Pascoli calpestato
Ministro del Vaticano. Lorenzo Ornaghi.
di Sergio Caroli
Niente soldi dal ministero dei Beni culturali per i 100 anni dalla morte di Giovanni Pascoli, che cadono nel 2012. Lo ha detto alla Camera il ministro Lorenzo Ornaghi. E se ne comprende il perché.
I soldi che non ci sono per onorare il più grande poeta italiano del XX secolo, espressione nobilissima dell’Italia post-risorgimentale e laica, ci sono, invece, non solo per pagare, da ministro, certo Ornaghi, uscito e dipoi piazzato all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, direttore della cattolicissima rivista «Vita e pensiero», vicepresidente dell’«Avvenire», il quotidiano dei vescovi.
Ma i quattrini ci sono anche per pagare, da viceministro, quel Michel Martone piazzatosi secondo alle Olimpiadi della sfiga: arrampicando a sua insaputa, è divenuto infatti professore ordinario a soli 29 anni in un concorso in cui aveva una sola pubblicazione all’attivo, nel quale il presidente era il suo insegnante e datore di lavoro, nel quale tutti i candidati – assai più referenziati di lui – si sono ritirati per fargli posto e i giudizi sulla sua pubblicazione erano stroncature.
I professori di Monti – al quale Pdl Pd Udc hanno affidato il «lavoro» che loro non possono fare: pena perdere la faccia – dovrebbero patrocinare la cultura, e invece sono i primi ad affossarla: naturalmente quando è laica.
Avrei voluto vedere se, anziché di Giovanni Pascoli, si fosse trattato di un Giovanni Papini («oremus sull’altare e flatulenze in sacrestia» secondo la definizione di Gramsci) o di qualche altra mezza calzetta clericale fatta grande dagli eredi di padre Bresciani montati in cattedra, oppure, saliti ai piani alti della politica e delle banche.
Sacrificato sull’altare. Giovanni Pascoli.













Giusto attaccare Martone, che spara sentenze con un curriculum modestissimo. Grave invece il pretestuoso attacco a una personalità come Ornaghi che andando a fare il ministro ha lasciato il rettorato della Cattolica.
In più considerare Pascoli come il più grande poeta del XX secolo mi sembra alquanto esagerato. Nemmeno i giurati del Nobel lo hanno considerato come tale. Infatti gli italiani premiati con tale premio sono Carducci, Deledda, Pirandello, Quasimodo, Montale e Fo.
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Da ciò si deve dunque dedurre che Fo è più importante di Pascoli. Ah, siamo messi bene!
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Pascoli è stato considerato poco ai suoi tempi, qualcosina in più nei decenni successivi, per tornare ad essere definito il poeta dei bambini negli ultimi ultimi quarant’anni. A mio modesto avviso non è così. Il poeta romagnolo, dapprima fu messo in ombra dalla superiorità (vera o supposta) del suo maestro: Il Carducci; poi venne rivalutato per aver inserito nella tradizione poetica italiana, una nuova sensibilità e una nuova tecnica espressiva. A lui si deve la ricerca dei suoni, in poesia, attraverso l’onomatopeica e la stima dei vocaboli locali in un epoca dove i dialetti venivani sviliti.
Mia madre alzò nel gran silenzio un dito: disse un nome… Sonò alto un nitrito.
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