Se Scalfari sonnecchia
di Sergio Caroli
Eugenio Scalfari (nella foto), che non perde occasione per inneggiare al suo grande amico Giorgio Napolitano e a Mario Monti (una settimana fa ha scritto un editoriale su Repubblica in cui ha definito quest’ultimo «grande statista» – dopo solo poche settimane di premierato! – talchè pareva di leggere il panegirico del manzoniano podestà di Lecco a don Gasparo Guzman, conte d’0livares, al banchetto di don Rodrigo), avrà di che meditare sulle prospettive aperte dalla storica giornata del 12 gennaio.
Dopo aver simultaneamente incassato non solo il successo della bocciatura del referendum sulla legge elettorale, ma anche il «no» della Camera all’arresto di Cosentino, Berlusconi ha visto confermata la continuità sostanziale dell’alleanza con Bossi. D’altra parte quest’ultimo ha incassato il futuro sostegno del Cavaliere nello stoppare, almeno in parlamento, l’ascesa di Maroni. Resta da vedere cosa dirà la base leghista. Ma ciò che sopra ogni cosa importa è che Berlusconi – smistata agli uffici di partito e alle sedi istituzionali la palla della riforma della legge elettorale – potrà d’ora innanzi esercitare tutto il suo potere di ricatto nei confronti dell’attuale quadro politico.
Assisteremo nei prossimi mesi all’esercizio di questo potere attraverso tattiche dilatorie a non finire e non meno estenuanti mediazioni quasi certamente destinate a produrre solo mulini a vento di chiacchiere. Chi ne pagherà il prezzo più salato saranno il Pd e i centristi, che con i loro calandrineschi tatticismi, speravano – Scalfari turibolante – di saldare la frattura fra la politica e una società civile sempre più depressa e delusa.













