sergio Romano si sia interessato di questo stesso problema sul Corriere rispondendo alla lettera di un lettore. Potrebbe essere un utile spunto per riflettere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-large wp-image-7397" title="renzob12milaeuro" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/renzob12milaeuro-580x434.jpg" alt="" width="580" height="434" /><em>Figlio d&#8217;arte. La «trota» Renzo Bossi.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Si è discusso, in questo sito, nei giorni scorsi, di nepotismo e familismo in politica. Qualcuno ha mosso accuse, qualcuno ha reagito piccato. <span id="more-7393"></span>Caso vuole che Sergio Romano si sia interessato di questo stesso problema sul Corriere rispondendo alla lettera di un lettore. Potrebbe essere un utile spunto per riflettere in maniera più posata e, volendo, continuare la discussione. Alzando il livello, come ci suggerisce Romano.</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<h2>Nepotismo, vecchia prassi non sempre da buttare via</h2>
<p style="text-align: justify;">di Sergio Romano</p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei un suo parere sui nepotismi politici. Esistevano anche un tempo? Esempio: chi sarebbero un La Malfa, un Segni, una Mussolini se non portassero questi nomi? Lei pensa che se si fossero chiamati/e Brambilla, Colombo ecc. avrebbero potuto apparire su un giornale o su una tv o addirittura accedere agli scranni di Roma? Bruno Nunziati b.nunziati@tele2.it</p>
<p style="text-align: justify;">Caro Nunziati, Sto leggendo un libro sulla formazione dei diplomatici e dei politici pubblicato a cura di Arianna Arisi Rota presso l&#8217; editore Franco Angeli. È una raccolta di saggi in cui alcuni autori, storici e politologi, ricostruiscono l&#8217; evoluzione del profilo professionale di due mestieri indissolubilmente collegati alla nascita dello Stato moderno. In un saggio sulla diplomazia che s&#8217; intitola «Dalla raccomandazione al concorso», Arianna Arisi Rota cita un passaggio della lettera che il marchese de Rivière, ambasciatore di Luigi XVIII a Costantinopoli, inviò nel 1816 al suo ministro degli Esteri: «Ho qui a Costantinopoli un nipote, persona a modo e ragazzo carino, che parla italiano ed è abbastanza studioso. Se Vostra Eccellenza volesse inserirlo nell&#8217; organico dell&#8217; ambasciata, gliene sarei molto grato». Il ministro ritenne che la raccomandazione di una persona competente e stimabile come Rivière fosse più che sufficiente e autorizzò l&#8217; inquadramento del ragazzo nei ruoli dell&#8217; Ambasciata di Francia. Novant&#8217; anni dopo, nel 1906, quando il problema delle mire francesi sul Marocco provocò una crisi internazionale e la convocazione di una conferenza nella città di Algeciras, il governo italiano volle essere rappresentato da Emilio Visconti Venosta, un ex mazziniano che era stato più volte ministro degli Esteri e aveva servito il suo Paese con grande intelligenza soprattutto durante la guerra franco-prussiana del 1870. Il vecchio Visconti Venosta (era nato nel 1829) accettò, ma volle portare con sé, come segretario, suo figlio: una circostanza che fece storcere il naso a uno storico australiano, Richard Bosworth, autore tra l&#8217; altro di un libro del 1979 intitolato «Italy the least of the Great Powers. Italian Foreign Policy before World War One» (Italia, la minore della grandi potenze. La politica estera italiana prima della Grande guerra). Si trattò in ambedue i casi di nepotismo? Certamente. Ma sarà bene ricordare che vi sono occasioni e circostanze in cui la scelta di un uomo o di una donna non dipende soltanto dal loro profilo professionale ma anche dal clima di sintonia, di affinità culturale e di fiducia reciproca che occorre creare sul luogo di lavoro. Vi sono mestieri, come per l&#8217; appunto la diplomazia e la politica, in cui questi ingredienti non sono meno importanti di una competenza professionale che dipende comunque, in buona parte, dalla pratica quotidiana. La trasmissione di un mestiere da una generazione all&#8217; altra non è soltanto nepotismo. È anche il risultato di quella scuola informale che il giovane frequenta quando cresce in una famiglia in cui il padre o la madre parlano quotidianamente del loro lavoro o invitano nella loro casa persone da cui è possibile imparare molto. Non vorrei essere frainteso. Per le carriere delle pubbliche amministrazioni i concorsi sono necessari e ai governi spetta l&#8217; obbligo di garantire a tutti, nella misura del possibile, la parità degli accessi. Ma l&#8217; eliminazione di ogni forma di nepotismo è soltanto una inutile utopia. Ancora una osservazione, caro Nunziati. Lei ha citato tre persone (Giorgio La Malfa, Alessandra Mussolini, Mario Segni) che hanno personalmente meritato i galloni della politica. Se avesse citato il giovane Bossi, il suo argomento sarebbe stato più convincente. (Dalla rubrica «Risponde Sergio Romano», Il Corriere della Sera, 22 febbraio 2010)</p>
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