A che serve votare, se non è Roma a governare l’Italia?

Pubblicato da Redazione il 9 febbraio 2012 in Politica e Affari, Rassegna stampa, Riflessioni |

Poliziotti schierati a difesa della sede napoletana della Banca d’Italia. 

di Sergio Romano
Dietro la crisi dell’economia e della finanza, si profila un’altra crisi, forse più grave: quella della democrazia rappresentativa nelle forme che sono state gradualmente elaborate in Europa negli ultimi due secoli. I cittadini votano, ma constatano sempre più frequentemente che il loro voto serve ogni giorno di meno.

Le reazioni sono due, spesso congiunte. In primo luogo i cittadini frustrati rifiutano la globalizzazione, su cui non possono esercitare alcuna presa, e pensano che la soluzione consista nel ritirarsi all’interno di una cittadella: il proprio Stato, la propria regione, il proprio comune, il proprio campanile, la propria valle. Stiamo assistendo a una serie di rigurgiti nazionalistici, da quello delle piccole patrie europee all’isolazionismo americano. Questo nazionalismo non è, come nell’Ottocento e in parte del Novecento, aggressivo, espansivo, conquistatore. È un nazionalismo difensivo, accidioso, gretto, miope e xenofobo.

La seconda reazione è l’indignazione: violenta, come nel caso dei no global e dei black bloc, o pacifica, come nel caso dei giovani che si accampano a Puerta del Sol a Madrid, di fronte alla cattedrale di Saint Paul a Londra o nel Zuccotti Park di New York. Ma nessuna di queste due reazioni è in grado di indicare un programma alternativo. Come abbiamo constatato nelle rivolte arabe degli scorsi mesi, gli sms servono a riempire rapidamente le piazze, ma non producono idee e programmi di governo. (Dall’articolo «Sovranità limitata», pubblicato il 4 dicembre 2011 da La Lettura, supplemento settimanale del Corriere della Sera)

Indignati a Londra l’11 novembre dello scorso anno. 

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1 Commento

  • avatar Verde scrive:

    L’Italia ha dimostrato da tanti anni di non esser in grado di governare e quindi le banche mandano il fiduciario solo a prender tempo ! Non c’eran altre strade, la scelta è stata obbligatoria, magari non condivisa ne apprezzata, ma se fossimo già in default sarebbe stato peggio!!! Scelto il minor male e comunque meglio vivi a lamentarci che morti!!

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