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	<title>Nave Corsara &#187; Economia</title>
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		<title>Ladri di terra</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 22:56:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Biocarburanti]]></category>
		<category><![CDATA[Etiopia]]></category>
		<category><![CDATA[Land Grabbing]]></category>

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		<description><![CDATA[Multinazionali e paesi emergenti come Brasile, India, Cina e Russia derubano i contadini africani. di Edoardo Vigna In Tanzania, la gente dei villaggi, per affittare un acro di terra, paga tra 250mila e due milioni e mezzo di scellini locali annui (125-1.250 euro): gli investitori stranieri (secondo il giornale economico Business Times) per produrre biocarburanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/12/30/ladri-di-terra/land_grabbing_1/" rel="attachment wp-att-35532"><img class="aligncenter size-large wp-image-35532" title="land_grabbing_1" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/12/land_grabbing_1-580x414.jpg" alt="" width="580" height="414" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #b30318;">Multinazionali e paesi emergenti come Brasile, India, Cina e Russia derubano i contadini africani.</span><span id="more-35531"></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di Edoardo Vigna</strong><br />
In Tanzania, la gente dei villaggi, per affittare un acro di terra, paga tra 250mila e due milioni e mezzo di scellini locali annui (125-1.250 euro): gli investitori stranieri (secondo il giornale economico Business Times) per produrre biocarburanti starebbero intanto facendo incetta delle stesse terre al prezzo ridicolo di 700 scellini ad acro (0,35 euro).</p>
<p style="text-align: justify;">L’Etiopia, Paese cronicamente nel morso della carestia, in cui 13 milioni di persone dipendono dagli aiuti internazionali, negli ultimi anni è stata presa d’assalto da società agro-alimentari o produttrici di biocarburante indiane, saudite, cinesi. Secondo l’americano Oakland Institute e l’organizzazione dei contadini del Mali, dalla fine del 2010 ben 544mila ettari di terra del Paese africano – che darebbero lavoro a più di mezzo milione di agricoltori &#8211; sono stati o sono in via di «razzia» da parte di governi stranieri o multinazionali. Storie che ritornano anche in Indonesia, Malaysia, Filippine, Bolivia: anche se è soprattutto in Africa che non valgono mai le leggi di mercato. Solo quella del più forte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Land Grab.</strong> Si chiama «Land Grab», traducibile in «rapina (grab) della terra (land)», non è ancora la parola dell’anno come «spread» ma ne sentiremo parlare sempre di più. Da una parte i governi di nazioni più ricche, che cercano terre per produrre cibo da riportare in patria per garantire sicurezza alimentare ai propri cittadini, o multinazionali a caccia di appezzamenti per produrre a costo più basso. Dall’altra, i contadini e le terre in cui vivono da secoli, che garantiscono loro (quando pure lo fanno) la sopravvivenza, e quei diritti fondamentali al cibo, alla vita, spesso non scritti ma non meno autentici. E ormai sistematicamente violati. Un fenomeno in crescita esponenziale.</p>
<p style="text-align: justify;">In 10 anni (secondol’International Land Coalition), 203 milioni di ettari sono stati acquistati (ceduti) o affittati a 40/50 e fino a 99 anni (o sono in via di): una superficie pari a sette volte quella dell’Italia, oltre venti volte quella delle nostre terre coltivabili, più o meno le dimensioni dell’Europa nord-occidentale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/12/30/ladri-di-terra/land_grabbing_2/" rel="attachment wp-att-35533"><img class="aligncenter size-full wp-image-35533" title="land_grabbing_2" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/12/land_grabbing_2.jpg" alt="" width="579" height="415" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Obiettivo: Africa.</strong> Primo obiettivo delle negoziazioni: l’Africa, appunto, che rappresenta con 134,5 milioni di ettari quasi il 70% delle trattative (anche quelle in corso), poi l’Asia con poco più del 20% (43,5 milioni) e l’America Latina (18,3). Una piccola quota, 4,7 milioni di ettari, riguarda peraltro anche la campagna europea (soprattutto Romania, Bulgaria e Ungheria). Più in particolare, le ricerche dell’ong Oxfamindicano – nel mirino del land grabbing – soprattutto Paesi come Ghana, Mozambico, Senegal, Liberia, il nuovissimo Sud Sudan e, appunto, Etiopia e Tanzania.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Mali e (ancora) la Tanzania vengono considerate sotto «opa ostile» anche dall’americano Oakland Institute, autore di uno dei dossier più recenti e completi. «In Mali, però, si tratta soprattutto di investimenti della vecchia &#8220;dirigenza” libica, che ora sono stati congelati dalla nuova, in questa fase meno disposta a investire all&#8217;estero», spiega Stefano Liberti, che ha appena pubblicato il libro Land Grabbing, come il mercato delle terre crea il nuovo colonialismo (edito da Minimum Fax, di prossima pubblicazione anche in Francia, Germania, America).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nuovo colonialismo.</strong> A rastrellare terre sono soprattutto governi e società di Paesi come la Cina, l’India, la Corea del Sud, l’Arabia Saudita, il Qatar. Ma, oltre alle multinazionali occidentali, ci sono anche alcuni Paesi emergenti come Brasile e Russia. L’obiettivo principale, per gli Stati, sarebbe quello del perseguimento della sicurezza alimentare per la propria popolazione, in un momento di incertezza e crisi come l’attuale.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, secondo le indagini più ampie e accreditate (Ilc in testa), il 37% delle negoziazioni avrebbero come finalità la produzione di bio-carburanti, seguiti (11,3%) da produzione agricola e (8,2%) produzione di legno ed estrazione minerarie. I governi e le società «acquirenti», naturalmente, contestano le contestazioni. Come la Cina, che nega ogni rapacità nelle sue operazioni; o come l’India, le cui compagnie che hanno comprato terre in Etiopia sostengono di aver al contrario investito in un’agricoltura arretrata, portando lì tecniche e macchine moderne. E a difendersi con questi stessi argomenti sono pure i governi locali «compiacenti», che aprono le porte alla cessione di quote territoriali del proprio Paese con la ragione dell’ammodernamento dell’economia locale attraverso gli investimenti stranieri.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/12/30/ladri-di-terra/land-grabbing-2/" rel="attachment wp-att-35535"><img class="aligncenter size-full wp-image-35535" title="Land Grabbing" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/12/Land-Grabbing1.jpg" alt="" width="580" height="364" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Indignados della terra.</strong> Peccato che a farne le spese siano sempre i contadini, espropriati con estrema facilità delle terre ancestrali di cui non detengono formali diritti di proprietà. E spesso privati del lavoro e anche del semplice diritto al cibo e alla sopravvivenza. I più recenti investimenti (di un fondo americano dell’Iowa) in Tanzania riguarderebbero 325.000 ettari di terra, che danno ad oggi lavoro a 162mila persone. E che in un futuro prossimo sembrano destinati al lavoro subordinato e sottopagato, quando non alla migrazione verso le città in cerca di lavoro. Senza contare gli sconvolgimenti della natura: produzione di bio-diesel a parte, l’Oakland Institute racconta il caso esemplare di una società che produce legname della Norvegia che sta progettando di piantare, al posto di 7.000 ettari di foresta in Tanzania, la monocultura del pino e dell’eucalipto per ottenere crediti di anidride carbonica da rivendere al governo norvegese.</p>
<p style="text-align: justify;">Soluzioni per il «land grab»? Poche, e al momento poco praticate. I contadini hanno cominciato a organizzarsi, ma gli «indignados della terra» riescono a far sentire la propria voce assai meno dei «cugini di città». Le organizzazioni internazionali cominciano a dibattere dei rischi e dei risvolti di questa forma di neocolonialismo. «L&#8217;Argentina ha approvato pochi giorni fa una legge per limitare l&#8217;acquisizione delle terre da parte degli stranieri. Il Brasile ha fatto qualcosa di simile», spiega ancora Liberti. C’è poi chi comincia a pensare di utilizzare lo strumento del diritto internazionale del «diritto al cibo». «Chi insiste su codici di condotta per gli Stati dovrebbe tener presente che avrebbero funzione solo di dissuasione», spiega Marcella Distefano, docente di diritto internazionale a Messina.</p>
<p style="text-align: justify;">«La strada giusta invece è quella delle norme consuetudinarie, vincolanti. Come la tutela dei diritti fondamentali», riconosciuti anche dai patti dell&#8217;Onu del &#8217;66. «In sostanza, poi, per gli Stati Africani la strada sarebbe quella di adottare contratti che prevedano l&#8217;obbligo di una ricaduta positiva sulle popolazioni locali»: strade, pozzi, acquedotti, scuole, un po&#8217; come i nostri oneri di urbanizzazione. È probabilmente la strada maestra. Quanto tempo ci vorrà per percorrerla, però, è un bel dibattito: mentre le terre dei poveri vengono «espugnate». <em>(Corriere della Sera, 29 dicembre 2011)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/12/30/ladri-di-terra/landgrab/" rel="attachment wp-att-35536"><img class="aligncenter size-large wp-image-35536" title="landgrab" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/12/landgrab-406x580.jpg" alt="" width="406" height="580" /></a></p>
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		<title>AVVISO IMPORTANTE PER IL SIGNOR MARIO ROSSI</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 20:10:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Politica e Affari]]></category>
		<category><![CDATA[Salsomaggiore]]></category>
		<category><![CDATA[Fonti anonime]]></category>
		<category><![CDATA[Legge sulla privacy]]></category>
		<category><![CDATA[Riservatezza sui dati personali]]></category>

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		<description><![CDATA[Abbiamo ricevuto una lettera sull&#8217;ultimo consiglio comunale di Salsomaggiore firmata «Un gruppo di cittadini indignati» e spedita da un sedicente Mario Rossi. Se ne conoscessimo la provenienza, la pubblicheremmo volentieri. Cogliamo infatti l&#8217;occasione per ripetere che se è legittimo divulgare le proprie opinioni senza rivelare la propria identità, è altrettanto legittimo da parte nostra chiedere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/12/14/comunicazione-importante-per-il-signor-mario-rossi/megafono/" rel="attachment wp-att-35178"><img class="aligncenter size-full wp-image-35178" title="megafono" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/12/megafono.jpg" alt="" width="580" height="224" /></a>Abbiamo ricevuto una lettera sull&#8217;ultimo consiglio comunale di Salsomaggiore firmata «Un gruppo di cittadini indignati» e spedita da un sedicente Mario Rossi.<span id="more-35177"></span> </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Se ne conoscessimo la provenienza, la pubblicheremmo volentieri. Cogliamo infatti l&#8217;occasione per ripetere che se è legittimo divulgare le proprie opinioni senza rivelare la propria identità, è altrettanto legittimo da parte nostra chiedere le generalità e un numero di telefono a chi invoca l&#8217;anonimato. Tali dati resteranno riervati e protetti dalla legge sulla privacy. Siamo costretti a ricorrere a questa comunicazione poiché dubitiamo dell&#8217;esistenza di Mario Rossi. Speriamo di essere stati chiari. Il nostro indirizzo di posta elettronica è: <a href="mailto:redazione@navecorsara.it">redazione@navecorsara.it</a></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Nota redazionale.</strong> Data la grave situazione in cui versa l&#8217;economia di Salsomaggiore Terme e l&#8217;impossibilità della politica di porvi rimedio, facciamo uno strappo alla regola pubblicando lo sfogo degli indignati salsesi emblematicamente rappresentati dal Signor Rossi. Restiamo dell&#8217;idea che quanto segue poteva essere detto meglio, con toni meno esacerbati e concitati, possibilmente accompagnato da una o più firme coperte o meno dall&#8217;anonimato garantito dal sito. Chi non sa (e sono molti a non sapere quel che succede a Salso e perché) vuole capire, non assistere a una rissa. In ogni caso, lungi da noi il sospetto che si voglia censurare genuine e legittime manifestazioni del pensiero e del risentimento. Perciò, ecco qui il testo che abbiamo ricevuto. </span></span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><span class="Apple-style-span" style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: medium;">Lunedì sera abbiamo assistito al consiglio comunale fino all&#8217;intervento di Urbini che abbiamo evitato, perché non ne potevamo più. È stata una cosa pietosa!! Ma voi consiglieri vi rendete conto o no!?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quando la finirete di riempirvi la bocca di parole vuote, vi siete fatti incartare da Cacchioli come dei principianti, parlavate con vocine rotte dall&#8217;emozione di rilancio sanitario legato all&#8217;ospedale di Vaio !!!!! di puntare sul benessere e facendo aprire i negozi!!!!! ma vi rendete o no conto che è finita?!?! Se hanno deciso di tagliare sul personale come potete pensare che tengano aperti i centri benessere con orari prolungati?? Chi tiene aperto voi!?!?!</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">IL SINDACO CHE DICE “IL PIANO DI RILANCIO LO FARO&#8217; VEDERE A CHI LO CHIEDE”???? Ma ieri cosa eravamo lì a fare??? Dovevate avere delle risposte che non sono arrivate e avete ottenuto dei risolini di compatimento dal presidente che alla fine è l&#8217;unico che ne è uscito bene!!! lui è li per fare quello che altri impongono e gli altri siete voi!!! non ho mai visto una situazione del genere tutti appecorati!</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nessun contradditorio, gli è stato permesso di dire quello che voleva nessuno di voi ha letto la gazzetta negli ultimi periodi? Ricordiamo numerosi articoli che spiegavano le cose in modo assai diverso da quello che lui ha detto ieri, a microfoni chiusi per la prima mezz’ora di intervento.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Avete dato prova di essere degli assoluti dilettanti pavidi, non eravate in minima parte preparati ad affrontare un confronto con il presidente che vi sciorinava dati tecnici che nessuno ha capito!!</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">SIETE INDADEGUATI TUTTI MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE giocate ai politici ma siete assolutamente impreparati vi riempite la bocca di definizioni e non avete la minima idea di dove volete arrivare, avete se non altro dato dimostrazione a chi era presente che hanno tutti fatto un grave errore: quello di votarvi!!</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">STUDIATE !STUDIATE! STUDIATE! non siete neppure stati in grado di far rispettare il vostro ruolo di consiglieri comunali!! non vi rendete conto che avete giocato, e state giocondo con la vita delle persone e delle loro famiglie, nessuno di voi ha fatto un giro nell&#8217;atrio per vedere le facce di chi assisteva, non eravamo arrabbiati, eravamo basiti nessuno di noi poteva credere alle proprie orecchie! VERGOGNA!!</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La fusione è stata un errore, ma chi l’ha votata?!?! Se è assodato che è stato un gravissimo errore chiedetene conto! Date un segnale che siete vivi diversamente dimostrate la vostra assoluta incapacità e nullità!</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il disastro di Salsomaggiore e Tabiano non lo ha provocato Cacchioli, lo avete provocato voi !! </span></span></p>
<p style="text-align: right;"><strong> <span class="Apple-style-span" style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: medium;">Un gruppo di cittadini indignati</span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Perché lo stop all&#8217;impianto di recupero inerti a Castione dopo il sì di marzo? Vera sensibilità ambientale o sgambetto politico?</title>
		<link>http://www.navecorsara.it/wp/2011/11/16/perche-no-allimpianto-di-macinazione-di-scarti-delledilizia-a-castione-dopo-il-si-di-nove-mesi-fa-improvvisa-sensibilita-ambientale-o-sgambetto-politico/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 00:57:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Consiglio comunale di Fidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Fidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Pianificazione Territoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Castione dei Marchesi]]></category>
		<category><![CDATA[Corte del recupero]]></category>
		<category><![CDATA[Materiali inerti dell'edilizia]]></category>

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		<description><![CDATA[di Giovanna Galli Nella seduta del consiglio comunale del 7 novembre 2011 si è approvata la variazione di bilancio che prevede la creazione a Castione Marchesi della cosiddetta «Corte del recupero», un impianto di macinazione di materiale inerte, non pericoloso, di scarti dell’edilizia. Doveva essere un atto puramente formale in quanto la variante era già [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/11/16/perche-no-allimpianto-di-macinazione-di-scarti-delledilizia-a-castione-dopo-il-si-di-nove-mesi-fa-improvvisa-sensibilita-ambientale-o-sgambetto-politico/olympus-digital-camera-13/" rel="attachment wp-att-34295"><img class="aligncenter size-large wp-image-34295" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/11/Fidenza_Castione_dei_Marchesi_stazione_scritta-580x406.jpg" alt="" width="580" height="406" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di Giovanna Galli</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong>Nella seduta del consiglio comunale del 7 novembre 2011 si è approvata la variazione di bilancio che prevede la creazione a Castione Marchesi della cosiddetta «Corte del recupero», un impianto di macinazione di materiale inerte, non pericoloso, di scarti dell’edilizia.<span id="more-34294"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Doveva essere un atto puramente formale in quanto la variante era già stata deliberata all’unanimità nel corso del Consiglio comunale del 3 marzo di quest&#8217;anno. Si trattava solo di rispondere alle osservazioni pervenute all’amministrazione nel periodo che andava dal momento dell’approvazione al 3 ottobre 2011.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorre ricordare che il progetto era promosso dalla precedente amministrazione, approvato dalla Regione Emilia Romagna e dalla Provincia di Parma. Dopo una prima valutazione aveva ottenuto il nulla osta di Arpa e Azienda Usl di Parma. Pareva, pertanto, che fosse tutto in regola e l&#8217;approvazione scontata. Si trattava solo di rispondere alle osservazioni pervenute.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel periodo considerato ne sono arrivate solo due: una petizione firmata da 195 cittadini di Castione Marchesi e una nota presentata dalla sede di Fidenza di Lega Ambiente e accettata – secondo le parole del sindaco – anche se pervenuta oltre la data di scadenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella petizione i cittadini chiedevano che «prima della conclusione dell’iter deliberativo riguardante la relativa variante di destinazione d’uso dell’area oggetto dell’intervento, in ragione delle notevoli preoccupazioni inerenti agli impianti ambientali previsti per tale insediamento, si esperiscano ulteriori approfondimenti e momenti informativi nei confronti della cittadinanza, riguardanti sia le caratteristiche dell’impianto, sia la natura e l’efficacia degli interventi di mitigazione previsti, sia gli inevitabili effetti indiretti indotti dall’aumento del traffico veicolare».</p>
<p style="text-align: justify;">In sostanza, i cittadini hanno chiesto più tempo a disposizione e più informazioni per capire i rischi per la salute sia per quanto riguarda il particolare tipo di lavorazione sia per quanto attiene un aumento insostenibile del traffico.</p>
<p style="text-align: justify;">Analoghe osservazioni sono state fatte dalla Lega Ambiente di Fidenza che, fra l’altro, ha espresso perplessità per un eventuale dispendio d’acqua che potrebbe diventare problematico per il paese nel periodo estivo durante i lavori agricoli.</p>
<p style="text-align: justify;">L’architetto Alberto Gilioli, capo dell&#8217;ufficio tecnico comunale, ha ricordato che questo impianto sarà pubblico, di proprietà del Comune sulla cui area sarà fatto valere da parte del gestore un diritto di superficie temporaneo. Secondo Gilioli si tratta di un’iniziativa molto innovativa che essendo in mano al soggetto che ha il compito della tutela dell’ambiente e della salute pubblica è in grado di offrire garanzie.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal Sia (Studio di impatto ambientale) non sono emersi problemi per gli abitanti di Castione. Dai dati è emerso anche che non creeranno problemi di traffico in quanto ogni giorno sono previsti in circolazione al massimo cinque automezzi (tre grandi e due piccoli). Per quanto riguarda il consumo di acqua, Gilioli ha fatto presente che sarà costruita una vasca di raccolta sotterranea specifica e quando questa non sarà più sufficiente verrà utilizzata l’acqua presa da un pozzo, regolarmente autorizzato e utilizzato nel decennio precedente dalla Tav per rifornire l’attività di betonaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Davide Malvisi (Pd) ha dichiarato di aver partecipato alla riunione che si è svolta a Castione il venerdì precedente. C’erano molti cittadini della frazione e tutti chiedevano tempo per approfondire le cose. «Io penso – ha aggiunto Malvisi – che una riunione di approfondimento coi cittadini sia più che possibile».</p>
<p style="text-align: justify;">Della stessa opinione si è dichiarato il suo collega di partito Luigi Toscani (Pd) che ha raccontato di aver fatto ricerche su questo progetto e di aver scoperto che era scaduto dal luglio 2011 e che quindi si rischiava di perdere il finanziamento regionale. La localizzazione dell’impianto non è stata fatta dalla Regione ma dal comune. Inoltre, ha ricordato che già nel suo intervento di marzo aveva espresso perplessità sull’impatto ambientale, perplessità poi superate per la qualità del progetto. Il fatto di dover approvare la variante prima di conoscere le prescrizioni non piace a Toscani che ha rilevato però il verificarsi di un fatto imprevisto rispetto a marzo, e cioè la presa di coscienza del problema da parte della popolazione di Castione, la quale non è contraria a priori ma solo chiede di saperne di più. «Si deve fare – dice Toscani – quello che è utile alla collettività e non alla politica».</p>
<p style="text-align: justify;">Dura e sferzante la reazione di Cantini colto con stupore dal voltafaccia del Pd. «Gli specchi – ha dichiarato – sono stati inventati per riflettersi ma anche per arrampicarcisi». E ha chiesto: «Chi ha scelto di localizzare lì, a Castione, l’impianto?». Domanda retorica per ricordare ai presenti che il progetto faceva parte della politica urbanistica dell’amministrazione Cerri. Il progetto è stato voluto dalla Regione Emilia Romagna, dalla Provincia di Parma e dalla precedente amministrazione e, ha affermato Cantini, «quello di Toscani mi è sembrato un intervento da marziano».</p>
<p style="text-align: justify;">Il sindaco ha ricordato che la decisione era stata presa in marzo dal consiglio all’unanimità e ha anche sottolineato che su questo insediamento è previsto un finanziamento regionale di 520 mila euro oltre a un investimento di 1300 mila euro da parte di privati. Cambiare orientamento significherebbe perdere queste risorse, ha ammonito cantini. Inoltre, ha ricordato che nel giugno scorso è stata convocata un’assemblea a Castione per spiegare ai cittadini la situazione e in quella sede non vi furono contestazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Comprensibilmente infastidito per questo voltafaccia inaspettato, Cantini ha invitato i colleghi della minoranza a una maggiore coerenza e ha chiesto loro più coraggio per non farsi condizionare dai firmatari della lettera. «Questi – ha detto – sono meri affari di bottega».</p>
<p style="text-align: justify;">L’opposizione è stata però irremovibile e Toscani ha ribadito alle critiche utilizzando uno slogan usato da Cantini in campagna elettorale «si può cambiare parere».</p>
<p style="text-align: justify;">Tanti gli interventi che si sono succeduti: per l’opposizione, oltre a Davide Malvisti e Luigi Toscani, hanno parlato Giuseppe Cerri e Roberto Bacchini; per la maggioranza, Ilaria Comelli, Vittorio Cavalli, Lazzaro Gambazza, Daniele Aiello e Andrea Cabassa.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso del dibattito, il Pd ha chiesto una sospensione e al suo rientro in aula Toscani ha dichiarato che il voler a tutti i costi andar al voto «era un&#8217;esibizione muscolare che la maggioranza non può fare». Il Pd ha quindi deciso di abbandonare l’aula facendo mancare il numero legale per la votazione dal momento che nelle file della maggioranza pesavano ben quattro assenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Considerata l’ora tarda, la seduta è stata chiusa prima della votazione che è stata rinviata alla seduta del 10 novembre dove la delibera è passata con i soli voti della maggioranza.</p>
<p style="text-align: justify;">A conclusione di tutta la vicenda mi auguro che la presa di posizione del Pd sia l’inizio di una nuova fase, fatta di attenzione all’ambiente e alla salute dei cittadini, contro la cementificazione e sempre risoluta e determinata all’ascolto dei cittadini. Per me che non ho accettato le torri dei Nuovi Terragli e prima ancora mi sono battuta contro la Città del freddo e l&#8217;ampliamento della Solveko, non posso che essere felice del cambio di direzione del mio partito. Certo sarebbe stato preferibile avere questa determinazione già da marzo ma siccome così non è stato vale il detto «meglio tardi che mai». Il tempo ci dirà se sulla decisione hanno influito le 195 firme o se effettivamente è proprio il nuovo che avanza.</p>
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		<title>La chiamano Food Valley, ma è la Valle della Morte</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 15:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Deiezioni suinicole]]></category>
		<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[Parma]]></category>
		<category><![CDATA[Prosciutto di Parma]]></category>

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		<description><![CDATA[Molteplici voci, per dire che la food valley è gravemente minacciata. Sulla Gazzetta di Parma, Carlo Andrea Sartori, vicepresidente di Asser, associazione regionale degli allevatori di suini, ha affermato che le aziende con meno di dieci capi chiudono, perché gli allevatori sono anziani e non c&#8217;è ricambio in famiglia. Le aziende con più di cento capi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/11/11/la-chiamano-food-valley-ma-e-la-valle-della-morte/food_1/" rel="attachment wp-att-34167"><img class="aligncenter size-large wp-image-34167" title="food_1" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/11/food_1-580x386.jpg" alt="" width="580" height="386" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Molteplici voci, per dire che la food valley è gravemente minacciata. Sulla <em>Gazzetta di Parma</em>, Carlo Andrea Sartori, vicepresidente di Asser, associazione regionale degli allevatori di suini, ha affermato che le aziende con meno di dieci capi chiudono, perché gli allevatori sono anziani e non c&#8217;è ricambio in famiglia. Le aziende con più di cento capi chiudono perché più capi vuol dire più costi a prezzi di vendita invariati.<span id="more-34166"></span><br />
Come mai, invece, crescono le aziende con un numero di capi tra dieci e cento?<br />
Sono più agevolate nello smaltimento o meno sottoposte a controlli?<br />
Non esiste un disciplinare sulle cosce che imponga la loro produzione locale, vietando l&#8217;importazione?<br />
Non esiste alcuna tracciabilità?<br />
Le cosce di prosciutto vengono infatti ormai in gran parte importate dalla Romania: numerosi sono gli allevamenti suini che hanno chiuso perché troppo costosi gli impianti richiesti per lo smaltimento delle deiezioni.<br />
Gli stessi allevamenti bovini, tutti rigorosamente industriali, stanno gravemente intasando di ammoniaca le falde e i suoli in pianura, quando non addirittura inquinando bellamente i torrenti in<br />
cui scaricano senza regole, come lungo l&#8217;Enza, il Cedra etc.<br />
La svolta negativa in zootecnia, afferma il dottor Cunial, è avvenuta alla fine degli anni 70 quando sono nati i mangimifici che riconvertono spesso rifiuti (vedi oli esausti e diossina nelle galline) in alimenti zootecnici, slegando completamente la produzione animale dal suolo agricolo, che prima era necessario per l&#8217;alimentazione degli animali e per lo spargimento delle deiezioni. Inoltre l&#8217;inquinamento è divenuto altissimo passando dal letame al liquame: un&#8217;autentica bomba ecologica per le falde, perché contiene azoto altamente solubile (nitrico nitroso e ammoniacale).<br />
Il letame maturo ha tutto l&#8217;azoto in forma organica e quindi non solubile in acqua, inoltre ha un odore caratteristico non sgradevole, ma la politica soprattutto europea ha spinto verso la direzione sbagliata, inoltre posso testimoniare che si controllano le cose formali e non si vuole intervenire sull&#8217;inquinamento reale. I nitrati che si trovano nelle acque e nell&#8217;acquedotto di Parma arrivano soprattutto dalle zone collinari ed appenniniche, che alimentano le reti acquedottistiche. Mi è capitato di trovare negli acquedotti anche valori sei volte superiori alla norma, ma se chiedi i dati ti danno dei valori medi periodici. Per il prosciutto servirebbe il censimento dei capi, così che si scoprirebbe che i suini italiani sono meno della metà!<br />
Altro che trifoglio, l&#8217;importazione di balle di fieno da qualsiasi parte è ormai la norma e per ovviare al disciplinare del parmigiano per quanto riguarda gli ettari in rapporto al numero di capi in stalla, pare si ricorra all&#8217;affitto senza il governo dei tagli, solo per essere formalmente in regola.<br />
Tali allevamenti industriali stanno colonizzando anche la montagna, risalendo le valli fino ai crinali. Infatti dai dati del censimento bovino del 2010 risulta che le aziende con numero di capi tra cento e cinquecento sono in crescita e ne sono a conferma le stalle sorte tra Selvanizza e Monchio, tra Selvanizza e Rigoso e tra Neviano e Lagrimone.<br />
Come potranno suoli, torrenti e falde sempre più inquinati sostenere un processo industriale che sembra non porsi limiti di quantità di prodotto, mirando solo ad una speculazione forsennata e improvvida? Come ci si può basare solo su una tracciabilità igienica formale per produrre un alimentare che si pretende di elevata qualità e non soprattutto sull&#8217;eccellenza dei sapori che solo la qualità artigianale delle lavorazioni può garantire, insieme alla sostenibilità del tutto per l&#8217;integrità del territorio?<br />
È una affermazione di Mutti, dell&#8217;omonima azienda produttrice di conserve di pomodoro.<br />
Una strada potrebbe essere quella dei biodigestori anaerobici, per produrre metano dalle deiezioni e di quelli aerobici per produrre compost, fertilizzante naturale.<br />
Il comune di Montechiarugolo aveva accennato a un progetto in tal senso, ma pareva dimensionato sullo smaltimento dell&#8217;intero comprensorio che dalla città andava fino a Neviano, con gli ovvi problemi di traffico e sostenibilità.<br />
In ogni caso non se ne è più saputo niente.<br />
Da un produttore di prosciutto, cui è stato proposto, si è saputo che un sacco di aziende si sono buttate sulle rinnovabili per specularci, producendo energia elettrica e incamerando incentivi dalla combustione di olio di colza, importato da chissà dove.<br />
Se fosse una cosa diffusa sarebbe un&#8217;ulteriore fattore di inquinamento della food valley.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Giuliano Serioli</strong><br />
Rete Ambiente Parma<br />
www.reteambienteparma.org<br />
info@reteambienteparma.org</p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/11/11/la-chiamano-food-valley-ma-e-la-valle-della-morte/food_2/" rel="attachment wp-att-34168"><img class="aligncenter size-large wp-image-34168" title="food_2" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/11/food_2-580x386.jpg" alt="" width="580" height="386" /></a></p>
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		<title>Il Grande Golpe Globale: chi sono Mario Monti e Lucas Demetrios Papademos?</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 17:23:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Riceviamo e Pubblichiamo]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Monti]]></category>

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		<description><![CDATA[Inviato da Davide Boschi.  &#160; Chi parla? Claudio Messora presenta se stesso Sono nato ad Alessandria d&#8217;Egitto, da genitori italiani, e ho studiato il pianoforte fin dall&#8217;età di cinque anni. Ho compiuto studi scientifici e ho una preparazione informatica maturata alla Statale di Milano. Fino ai 28 anni sono stato principalmente musicista e ho venduto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/HtMi-mcYyl4" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe><strong>Inviato da Davide Boschi. <span id="more-34149"></span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chi parla? Claudio Messora presenta se stesso</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong>Sono nato ad Alessandria d&#8217;Egitto, da genitori italiani, e ho studiato il pianoforte fin dall&#8217;età di cinque anni. Ho compiuto studi scientifici e ho una preparazione informatica maturata alla Statale di Milano.</p>
<p style="text-align: justify;">Fino ai 28 anni sono stato principalmente musicista e ho venduto dischi in numerosi paesi del mondo. Poi ho fatto il project manager e l&#8217;amministratore delegato in alcuni progetti informatici, cosa che mi ha portato a viaggiare in tutta Europa e a stabilirmi a Dubai per un anno, nel 2005.</p>
<p style="text-align: justify;">Tre anni fa ho deciso di aprire, con lo pseudonimo di Byoblu, un videoblog, ovvero un tipo di blog caratterizzato dal video come mezzo di comunicazione principale. Ho iniziato realizzando un mini documentario sulla storia della democrazia e mi sono ritrovato, in un vortice inarrestabile, a seguire sul campo le vicende del terremoto per un anno intero, attività che è stata riconosciuta con il Premio Agenda Rossa e con il XXXI Premio Ischia Internazionale del Giornalismo, nella categoria social media 2010. Le denunce e le testimonianze raccolte sono state anche utilizzate dalla Procura dell&#8217;Aquila nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta che ha coinvolto la Commissione Grandi Rischi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per sperimentare i meccanismi di autoproduzione di contenuti che la rete può non solo sostenere, ma anche produrre e consumare, ho realizzato un doppio dvd sul tema della prevedibilità dei terremoti, dal titolo &#8220;Internet for Giuliani&#8221;, che mette a confronto diretto i risultati della scienza e le nuove frontiere della ricerca indipendente. Un approfondimento che mi pareva mancare e di cui molte persone mi avevano rappresentato l&#8217;esigenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Considero la rete una grande opportunità di cambiamento e ho sempre cercato di difenderla dalle iniziative legislative potenzialmente nefaste, organizzando blitz mediatici di protesta e promuovendo, dove necessario, la proposizione di emendamenti tampone alle cosiddette leggi ammazza-internet.</p>
<p style="text-align: justify;">Il blog: http://www.byoblu.com<br />
La pagina Facebook: http://www.facebook.com/informatiecontenti<br />
Il canale Youtube: http://www.youtube.com/byoblu</p>
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		<title>Uscita di scena di Berlusconi, una possibile soluzione</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 17:27:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità politica e sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Agenzia di rating]]></category>
		<category><![CDATA[Exit strategy]]></category>
		<category><![CDATA[manovra finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>

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		<description><![CDATA[Vignetta di Franco Portinari (www.portoscomic.com) di Sergio Romano Il giudizio di Standard &#38; Poor&#8217;s sull&#8217;Italia fa esplicito riferimento, con motivazioni politiche, alla credibilità internazionale e alla tenuta del governo. Ma, io ritengo, se il presidente del Consiglio fosse costretto a dimettersi domani, le agenzie e i mercati s&#8217;interrogherebbero sulla stabilità del sistema politico italiano e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/09/21/uscita-di-scena-di-berlusconi-una-possibile-soluzione/standard/" rel="attachment wp-att-32550"><img class="aligncenter size-large wp-image-32550" title="Standard" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/Standard-580x410.jpg" alt="" width="580" height="410" /></a><span style="color: #bc051f;">Vignetta di Franco Portinari (<a href="http://www.portoscomic.com/"><span style="color: #bc051f;">www.portoscomic.com</span></a>)</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di Sergio Romano</strong><br />
Il giudizio di Standard &amp; Poor&#8217;s sull&#8217;Italia fa esplicito riferimento, con motivazioni politiche, alla credibilità internazionale e alla tenuta del governo. Ma, io ritengo, se il presidente del Consiglio fosse costretto a dimettersi domani, le agenzie e i mercati s&#8217;interrogherebbero sulla stabilità del sistema politico italiano e sulla sua capacità di fare fronte agli impegni assunti con l&#8217;ultima manovra finanziaria. <span id="more-32549"></span>Credo che l&#8217;abbassamento del rating dipenda soprattutto dalla constatazione che il Paese non cresce e paga il debito soltanto con imposte sempre più salate: una ricetta che può soltanto garantire un futuro peggiore del presente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma esiste un altro rating, più importante, ed è quello del Paese.</strong> Il problema in questo caso è certamente il presidente del Consiglio. Berlusconi è stato per molti italiani una speranza di stabilità politica e dinamismo economico. Oggi quella speranza si è dissolta sotto il peso di una micidiale combinazione di promesse non mantenute, incidenti di percorso, scandali, comportamenti indecorosi e sorprendenti imprudenze. Oggi il maggiore problema italiano è la fine dell&#8217;era Berlusconi. Tutti, anche i migliori tra i suoi amici, sanno che l&#8217;era è finita e che Berlusconi deve uscire di scena. Ma non vi è ancora un accordo sul modo in cui voltare pagina. Qualcuno spera che la mirabolante e tempestosa storia del cavaliere di Arcore termini in un tribunale alla fine di un processo per corruzione, frode o indegnità morale. Altri sperano in un risolutivo messaggio alle Camere del capo dello Stato. Sono due soluzioni che avrebbero uno stesso effetto: quello di provare l&#8217;impotenza della democrazia italiana, la sua incapacità di affrontare il problema con gli strumenti propri di un sistema democratico. Berlusconi deve andarsene, ma in un modo che non faccia violenza alla Costituzione e salvi ciò che della sua fase politica merita di essere conservato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Penso in particolare al suo partito.</strong> Non è interesse di nessuno che una grande forza politica, votata in tre circostanze dalla maggioranza degli elettori, si dissolva. Per evitarlo, per lasciare un segno del suo passaggio terreno, Berlusconi dovrebbe annunciare che non si candiderà più alla guida del governo e che le elezioni avranno luogo nella primavera del 2012. I sette od otto mesi che ci separano dalla prossima scadenza elettorale avrebbero un effetto simile a quello che si è prodotto in Spagna quando Zapatero ha rinunciato al terzo mandato e ha poi anticipato le elezioni al 20 novembre di quest&#8217;anno. La sua mossa ha favorito l&#8217;intesa con l&#8217;opposizione su alcune questioni d&#8217;interesse nazionale e ha dato al candidato socialista, il ministro degli Interni Alfredo Pérez Rubalcaba, il tempo necessario per consolidare il suo ruolo al vertice del partito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I vantaggi per l&#8217;Italia sarebbero considerevoli.</strong> Daremmo all&#8217;Europa e al mondo lo spettacolo di un Paese che è capace di organizzare razionalmente il proprio futuro, magari cambiando (ma non mi faccio grandi illusioni) una pessima legge elettorale. Restituiremmo la parola a un&#8217;opinione pubblica che oggi può soltanto manifestare rabbia e insofferenza. Daremmo ai partiti il tempo di prepararsi al confronto elettorale. Confermeremmo a noi stessi che gli italiani possono risolvere i loro problemi con i naturali meccanismi della democrazia. E Berlusconi potrebbe dire, non senza qualche ragione, che il merito di questa transizione è anche suo. <em>(Corriere della Sera, 21 settembre 2011)</em></p>
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		<title>Perché mandare don Gallo al massacro?</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 21:22:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dibattiti e Polemiche]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Martino]]></category>
		<category><![CDATA[Don Andrea Gallo]]></category>
		<category><![CDATA[In Onda]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Porro]]></category>

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		<description><![CDATA[Neofrancescano. Don Andrea Gallo. di Pierfranco Pellizzetti L&#8217;altra sera nella trasmissione «In Onda», il talk-show de La7, abbiamo assistito in presa diretta al massacro mediatico di don Gallo, ad opera di interlocutori altrimenti improbabili; quali un monomaniaco fondamentalista del mercato, come il rieccolo malagodiano Antonio Martino, coadiuvato dal co-conduttore Nicola Porro, un perfido finto pacioso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/09/19/perche-mandare-don-gallo-al-massacro/don_gallo/" rel="attachment wp-att-32491"><img class="aligncenter size-large wp-image-32491" title="don_gallo" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/don_gallo-580x405.jpg" alt="" width="580" height="405" /></a><strong>Neofrancescano. Don Andrea Gallo.</strong></p>
<p><strong>di Pierfranco Pellizzetti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;altra sera nella trasmissione «In Onda», il talk-show de <em>La7</em>, abbiamo assistito in presa diretta al massacro mediatico di don Gallo, ad opera di interlocutori altrimenti improbabili; quali un monomaniaco fondamentalista del mercato, come il rieccolo malagodiano Antonio Martino, coadiuvato dal co-conduttore Nicola Porro, un perfido finto pacioso molto jet-set del Salento, berlusconiano mordi e fuggi di scuola <em>Il Giornale</em>.<span id="more-32490"></span></p>
<p style="text-align: justify;">I fan a prescindere del prete genovese probabilmente non se ne sono accorti, ma l’impressione che uno spettatore non pregiudizialmente schierato poteva ricavare dalla discussione era quella di due persone responsabili (i liberisti Martino e Porro), che esponevano problemi concreti, e un contraddittore in affanno (il no global Gallo, definito benevolmente «pretacchione» dal Milton Friedman de’ noantri Martino) aggrappato a genericità buonistiche e nuvole evangelico-sinistresi. Che – tra l’altro – cadeva in tutte le trappole sparse dai navigati furboni che lo attendevano al varco. Come quando il Porro, con l’accenno di birignao che fa neoborghese (anche mentre si ricatta Emma Marcegaglia?), gli chiedeva «qui chiudono le fabbriche, quali sono le sue ricette?» e il religioso non riusciva a divincolarsi, sperduto in appelli al volontariato e alla piazza. Se fosse stato un po’ più abile, avrebbe potuto replicare all’americanista un tanto al chilo con una battuta americana. Quella di John F. Kennedy, quando Richard Nixon gli pose la stessa questione: «Al governo ci siete voi, fatemici andare e allora vi farò vedere».</p>
<p style="text-align: justify;">Santa ingenuità! Di fatto l’anziano «don» è avido di platee e l’ennesimo invito in televisione ha funzionato certamente da richiamo irresistibile. E fin qui è solo un problema suo. Purtroppo la retorica neofrancescana con cui si esprime funziona al meglio in un contesto orientato a proprio favore. Mentre, se deve misurarsi con ragionamenti (soprattutto se di provocatori volti al male o di ideologi pervicaci), rivela la fragilità delle dotazioni argomentative. E questo diventa un problema non più solo suo. Visto che consente il passaggio indenne di vere e proprie mascalzonate intellettuali. Come quando l’ineffabile Martino riproponeva la corbelleria che non esisterebbe un rapporto squilibrato di interdipendenza distributiva tra ricchi e poveri; mostrava senza arrossire la mela avvelenata per cui la ricchezza va a vantaggio di tutti; riproponeva l’insopportabile logica da dama della San Vincenzo che destinerebbe il benestante caritatevole a soluzione ottimale delle ingiustizie materiali.</p>
<p style="text-align: justify;">Un rancido ciarpame, che ancora si poteva sopportare all’epoca del capitalismo manifatturiero, in cui la produzione industriale aveva interesse ad allargare la sfera del consumo coinvolgendo gli strati meno abbienti della società; che non funziona più in epoca di capitalismo finanziarizzato (creazione di denaro a mezzo denaro), in cui ai ricchi non può fregargliene di meno dei poveri, degli esclusi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma tutto questo don Gallo non lo sa. Come non sa che le privatizzazioni sono l’astuzia (anche italiana: autostrade, telefonia, sanità, scuola, acqua…) grazie alla quale è stato svenduto il patrimonio pubblico a quei finanzieri e banchieri che, alla prima difficoltà, strillano reclamando interventi di salvataggio da parte dello Stato.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo è successo quanto non doveva succedere: lasciato tracimare, il duetto Martino e Porro ha fatto un figurone. Sono sembrate persone affidabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarebbe ora – invece – che la nullaggine di questi fini dicitori di canzoncine che hanno portato il mondo sull’orlo della catastrofe, la malafede e le acrobazie mistificatorie di siffatti supporter finto-indipendenti del berlusconismo fossero smascherate. Sono troppi anni che la guerra non dichiarata dei ricchi contro i poveri è stata avvolta nelle chiacchiere propagandistiche che disegnano a vantaggio del privilegio (e a tragico svantaggio degli altri) un mondo che non è virtuale, è fasullo. Ma sono anche troppi anni che il compito di svelare l’inganno viene delegato alla declamazione retorica. Talvolta al narcisismo innocuo del protagonismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, il Vaticano è schierato dalla parte dell’inganno promosso dagli espropriatori di ricchezza e di verità. Per cui un prete che dice parole non ortodosse può venire utile all’opposizione, nella logica (diciamolo, un po’ staliniana) del «compagno d strada».</p>
<p style="text-align: justify;">Ma bisogna rendersi conto che tale prete è un simbolo, non uno speaker.</p>
<p style="text-align: justify;">I simboli non parlano, svolgono funzioni metalinguistiche. La ragione per cui vanno preservati. Non vanno mandati al massacro. Anche loro malgrado.</p>
<p style="text-align: justify;">Altrimenti mezze calzette come Porro e Martino fanno la figura dei colossi.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’ultima considerazione, più generale. In questi lunghi anni, mentre avveniva la sistematica devastazione della società italiana a ogni livello, la denuncia di singoli misfatti e reati non è mai mancata (tanto che la cronaca giudiziaria è diventata un vero e proprio genere letterario); ha latitato – invece – la comprensione «sistemica»: l’analisi ricostruttiva delle strategie e dei processi in atto (dal fenomeno Berlusconi come mutazione genetica del sociale alle reali poste in palio). Con almeno due effetti gravissimi: si è reso possibile presentare come «normale» ciò che normale non era; il dibattito pubblico è degenerato in tifo da stadio, in cui si sfidano opposte fazioni. <em>(Il Fatto Quotidiano, 18 settembre 2011)</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/09/19/perche-mandare-don-gallo-al-massacro/martino_antonio/" rel="attachment wp-att-32492"><img class="aligncenter size-large wp-image-32492" title="martino_antonio" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/martino_antonio-580x434.jpg" alt="" width="580" height="434" /></a>Liberle. Antonio Martino. </strong></p>
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		<title>Oggi faccio sciopero, ma mi sento come Tafazzi</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Sep 2011 08:04:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità politica e sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<category><![CDATA[Sciopero generale]]></category>

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		<description><![CDATA[di Giovanna Galli La Cgil ha indetto per oggi uno sciopero generale. In un primo momento avevo deciso di non parteciparvi ma, davanti alla gravità del momento, ho cambiato idea e ho deciso di esserci. Le mie perplessità, sia chiaro, non sono sulle motivazioni, che condivido e sottoscrivo in toto, ma sullo strumento di lotta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/09/06/oggi-faccio-sciopero-ma-mi-sento-come-tafazzi/sciopero-2/" rel="attachment wp-att-31967"><img class="aligncenter size-large wp-image-31967" title="sciopero" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/sciopero1-580x420.jpg" alt="" width="580" height="420" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di Giovanna Galli</strong><br />
La Cgil ha indetto per oggi uno sciopero generale. In un primo momento avevo deciso di non parteciparvi ma, davanti alla gravità del momento, ho cambiato idea e ho deciso di esserci.<span id="more-31963"></span><br />
Le mie perplessità, sia chiaro, non sono sulle motivazioni, che condivido e sottoscrivo in toto, ma sullo strumento di lotta adottato. Occorre, a mio avviso, pensare a sistemi di protesta che non si limitino allo sciopero ma che prevedano momenti di mobilitazione collettivi meno onerosi per i lavoratori già tanto tartassati.<br />
Mi rendo conto di poter risultare impopolare ma ritengo che sia necessario essere chiari e dirci le cose con franchezza.<br />
Io lavoro nel pubblico impiego, più precisamente nella Sanità, e ogni volta che faccio sciopero mi sento una specie di Tafazzi. So che perderò quasi cento euro sullo stipendio senza che qualcuno si accorga della mia assenza.<br />
Non lavoro in uno sportello aperto al pubblico, non interrompo la produzione perché tanto quello che non faccio oggi lo farò domani o dopodomani. So anche che non arrecherò alcun danno al mio datore di lavoro, che al contrario avrà la possibilità di risparmiare sul mio stipendio. «Uno sciopero generale ben riuscito», mi diceva un giorno un mio direttore, «consente un risparmio insperato sulle spese del personale».<br />
Ben più efficace sarà invece lo sciopero del personale addetto alla produzione (medici, infermieri, tecnici sanitari e professionali) ma le conseguenze saranno a carico dei cittadini che ingiustamente saranno privati dei servizi. Non mi sembra che questo sia un nostro obiettivo.<br />
Diametralmente diversa è invece la situazione che si vive nel settore privato. Lì lo sciopero blocca davvero la produzione e danneggia i datori di lavoro ma rappresenta un rischio per i lavoratori. Le grandi industrie non esistono praticamente più e hanno lasciato il posto a una miriade di piccole-medie imprese in cui il ricatto dei datori di lavoro è ormai all’ordine del giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/09/06/oggi-faccio-sciopero-ma-mi-sento-come-tafazzi/testa/" rel="attachment wp-att-32015"><img class="aligncenter size-full wp-image-32015" title="testa" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/testa.jpeg" alt="" width="580" height="328" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
Sia nel pubblico che nel privato si capisce quindi che il peso dello sciopero ricadrà quasi esclusivamente sui lavoratori che già scontano duramente la manovra.<br />
Per il futuro occorre quindi ripensare a modalità di protesta in cui a pagare sia il governo e non i lavoratori.<br />
Non mancherò comunque alla chiamata e farò sciopero. Lo farò per poter gridare il mio no contro questa manovra ingiusta e contro questo governo che non sa nemmeno cosa vuol fare. Pur non avendo una linea strategica sta dimostrando di non voler colpire i suoi elettori e di scegliere di far pagare la crisi ai più deboli. Emendamenti demenziali poi ritirati, dichiarazioni di intenti poi subito ritrattate.<br />
L’ultima decisione è sicuramente la più grave e riguarda la deroga dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori . In questo modo viene dato il via libera alla possibilità di licenziare, anche senza giusta causa, i lavoratori.<br />
È un emendamento che non c’entra nulla con la manovra economica, messo apposta lì per dividere i sindacati.<br />
È un attacco inaccettabile e non si può rimanere indifferenti. Fosse anche solo per questo ben venga lo sciopero generale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/09/06/oggi-faccio-sciopero-ma-mi-sento-come-tafazzi/cgil_1/" rel="attachment wp-att-31983"><img class="aligncenter size-full wp-image-31983" title="cgil_1" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/cgil_1.jpg" alt="" width="520" height="520" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/09/06/oggi-faccio-sciopero-ma-mi-sento-come-tafazzi/cgil_2/" rel="attachment wp-att-31984"><img class="aligncenter size-full wp-image-31984" title="cgil_2" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/cgil_2.jpg" alt="" width="520" height="520" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/09/06/oggi-faccio-sciopero-ma-mi-sento-come-tafazzi/cgil_3/" rel="attachment wp-att-31985"><img class="aligncenter size-full wp-image-31985" title="cgil_3" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/cgil_3.jpg" alt="" width="520" height="520" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/09/06/oggi-faccio-sciopero-ma-mi-sento-come-tafazzi/cgil_4/" rel="attachment wp-att-31986"><img class="aligncenter size-full wp-image-31986" title="cgil_4" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/cgil_4.jpg" alt="" width="520" height="520" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/09/06/oggi-faccio-sciopero-ma-mi-sento-come-tafazzi/cgil_5/" rel="attachment wp-att-31987"><img class="aligncenter size-full wp-image-31987" title="cgil_5" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/cgil_5.jpg" alt="" width="520" height="520" /></a></p>
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		<title>Governo, licenziamolo per giusta causa</title>
		<link>http://www.navecorsara.it/wp/2011/09/05/governo-licenziamolo-per-giusta-causa/</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 14:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Articolo 18]]></category>
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		<description><![CDATA[di Giulio Cavalli La deroga all’articolo 18 non è solo l’ennesimo attacco alla Costituzione di un Governo che, morbido con gli amici, cerca di recuperare spessore affondando i lavoratori per mostrarsi muscolare e compatto. Le mani sull’articolo 18 preoccupano perché raccontano soprattutto cosa pensano di noi questi dirigenti politici, spostando ogni giorno di qualche metro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/09/05/governo-licenziamolo-per-giusta-causa/marco_vuchich_006573/" rel="attachment wp-att-31953"><img class="aligncenter size-full wp-image-31953" title="marco_vuchich_006573" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/marco_vuchich_006573.gif" alt="" width="580" height="361" /></a></p>
<p><strong>di Giulio Cavalli</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/04/la-manovra-cancella-larticolo-18/155281/">La deroga all’articolo 18 </a>non è solo l’ennesimo attacco alla Costituzione di un Governo che, morbido con gli amici, cerca di recuperare spessore affondando i lavoratori per mostrarsi muscolare e compatto. Le mani sull’articolo 18 preoccupano perché raccontano soprattutto cosa pensano di noi questi dirigenti politici, spostando ogni giorno di qualche metro più in là il confine di ciò che fino a qualche ora prima era universalmente considerato intollerabile. Perché la malattia più grave, oggi, è riconoscersi educati allo scippo: come se fosse l’inevitabile dazio da pagare per servire il Paese. E così abbiamo confuso fedeltà con servilismo, solidarietà con debolezza, stato sociale con sopravvivenza, confondiamo i diritti con i servizi e sviluppo con necessaria demolizione.<span id="more-31952"></span></p>
<p style="text-align: justify;">In questa marmaglia di mediocri, i nuovi moderati sono invece i nuovi mediatori dello scippo: quelli che non rincorrono il ladro per prenderlo a borsettate sul grugno, ma ci invitano a valutare come si potrebbe scippare in modo più indolore e più equo. Ci invitano a parlare di manovra come se fosse un atto politico e non per quello che è: l’idea di un anziano premier che fa la guerra alle categorie nemiche come un bambino dispettoso. E insieme alla sua corte di gnomi può sorridere quotidianamente per avere superato ancora l’inosabile; può sperare di essere ancora credibile con i suoi amici (se non comprandoli come al solito) affogando gli avversari.</p>
<p style="text-align: justify;">La parabola di Berlusconi è la parabola di due stati che si combattono: uno è lui in persona, l’altro è lo Stato.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure educare un popolo allo scippo non gli è nemmeno stato difficile: gli è bastato coprire le macerie della degenerazione etica e morale con il sogno sempre acceso di una libertà individuale che ha assunto le forme di impunità pressoché garantita. E ogni volta che i suoi «avversari» politici (che mai nella storia della Repubblica sono stati così mansueti da sembrare semplicemente scenografici) si sono infilati nelle pieghe di impunità per salvarsi, il progetto politico di Berlusconi è apparso “inevitabile”.</p>
<p style="text-align: justify;">Diceva Pasolini che «la Resistenza e il Movimento Studentesco sono le due uniche esperienze democratico-rivoluzionarie del popolo italiano. Intorno c’è silenzio e deserto: il qualunquismo, la degenerazione statalistica, le orrende tradizioni sabaude, borboniche, papaline».<br />
Oggi il silenzio e deserto è anche il desiderio irrefrenabile di diritto all’impunità, l’accettazione di una rappresentanza che sa rappresentare nulla più che se stessa e l’indignazione che non riesce ad accendersi, strutturarsi e diventare coscienza collettiva.</p>
<p style="text-align: justify;">In un bel post, Luca De Biase scrive: «La parola “rappresentare” vive sia nell’ambito della politica che in quello dell’informazione. Se i politici ci rappresentano fanno qualcosa di più preciso di essere semplicemente eletti. E se i giornali ci rappresentano fanno qualcosa di più preciso di essere semplicemente letti. Perché ci sia rappresentanza occorre una sorta di corrispondenza tra quanto dicono, i politici e i giornali, e quanto accade davvero al loro rispettivo “pubblico”». Se non si riconosce più la discrepanza, ci si è abituati allo scippo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’articolo 416 del nostro codice penale ci racconta come un’associazione a delinquere esista quando tre o più persone si associano allo scopo di commettere più delitti, si riconoscono per la stabilità dell’accordo, per il vincolo associativo destinato a perdurare anche dopo la commissione di singoli reati specifici e per l’esistenza di un programma di delinquenza volto alla commissione di una pluralità indeterminata di delitti. Proviamo ad uscire dal recinto penale e rileggere l’articolo nel recinto delle opportunità civili e della sopportazione civile: finché respira ancora, l’articolo 18 sarebbe già una giusta causa per licenziarli. <em>(Il Fattto Quotidiano, 5 settembre 2011)</em></p>
<p><strong>Giulio Cavalli</strong> è attore, scrittore, regista e politico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/09/05/governo-licenziamolo-per-giusta-causa/mauro_biani_1631/" rel="attachment wp-att-31954"><img class="aligncenter size-large wp-image-31954" title="mauro_biani_1631" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/mauro_biani_1631-479x580.gif" alt="" width="479" height="580" /></a></p>
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		<title>Gli indignados stanno forse esagerando con il papa? No, stanno solo ricordando</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Aug 2011 01:01:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle foto, papa boys e contestatori del papa. Tra i sostenitori di Benedetto XVI accorsi a Madrid i più numerosi sono italiani (86mila), spagnoli (80mila), francesi (50mila). Seguono americani, tedeschi, brasiliani, polacchi, portoghesi, messicani e argentini. Benedetto XVI è calato a Madrid proprio in fortunata concomitanza con l&#8217;agonia del governo di sinistra per somministrare a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/19/stanno-forse-esagerando-gli-indignados-con-il-papa-no-stanno-solo-ricordando/attachment/316319/" rel="attachment wp-att-31232"><img class="aligncenter size-large wp-image-31232" title="316319" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/316319-580x382.jpg" alt="" width="580" height="382" /></a><strong>Nelle foto, papa boys e contestatori del papa. Tra i sostenitori di Benedetto XVI accorsi a Madrid i più numerosi sono italiani (86mila), spagnoli (80mila), francesi (50mila). Seguono americani, tedeschi, brasiliani, polacchi, portoghesi, messicani e argentini.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Benedetto XVI è calato a Madrid proprio in fortunata concomitanza con l&#8217;agonia del governo di sinistra per somministrare a quel mangiapreti di José Luis Rodriguez Zapatero il viatico dell&#8217;estrema unzione.<span id="more-31231"></span> Con l&#8217;artefice dei matrimoni tra omosessuali, della legge che liberalizza l&#8217;aborto e della laicizzazione dello Stato, oggi intento a leccarsi le ferite, i conquistadores vaticani si immaginavano una passeggiata. Non è stato così.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli indignados, più vivi e attivi che mai, hanno fatto sentire la loro voce. E poi loro, con il primo ministro moribondo, hanno avuto e hanno ben poco a che spartire, se non una caterva di speranze finite al macero.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/19/stanno-forse-esagerando-gli-indignados-con-il-papa-no-stanno-solo-ricordando/attachment/316320/" rel="attachment wp-att-31233"><img class="aligncenter size-large wp-image-31233" title="316320" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/316320-580x433.jpg" alt="" width="580" height="433" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo Oslo, alla gran sarabanda papale non poteva mancare la partecipazione del fondamentalista cattolico, che è stato neutralizzato con sublime efficienza neanche l&#8217;avessero armato coloro che l&#8217;hanno disinnescato. Ne abbiamo viste e lette troppe sulle trame nostrane per credere alle messinscene altrui e alle veline vaticane. Lasciamo che ad abboccare siano i giovani gitanti catapultati laggiù insieme ai loro cappellani e vescovi cantando a squarciagola inni ciellini e mariani. Dopotutto è la festa della gioventù. Mondiale, ahinoi. Beata gioventù.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/19/stanno-forse-esagerando-gli-indignados-con-il-papa-no-stanno-solo-ricordando/attachment/316321/" rel="attachment wp-att-31234"><img class="aligncenter size-large wp-image-31234" title="316321" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/316321-580x398.jpg" alt="" width="580" height="398" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo Colonia e Sydney, il dubbio privilegio dello spettacolo papale è toccato per la quarta volta alla Spagna: prima Valencia, poi Santiago de Compostela e Barcellona. Quasi una cura. Un&#8217;intensiva opera di evangelizzazione di un Paese da tenere monitorato e massaggiato nell&#8217;anima, un accanimento cattolicamente terapeutico. Una scocciatura per i non credenti. Che, spossati, hanno manifestato. Giornata della gioventù a parte, è la quarta volta di un papa a Madrid. Ditemi voi se non c&#8217;è del metodo in tanta insistenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/19/stanno-forse-esagerando-gli-indignados-con-il-papa-no-stanno-solo-ricordando/attachment/316322/" rel="attachment wp-att-31235"><img class="aligncenter size-large wp-image-31235" title="316322" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/316322-576x580.jpg" alt="" width="576" height="580" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">I papa boys hanno invaso la città ma non sono stati accolti a braccia aperte dai loro coetanei indigeni. Perché? Forse perché ai ragazzi spagnoli tutta questa spesa pubblica (25 milioni di euro) per il viaggio privato di un&#8217;organizzazione privata e straniera non è andata giù. Forse perché l&#8217;idea di essere ricondotti sotto l&#8217;ala dell&#8217;obbedienza ecclesiastica non piace neppure agli stessi credenti. Forse perché queste ripetute visite sanno di Cid Campeador e di Reconquista, delle anime traviate dal socialismo calzolaio e della perduta moralità cattolica, beninteso. Quella che disapprova le unioni civili e i matrimoni gay. E sono stati questi ultimi infatti a rispondere ala loro maniera baciandosi ostentatamente in pubblico. A la kermesse comme à la kermesse.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma questi non sono che gli aspetti più folcloristici e marginali della faccenda. A far infuriare gli indignados c&#8217;è ben di più, oltre agli zainetti arancione con il kit del pellegrino, sprovvisti però degli opportuni preservativi, pagati con i soldi sottratti alle tasche dei giovani spagnoli. E la radice di questa rabbia che non è né ateismo di strada né cagnara anticlericale, è il fiacco interesse delle gerarchie ecclesiastiche verso le tematiche sociali che investono i ragazzi, quali la disoccupazione, il costo della vita e l&#8217;autosufficienza economica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/19/stanno-forse-esagerando-gli-indignados-con-il-papa-no-stanno-solo-ricordando/attachment/316323/" rel="attachment wp-att-31236"><img class="aligncenter size-large wp-image-31236" title="316323" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/316323-580x353.jpg" alt="" width="580" height="353" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Sì, sulla ricerca di una dignità sociale e di un&#8217;identità individuale attraverso il lavoro, il papa ha speso qualche parola negli ultimi tempi, ma anteponendo sempre le virtù teologali ai bisogni primari. Il teologo, il vecchio topo da biblioteca non si è mai smentito. Le dichiarazioni più recenti non sono tanto scaturite dal suo cuore e tantomeno dal suo cervello quanto dalla penna dei suoi ghost wrister. Ma non è con gli escamotage dell&#8217;ultima ora e le piccole furbizie che si cancellano anni di indifferenza alle preoccupazioni materiali dei giovani.</p>
<p style="text-align: justify;">Materiale, nelle sacre stanze vaticane, è una parola scabrosa che fa storcere il naso. È da lì che deriva il satanico materialismo, tutto il contrario del serafico spiritualismo, e vuoi vedere, anticamera di una rinascita dei nefasti marxismo, comunismo e socialismo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/19/stanno-forse-esagerando-gli-indignados-con-il-papa-no-stanno-solo-ricordando/attachment/316739/" rel="attachment wp-att-31237"><img class="aligncenter size-large wp-image-31237" title="316739" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/316739-580x421.jpg" alt="" width="580" height="421" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Tutte i termini che finiscono in «ismo», amava ripetere don Dante, mio insegnante di religione al ginnasio, definiscono fenomeni negativi. Sono brutte parole. Si dimenticava sempre, guarda un po&#8217;, di citare il nazismo e il fascismo.<br />
Mentre la crisi economica monta e morde, la città che per mesi ha visto gli indignados accampati alla Puerta del Sol, spalanca le porte (ma non le braccia) a questa Woodstock itinerante, facciata pseudo accattivante di una Chiesa in cerca di riabilitazione per poter continuare a riscuotere oboli e prebende, esigere inchini e rivendicare diritti nella cattolicissima Spagna. Una Chiesa che fa da battistrada al probabile ritorno della destra al governo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/19/stanno-forse-esagerando-gli-indignados-con-il-papa-no-stanno-solo-ricordando/attachment/316740/" rel="attachment wp-att-31238"><img class="aligncenter size-large wp-image-31238" title="316740" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/316740-500x580.jpg" alt="" width="500" height="580" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ma non sono le tattiche e strategie di questa Chiesa molto secolare, ergo molto materialista, a scandalizzare le migliaia di giovani che hanno rovinato la festa al papa. È stato lo stesso Ratzinger a farsi la festa con la sua stessa lingua. Quella lingua predisposta a quelle che sembrano gaffe, scivoloni passeggeri, rimediabili e smentibili, mentre sono una manifestazione del suo pensiero più radicato e delle sue convinzioni più profonde.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/19/stanno-forse-esagerando-gli-indignados-con-il-papa-no-stanno-solo-ricordando/attachment/316742/" rel="attachment wp-att-31239"><img class="aligncenter size-large wp-image-31239" title="316742" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/316742-387x580.jpg" alt="" width="387" height="580" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Lo scorso settembre, e proprio per annunciare che la XXVI Giornata mondiale della gioventù si sarebbe svolta a Madrid, Benedetto XVI mandò un messaggio ai giovani di tutto il mondo in cui si leggeva che «la domanda del posto di lavoro e con ciò quella di avere un terreno sicuro sotto i piedi è un problema grande e pressante», ma i veri «punti fermi» per i giovani risiedono nella fede e «nell&#8217;insieme dei valori che sono alla base della società» e che «provengono dal Vangelo». In altre parole, decrittarono i vaticanisti, la ricerca del posto fisso e della sicurezza economica non deve far perdere di vista i valori del cristianesimo. Un messaggio molto schietto, quasi rude, che non è piaciuto a disoccupati e precari. Che glielo sono andati a dire di persona nel corso dello show madrileno. Con le sue stesse sbrigative maniere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/19/stanno-forse-esagerando-gli-indignados-con-il-papa-no-stanno-solo-ricordando/a-protester-rebukes-pilgrims-as-they-pray-during-a-demonstration-against-the-cost-of-the-papal-visit-in-madrid/" rel="attachment wp-att-31251"><img class="aligncenter size-full wp-image-31251" title="A protester rebukes pilgrims as they pray during a demonstration against the cost of the papal visit in Madrid" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/b24d4b26-c906-11e0-9b71-00e9d248a869.jpg" alt="" width="580" height="386" /></a>Un militante dei diritti degli omosessuali fa il sermone a giovani intenti a pregare. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/19/stanno-forse-esagerando-gli-indignados-con-il-papa-no-stanno-solo-ricordando/3-bis-jmj/" rel="attachment wp-att-31254"><img class="aligncenter size-large wp-image-31254" title="3-BIS-JMJ" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/3-BIS-JMJ-580x435.jpg" alt="" width="580" height="435" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/19/stanno-forse-esagerando-gli-indignados-con-il-papa-no-stanno-solo-ricordando/2-jmj/" rel="attachment wp-att-31255"><img class="aligncenter size-large wp-image-31255" title="2-JMJ" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/2-JMJ-580x435.jpg" alt="" width="580" height="435" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/19/stanno-forse-esagerando-gli-indignados-con-il-papa-no-stanno-solo-ricordando/3-jmj/" rel="attachment wp-att-31256"><img class="aligncenter size-large wp-image-31256" title="3-JMJ" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/3-JMJ-580x435.jpg" alt="" width="580" height="435" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/19/stanno-forse-esagerando-gli-indignados-con-il-papa-no-stanno-solo-ricordando/4-jmj/" rel="attachment wp-att-31269"><img class="aligncenter size-large wp-image-31269" title="4-JMJ" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/4-JMJ-580x435.jpg" alt="" width="580" height="435" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/19/stanno-forse-esagerando-gli-indignados-con-il-papa-no-stanno-solo-ricordando/5-bis_jmj/" rel="attachment wp-att-31270"><img class="aligncenter size-large wp-image-31270" title="5-BIS_JMJ" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/5-BIS_JMJ-580x435.jpg" alt="" width="580" height="435" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/19/stanno-forse-esagerando-gli-indignados-con-il-papa-no-stanno-solo-ricordando/6_jmj/" rel="attachment wp-att-31271"><img class="aligncenter size-large wp-image-31271" title="6_JMJ" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/6_JMJ-580x435.jpg" alt="" width="580" height="435" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/19/stanno-forse-esagerando-gli-indignados-con-il-papa-no-stanno-solo-ricordando/7-jmj/" rel="attachment wp-att-31272"><img class="aligncenter size-large wp-image-31272" title="7-JMJ" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/7-JMJ-580x435.jpg" alt="" width="580" height="435" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/19/stanno-forse-esagerando-gli-indignados-con-il-papa-no-stanno-solo-ricordando/1-jmj/" rel="attachment wp-att-31273"><img class="aligncenter size-large wp-image-31273" title="1-JMJ" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/1-JMJ-425x580.jpg" alt="" width="425" height="580" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/19/stanno-forse-esagerando-gli-indignados-con-il-papa-no-stanno-solo-ricordando/confessionali/" rel="attachment wp-att-31278"><img class="aligncenter size-large wp-image-31278" title="confessionali" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/confessionali-580x386.jpg" alt="" width="580" height="386" /></a>Sono 200 i confessionali bianchi a forma di vela installati nel viale centrale del Parco del Buen Retiro, nel cuore di Madrid. Qui, centinaia di preti e vescovi arrivati da tutto il mondo  ascolteranno i peccati dei pellegrini e daranno loro l&#8217;assoluzione in trenta lingue. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/19/stanno-forse-esagerando-gli-indignados-con-il-papa-no-stanno-solo-ricordando/papa_spagna44/" rel="attachment wp-att-31303"><img class="aligncenter size-large wp-image-31303" title="papa_spagna44" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/papa_spagna44-580x386.jpg" alt="" width="580" height="386" /></a>Benedetto XVI ricevuto all&#8217;aeroporto da re Juan Carlos e dalla regina Sofia. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/19/stanno-forse-esagerando-gli-indignados-con-il-papa-no-stanno-solo-ricordando/bishops-protect-themselves-from-the-sun-as-they-wait-for-pope-benedict-xvi-welcoming-ceremony-in-central-madrid/" rel="attachment wp-att-31308"><img class="aligncenter size-large wp-image-31308" title="Bishops protect themselves from the sun as they wait for Pope Benedict XVI welcoming ceremony in central Madrid" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/vescovi_parasole-580x438.jpg" alt="" width="580" height="438" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In attesa del papa, i vescovi si riparano dal sole. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/19/stanno-forse-esagerando-gli-indignados-con-il-papa-no-stanno-solo-ricordando/spain-pope/" rel="attachment wp-att-31313"><img class="aligncenter size-large wp-image-31313" title="SPAIN POPE" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/escorial_2-580x396.jpg" alt="" width="580" height="396" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/19/stanno-forse-esagerando-gli-indignados-con-il-papa-no-stanno-solo-ricordando/world-youth-day-celebrations/" rel="attachment wp-att-31314"><img class="aligncenter size-large wp-image-31314" title="World Youth Day celebrations" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/escorial-580x387.jpg" alt="" width="580" height="387" /></a>Religiose del monastero madrileno dell&#8217;Escorial ascoltano e applaudono il papa. </strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Disse al figlio: «Lascia l&#8217;Italia». Ma Celli Jr. si è accontentato di un posto alla Ferrari</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Aug 2011 17:35:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità politica e sociale]]></category>
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		<description><![CDATA[Italia: gente che va, gente che viene.  Due anni fa fece molto discutere la lettera di Pier Luigi Celli, direttore generale dell’Università Luiss, al figlio Mattia e a tutti i meritevoli figli d’Italia. Celli lanciò dalle colonne di Repubblica il suo accorato appello: «Figlio mio, lascia questo Paese. Il tuo Paese non ti merita. Finiti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/16/disse-al-figlio-%c2%abscappa-all%e2%80%99estero%c2%bb-ma-celli-jr-e-rimasto-in-italia-accontentandosi-di-un-posto-in-ferrari/ricercatori_fuga_cervelli_immigrati/" rel="attachment wp-att-31180"><img class="aligncenter size-large wp-image-31180" title="ricercatori_fuga_cervelli_immigrati" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/ricercatori_fuga_cervelli_immigrati-580x405.jpg" alt="" width="580" height="405" /></a>Italia: gente che va, gente che viene. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Due anni fa fece molto discutere la lettera di Pier Luigi Celli, direttore generale dell’Università Luiss, al figlio Mattia e a tutti i meritevoli figli d’Italia. Celli lanciò dalle colonne di Repubblica il suo accorato appello: «Figlio mio, lascia questo Paese. Il tuo Paese non ti merita. Finiti i tuoi studi, scegli di andare dove hanno ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati».<span id="more-31179"></span><br />
A due anni di distanza che fine ha fatto Mattia? Nonostante le ripetute e insistenti raccomandazioni, Mattia neo ingegnere non ha sentito ragioni. Lui ha scelto il nostro Paese e una delle nostre aziende più rappresentative per lavorare: la Ferrari.<br />
Non è il primo cognome noto in quel di Maranello. Qualche settimana fa, nelle pieghe delle intercettazioni, è spuntato il figlio di Luigi Bisignani, assunto per curare le sponsorizzazioni. In quell’occasione Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Ferrari, ascoltato dalla procura ha dichiarato: «Venni a sapere che il figlio di Bisignani lavorava per la Renault, e ciò perché Bisignani è amico di Briatore; l’anno scorso, dal momento che ci serviva un ragazzo giovane che trattasse con gli sponsor, dissi a Domenicali di incontrare il figlio di Bisignani e di testarlo; il ragazzo è poi stato assunto e mi dicono che il ragazzo sia in gamba».<br />
Qualcuno maliziosamente potrebbe pensare che, anche nel caso del giovane Celli, il presidente della Ferrari ed ex presidente della Luiss sia venuto a sapere di un ragazzo in gamba. Ma il professor Pier Luigi Celli, interpellato sulla questione, non ha dubbi: «Mio figlio ha cercato per conto suo. Mi manderebbe a quel paese se sapesse che ho interferito». Insomma nessuna facilitazione. «È un ingegnere meccanico, si è laureato in cinque anni con 110 e lode e ha fatto una tesi di ricerca su una turbina per un motore aereo. Ora se ricordo bene fa pianificazione e controllo della produzione che non c’entra con quello che ha studiato, visto che è progettista, ma magari dopo farà un MBA, qualcosa che ha a che fare con l’economia». Un esempio di meritocrazia, nonostante il professor Celli debba constatare che «trovare un lavoro è una missione impossibile per chi non ha una famiglia che lo aiuta». Questione di stipendio sia chiaro: «Le retribuzioni sono molto basse e quando fai uno stage devi avere una famiglia alle spalle».<br />
È la dura vita del «precario», persino per uno che si chiama Celli. «Ha fatto uno stage in Avio, poi un tirocinio e ora è in Ferrari». E senza alcuna raccomandazione: «Quando è andato all’Avio neanche sapevo che esistesse un’azienda che si chiama così». E pensare che era un’azienda Fiat poi venduta a una partecipata di Finmeccanica. Alla fine Celli è costretto a ricredersi. Certo, «le raccomandazioni sono ancora una cultura abbastanza rilevante se teniamo conto che cinque milioni di posti di lavoro sono controllati direttamente o indirettamente dalla politica. I più bravi spesso vanno all’estero proprio perché lì ottengono riconoscimento e non gli chiedono di chi sono figli». Chissà poi se tra un paio d’anni Celli scriverà una lettera per esaltare i giovani talenti che vengono assunti dalle principali aziende. italiane. Per merito, ovviamente. (Donatella Rolandini, Il Fatto Quotidiano, 16 agosto 2011)</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il 2 dicembre 2009, all&#8217;indomani della pubblicazione della lettera di Celli Padre, tale Gaetano Ficarella, sul suo <a href="http://gaetanoficarellaarchitetto.net/blog/?paged=5">blog </a>pubblicò quanto segue. Rivelandosi una sorta di veggente.</em></p>
<h2 style="text-align: center;"><strong>La fuga dei cervelli</strong></h2>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/16/disse-al-figlio-%c2%abscappa-all%e2%80%99estero%c2%bb-ma-celli-jr-e-rimasto-in-italia-accontentandosi-di-un-posto-in-ferrari/celli/" rel="attachment wp-att-31181"><img class="aligncenter size-large wp-image-31181" title="celli" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/celli-580x385.jpg" alt="" width="580" height="385" /></a>Pier Luigi Celli. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lo scorso lunedì, sulla prima pagina di Repubblica, in una lettera aperta, Pier Luigi Celli, Direttore Generale dell’Università privata Luiss, esorta il figlio Mattia a lasciare l’Italia in quanto paese corrotto e senza futuro. Pier Luigi Celli è un componente di quel piccolo esercito di «fortunati» che si rimpallano le cariche più prestigiose di questa Italia corrotta e senza futuro.</p>
<p style="text-align: justify;"> Direttore Risorse Umane dell’Eni dal 1985 al 1993.</p>
<p style="text-align: justify;">Direttore del Personale e Organizzazione in Enel dal 1996 al 1998.</p>
<p style="text-align: justify;"> General Manager dello start-up di Omnitel e Wind.</p>
<p style="text-align: justify;">Direttore Generale della RAI dal 1998 al 2001.</p>
<p style="text-align: justify;">Presidente di Ipse2000 dal 2001 al 2002.</p>
<p style="text-align: justify;"> Responsabile della Direzione Corporate Identity della Unicredit dal 2002 al 2005.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal 2005 a oggi, come dicevo, Dg della LUISS.  «Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio».</p>
<p style="text-align: justify;"> Egregio Signor Celli, siamo in tanti ad avere finito l’Università ma, mi creda, in tempo e bene, salvo rarissime eccezioni, lo ha fatto solo chi di noi portava un cognome come il suo. Siamo in tanti a non avere avuto un padre «fortunato» che ci indicasse la strada.  Abbiamo creduto, sbagliando e facendoci male, che una infinitesima fetta di torta fosse riservata ai meritevoli.  Mi creda, neanche le briciole.</p>
<p style="text-align: justify;">Se mio padre avesse potuto accedere alla prima pagina di Repubblica e fosse riuscito a scrivere due parole per me, sicuramente non sarebbero state le stesse, ipocrite, formulate da Lei.  Mio padre mi avrebbe esortato a restare.  Mi avrebbe convinto a rifondare il Paese con il pensiero e le idee per ridicolizzare il vuoto interiore dei «fortunati» figli dei Direttori Generali.  Mi avrebbe mostrato la strada, quella vera, dimettendosi dalle cariche, non accettando poltrone politiche come tutte quelle su cui Lei è stato comodamente seduto.  Gliela dico tutta, sarà anche capace di raccomandare Suo figlio così come è stato capace di accettare le raccomandazioni per tutte quelle nomine ricevute!</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo per Lei, riconosco, nelle Sue, le parole di quella ristretta lobby di sinistra, snob e un po’ fighetta, convinta di essere intellettuale e irreprensibile, che sta avvelenando l’Italia da almeno un cinquantennio occupandone e gestendone i gangli del potere.  Mi fa rabbia, mi creda, non per me stesso che ormai so, ma per tutti quei figli che ci crederanno, avere la certezza che Mattia Celli, al rientro se deciderà di partire, subito se deciderà di restare, siederà su una di quelle poltrone che il suo «fortunato» padre gli avrà, comunque, predisposto e per la liberazione delle quali non avrà mosso un solo dito.  Egregio Signor Celli… ma ci faccia il piacere.</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Il fotovoltaico in provincia di Parma, un business poco solare: i cittadini sborsano, i privati intascano</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Aug 2011 10:23:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblica amministrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Energie pulite]]></category>
		<category><![CDATA[Impianti fotovoltaici]]></category>
		<category><![CDATA[Provincia di Parma]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Bernazzoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Autorità al sole con ombrello. Da sinistra, Giancarlo Castellani, assessore provinciale; Vincenzo Bernazzoli, presidente della Provincia di Parma e Mario Cantini, sindaco di Fidenza, all&#8217;inaugurazione dell&#8217;impianto fotovoltaico borghigiano. Si chiama «Fotovoltaico insieme» il progetto della Provincia per fare in modo che in ogni comune ci sia un campo fotovoltaico. L&#8217;amministrazione provinciale ha dichiarato di di essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/04/il-fotovoltaico-in-provincia-di-parma-un-business-poco-solare-i-cittadini-sborsano-i-privati-intascano/fidebnzafotovoltaico-300x246/" rel="attachment wp-att-30625"><img class="aligncenter size-full wp-image-30625" title="fidebnzafotovoltaico-300x246" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/fidebnzafotovoltaico-300x246.jpg" alt="" width="580" height="476" /></a><span style="color: #b4031f;">Autorità al sole con ombrello.</span> Da sinistra, Giancarlo Castellani, assessore provinciale; Vincenzo Bernazzoli, presidente della Provincia di Parma e Mario Cantini, sindaco di Fidenza, all&#8217;inaugurazione dell&#8217;impianto fotovoltaico borghigiano.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si chiama «Fotovoltaico insieme» il progetto della Provincia per fare in modo che in ogni comune ci sia un campo fotovoltaico. L&#8217;amministrazione provinciale ha dichiarato di di essere riuscita ad attirare nel nostro territorio ben 120 milioni di euro di investimenti. I parchi fotovoltaici crescono come funghi e non c&#8217;è comune che non ci stia. Ma c&#8217;è qualcosa di strano. <span id="more-30624"></span><br />
Quando si vanno a leggere gli articoli della Gazzetta di Parma si viene a sapere dell&#8217;altro. A Fidenza, a fronte di un parco fotovoltaico della potenza di 998 Kwh, costato 3 milioni e 800mila euro e che produrrà 1 milione e 200mila Kwh, il comune incassa solo 100 mila euro,mentre il volume degli incentivi sarà di 530 mila euro.<br />
A Varsi, a fronte di un impianto di 800 Kwh di potenza, che dovrebbe rendere circa 400 mila euro di incentivi, il comune introita solo 50mila. Perché? Perché affitta solo il terreno a chi introiterà tutto il resto.<br />
A Roccabianca il comune incamererà solo 100mila euro, anzi 80mila perché 20mila, dice l&#8217;articolista della Gazzetta, li dovrà dare alla Provincia per consulenze. No, scusate. Ne prenderà ancora meno perché gli toccherà anche pagare l&#8217;affitto al proprietario del terreno che è un privato. Qualcosa non torna.<br />
Tutti ormai sanno che il fotovoltaico, con gli incentivi, rende circa il 12% annuo del capitale investito. Quasi tutte le banche sono disposte a concedere mutui ai municipi per impiantare campi fotovoltaici fino ad un massimo di 5 milioni di euro. Anche se le banche chiedono interessi del 6%, gli incentivi sono sufficienti a ripagare mutuo e interessi e resta sempre un gruzzolo da utilizzare, soprattutto perché nel frattempo il costo dei pannelli tende continuamente a diminuire.<br />
Perché allora ogni comune della provincia non fa in modo di dotarsi di impianti energetici propri? Perché non fare come Monchio che utilizzerà una parte dei proventi degli incentivi per ristrutturare le case del paese ai fini del risparmio energetico? O, meglio ancora, come Fornovo che, costituita una ESco, coinvolge i cittadini stessi e i loro tetti nell&#8217;impianto stesso, facendo lavorare artigiani del luogo nell&#8217;installazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/04/il-fotovoltaico-in-provincia-di-parma-un-business-poco-solare-i-cittadini-sborsano-i-privati-intascano/medesano-web/" rel="attachment wp-att-30631"><img class="aligncenter size-full wp-image-30631" title="medesano web" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/medesano-web.jpg" alt="" width="580" height="435" /></a>Vincenzo Bernazzoli durante un sopralluogo all&#8217;impianto di Medesano. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se l&#8217;energia rinnovabile è un&#8217;occasione di diffusione di nuova impresa nel territorio, come tutti concordano a dire, non si capisce perché ogni comune non ne possa diventare il centro motore.<br />
Non si capisce perché gli incentivi, prelevati dalle nostre bollette, debbano finire nella maggior parte dei casi in tasca ad aziende già ampiamente consolidate ed estranee al mondo del lavoro locale, sia per la progettazione che per l&#8217;installazione.<br />
Certo, si può capire che piccoli comuni di montagna o della bassa non si sentano tecnicamente attrezzati per farlo da soli. Ecco allora che si capirebbe l&#8217;intervento della Provincia per sussidiarli, integrando le loro capacità. Non certo per sostituirsi ad essi, delegando ai privati sia il lavoro che il finanziamento e gli introiti. O peggio, addirittura per chiedere quel 5% ai comuni che ha il sapore di un balzello per non dire di peggio.<br />
I soldi degli incentivi vengono da tutti noi e devono principalmente finire in tasche pubbliche. Devono servire a finanziare opere e servizi per il bene comune e rivitalizzare quell&#8217;imprenditoria minuta che è alla base della democrazia economica. Ma questo non sembra proprio l&#8217;intento del meccanismo messo in piedi dalla Provincia. Un impianto fotovoltaico sui tetti riceve una tariffa di incentivazione, un impianto a terra ne riceve una inferiore.<br />
I parchi fotovoltaici di cui stiamo parlando, quelli da 1Mwh,in gran parte vengono installati a terra. Se un&#8217;azienda o una finanziaria se li intestassero, ne fossero i proprietari, percepirebbero 0,30 euro di tariffa onnicomprensiva. Per i comuni, al contrario, sia che l&#8217;impianto sia sui tetti, sia che sia a terra la tariffa onnicomprensiva è la stessa, quella massima, cioè 0,44 euro. Tutto questo, nelle intenzioni, è per favorire i comuni. Ma le cose nella pratica vanno diversamente.<br />
Nel Conto energia che fa capo al Gse è prevista la possibilità di cedere la concessione ventennale di cui si è intestatari ad altri, ad una banca, ad una finanziaria. Una volta che, con atto notarile, la concessione ventennale è passata alla finanziaria, è questa che riceve tutti i soldi della incentivazione.<br />
Il meccanismo della Provincia funziona proprio in questo modo. L&#8217;amministrazione, attraverso il project-financig, raccoglie investitori disposti a mettere i soldi. I comuni si intestano il parco fotovoltaico da costruire e quando la cosa è omologata dal Gse cedono la concessione ventennale alla finanziaria che si tiene la tariffa onnicomprensiva corrispondente all&#8217;energia prodotta, cioè tutti soldi degli incentivi. Ma in quel modo intasca il massimo della tariffa garantita ai comuni, gli 0,44 euro a Kwh e non gli 0,30 euro che spetterebbero ad una normale azienda privata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/04/il-fotovoltaico-in-provincia-di-parma-un-business-poco-solare-i-cittadini-sborsano-i-privati-intascano/trecasali/" rel="attachment wp-att-30632"><img class="aligncenter size-full wp-image-30632" title="trecasali" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/trecasali.jpg" alt="" width="580" height="434" /></a>Vincenzo Bernazzoli inaugura il fovoltaico di Trecasali. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">In tal modo, le finanziarie truffano legalmente al Gse ben 0,14 euro a Kwh. Moltiplicando gli 0,14 euro per i 30 milioni di Kwh prodotti da tutti gli impianti coinvolti, circa 24 parchi fotovoltaici come affermato dalla Provincia, si ottengono circa 4.200.000 euro che, moltiplicato 20, gli anni di concessione, fa circa 84 milioni di euro. Questo l&#8217;importo totale che le finanziarie truffano al GSE e che, guarda caso corrisponde a più dei due terzi del capitale che hanno investito. Tutto il resto degli incentivi è quindi per loro guadagno netto, grasso che cola.<br />
Ma andiamo avanti.<br />
L&#8217;energia che viene prodotta e che fa scattare gli incentivi è energia elettrica, ha un valore definito, cioè 0,09 euro a Kwh, e viene venduta a quel prezzo all&#8217;Enel. Un impianto da circa 1 Mw di potenza produce mediamente 1200 Mwh, cioè 1.200.000 Kwh. Provate voi a fare i conti. Sono circa 108mila euro. Proprio quei centomila euro da cui eravamo partiti, a Fidenza: i soldi che il comune si prende da tutta la storia. In altre parole, le finanziarie girano ai comuni solo i proventi della vendita all&#8217;Enel dell&#8217;elettricità prodotta. Anzi, un po&#8217; meno perché c&#8217;è da dare qualcosa alla Provincia che ha organizzato il project-financing attraverso l&#8217;assessorato all&#8217;ambiente. Pare siano 20 mila euro a impianto. Alle finanziarie va la massa dei soldi degli incentivi. Alla fine coi circa 30 Mw installati e i 120 milioni di euro investiti si prenderanno circa 15 milioni annui per venti anni, cioè 300 milioni. I comuni non avranno nemmeno l&#8217;energia elettrica gratis, ma solo pochi spiccioli, chi più chi meno. Ma soprattutto non avranno colto l&#8217;occasione di diventare impresa, di essere in grado di produrre progetti e lavoro.<br />
Alla Provincia andrà la sua piccola percentuale per il disturbo che, però, moltiplicata per 24,il numero degli impianti, fa una cifra niente male. Appunto per questo si chiama «fotovoltaico insieme».<br />
Ma insieme a chi, in realtà? Insieme alla speculazione, ci sembra di poter dire.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Giuliano Serioli</strong><br />
Rete Ambiente Parma</p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/08/04/il-fotovoltaico-in-provincia-di-parma-un-business-poco-solare-i-cittadini-sborsano-i-privati-intascano/monchio/" rel="attachment wp-att-30635"><img class="aligncenter size-large wp-image-30635" title="monchio" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/monchio-453x580.jpg" alt="" width="453" height="580" /></a><strong>Monchio è stato il primo comune del Parco nazionale dell&#8217;Appennino tosco-emiliano a installare pannelli fotovoltaici. Esemplare la sua gestione degli introiti, come spiega Serioli nell&#8217;articolo. </strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Alta velocità: perché sì e perché no, due opinioni a confronto</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jul 2011 00:38:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Opere e lavori pubblici]]></category>
		<category><![CDATA[Alta velocità]]></category>
		<category><![CDATA[Chiomonte]]></category>
		<category><![CDATA[No Tav]]></category>
		<category><![CDATA[Tav]]></category>
		<category><![CDATA[Val di Susa]]></category>

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		<description><![CDATA[La mappa mostra il percorso della Tav e il suo impatto ambientale. (Marianna Pino e Riccardo Pravettoni / Cartografare il presente, 2011) Volano di nuovo pietre e lacrimogeni a Chiomonte e in Val di Susa. Pur avendo le sue simpatie, Nave Corsara, anziché tifare, preferisce dare un piccolo contributo per capire le ragioni all&#8217;origine dello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/07/31/alta-velocita-perche-si-e-perche-no-due-opinioni-a-confronto/tav_mappa/" rel="attachment wp-att-30375"><img class="aligncenter size-large wp-image-30375" title="Tav_mappa" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/07/Tav_mappa-580x349.jpg" alt="" width="580" height="349" /></a>La mappa mostra il percorso della Tav e il suo impatto ambientale. (Marianna Pino e Riccardo Pravettoni / Cartografare il presente, 2011)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Volano di nuovo pietre e lacrimogeni a Chiomonte e in Val di Susa. Pur avendo le sue simpatie, Nave Corsara, anziché tifare, preferisce dare un piccolo contributo per capire le ragioni all&#8217;origine dello scontro. E lo fa ospitando le opinioni di due giornalisti non italiani, in omaggio al proverbio: «occhio di straniero vede meglio di sparviero». Una è favorevole alla linea ad alta velocità (Tav), l&#8217;altra contraria. I brani sono stralci di due articoli tratti da Internazionale numero 905 dell&#8217;8 luglio 2011 <a href="http://www.internazionale.it/news/italieni-2/2011/07/08/l’italia-divisa-sull’alta-velocita/">(clicca qui per leggere le versioni integrali)</a>.<span id="more-30374"></span></p>
<h1><span style="color: #be031d;"><strong>A favore</strong></span></h1>
<p style="text-align: justify;"><strong>di Frank Paul Weber *</strong><br />
Per quali motivi la Francia e l’Italia si sono lanciate in questo nuovo progetto per collegare Lione e Torino? Solo per arricchire qualche impresa di costruzione e per far piacere a qualche uomo d’affari che viaggia da Lione a Torino o a Milano? In linea di principio no, malgrado le dichiarazioni di chi contesta la Tav.<br />
I francesi sostengono il progetto non per il suo costo piuttosto elevato (più di dieci miliardi di euro), ma perché la nuova linea dovrebbe permettere di trasferire su rotaia il trasporto merci di 100mila camion all’anno, circa il 10 per cento del traffico annuo dello stesso tunnel del Fréjus tra i due paesi. Nel frattempo il traffico dei mezzi pesanti nel tunnel del monte Bianco è aumentato del 10 per cento nel 2010: è abbastanza per capire che se non si trova rapidamente un’alternativa al trasporto su strada, i rischi di incidenti su questa tratta continueranno ad aumentare.<br />
La linea Lione-Torino si inserisce inoltre nel cosiddetto “Grenelle de l’environnement”, quell’insieme di provvedimenti destinati a rendere più verde la Francia. Parigi vuole far passare la quota di traffico merci non stradale (quindi su rotaia o per mare) in Francia dal 14 al 25 per cento entro il 2020. Le ferrovie ad alta frequenza come la Tav o le navi che trasportano mezzi pesanti dai porti francesi a quelli spagnoli e italiani sono lo strumento per arrivare a questo sistema di trasporto meno inquinante.<br />
Il trasporto alternativo su rotaia o per mare permetterebbe inoltre di evitare l’emissione di 15-20mila tonnellate di anidride carbonica all’anno, dieci tonnellate di polveri sottili, ottanta tonnellate di monossido e di diossido di azoto, quaranta tonnellate di carbonio organico volatile e 40 tonnellate di monossido di carbonio, secondo le stime del ministero francese dell’ecologia.<br />
Ma l’Italia del nord, come si capisce anche da quello che è successo a Milano negli ultimi anni, è spesso indifferente alle politiche che si pongono come obiettivo quello di ridurre l’inquinamento atmosferico. Il triste record della capitale lombarda per quando riguarda la diffusione di particelle cancerogene nell’aria ricorda la poca attenzione che l’Italia dedica a questo tipo di “disagi”.<br />
Ma meno mezzi pesanti nei tunnel del Fréjus e del monte Bianco, e quindi sulle strade collegate, sia in Francia sia in Italia, significa anche meno incidenti gravi, meno morti sulle strade (per non parlare della riduzione dell’inquinamento acustico). E tutto questo val bene alcuni miliardi di euro e qualche cantiere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Frank Paul Weber</strong> è capo degli esteri del quotidiano economico francese <em>La Tribune</em> dopo essere stato corrispondente dall’Italia.</p>
<h1 style="text-align: justify;"><span style="color: #be031d;"><strong>Contro</strong></span></h1>
<p style="text-align: justify;"><strong>di Michael Braun *</strong><br />
L’Italia continua a puntare in modo quasi maniacale su pochi mega progetti di dubbia utilità: a sud il ponte sullo stretto, con un costo stimato di almeno sei miliardi di euro; al nordovest la linea Torino-Lione, con un costo calcolato di 15 miliardi. È vero che le linee ad alta velocità sono uno dei pochi successi tangibili degli ultimi decenni per quanto riguarda i grandi investimenti infrastrutturali. È vero che sulla linea Milano-Roma la Tav ha tolto auto dall’autostrada e tanti passeggeri dagli aerei. Ma la linea Torino-Lione farà altrettanto? Su quella non ci sono flussi paragonabili. C’è quindi il rischio concreto di vedere, in futuro, sfrecciare dei bellissimi treni vuoti per le valli alpine.<br />
Un altro argomento dei sostenitori del progetto è che la nuova linea permetterà di spostare il traffico merci dalla gomma al ferro. Ma per raggiungere questo scopo non ci vuole una linea ad alta velocità. Lo spostamento non dipende affatto dal guadagno di un’ora o due ma, come dimostra la Svizzera, da una politica che penalizza la circolazione dei tir su strada. L’Italia fa il contrario: sovvenziona il trasporto su strada, con il risultato che ancora oggi il 90 per cento del traffico merci è su gomma. E mentre i paesi confinanti – la Svizzera e l’Austria – sono all’opera per creare una rete di trasporto su ferro, l’Italia è la grande assente. Preferisce buttare miliardi in un progetto che interessa un angolo del paese dove viaggia solo una piccola parte delle merci.<br />
E tutto questo mentre mancano risorse per gli investimenti infrastrutturali. Il governo fa di tutto per aprire il cantiere in Val di Susa, ma a Roma i cantieri della linea C della metropolitana si fermano. Ci sarà uno stop dei lavori di due anni. Motivo: non ci sono i soldi. Ma a che serve guadagnare un’ora con la Tav se poi la si perde in mezzo al traffico cittadino per raggiungere la stazione?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Michael Braun</strong> è corrispondente del quotidiano berlinese <em>Die Tageszeitung</em> e della radio pubblica tedesca.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Terme di Salsomaggiore, quel comunistone di Giovanni Carancini le vuole pubbliche</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jul 2011 23:01:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amministrazione civica]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Salsomaggiore]]></category>
		<category><![CDATA[Termalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Terme Spa]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci vuole un binocolo a raggi infrarossi per scoprire l&#8217;anima bolscevica del nuovo sindaco di Salsomaggiore. Come le angurie, è verde di fuori e rosso dentro. Con un sottilissimo spessore biancofiore. Contrordine, compagni, questa privatizzazione non s&#8217;ha da fare. Né domani né mai. Ormai è ufficiale. Come già annunciato in campagna elettorale, il centro destra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"><a href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/07/21/terme-di-salsomaggiore-quel-comunistone-di-giovanni-carancini-le-vuole-pubbliche/carancini_rosso_dentro-2/" rel="attachment wp-att-29895"><img class="aligncenter size-large wp-image-29895" title="Carancini_rosso_dentro" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/07/Carancini_rosso_dentro1-580x322.jpg" alt="" width="580" height="322" /></a></span></span></strong><strong>Ci vuole un binocolo a raggi infrarossi per scoprire l&#8217;anima bolscevica del nuovo sindaco di Salsomaggiore. Come le angurie, è verde di fuori e rosso dentro. Con un sottilissimo spessore biancofiore.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Contrordine, compagni, questa privatizzazione non s&#8217;ha da fare. Né domani né mai. Ormai è ufficiale. Come già annunciato in campagna elettorale, il centro destra (compatto?) si conferma contrario alla privatizzazione di Terme spa, imboccando con asserita decisione la strada del «risanamento complessivo» dell&#8217;azienda.<span id="more-29889"></span><br />
Il mandato per questo «risanamento», a tentare il quale si sono invano cimentate generazioni e generazioni di amministratori tutti bene o male recuperati in funzione della loro appartenenza politica più che delle loro effettive capacità professionali, à stato affidato all&#8217;attuale presidente del consiglio d&#8217;amministrazione Guglielmo Cacchioli.<br />
A costui sarebbe stato dato mandato (e che mandato avrebbero dovuto affidargli? Quello di far naufragare l&#8217;azienda?) di «predisporre un piano» per arrivare in tempi brevi al pareggio di bilancio, per la riorganizzazione della struttura termale, per programmare un piano di formazione per il personale per adeguarlo alle mutate esigenze della «clientela». Il tutto in vista di «un piano strategico che comprenda investimenti» (con chissà quali fondi) «per l&#8217;adeguamento d il rilancio del settore benessere».<br />
A prescindere dall&#8217;inversione dei ruoli tra le coalizioni che si sono alternate alla guida del comune di Salsomaggiore che, ricordiamolo, è il maggior azionista delle Terme, per cui uno schieramento di sinistra-centro era favorevole alla privatizzazione di Terme spa, cioè al mercato, mentre quello di centro-destra sta proponendo una soluzione alla «più Stato, meno mercato», il che farebbe ridere se non ci fosse da piangere. Sembra di essere ritornati al passato.<br />
Agli esordi della scorsa amministrazione, infatti, non appena i tempi lo consentirono,vennero installati sul ponte di comando della corazzata Terme due supermanager provenienti dal settore pubblico.<br />
Erano Alfredo Alessandrini e Roberto Rubbiani, con due mandati precisi: fondere le due aziende termali (Salso e Tabiano) al fine di ridurre le spese, recuperare efficienza e riportare all&#8217;utile in breve tempo l&#8217;azienda.<br />
Sappiamo tutti come finì la corsa verso le magnifiche sorti e progressive del motore dell&#8217;economia salsese. La potente corazzata si incagliò in un braccio di mare di insufficiente profondità. La chiglia si insabbiò e furono esperiti tutti i tentativi di toglierla dalle secche. Per alleggerirla, si vendettero i gioielli di famiglia rappresentati dai terreni di proprietà aziendale e lasciati alla lottizzazione residenziale-commerciale anziché al polo scolastico, com&#8217;era nei piani iniziali. Si ipotecò, con tanto di lettera di patronage, il massimo monumento cittadino, il Berzieri, per ristrutturare uno dei grandi alberghi di proprietà, il Valentini. Che poi si tentò di affidare a qualcun altro in lease back in quanto i soldi ricevuti dalle banche erano stati utilizzati per pagare i fornitori.<br />
Insomma, si tagliò da ogni parte tranne che sugli scandalosi emolumenti dirigenziali, finché qualche santo in paradiso convinse il presidente a dimettersi trascinando con sé tutto il dispendioso management d&#8217;Oltresecchia. Tranne l&#8217;ultima figura, l&#8217;unica forse che avesse cominciato a capirci qualcosa in questo gran bailamme e che ha prematuramente lasciato la Ville d&#8217;Eaux nelle scorse settimane. Su richiesta precisa del nuovo management.<br />
A sostituire la squadra politico-manageriale detta dei «modenesi» fu nominato l&#8217;attuale cda costituito da<br />
Guglielmo Cacchioli, presidente, e dai consiglieri Alessandro Baldi e Alessandro De Paolis.<br />
Il compito loro assegnato era quello di risanare l&#8217;azienda ma soprattutto di privatizzare, privatizzare, privatizzare. E i tre ci provarono. Coi risultati che tutti abbiamo visto. Una cordata di albergatori tabianesi che offrirono due lire per il ramo Tabiano dell&#8217;azienda e un sedicente sceicco, che quando prese visione dei bilanci aziendali schiacciò tanto forte l&#8217;acceleratore del proprio jet da far perdere le sue tracce.<br />
E ora, cambiato l&#8217;azionista di riferimento, siamo al contrordine compagni del cda delle Terme. Primum risanare, deinde investire. Il refrain che sentiamo ripeterci da anni. Per cui tra due anni, se Dio mi concederà di esserci, sarò ancora qui a raccontarvi le prossime puntate della telenovela: mandato ai nuovi manager per privatizzare se al comando ci sarà la sinistra, per risanare con la mano pubblica se ci sarà la destra.<br />
E adesso qualche mia considerazione, banale, banalissima ma inoppugnabile, che va al di la del tormentone Terme pubbliche o Terme private.<br />
- Tecnicamente le aziende termali salsesi sono già fallite. Non si portano ancora i libri in tribunale sia perché bisogna trovare modi e tempi per comunicarlo alla città e soprattutto perché le banche, vere proprietarie, temporeggiano in quanto gli azionisti sono enti pubblici e non soggetti privati. Tanto vale prenderne atto e dimensionare Terme spa alle esigenze del giorno d&#8217;oggi. Qualcuno dovrà farlo. Lo facciano coloro che almeno potranno dire di non avere contribuito allo sfacelo degli scorsi anni. Ma ci vuole coraggio e il coraggio come diceva don Abbondio, se uno non ce l&#8217;ha, non se lo può dare.<br />
- Il termalismo, così come lo si è praticato a Salso negli ultimi 150 anni è finito. Terminato. Desueto. Kaputt. Non ha più mercato. Con la stessa cifra che si spende a Salso per alloggiare in hotel non sempre adeguati alle tariffe proposte e al numero di stelle sfoggiate, al giorno d&#8217;oggi si va a Saturnia, a Colà di Lazise a Sirmione. Località non in capo al mondo ma che offrono un soggiorno in ambiente termale adeguato ai moderni standard che il mercato richiede. Quindi tra le altre cose, acqua termale libera per tutti coloro che la richiedono. A condizioni di mercato. Senza se e senza ma.<br />
- La superiore valenza curativa delle nostre acque sulfureo-solfato-calciche o salso-bromo-jodiche non interessa più a nessuno. Nulla o troppo poco si è fatto per promuoverle in campo medico. Nominare quali consulenti delle aziende termali, tanto per assicurare loro una pensione integrativa, pseudo luminari a fine carriera della medicina parmense ma noti solo a Dio già a Piacenza o a Reggio, non paga. Confermare alla direzione sanitaria chi fa della politica e non della ricerca la prima attività è un errore. Risparmiando in questa direzione e pagando a livelli di mercato e in base ai risultati ottenuti amministratori dirigenti e funzionari, consentirebbe di commissionare così a giovani ricercatori studi per validare il superiore valore terapeutico delle nostre acque.<br />
- Utilizzare tutte le modalità possibili a livello comunale (detrazioni d&#8217;Ici, Tosap, addizionale Irpef, tassa rifiuti, rimozione di tutti gli inutili cavilli burocratici, che qualcuno in comune pare utilizzi come un tempo in Urss si usavano i campi di rieducazione per riportare i deviazionisti sulla giusta strada) per agevolare la libera intrapresa verso la modernizzazione delle strutture.<br />
- Ricercare e agevolare ove possibile e quanto più possibile l&#8217;afflusso di fondi regionali, statali o europei, oltre che naturalmente privati, presentando piani specifici rivolti al settore. Piani realizzabili concretamente non sogni alla Massimo Tedeschi.<br />
- Implementare la convegnistica ad ogni livello, dal congresso della Cei sulla famiglia al campionato mondiale della pizza; dal Festival beat ai concertini serali. Prendendo chiara posizione a favore di Salso come città del divertimento e provvedimenti contro chi vi si oppone ricorrendo ai gavettoni. Sempre nel rispetto delle normative di legge che tengano conto che i concertini si svolgono in aree centrali, quindi turistiche, della città. Al fine di riempire piazze e strade di visititatori. I giovani seguono le mode. Facciamo diventare Salso una città di moda.<br />
In mancanza, chissà quanti articoli leggeremo ancora.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Doctorenry</strong></p>
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		<title>Progetto Tav: un flop ad Alta velocità, ma il governo non vuole mollare</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jun 2011 07:02:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Opere e lavori pubblici]]></category>
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		<description><![CDATA[Al presidio di Chiomonte in Val di Susa sale la tensione. Il 30 giugno scadono i termini fissati dalla Ue, dopodiché svaniranno i fondi. I cantieri devono aprire. Il rischio scontri si fa sempre più serio. Eppure un tunnel ferroviario già esiste e funziona. Nei prossimi anni il traffico è annunciato in calo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-29183" href="http://www.navecorsara.it/wp/2011/06/26/progetto-tav-un-flop-ad-alta-velocita-ma-il-governo-non-vuole-mollare/valle-che-resistepp/"><img class="aligncenter size-large wp-image-29183" title="valle-che-resistePP" src="http://www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/06/valle-che-resistePP-580x162.jpg" alt="" width="580" height="162" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Al presidio di Chiomonte in Val di Susa sale la tensione. Il 30 giugno scadono i termini fissati dalla Ue, dopodiché svaniranno i fondi. I cantieri devono aprire. Il rischio scontri si fa sempre più serio. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/18/flop-ad-alta-velocita-2/119855/">Eppure un tunnel ferroviario già esiste e funziona. Nei prossimi anni il traffico è annunciato in calo</a>.<span id="more-29182"></span></p>
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