Ma negli Stati Uniti non hanno qualcosa come Telefono Azzurro?

Pubblicato da Redazione il 10 febbraio 2012 in Foto, Video |

L’immagine non è perfetta perché è stata estratta da un video girato a New York e che sta suscitando unanime indignazione sulla Rete. E a ragione. Mostra infatti un bambino cinese che cammina nudo nella neve e supplica i suoi genitori di prenderlo in braccio.

Mamma e papà, anziché cedere, gli ordinano di stendersi a terra. Lo scopo della coppia sarebbe quello di fortificare il carattere e la salute del piccolo. Un conoscente del padre ha rivelato che l’educazione del bambino è tutta improntata alla costrizione. Abituato a ogni sorta di regime alimentare, avrebbe imparato a nuotare all’età di un anno nell’acqua a 21°.

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5 Commenti

  • avatar fantomas scrive:

    …..in Giappone (non certo paese del terzo mondo) i bambini alle elementari fanno praticamente la stessa cosa, ginnastica in pieno inverno con le sole mutandine nel cortile, forse esagerato ma vi chiedo, non è che siamo noi ad essere veramente di pasta frolla e troppo protettivi ???

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  • avatar Gnacra scrive:

    Caro Fantomas, la sua domanda è pertinente e provo a rispondere come posso. Premetto che, se è vero che discendiamo tutti dall’Australopitecus e che siamo diverse etnie in un’unica razza, sono convinta che ciò che ci differenzia sia la discrepanza tra le culture, gli usi, i costumi e le leggi. Nonostante io abbia allevato i miei figli in modo spartano, a vedere la creatura nuda in mezzo la neve, ho provato un moto di avversione verso i suoi genitori i quali, probabilmente da bambini, sono stati soggetti ad uguale disciplina. Ritengo che un genitore, come prima cosa, debba fornire ai suoi figli il cibo e gli indumenti necessari per ripararsi dal freddo. Questo non toglie che si debba abituarli ad alcune ristrettezze che la vita può costringerli ad affrontare, ma le torture no! C’è una grande differenza tra dare ai figli piccoli il necessario e viziarli, come c’è differenza tra la disciplina e la vessazione. Io sono ancora del parere che i figli debbano sorbirsi anche qualche sonoro ceffone, all’occorenza, ma pare che la nostra legge non permetta più neanche questo.

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  • avatar Fiö 'd pütana scrive:

    Non so se questo sia il modo più idoneo per insegnare a un figlio di 4 anni come combattere il freddo in caso di condizioni estreme. Non so nemmeno se si tratti della strategia migliore per fargli capire che, in se stesso e nel suo piccolo corpo, c’è già tutta la forza per superare ogni avversità, e che sarà bene per lui imparare ad usarla quanto prima. Sono sicuro, per contro, che sia anche più difficile spiegargli il senso “dell’occorrenza”, necessaria per prenderlo a ceffoni.

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  • avatar Bob scrive:

    Fatemi capire: i ceffoni sono quelli che si danno (e si ricevono) in faccia, come le sberle? Se è così, c’è ben poco di educativo in un ceffone. E chi li ha presi non se ne dimentica, nel bene come nel male. Forse Gnacra intendeva le sculacciate, quelle “punizioni corporali” somministrate nella parte più morbida del fondo schiena, come indica il nome. E allora cambia. Ma anche qui bisogna distinguere la sculacciata volante a caldo e la somministrazione della dose fatta con freddo sadismo, magari a sedere nudo, alla maniera delle scuole inglesi. Forma di punizione da cui sono poi sbocciate tutta una serie di pratiche porno-masochiste tanto popolari nel Regno Unito, ma qui ci stiamo allontanando dal tema pedagogico.

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  • avatar Gnacra scrive:

    Cari fio ‘d putana e Bob, avete ragione entrambi, a parte il fatto che Bob si sia veramente allontanato dal tema pedagocico, come lui stesso asserisce. A tal proposito, non credo che le sculacciate, abbiano fatto sbocciare una serie di pratiche porno-masochistiche. Queste orripilanti devianze hanno origini ben diverse e non vorrei addentrarmi in questo lurido tunnel. A Bob: parlavo di ceffoni dati a figli grandi.
    A fio ‘d putana: è vero; diventa difficile spiegare ai figli piccoli “l’occorrenza” della sculacciate perchè spesso, non si somministrano per educare, ma perchè, il genitore in questione è sfinito da lunghe ed angoscianti situazioni famigliari che gli offuscano l’obbiettività. Cose che i figli piccoli possono avvertire, ma difficilmente capire fino in fondo (meno male). Come sentivo dire dai miei vecchi: acsé agh zonta i fio, puvrén. Resta da misurare il grado di rimorso che quel genitore, vituperato e battuto a sua volta, proverà per tutta la vita nei confronti dei figli.

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