Bullismo e omertà all’Ipsia di Fidenza

Pubblicato da Redazione il 6 gennaio 2012 in Fidenza, Scuola |

Questa lettera è stata pubblicata dalla Gazzetta di Parma il 5 gennaio 2012 con il titolo «Bullismo e “colpi” di raccomandate».

Gentile direttore, mi riferisco alla vicenda di «mala-scuola» verificatasi nelle ultime settimane alla sede di Fidenza dello Ipsia retto dal Dirigente Cappellini e che ha visto coinvolta come vittima mia moglie, la professoressa di Inglese.

Dopo essere stata aggredita, minacciata, offesa e vessata da coloro che dovrebbero fare gli studenti e da alcuni suoi «colleghi», per disperazione ha dovuto rivolgersi ai Carabinieri e agli organi di stampa perché il perbenismo imperante sia nella scuola in questione che al provveditorato di Parma avrebbe voluto mettere tutto a tacere mortificando ancora una volta il corpo insegnanti. Non ha ricevuto aiuto quasi da nessuno. Solo vistasi alle strette da queste grida di aiuto la scuola ha posto in essere misure cautelari volte non già a difendere gli insegnanti vessati quanto piuttosto la immagine di candore dell’istituto e dei suoi reggenti agli occhi della pubblica opinione.

Per fortuna proprio la pubblica opinione non si è lasciata ingannare da tali misure ed ha sempre sostenuto sul vostro giornale l’atto di coraggio della docente. Alla fine della storia, volete sapere come è andata a finire? Ebbene la professoressa è stata castigata e punita per la sua mancanza di ipocrisia ed ha avuto una censura scritta dalla scuola.

E volete sapere anche per cosa? Per aver parlato, per non aver taciuto, per aver testimoniato. Censura significa limitazione dell’espressione e un dirigente si permette, in democrazia, di censurare, di ledere la facoltà di libera espressione, semplicemente avvalendosi di commi e di regolamenti che, seppur giusti e vigenti, a mio esclusivo parere sono stati utilizzati solo come pretesto per vendicarsi e per intimorire, lei e i suoi colleghi, «che nessuno si permetta più di far uscire l’istituto sui giornali o di far correre i carabinieri a scuola, altrimenti questo ed altro. Dovete tacere e subire, per l’immagine della scuola»!

Questa misura, quella di punire per non aver taciuto un crimine continuo, quello del bullismo, mi richiama invece alla memoria proprio un’altra immagine, quella di una pratica che gambizza chi non è omertoso. Lì si spara piombo nelle gambe, qui si agisce a colpi di raccomandate.

Dottor Amedeo Trezza

 

La sede dell’Ipsia a Fidenza.

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8 Commenti

  • avatar Sucajon'na scrive:

    Sono molto indignata e cambio nome toh. Che vergogna! Che smentimento! Non dico di voler tornare ai tempi in cui gli insegnanti bacchettavano le mani, tiravano le orecchie, mettevano in ginocchio dietro la lavagna fino a trucidarti i menischi sui ceci. No voglio neppure dire che fosse giusto tornare a casa dopo tali inflizioni e prendere il resto da genitori e nonni (per grazia di Dio non è il mio caso), ma, accidenti e continuare così? Dov’è finita l’autorità genitoriale? Dietro la montagna di “diritti” dei genitori? Dov’è finita l’autorità scolastica? Dietro il “diritto” di salvaguardare il buon nome di un istituto. Dov’è finito il dovere dello studente di rispettare chi “doce”? Sotto un maremoto di diritti, una valanga di diritti, un’eruzione di diritti che si scaraventano addosso a tutti e soffocano i doveri? Anche il dovere di un’insegnante di fare l’insegnate? Dov’è almeno, almeno l’autorevolezza? Da qualche parte dovrà pur essere. C’è sempre stata: pss..pss..pss.. autorevolezza, dove sei?… Una società dove genitori e insegnanti sono ridotti ad aver paura di figli e studenti, è una società molto malata.

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  • avatar Biffo scrive:

    Dott. Trezza, concordo pienamente con Lei,tranne che in alcuni punti, in cui Lei si è dimostrato fin troppo cortese e delicato, verso certa “gentucca”, come scriveva Dante. Nei varii Provveditorati, nelle Presidenze, negli uffici dei Mega-Direttori didattici e così via, da decenni, impera non il perbenismo, come scrive Lei, ma il calabrachismo ed il buonismo, più tremebondi, bolsi e melensi, uniti ad operazioni di lecchinaggio infimo nei confronti degli alunni, dei loro genitori e di certi prof, à la page e trendy, vale a dire proni, supini e remissivi verso i comportamenti indegni, incivili e mafiosi della componente “utenti” della scuola. I ragazzi cacano fuori dal water e pisciano sui muri, lanciano i banchi e le sedie dalle finestre, picchiano, aiutati dai genitori, gli insegnanti, prendono a cazzotti i dirigenti scolastici, si fanno canne e copulano nei cessi? Ma sono solo botti di adolescenza! I dirigenti scolastici sono impegnati solo nel salvare facce e facciate dei loro Istituti, a coprire le malefatte dei poveri studenti, vessati dai docenti, oberati dai compiti, stressati dalle lezioni. Rintanati nei loro uffici, cui possono adire solo pochi privilegiati, essi annaspano tra scartoffie inutili, di cui non riescono a decriptare il buro-politichese, attanagliati dal panico all’annunciarsi di un genitore, mentre le loro fronti si imperlano di sudore fantozziano alla presenza dei soavi alunni, pretenziosi e buzzurri. Schola magistra vitae, della vita d’oggidì, dott. Trezza, dove dominano la violenza gratuita, il bullismo decerebrato, il disuso del raziocinio a tutto favore degli apparati genitali, abusati anche quelli, il disprezzo di ogni minima regola civile e sociale. Ho insegnato per quasi 40 anni; gli ultimi Presidi degni di tal nome e di rispetto, uomini e non caporali, sono finiti decenni orsono; ora imperano, dovunque, i quaquaraquà, che comminano censure ai loro docenti, invece che legnate a certi “studenti”, chiamiamoli così, per convenzione.

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  • avatar Biffo scrive:

    Mi permetto di far notare, a lode e gaudio per i “bravi ragazzi”, un po’ biricchini, dell’ITIS di Borgo, che essi non sono stati compresi dalla prof di Inglese. La quale dovrebbe capire, che diamine!, che questi alacri e zelanti alunni, innamorati della Gran Bretagna, della sua lingua e dei suoi usi e costumi, per dimostrare il loro amore per la materia alla prof, non hanno fatto che imitare tanti loro coetanei very, very british. Ho letto, infatti, che, solo nel 2010, ci sono state almeno 250 aggressioni ad insegnanti, in GB, là dove, in media dopo soli 5 anni d’insegnamento, tanti lasciano la cattedra proprio in seguito a violenze nei loro confronti. L’ultimo caso è stato quello di un caro piccino di 10 anni, a Orpington, nei pressi di Londra, che ha mandato all’ospedale due maestre, una con una gamba rotta in due punti, l’altra con il viso sfigurato. Non si conoscono le motivazioni; ma sarà stato per lo stress scolastico cui lo sottoponevano le due docenti-kapò.

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  • avatar Gnacra scrive:

    Caro Biffo,

    ho ragione sì o no a dire, in ogni occasione che mi si presenti, che in Italia siamo malati cronici di esterofilìa? Che rifiutiamo tutto ciò che di bello e di buono ci viene dalle nostre radici, quindi dalla nostra cultura? Che non siamo nemmeno in grado di recepire quanto e quale patrimonio intelletuale abbiamo espatriato. Persino la nostra lingua ed il nostro dialetto, dai più coglioni, vengono considerati “doni” di altre nazioni, come se noi non fossimi stati in grado di crearci una lingua nazionale e, prima ancora locale. Il nostro Natale, col Presepe, che per primo S. Francesco rappresentò, fa vergognare i più, che han pensato bene di correggere il tiro, ricorrendo a quegli antiestetici obrobi gonfiabili che rappresentano Babbo Natale appeso ai balconi in un disgustoso muoversi, gelatinoso e farsesco. Ma che dico “farsesco”; la farsa è più dignitosa. Almeno intende suscitare ilarità non ripugnanza. Possibile che dall’estero si debba assorbire tutto il negativo, dopo esserci pisciati addosso dalla felicità per aver assimilato la loro lingua, parte della loro cultura, la loro musica, la loro moda, previo l’aver rinnegato le nosre. Ohhh! Figlioletti! Si diventa veramente uomini quando si raggiunge la consapevolezza di ciò che siamo, partendo dalle nostre radici, senza crearci stereotipi che non ci appartengono.

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    • avatar Biffo scrive:

      Gnacra,conosco una ragazza che scrive su una rivista di moda-online meneghina ed un’altra che lavora presso una prestigiosa griffe francese, sempre a Milano. Prova poi a seguire, anche solo per pochi minuti, in TV, su RealTime, il programma in cui lavorano due stilisti, sempre de Milàn, Miccio e la Gozzi. Tutti, su dieci parole, ne usano nove in inglese o in francese, rigorosamente con birignao e strascinamento vocalico del capoluogo lombardo, caricati di un notevole nasalizzazione snob. Sia leggendo che ascoltando questi personaggi, c’è da vomitare sul pavimento del soggiorno di casa! Pare quasi che non esista una sola parola italica capace di stare, con pari dignità, se non superiore, a fronte delle altre esterofile, anglosassoni o galliche. Però fa molto chic e trendy esprimersi in tal modo; l’ho fatto anch’io, per entrare nella parte a pieno titolo! Cheerio, Gnacra, salut!

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  • avatar Francocordiale scrive:

    L’aria che tira nella scuola italiana é proprio questa. Una facciata irreprensibile a cura del “dirigente scolastico” e delle “figure di sistema” che lo circondano. Il POF, i Progetti, le Attività. i Percorsi, le Commissioni etc…Sotto il tappeto, non poca sporcizia: ecco le classi alla deriva con ignoranza crassa protetta dai voti compiacenti ed opportunisti di vari insegnanti, con atti di bullismo mascherati da “intemperanze giovanili” (tipo quello che ha spedito all’ospedale un insegnante di Milano con quattro denti spezzati: ovviamente non l’hanno nemmeno denunciato, il teppista autore dell’atto, poverino!). La colpa non é più, ormai, di chi si comporta male, ma di chi invece (leggi insegnanti) non é abbastanza IPOCRITA e RUFFIANO, non abdicando al ruolo di educatore per traverstirsi di diritto e di fatto in sociologo “buonista”. Ma qui la bontà proprio non c’entra. Solo l’italiota viltà di chi non vuole andarci di mezzo. Dicevano un tempo che l’omertà era in Sicilia.Giudicate voi.

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  • avatar Costantino V scrive:

    Il problema di Biffo è che preso dalla smania dello scrivere si dimentica regolarmente di leggere ciò che commenta.

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