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	<title>Nave Corsara &#187; Giornali e Tv</title>
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		<title>La Libia e Bruno Vespa</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 08:25:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brutta Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Giornali e Tv]]></category>
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		<description><![CDATA[di Sergio Caroli Un comunicato fatto diffondere ieri pomeriggio dal premier libico «in nome degli interessi del popolo libico», recita: «Il capo del governo di transizione Abdel Rahim al-Keeb ha informato l&#8217;amministratore delegato dell&#8217;Eni che i contratti firmati tra il gruppo e il vecchio regime saranno rivisti e riesaminati conformemente agli interessi della Libia prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/12/30/la-libia-e-bruno-vespa/vespa-2/" rel="attachment wp-att-35568"><img class="aligncenter size-large wp-image-35568" title="Vespa" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/12/Vespa-570x580.jpg" alt="" width="570" height="580" /></a></p>
<p><strong>di Sergio Caroli</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un comunicato fatto diffondere ieri pomeriggio dal premier libico «in nome degli interessi del popolo libico», recita: «Il capo del governo di transizione Abdel Rahim al-Keeb ha informato l&#8217;amministratore delegato dell&#8217;Eni che i contratti firmati tra il gruppo e il vecchio regime saranno rivisti e riesaminati conformemente agli interessi della Libia prima di essere applicati».<span id="more-35567"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Tutto il mondo, continua il premier libico, «dovrà rispettare le scelte del popolo libico. Le compagnie straniere che lavorano in Libia dovranno provare che sono partner della Libia e non di Gheddafi e del suo regime».</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, ci sarà un notevole ridimensionamento dell’attività dell’Eni in Libia, ovvero, una legnata per i nostri interessi commerciali in quel Paese. Si disilluda però chi crede che anche la politica verso Gheddafi sia stata una delle ragioni dell’espulsione di Berlusconi da Palazzo Chigi (le altre &#8211; secondo i maligni &#8211; sarebbero una crisi economica senza precedenti sempre negata, quaranta leggi dal Cavaliere varate per affrancare se stesso dai rischi della gattabuia, l’aver spacciato Ruby-rubacuori per la nipote di Mubarak, l’aver fatto dell’Italia la marionetta delle cancellerie e della stampa del mondo intero).</p>
<p style="text-align: justify;">Fortunatamente, a ristabilire la verità storica ci ha pensato &#8211; una volta per tutte &#8211; Bruno Vespa, il quale, nell’editoriale apparso sulla Gazzetta di oggi 30 dicembre, scrive: «Il 13 gennaio si abbatteva il ciclone Ruby che &#8211; grazie al sapiente gioco delle intercettazioni pubblicate sui giornali &#8211; comprometteva seriamente l’immagine internazionale del presidente del Consiglio dando un colpo decisivo al logoramento che in novembre avrebbe portato alle sue dimissioni». Candido lettore, se non ci fosse Bruno Vespa, bisognerebbe inventarlo! <em>(Pubblicato dalla Gazzetta di Parma del 31 dicembre 2011)</em></p>
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		<title>Giorgio Bocca portava i calzini corti</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 17:57:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biografie]]></category>
		<category><![CDATA[Giornali e Tv]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Bocca]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho conosciuto Giorgio Bocca circa vent&#8217;anni fa. Ci eravamo incontrati per un&#8217;intervista nella sua casa valdostana. Per le immagini country che servivano alla rivista per cui allora lavoravo salimmo a monte della sua casa. Tra le rocce e i fiori. Non fu un modello ideale. Non si prestò più di tanto alle richieste del fotografo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/12/25/giorgio-bocca-portava-i-calzini-corti/bocca/" rel="attachment wp-att-35466"><img class="aligncenter size-large wp-image-35466" title="Bocca" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/12/Bocca-580x435.jpg" alt="" width="580" height="435" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ho conosciuto Giorgio Bocca circa vent&#8217;anni fa. Ci eravamo incontrati per un&#8217;intervista nella sua casa valdostana. Per le immagini country che servivano alla rivista per cui allora lavoravo salimmo a monte della sua casa. Tra le rocce e i fiori. Non fu un modello ideale. Non si prestò più di tanto alle richieste del fotografo. Non si era vestito come prevede il copione di di certa iconografia patinata. Fu quasi scorbutico. Poco disposto a mettersi in posa. <span id="more-35446"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Tornati alla base, cominciammo a chiacchierare. Si aprì. Parlammo male di chi si doveva parlare male. Da Berlusconi ai muratori che avevano fatto durare la ristrutturazione della sua casa qualche mese più del dovuto. «Una cooperativa di socialisti», disse. Parlammo dei suoi anni migliori e della guerra partigiana. Non era più scorbutico. A mezzogiorno eravamo ancora lì. «Ma sono ancora lì?», tuonò dal piano superiore Silvia Giacomoni, la sua compagna, per tanti anni giornalista di Repubblica. «Ma quanto dura un&#8217;intervista? Non ho mai visto un&#8217;intervista che duri così tanto». Voleva farsi sentire. E la sentimmo: io, il fotografo e suo marito. Ma si fecero orecchie da mercante.</p>
<p style="text-align: justify;">E così restammmo a pranzo. Un sobrio pasto con qualche avanzo di polenta abbrustolita, formaggi, salumi e vino rosso. Niente di cucinato. Una merenda montanara. Le chiacchiere continuarono per buona parte del pomeriggio. Era domenica non avevamo niente da fare.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche giorno dopo, in redazione a Milano, io e il fotografo fummo sgridati dal direttore (una donna che aveva studiato giornalismo nei migliori negozi d&#8217;abbigliamento milanesi). Non avevamo curato come si deve l&#8217;immagine di Bocca. Non gli avevamo detto di spazzolarsi le scarpe, non gli avevamo fatto togliere quella giacca a vento blu, incongrua in una giornata di sole, e soprattutto, orrore degli orrori, si vedeva che indossava i calzini corti. Gli avessimo almeno detto di tirarseli su. Per non buttare via i soldi di una trasferta festiva, il servizio fu pubblicato.</p>
<p style="text-align: justify;">Giorgio Bocca, un mito del giornalismo della mia gioventù, che leggevo e ritagliavo sul quotidiano <em>Il Giorno</em> di Italo Pietra, mi scrisse una lettera di ringraziamento. L&#8217;intervista gli era molto piaciuta, mi faceva i suoi complimenti. Conservo quella lettera come il più caro degli attestati professionali. E il ricordo di quella giornata come quello di una giornata ben spesa.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scopo di questa nota, che potrebbe avere il retrogusto di un certo autocompiacimento, è quello di testimoniare una verità dietro l&#8217;apparenza. Il giornalista che sulle prime poteva sembrare scontroso e malmostoso, in realtà era fatto di vera pasta umana. E adeguatamente scaldato sulle cose giuste poteva essere di grande compagnia. Nel corso della conversazione mi disse di temere la morte, come l&#8217;aveva temuta sua madre. È morto a 91 anni. Sono contento che abbia avuto una vita così lunga. Sono scontento che abbia temuto la morte tanto a lungo. <strong>Ivano Sartori</strong></p>
<p><object width="640" height="390" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="quality" value="high" /><param name="wmode" value="direct" /><param name="flashvars" value="autostart=false&amp;provider=video&amp;file=http://flv.kataweb.it/repubblicatv/file/2011/12/coccdrillo_bocca121211.mp4?width=640&amp;height=387&amp;repeat=false&amp;logo.file=0&amp;logo.position=top-left&amp;logo.margin=10&amp;shuffle=false&amp;mute=false&amp;volume=60&amp;stretching=unfiform&amp;screencolor=000000&amp;buffer=5&amp;smoothing=true&amp;brand=RepubblicaTV&amp;category=spettacoli_e_cultura&amp;subcategory=&amp;videotitle=\'\'Il coraggio della verità\'\', videostoria di Giorgio Bocca&amp;streamurl=http://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/il-coraggio-della-verita-videostoria-di-giorgio-bocca/84402/82791&amp;webserviceurl=http://video.repubblica.it/php/services/related.php?id=&amp;mediaid=84402&amp;dock=false&amp;image=&amp;debug=false&amp;skin=http://flv.kataweb.it/player/v4/skin/skin_rrtv_temp.swf&amp;plugins=http://flv.kataweb.it/player/v4/plugin/plugin_nielsen.swf,http://flv.kataweb.it/player/v4/plugin/plugin_related.swf" /><param name="src" value="http://flv.kataweb.it/player/v4/player/player_v1a.swf" /><param name="allowscriptaccess" value="true" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="640" height="390" type="application/x-shockwave-flash" src="http://flv.kataweb.it/player/v4/player/player_v1a.swf" allowScriptAccess="always" allowFullScreen="true" quality="high" wmode="direct" flashvars="autostart=false&amp;provider=video&amp;file=http://flv.kataweb.it/repubblicatv/file/2011/12/coccdrillo_bocca121211.mp4?width=640&amp;height=387&amp;repeat=false&amp;logo.file=0&amp;logo.position=top-left&amp;logo.margin=10&amp;shuffle=false&amp;mute=false&amp;volume=60&amp;stretching=unfiform&amp;screencolor=000000&amp;buffer=5&amp;smoothing=true&amp;brand=RepubblicaTV&amp;category=spettacoli_e_cultura&amp;subcategory=&amp;videotitle=\'\'Il coraggio della verità\'\', videostoria di Giorgio Bocca&amp;streamurl=http://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/il-coraggio-della-verita-videostoria-di-giorgio-bocca/84402/82791&amp;webserviceurl=http://video.repubblica.it/php/services/related.php?id=&amp;mediaid=84402&amp;dock=false&amp;image=&amp;debug=false&amp;skin=http://flv.kataweb.it/player/v4/skin/skin_rrtv_temp.swf&amp;plugins=http://flv.kataweb.it/player/v4/plugin/plugin_nielsen.swf,http://flv.kataweb.it/player/v4/plugin/plugin_related.swf" allowscriptaccess="true" allowfullscreen="true" /></object></p>
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		<title>Com&#8217;è che i conti in rosso saltano fuori non appena perdono il potere?</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 19:36:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornali e Tv]]></category>
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		<description><![CDATA[Vignetta di Franco Portinari (www.portoscomic.com). ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/11/30/come-che-i-conti-in-rosso-saltano-fuori-non-appena-perdono-il-potere/padania-2/" rel="attachment wp-att-34785"><img class="aligncenter size-large wp-image-34785" title="Padania" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/11/Padania-580x549.jpg" alt="" width="580" height="549" /></a><span style="color: #9e041d;"><strong>Vignetta di Franco Portinari (<a href="http://www.portoscomic.com/"><span style="color: #9e041d;">www.portoscomic.com</span></a>). </strong></span></p>
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		<item>
		<title>C&#8217;è qualche socialista che vuol dire qualcosa? Non è necessario che sia di sinistra</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 06:08:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brutta Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Criminalità organizzata]]></category>
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		<category><![CDATA[Mass media]]></category>
		<category><![CDATA[Politica e Affari]]></category>
		<category><![CDATA[Avanti!]]></category>
		<category><![CDATA[Partito socialista italiano]]></category>
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		<description><![CDATA[Valter Lavitola, attuale direttore dell&#8217;Avanti!, indagato, insieme all&#8217;imprenditore Giampaolo Tarantini, nell&#8217;ambito di un&#8217;inchiesta della procura di Napoli per un&#8217;estorsione ai danni di Silvio Berlusconi. Dai precedenti direttori dell&#8217;Avanti, organo ufficiale del Partito socialista italiano, riceviamo e pubblichiamo: «Ci rivoltiamo nella tomba». Firmato: Leonida Bissolati, Enrico Ferri, Oddino Morgari, Claudio Treves, Giovanni Bacci, Benito Mussolini, Giacinto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/09/01/ce-qualche-socialista-che-vuol-dire-qualcosa-non-e-necessario-che-sia-di-sinistra/casa-an-giornali-ecco-la-mail-che-coinvolgerebbe-tulliani/" rel="attachment wp-att-31812"><img class="aligncenter size-large wp-image-31812" title="CASA AN: GIORNALI, ECCO LA MAIL CHE COINVOLGEREBBE TULLIANI" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/lavitola-580x384.jpg" alt="" width="580" height="384" /></a>Valter Lavitola, attuale direttore dell&#8217;Avanti!, indagato, insieme all&#8217;imprenditore Giampaolo Tarantini, nell&#8217;ambito di un&#8217;inchiesta della procura di Napoli per un&#8217;estorsione ai danni di Silvio Berlusconi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dai precedenti direttori dell&#8217;Avanti, organo ufficiale del Partito socialista italiano, riceviamo e pubblichiamo: «Ci rivoltiamo nella tomba».</strong><span id="more-31811"></span> <em>Firmato:</em> Leonida Bissolati, Enrico Ferri, Oddino Morgari, Claudio Treves, Giovanni Bacci, Benito Mussolini, Giacinto Menotti Serrati, Pietro Nenni, Riccardo Lombardi, Sandro Pertini, Guido Mazzali, Tullio Vecchietti, Francesco De Martino, Franco Gerardi, Gaetano Arfé, Flavio Orlandi, Bettino Craxi, Ugo Intini, Antonio Ghirelli, Roberto Villetti, Francesco Gozzano.</p>
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		<title>L&#8217;opposizione? In Libia non esiste, parola di Gheddafi</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Aug 2011 06:08:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità politica e sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Giornali e Tv]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Muammar Gheddafi]]></category>
		<category><![CDATA[Oriana Fallaci]]></category>

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		<description><![CDATA[Oriana e il Colonnello. La giornalista con il leader libico. In queste ore, può essere utile rileggersi la famosa intervista di Oriana Fallaci al colonnello Gheddafi, pubblicata dal Corriere della Sera il 2 dicembre 1979. Ne proponiamo un illuminante brano.  Colonnello, visto che non si considera un dittatore, nemmeno un presidente, nemmeno un ministro, mi spieghi: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/23/lopposizione-in-libia-non-esiste-parola-di-gheddafi/gheddafi_fallaci/" rel="attachment wp-att-31423"><img class="aligncenter size-large wp-image-31423" title="gheddafi_fallaci" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/gheddafi_fallaci-580x380.jpg" alt="" width="580" height="380" /></a>Oriana e il Colonnello. La giornalista con il leader libico.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>In queste ore, può essere utile rileggersi <a href="http://www.corriere.it/esteri/11_febbraio_23/e-a-oriana-diceva-voi-ci-massacrate-oriana-fallaci_4c8c7538-3f17-11e0-ad3f-823f69a8e285.shtml">la famosa intervista di Oriana Fallaci </a>al colonnello Gheddafi, pubblicata dal Corriere della Sera il 2 dicembre 1979. Ne proponiamo<em> un illuminante brano. </em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Colonnello, visto che non si considera un dittatore, nemmeno un presidente, nemmeno un ministro, mi spieghi: ma lei che incarico ha? Che cos’è?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Sono il leader della rivoluzione. Ah, come si vede che non ha letto il mio Libro Verde!».<span id="more-31422"></span><br />
<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sì che l’ho letto, invece! Non ci vuole mica tanto. Un quarto d’ora al massimo: è così piccino. Il mio portacipria è più grande del suo libretto verde.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong>«Lei parla come Sadat. Lui dice che sta sul palmo di una mano».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci sta. Dica: e quanto ci ha messo a scriverlo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Molti anni. Prima di trovare la soluzione definitiva ho dovuto meditare molto sulla storia dell’umanità, sui conflitti del passato e del presente».<br />
<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Davvero? E com’è giunto alla conclusione che la democrazia è un sistema dittatoriale, il Parlamento è un’impostura, le elezioni un imbroglio? Vi sono cose che non mi tornano in quel libriccino.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Perché non lo ha studiato bene, non ha cercato di capire cos’è la Jamahiriya. Lei deve sistemarsi qui in Libia e studiare come funziona un Paese dove non c’è governo né Parlamento né rappresentanza né scioperi e tutto è Jamahiriya».<br />
<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che vuol dire? </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong>«Comando del popolo, congresso del popolo. Lei è proprio ignorante».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E l’opposizione dov’è?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Che opposizione? Che c’entra l’opposizione? Quando tutti fanno parte del congresso del popolo, che bisogno c’è dell’opposizione? Opposizione a cosa? L’opposizione si fa al governo! Se il governo scompare e il popolo si governa da solo, a chi deve opporsi: a quello che non c’è?».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/23/lopposizione-in-libia-non-esiste-parola-di-gheddafi/gheddafi_tenda/" rel="attachment wp-att-31452"><img class="aligncenter size-large wp-image-31452" title="Gheddafi_tenda" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/Gheddafi_tenda-580x398.jpg" alt="" width="580" height="398" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/23/lopposizione-in-libia-non-esiste-parola-di-gheddafi/guardie-del-corpo/" rel="attachment wp-att-31453"><img class="aligncenter size-large wp-image-31453" title="Guardie del corpo" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/Guardie-del-corpo-392x580.jpg" alt="" width="392" height="580" /></a>Di Muammar Gheddafi ricorderemo l&#8217;immancabile tenda e le sue guardie del corpo, preferibilmente donne, a volte incinte. </strong></p>
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		<title>Ho telefonato alla Padania, ufficio abbonamenti</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Aug 2011 15:18:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[La Padania]]></category>
		<category><![CDATA[Lega Nord]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari signori, non pretendo che ci crediate. So che non è facile, ma lo giuro sui figli di Berlusconi. Eccovi il fatto. Due settimane fa ho chiamato la redazione de «La Padania» – Ufficio Abbonamenti – ed eccovi, ricostruita al meglio, la mia conversazione. Io: «Buongiorno, mi chiamo Filippo Crea. Risiedo a Milano ma sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/17/ho-telefonato-alla-padania-ufficio-abbonamenti/padania/" rel="attachment wp-att-31226"><img class="aligncenter size-large wp-image-31226" title="padania" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/padania-580x433.jpg" alt="" width="580" height="433" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Cari signori, non pretendo che ci crediate. So che non è facile, ma lo giuro sui figli di Berlusconi. Eccovi il fatto.<span id="more-31225"></span><br />
Due settimane fa ho chiamato la redazione de «La Padania» – Ufficio Abbonamenti – ed eccovi, ricostruita al meglio, la mia conversazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Io</strong>: «Buongiorno, mi chiamo Filippo Crea. Risiedo a Milano ma sono calabrese. Diciamo, un terrone. Vorrei sapere se posso abbonarmi al vostro giornale, visto che non sono un padano».<br />
<strong>Impiegata</strong> (<em>dopo un lungo momento di silenzio</em>): «Pronto… resti in linea, chiedo al mio capo…».<br />
<strong>Impiegata</strong>: (<em>dopo un minuto circa</em>). «Sì, se vuole l’abbonamento può farlo anche lei».<br />
<strong>Io</strong>: «Grazie mille, molto gentile, buongiorno».</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Filippo Crea</strong></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/17/ho-telefonato-alla-padania-ufficio-abbonamenti/bossi_brunetta-2/" rel="attachment wp-att-31260"><img class="aligncenter size-full wp-image-31260" title="bossi_brunetta" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/bossi_brunetta1.png" alt="" width="500" height="458" /></a></p>
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		<title>Attentato di Oslo, Libero non perde l&#8217;occasione per fare una figura di merda</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jul 2011 10:01:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornali e Tv]]></category>
		<category><![CDATA[Mass media]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Anders Behring Breivik]]></category>
		<category><![CDATA[Attentati]]></category>
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		<description><![CDATA[Noi non sappiamo cosa staremo facendo quando arriverà la fine del mondo. Magari saremo vivi o morti. Ma di certo c’è una cosa: quel giorno Libero farà una figura di merda. Già ieri alle 10,30 le agenzie di stampa (italiane) facevano sapere che per la polizia norvegese non c’entrava niente il terrorismo internazionale con l’attentato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/07/23/attentato-di-oslo-libero-non-perde-loccasione-per-fare-una-figura-di-merda/libero/" rel="attachment wp-att-30020"><img class="aligncenter size-large wp-image-30020" title="libero" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/07/libero-580x327.jpg" alt="" width="580" height="327" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Noi non sappiamo cosa staremo facendo quando arriverà la fine del mondo. Magari saremo vivi o morti.<span id="more-30018"></span> Ma di certo c’è una cosa: quel giorno Libero farà una figura di merda. Già ieri alle 10,30 le agenzie di stampa (italiane) facevano sapere che per la polizia norvegese non c’entrava niente il terrorismo internazionale con l’attentato di Oslo. E si parlava già di fronte interno ed estremismo nazionalista.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma evidentemente il venerdì sera d’estate il giornale chiude prima, e allora ecco la prima pagina (con richiamo a pagina 13: il primo attentato in Europa da anni merita di finire a metà giornale…): «Con l’Islam il buonismo non paga. Norvegia sotto attacco: un massacro».<br />
E fin qui, siamo alla figuraccia solita. Ma Carlo Panella vuole darci di più: «Fine dell’illusione. Rischia anche l’Italia». Eh, sì. Considerato che ad eseguire l’attentato è stato un fondamentalista cristiano, anche da noi i rischi sono molteplici: la Roccella, ad esempio, potrebbe impazzire da un momento all’altro. <em>(Giornalettismo, 22 luglio 2011)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/07/23/attentato-di-oslo-libero-non-perde-loccasione-per-fare-una-figura-di-merda/panella2/" rel="attachment wp-att-30019"><img class="aligncenter size-large wp-image-30019" title="panella2" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/07/panella2-580x410.jpg" alt="" width="580" height="410" /></a>Un vero intenditore.</strong> Nato a Genova a ridosso dell’attentato a Togliatti, Carlo Panella (nella foto) ha avuto dalla vita più di quel che si aspettava, inclusi un cancro e 3 anni di latitanza (per “Valpreda innocente”). Avendo sbagliato tutto sulla rivoluzione di Khomeini nel 1978, quale inviato speciale di Lotta Continua in Iran, da 30 anni studia e frequenta l’Islam e i paesi mediorientali. Ha due figli &#8211; la maggiore è italo-tedesca &#8211; e tre cani, fa il bagno a mare anche d’inverno, ha scritto due romanzi e sette saggi sul mondo islamico. Organizza le Tribune Politiche di Mediaset. Il suo sogno è vivere tra Gerusalemme e Camogli. <em>(Da Il Foglio.it)</em></p>
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		<title>Direttore Giuliano, anche tu non sai quel che ti combinano i tuoi sottoposti?</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jun 2011 10:35:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornali e Tv]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Gazzetta di Parma]]></category>
		<category><![CDATA[Grammatica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Waterloo]]></category>

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		<description><![CDATA[Se Pietro Vignali, pur proclamando la sua ignoranza sulle malefatte dei sottoposti, non esita a rimuoverne qualcuno, perché Giuliano Molossi, direttore della Gazzetta di Parma, non dà uno scossone alle sedie dei suoi capiservizio, vice caporedattori e caporedattori, insomma a tutti coloro che hanno la responsabilità di far uscire un giornale non pretendiamo ben scritto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-29192" href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/06/26/giuliano-anche-tu-non-sai-quel-che-ti-combinano-i-tuoi-sottoposti/gazzetta-di-parma/"><img class="aligncenter size-large wp-image-29192" title="Gazzetta-di-Parma" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/06/Gazzetta-di-Parma-580x435.jpg" alt="" width="580" height="435" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Se Pietro Vignali, pur proclamando la sua ignoranza sulle malefatte dei sottoposti, non esita a rimuoverne qualcuno, perché Giuliano Molossi, direttore della Gazzetta di Parma, non dà uno scossone alle sedie dei suoi capiservizio, vice caporedattori e caporedattori, insomma a tutti coloro che hanno la responsabilità di far uscire un giornale non pretendiamo ben scritto, ma almeno senza errori madornali? I quali abbondano, invece, sul «quotidiano d’informazione fondato nel 1735», e sono sia di natura grammaticale sia culturale.<span id="more-29191"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Qualche giorno fa, da Salsomaggiore, una collaboratrice ha messo un’acca dove proprio non ci voleva («Oltre <em>ha</em> ricordare l’importanza della trasparenza…»). E oggi, 26 giugno, un’altra collaboratrice ha mandato il suo compitino da Langhirano collocando la battaglia di Waterloo «a fine Settecento» anziché nel 1815 (18 giugno), dimostrando così di avere posa dimestichezza con la storia e di essere tanto pigra (o presuntuosa) da non prendersi neppure la briga di consultare wikipedia. Almeno quella, diamine.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la Gazzetta di Parma, ogni giorno una Waterloo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Libia, una guerra indolente e primitiva</title>
		<link>http://www.navecorsara.it/wp/2011/04/28/libia-una-guerra-indolente-e-primitiva/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 21:39:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornali e Tv]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra a pace]]></category>
		<category><![CDATA[Politica estera]]></category>
		<category><![CDATA[Ajdabiya]]></category>
		<category><![CDATA[Bengasi]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Vassil Donev]]></category>

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		<description><![CDATA[Un ribelle ad Ajdabiya. Per saperne un po’ di più sulla strana guerra in cui sono andati a ficcarsi Berlusconi e Frattini e su come combattano gli insorti rinvigoriti dall&#8217;Italia con Tornado e bombe intelligenti, pubblichiamo un articolo di Vassil Donev, unico giornalista bulgaro a lavorare in Libia dall’inizio degli attacchi aerei. Fotografo per l&#8217;European [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-27063" href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/04/28/libia-una-guerra-indolente-e-primitiva/libia_ajdabiya/"><img class="aligncenter size-large wp-image-27063" title="Libia_Ajdabiya" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/04/Libia_Ajdabiya-580x358.jpg" alt="" width="580" height="358" /></a><strong>Un ribelle ad Ajdabiya. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Per saperne un po’ di più sulla strana guerra in cui sono andati a ficcarsi Berlusconi e Frattini e su come combattano gli insorti rinvigoriti dall&#8217;Italia con Tornado e bombe intelligenti, pubblichiamo un articolo di <strong>Vassil Donev</strong></em><em>, unico giornalista bulgaro a lavorare in Libia dall’inizio degli attacchi aerei. Fotografo per l&#8217;European Press Agency (Epa), ha base a Bengasi, il quartier generale dei ribelli, da dove si spinge sui diversi fronti. Quella che ci consegna è una visione originale scaturita dalla presenza sul campo.<span id="more-27062"></span><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Da qualche giorno non sono in corso operazioni militari rilevanti. In ogni caso, questa guerra è strana, quasi indolente, propria ai Paesi del Sud: qui ci si batte un po’ durante il giorno per riposarsi di sera. Le vittime nei ranghi degli insorti non sono provocati soltanto dalle forze leali a Gheddafi ma anche da numerosi incidenti dovuti alla scarsa dimestichezza con il materiale militare che maneggiano. Proiettili vaganti, esplosioni di depositi di munizioni… Qualche giorno fa, ad Ajdabiya, città controllata dagli insorti, un ragazzo si è ucciso maneggiando un proiettile che gli è esploso tra le mani. Quattro giorni fa, tre giovani di una quindicina d’anni hanno tirato dei colpi inopportuni con una mitragliatrice pesante: non soltanto sono rimasti feriti, ma hanno pure ferito parecchie persone. I più grandi non sono necessariamente soldati migliori.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche giorno fa, sempre ad Ajdabiya, è corsa voce che un tiratore scelto dell’esercito di Gheddafi si nascondeva in un edificio della città, distrutto perciò a colpi di cannone. Risultato: non si è trovato il corpo del presunto cecchino. In compenso è rimasto ucciso un abitante della città. Ma non per questo si può parlare di ecatombe. Da parte delle forze lealiste, la maggior parte delle perdite è causata dagli attacchi inflitti dalla Nato ai blindati dell’esercito.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra la popolazione locale, si mormora che gli equipaggi dei tank sono ammanettati all’interno dei carrarmati perché non fuggano.</p>
<p style="text-align: justify;">A Bengasi, tutto è calmo. Quando si spara è perlopiù a salve, per esprimere gioia. I negozi vengono riforniti in maniera irregolare, ma sono provvisti dell’essenziale, a cominciare dall’acqua minerale in bottiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche ristorante, compresi due specializzati in pesce, hanno riaperto. Anche una pizzeria, dove si mangia con circa quattro euro. La benzina è molto poco cara, quasi gratuita: una decina di centesimi di euro al litro.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa guerra non si può propriamente parlare di linea del fronte. Tutti si muovono, tutto il tempo. Ajdabiya è passata di mano a più riprese. Gli insorti sono essenzialmente raggruppati sull’asse principale che collega Ajdabiya a Brega. Di quando in quando, tirano granate, razzi, piccoli missili recuperati qui e là, il tutto in maniera alquanto approssimativa. Quando sono bombardati, anche da molto lontano, salgono sui loro veicoli e sgomberano il campo tirando in tutte le direzioni… Nell’insieme è una guerra abbastanza primitiva, caotica.</p>
<p style="text-align: justify;">
<h3><strong><span style="color: #b10613;">Testimonianza. Intrappolati nell’ospedale d&#8217;Ajdabiya</span></strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Tre medici bulgari lavorano all’ospedale d&#8217;Ajdabiya: lo specialista di medicina interna Dimitar Kiutchukov e le pediatre Maria Arnaudova e Dimitrina Kantcheva. Vorrebbero partire ma non possono. Non hanno più contatti con il mondo esterno; i telefoni non funzionano che all’interno del territorio libico. Sono preoccupati. Una settimana fa, quando le forze di Gheddafi hanno dato l’assalto alla città, due carri armati hanno tirato sui loro alloggi, sistemati nel cortile dell’ospedale. Vivono in specie di bungalow messi a loro disposizione dalle autorità in questa città dove, dal 1992, hanno lavorato circa 350 medici e infermiere bulgari. Sfidando i pericoli, potrebbero raggiungere Bengasi, ma una volta là bisognerebbe che trovassero il sistema per passare in Egitto affrontando in senso inverso il percorso utilizzato dagli inviati della stampa internazionale che coprono il conflitto dalla parte degli insorti. Nessuna amministrazione lavora più qui. I medici avrebbero bisogno di certificati attestanti che hanno esercitato qui gli ultimi cinque anni, per poter riavere il loro lavoro in Bulgaria. In più, è da sei mesi che non ricevono lo stipendio. Pagati in dinari libici, si chiedono come cambiare i loro soldi in euro prima di partire.  <em>(Dal quotidiano bulgaro </em><em><a href="http://www.trud.bg/">Troud</a></em><em><a href="http://www.trud.bg/"> </a></em><em>del 21 aprile 2011).</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a rel="attachment wp-att-27077" href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/04/28/libia-una-guerra-indolente-e-primitiva/blood-stained-boots-of-a-killed-rebel-fighter-are-seen-outside-the-emergency-ward-of-misrata-hospital/"><img class="aligncenter size-large wp-image-27077" title="Blood stained boots of a killed rebel fighter are seen outside the emergency ward of Misrata hospital" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/04/Libia_Misurata-580x377.jpg" alt="" width="580" height="377" /></a>Scarpe imbrattate di sangue di un ribelle davanti al pronto soccorso dell’ospedale di Misurata. Agli insorti ci sono volute due settimane di combattimenti per impadronirsi di un edificio del centro di Misurata utilizzato come postazione dai cecchini lealisti. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><a rel="attachment wp-att-27078" href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/04/28/libia-una-guerra-indolente-e-primitiva/libia_insorti/"><img class="aligncenter size-large wp-image-27078" title="libia_insorti" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/04/libia_insorti-580x386.jpg" alt="" width="580" height="386" /></a>Insorti libici evacuano uno dei loro, ferito durante una sparatoria nella città di Misurata. La foto è stata scattata da Chris Hondros qualche ora prima di morire. Chris Hondros e Tim Hetherington, due grande fotoreporter di guerra, sono morti colpiti da un tiro di mortaio. </strong></p>
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		<title>Quarant’anni fa nasceva il Manifesto</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 19:37:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornali e Tv]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[il Manifesto]]></category>
		<category><![CDATA[Rossana Rossanda]]></category>
		<category><![CDATA[Valentino Parlato]]></category>

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		<description><![CDATA[di Chiara Paolin Il 28 aprile 1971 la prima copia del quotidiano. Tra i talenti sfornati Lucia Annunziata, Corradino Mineo, Gad Lerner e Sandro Ruotolo. Il fondatore Valentino Parlato: «Il Manifesto è più vecchio di Repubblica, non ha mai avuto dietro un padrone né un partito, e soprattutto non ha mai cambiato faccia». «Era il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-27058" href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/04/28/quarant%e2%80%99anni-fa-nasceva-il-manifesto/vauro40annim33/"><img class="aligncenter size-large wp-image-27058" title="vauro40annim33" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/04/vauro40annim33-580x482.jpg" alt="" width="580" height="482" /></a></p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/28/manifesto-in-bilico-da-40-anni-ma-sempre-comunisti/107522/"><strong>di Chiara Paolin</strong></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il 28 aprile 1971 la prima copia del quotidiano. Tra i talenti sfornati Lucia Annunziata, Corradino Mineo, Gad Lerner e Sandro Ruotolo. Il fondatore Valentino Parlato: «Il Manifesto è più vecchio di Repubblica, non ha mai avuto dietro un padrone né un partito, e soprattutto non ha mai cambiato faccia».<span id="more-27057"></span><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">«Era il 25 aprile del 1994. Davanti la stazione di Milano c’era Bossi, e io gli ho chiesto al volo: ma perché non molli Berlusconi? A dicembre lo fece, e cadde il governo. Fu l’unica volta in cui la Lega lasciò solo il Cavaliere. Adesso quasi quasi glielo domando al Senatur se ci rifà ‘sta cortesia».</p>
<p style="text-align: justify;">Chiedere a <strong>Valentino Parlato</strong> com’è festeggiare i primi quarant’anni del Manifesto è un’impresa storica. Nomi, storie e ribaltamenti epocali scandiscono i giorni vissuti pagina dopo pagina dal quel tremebondo 28 aprile 1971, quando uscì la prima copia del giornale quotidiano (già partito come periodico nel 1969) firmato – tra gli altri – da Lucio Magri,<strong> </strong>Rossana Rossanda, Luigi Pintor, Aldo Natoli, Luciana Castellina e Ninetta Zandegiacomi.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti orgogliosamente comunisti molto di sinistra e già rompiscatole, perché su questioni fondamentali come l’invasione sovietica in Cecoslovacchia il titolo uscì chiaro e forte («Praga è sola»). Idem per la sanzione del Pci, il cui ufficio centrale radiò Rossanda, Pintor e Natoli con l’accusa di «frazionismo».</p>
<p style="text-align: justify;">«Scrivi quello che ti pare della nostra storia, l’importante per me è dire questo», taglia corto Parlato, «il Manifesto è più vecchio di Repubblica, non ha mai avuto dietro un padrone né un partito, e soprattutto non ha mai cambiato faccia».</p>
<p style="text-align: justify;">Una faccia tosta, contenta di far arrabbiare i suoi stessi sostenitori. Come quella volta che Parlato confessò di aver incontrato Cuccia per chiedergli un solido aiuto finanziario.</p>
<p style="text-align: justify;">«E certo», conferma lui, cui venne conferita anche la Cazzuola d’oro, alta onorificenza della massoneria italiana. «A dir la verità con Cuccia ho parlato tante volte. Conversazioni gradevoli, spiritose. Non mi diede mai una lira, ma poi con le banche mi sono giocato quel rapporto. Perché oggi i conti vanno malissimo, ma la verità è che sono sempre andati male».</p>
<p style="text-align: justify;">Il Manifesto è nato così: stesso stipendio per tutti, dal direttore al grafico. Soldi in cassa pochi, talenti sfornati tantissimi.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi generosamente ceduti a tutta l’editoria italiana: Corradino Mineo, Riccardo Barenghi, Lucia Annunziata, Gad Lerner, Mauro Paissan, Giorgio Casadio, Sandro Ruotolo, Stefano Menichini, Gianluca Nuzzi, Carmine Fotia, Pierluigi Sullo, Stefano Benni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma anche qui il compagno presidente – della cooperativa editrice – non si lascia irretire dai cliché sinistrorsi: «Gianni Riotta era molto bravo, e quando un giornalista impara a guidare poi va dove vuole. Franco Frattini bazzicava qui dagli anni ‘70 agli ‘80. Abbiamo sempre dato spazio a tutti, se le idee erano buone. Per esempio mi ricordo i pezzi sull’economia di Giulio Tremonti: non erano male, anzi. Parlava già all’epoca di tasse troppo alte, di burocrazia da tagliare, e aveva ragione. Ma ormai è da tanto tempo che non ci sentiamo». Peccato. Perché i tagli all’editoria e il risparmio violento sulla cultura che non produce reddito sono la perenne spada di Damocle sul futuro di un giornale le cui vendite oscillano sotto le ventimila copie, mentre i debiti continuano a salire.</p>
<p style="text-align: justify;">«Tra sottoscrizioni e campagne straordinarie d’abbonamento abbiamo raccolto 850 mila euro, ma ci vorrebbe qualche milione per rimetterci davvero in sesto», confessa Parlato.</p>
<p style="text-align: justify;">Norma Rangeri, che dirige la testata ormai da un anno, ha deciso il rilancio partendo da una nuova grafica e riorganizzazione delle pagine per concentrare le energie sui temi forti: «Più spazio all’inchiesta, agli approfondimenti, alla ricerca culturale e al dibattito politico della sinistra», come dice la nota celebrativa diffusa insieme alla t-shirt in edizione unica (a 15 euro per i collezionisti).</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, oggi è festa, in edicola il giornale costa solo 50 centesimi e tira 120 mila copie per gridare a tutti la voglia di andare avanti. «La verità? Sono parecchio stanco, ma per niente stufo di fare questo giornale», chiude Parlato, 80 anni compiuti a febbraio, nato a Tripoli e dichiarato ammiratore del Gheddafi prima maniera.</p>
<p style="text-align: justify;">«Quello del libretto verde», precisa, «uno dei pochi leader politici che ha creduto nella democrazia partecipata. Quella per cui continueremo a lottare anche qui, nell’Italia che magari cambia ma non migliora mai».</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><a rel="attachment wp-att-27059" href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/04/28/quarant%e2%80%99anni-fa-nasceva-il-manifesto/pintor/"><img class="aligncenter size-large wp-image-27059" title="pintor" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/04/pintor-480x580.jpg" alt="" width="480" height="580" /></a>Padre fondatore. Luigi Pintor in una caricatura di Tullio Pericoli. </strong></p>
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		<title>Sempre più europei</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Apr 2011 07:44:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornali e Tv]]></category>
		<category><![CDATA[Playboy]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>

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		<description><![CDATA[È la copertina dell&#8217;ultimo numero dell&#8217;edizione tedesca di Playboy. Lo strillo a destra annuncia: Berlusconi, il sultano della pianura padana (doppio senso che si può tradurre anche come «pianura del culetto»). Così funziona il sistema di potere del premier più penoso di tutti i tempi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-26965" href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/04/24/sempre-piu-europei/playberlusca/"><img class="aligncenter size-full wp-image-26965" title="playberlusca" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/04/playberlusca.jpg" alt="" width="512" height="522" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>È la copertina dell&#8217;ultimo numero dell&#8217;edizione tedesca di Playboy. Lo strillo a destra annuncia: Berlusconi, il sultano della pianura padana (doppio senso che si può tradurre anche come «pianura del culetto»). Così funziona il sistema di potere del premier più penoso di tutti i tempi.</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il fondatore di Reporters sans frontières sceglie la destra fascista di Marine Le Pen. Ma i giornali italiani tacciono, dopo avergli dato retta per tanti anni</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 00:58:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornali e Tv]]></category>
		<category><![CDATA[Mass media]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Marine Le Pen]]></category>
		<category><![CDATA[Reporters sans frontières]]></category>
		<category><![CDATA[Robert Ménard]]></category>

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		<description><![CDATA[Robert Ménard. Ha lasciato nel 2008 l’ong che ha entusiasmato i giornalisti di mezzo mondo. La sua nuova fondazione, miliardaria ma misteriosa, ha sede a Doha. Dopo aver ammesso legami con la Cia e la famiglia Bush, pubblica Vive Le Pen, risposta a Indignatevi di Stephan Hessel, protagonista della Resistenza e fra gli autori della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-26807" href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/04/20/il-fondatore-di-reporters-sans-frontieres-sceglie-la-destra-fascista-di-marine-le-pen-ma-i-giornali-italiani-tacciono-dopo-avergli-dato-retta-per-tanti-anni/menard/"><img class="aligncenter size-large wp-image-26807" title="menard" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/04/menard-580x252.jpg" alt="" width="580" height="252" /></a>Robert Ménard.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ha lasciato nel 2008 l’ong che ha entusiasmato i giornalisti di mezzo mondo. La sua nuova fondazione, miliardaria ma misteriosa, ha sede a Doha. Dopo aver ammesso legami con la Cia e la famiglia Bush, pubblica <em>Vive Le Pen</em></strong><strong>, risposta a <em>Indignatevi </em></strong><strong>di Stephan Hessel, protagonista della Resistenza e fra gli autori della carta Onu sui Diritti Umani.<span id="more-26806"></span><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di </strong><strong><a href="http://domani.arcoiris.tv/author/gennaro-carotenuto/">Gennaro Carotenuto</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://domani.arcoiris.tv/poveri-giornalisti-menard-fondatore-di-reporters-sans-frontieres-sceglie-la-destra-fascista-di-marine-le-pen/lepen/"></a></em></p>
<p style="text-align: justify;">Colpo mortale alla credibilità di Reporters sans frontières: Robert Ménard, fondatore e padre padrone dell’organizzazione fino al 2008, quando ha scelto di passare ad una ricchissima quanto fantomatica fondazione con sede a Doha, che al momento non ha neanche un <a href="http://www.dohacentre.org/">sito Internet</a> funzionante, si è schierato con la destra fascista appoggiando la campagna elettorale del Front National francese di Jean-Marie Le Pen e quella presidenziale di sua figlia Marine.</p>
<p style="text-align: justify;">Per Robert Ménard (Orano, 1953), piede nero (francese d’Algeria) e figlio di un fascista commilitone di Jean-Marie Le Pen nell’OAS, è il traguardo di un percorso che lo riporta alle origini, dalle quali probabilmente non si era mai allontanato se non tatticamente. Spacciatosi per buona parte della sua vita come liberale, libertario e persona di sinistra, Ménard aveva via via rotto gli argini, spostando RSF da una presunta origine liberal-progressista verso un suprematismo occidentalista completamente identificato nella politica di George Bush.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso di questi anni ha fatto parlare di sé per posizioni sempre più estreme, islamofobe, omofobe, per la pena di morte e a favore della tortura. Oggi, dopo aver abbandonato Reporter Sans Frontiére, il <a href="http://www.in-business.fr/2011/04/01/14549/14549">libello</a> “Vive le Pen”, a giorni in libreria a Parigi e firmato con la moglie, Emmanuelle Duverger, vuole essere la risposta di estrema destra a “Indignez-vous!” (Indignatevi!) di Stéphane Hessel. Nel pamphlet Ménard prova ancora a vendersi come paladino della libertà d’espressione ma per denunciare stavolta la discriminazione da parte dei media e della politica francese, in particolare di quelli di sinistra, contro l’estrema destra e la censura contro le “idee” razziste e fasciste propagandate dal Front National. Furbo come una volpe Ménard cita continuamente Voltaire (darebbe la vita per permettere al negazionista della Shoah Robert Faurisson di dire la sua, sic) e non ammette ancora di voler entrare in politica nel Front National ma ci gira intorno e sostiene di considerare giuste le motivazioni degli elettori del FN oltre che il programma di quel partito.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella sul coming out fascista di Ménard, che di fronte alle crescenti polemiche in Francia si è già dichiarato vittima di un “processo per eresia” da parte dei benpensanti di sinistra e che sta impostando tutta la propaganda sulla denuncia dell’intolleranza contro di sé e contro il FN, è una notizia di quelle imbarazzanti e di conseguenza i grandi giornali italiani finora la stanno ignorando.</p>
<p style="text-align: justify;">Per anni infatti “Reporter senza frontiere”, che si presentava come una ONG liberal-democratica se non apertamente progressista, ha avuto entusiasta stampa sui grandi media italiani che pendevano e pendono dalle labbra di questa organizzazione e dalle sue denunce tralasciando il fatto che da più parti Ménard e RSF erano accusati di amnesie selettive al momento di scegliere di quali casi occuparsi. Non importava quanto squilibrate fossero le denunce contro violazioni della libertà d’espressione vere o presunte (tanta Cuba e ancor di più Venezuela e niente Messico, Colombia o Honduras per semplificare). Tutto quello che proveniva da RSF era preso e pubblicato come oro colato. Quei pochi studiosi che in questi anni si sono permessi di far rilevare le crescenti incongruenze di tale organizzazione e il fatto che questa fosse tutt’altro che neutra nel difendere la libertà di stampa e d’espressione, sono stati puntualmente diffamati e demonizzati come pericolosi estremisti.</p>
<p style="text-align: justify;">La verità era però sotto gli occhi di chiunque volesse vederla. Mentre contribuiva a creare il caso Yoani Sánchez a Cuba (che per fortuna nessuno ha mai incarcerato, né torturato), si disinteressava completamente a tutti i blogger che in decine di paesi sono incarcerati e in qualche caso uccisi, ma hanno la sfortuna di vedere conculcati i loro diritti da un governo autoritario vicino agli interessi degli Stati Uniti. Mentre in Venezuela Reporte Sans Frontiéres schierava quotidianamente l’artiglieria contro il governo di Hugo Chávez, difendendo a spada tratta anche media apertamente golpisti, come RCTV, nulla diceva dei giornalisti ammazzati dalla dittatura hondureña di Roberto Micheletti. Mentre denunciava la mancanza di libertà di espressione in Cina o in Iran teneva uno scrupoloso silenzio su casi come quello dell’Iraq o di altri paesi “amici” del Golfo Persico e sugli attacchi deliberati ai media commessi dalle truppe alleate che portarono per esempio alla morte del cameramen di Tele5 José Couso.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò rispondeva ad una precisa logica economica e politica. E’ stato ripetutamente denunciato e infine ammesso che Reporter senza Frontiere era finanziata, oltre che indidirettamente dalla Cia, dalle più importanti fondazioni filo-repubblicane statunitensi, come Freedom House o National Endowment for Democracy, in genere organiche al governo di George Bush. Tali fondi non servivano per fomentare la libertà di espressione ma per orchestrare vere e proprie campagne di disinformazione e diffamazione contro sgoverni sgraditi nelle quali Rsf è stata più volte presa con le mani nel sacco. Purtroppo, denunciare come RSF non avesse in maniera terza a cuore la libertà di stampa, ma fosse uno strumento per  la politica di “regime change” bushiano, laddove l’eufemismo del cambio di regime voleva dire cambiare un regime (autoritario o democratico poco importa) con uno amico degli Stati Uniti, in genere autoritario, ha portato finora all’ostracismo di chi, documentatamente, tali denunce presentava.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancor più difficile è stato far luce sulla sinistra figura dell’uomo simbolo di RSF, Robert Ménard. Per anni tenutosi al coperto sotto la conveniente bandiera del politicamente corretto, questo si era via via liberato di ogni remora. Nell’agosto 2007 la sua aperta difesa dell’uso della <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/1285-reporter-senza-frontiere-si-alla-tortura/">tortura</a> fu oggetto dell’ultima denuncia del grande Franco Carlini prima di morire. Quella sulla tortura non era l’ultima ignominia di Ménard, <a href="http://www.tetu.com/actualites/culture/robert-menard-reitere-ses-propos-reacs-sur-lhomosexualite-18610">omofobo</a>, <a href="http://www.rue89.com/2010/03/21/quand-robert-menard-ex-rsf-defend-la-peine-de-mort-143862">favorevole alla pena di morte</a> (salvo che in Cina) e islamofobo (vorrebbe privare i <a href="http://www.islamenfrance.fr/2010/10/24/robert-menard-robert-%C2%AB-menarve-%C2%BB-robert-m%E2%80%99enerve/">musulmani</a> della cittadinanza francese) come un Borghezio qualsiasi e nonostante citi Voltaire a ogni pié sospinto.</p>
<p style="text-align: justify;">A ben guardare non c’è nulla di strano nell’approdo di Ménard al Front National. Ma quelli che l’hanno difeso ed esaltato in questi anni e hanno disdegnato i dubbi di chi avanzava legittime preoccupazioni sul caso Rsf, dovrebbero avere l’onestà intellettuale di non negare questa informazione e, possibilmente, fare autocritica.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-26810" href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/04/20/il-fondatore-di-reporters-sans-frontieres-sceglie-la-destra-fascista-di-marine-le-pen-ma-i-giornali-italiani-tacciono-dopo-avergli-dato-retta-per-tanti-anni/menard-2/"><img class="aligncenter size-full wp-image-26810" title="ménard" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/04/ménard.jpg" alt="" width="400" height="529" /></a></p>
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		<title>I berluscloni si arrampicano sugli specchi</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 13:25:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brutta Italia]]></category>
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		<category><![CDATA[Ilda Boccassini]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 1982 Ilda Boccassini (nella foto) si rese colpevole di «vistose affettuosità» con un giornalista di Lotta continua, uno sgangherato articolo del Giornale tutto da leggere. Anche per dei servi abituati a obbedir tacendo, quella di rendersi ridicoli per difendere il capo sull&#8217;orlo del baratro è la corvée più umiliante. Per fortuna che Michele c&#8217;è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-22726" href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/01/27/i-berluscloni-si-arrampicano-sugli-specchi/boccassini/"><img class="aligncenter size-large wp-image-22726" title="boccassini" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/01/boccassini-580x407.jpg" alt="" width="580" height="407" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel 1982 Ilda Boccassini (</strong><em><strong>nella foto</strong></em><strong>) si rese colpevole di «vistose affettuosità» con un giornalista di Lotta continua, </strong><a href="http://www.ilgiornale.it/interni/ilda_e_effusioni_sotto_procura_la_mia_vita_privata_non_si_tocca_nel_1982_boccassini_venne_sorpresa_atteggiamenti_amorosi_giornalista_lotta_continua_davanti_csm_si_difese_come_paladina_privacy_e_fu_assolta/27-01-2011/articolo-id=502028-page=0-comments=1"><strong>uno sgangherato articolo del Giornale </strong></a><strong>tutto da leggere. Anche per dei servi abituati a obbedir tacendo, quella di rendersi ridicoli per difendere il capo sull&#8217;orlo del baratro è la corvée più umiliante.<span id="more-22725"></span><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: center;"><strong>Per fortuna che Michele c&#8217;è</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Pure se agghiacciante nelle intenzioni e disgustoso nei toni, l’ attacco del Giornale di Berlusconi a Ilda Boccassini è puramente, classicamente comico. Il principale capo d’accusa è che Boccassini sarebbe stata vista nel 1982 (trent’ anni fa) mentre baciava «un giornalista di sinistra», per giunta in un’area non lontana da Palazzo di Giustizia: almeno si fossero baciati mentre erano in gita sui laghi, gli svergognati. Tecnicamente parlando, si tratta della perfetta parodia di una campagna di stampa. Se questo è il massimo sforzo che la famosa macchina del fango è in grado di produrre, Berlusconi farebbe bene a richiamare immediatamente Feltri, che se c’era da infamare qualcuno almeno lo infamava ben bene, come ha fatto col povero Boffo.Vero è che il clima è talmente infuocato e le urla così alte che tutto pare indistinto, arruffato, uguale: come dice Saviano proprio questo è l’ obbiettivo, far credere che tutti si sia ugualmente sozzi, loschi e compromessi. Ma perfino in questo saloon, e nel pieno della sparatoria, dovrebbe valere un minimo sindacale anche per i colpi bassi. Se anche l’ odio politico, la calunnia, la bava alla bocca sono di serie b, che cosa ci resta, di serie a, in questo povero paese?.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>(Michele Serra, la Repubblica, 29 gennaio 2011)</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Mass media</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jan 2011 23:26:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornali e Tv]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Sallusti]]></category>
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		<category><![CDATA[Panorama]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-22346" href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/01/21/mass-media/mauro_biani_1429/"><img class="aligncenter size-full wp-image-22346" title="mauro_biani_1429" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/01/mauro_biani_1429.gif" alt="" width="500" height="497" /></a><span id="more-22345"></span></p>
<p><a rel="attachment wp-att-22347" href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/01/21/mass-media/bandanax_44434/"><img class="aligncenter size-full wp-image-22347" title="bandanax_44434" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/01/bandanax_44434.gif" alt="" width="500" height="369" /></a></p>
<p><a rel="attachment wp-att-22354" href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/01/21/mass-media/eroi/"><img class="aligncenter size-large wp-image-22354" title="eroi" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/01/eroi-580x397.gif" alt="" width="580" height="397" /></a></p>
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		<item>
		<title>Il cardinale, gli immigrati delinquenti e gli alticci giornalisti di Repubblica</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Dec 2010 18:16:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornali e Tv]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Dionigi Tettamanzi]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[Quotidiano la Repubblica]]></category>

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		<description><![CDATA[Il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano. «Non tutti gli immigrati sono delinquenti». Chi pensate l’abbia pronunciata questa frase dopo i postumi dei fatti di Brembate, con il marocchino ancora in carcere e la furia razzista scatenata nelle strade? Umberto Bossi? Il suo luogodemente Mario Borghezio? Qualche altro facinoroso della Lega? Macchè! L’avrebbe pronunciata nientepopodimeno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a rel="attachment wp-att-20488" href="http://www.navecorsara.it/wp/2010/12/07/il-cardinale-gli-immigrati-delinquenti-e-gli-alticci-giornalisti-di-repubblica/tettamanzi/"><img class="aligncenter size-large wp-image-20488" title="Tettamanzi" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2010/12/Tettamanzi-580x520.jpg" alt="" width="580" height="520" /></a>Il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano. </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Non tutti gli immigrati sono delinquenti». Chi pensate l’abbia pronunciata questa frase dopo i postumi dei fatti di Brembate, con il marocchino ancora in carcere e la furia razzista scatenata nelle strade?<span id="more-20487"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Umberto Bossi? Il suo luogodemente Mario Borghezio? Qualche altro facinoroso della Lega? Macchè! L’avrebbe pronunciata nientepopodimeno che il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, durante il solenne «discorso alla città» nella basilica di sant’Ambrogio. Ma come, uno come lui così sensibile alle condizioni degli immigrati?</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure era scritto nell’occhiello del titolo principale sulla prima pagina di Repubblica di oggi, 7 dicembre, giorno di sant’Ambrogio patrono di Milano e della prima alla Scala.</p>
<p style="text-align: justify;">Caspita una frase del genere presuppone che non lo siano tutti, delinquenti, ma un bel po’ sì. Insomma, che le brave persone, gli immigrati che non delinquono, siano una particola, un’eccezione.</p>
<p style="text-align: justify;">Increduli, andiamo a leggere a pagina 4 del medesimo giornale. E qui le cose cambiano. Il cardinale ha detto infatti: «Prego perché non si sovrapponga genericamente a tutti gli immigrati la categoria della delinquenza».</p>
<p style="text-align: justify;">Non sarà un abisso, ma la differenza c’è. A questo punto, chiediamo che ai titolisti del quotidiano la Repubblica, perlomeno a quelli della prima pagina, venga fatto il testo antialcol prima che inizino a lavorare. E che siano loro sequestrate le bottiglie di spumante che si portano in redazione. C&#8217;è poco da festeggiare. <strong>(pf)</strong></p>
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