Niente agenda, niente da fare
Quando lavoravo. «Aspetta che me lo segno».
di Elia Bonfanti
Sai quando senti il peso di essere un pensionato, cioè un peso per la società e una bocca in più da sfamare per la tua famiglia? Nei giorni che vanno da Santa Lucia a Capodanno.
Fino a cinque anni fa, prima che lasciassi il lavoro, in quel periodo piovevano sulla mia scrivania agende di ogni provenienza, formato e colore. Potevo permettermi di scartare e regalarne alcune e di tenere per me la migliore o supposta tale. Mi arrivavano da fornitori e clienti. Da amici e postulanti, grazie all’invidiabile posizione di potere che ricoprivo nell’azienda.
Da quando ho lasciato quella scrivania, niente più agende. Non mi accorsi subito del devastante cambiamento.
Grazie al cospicuo Tfr che transitò sulla mia banca, fui convocato dal direttore della medesima, che mi strinse la mano, mi fece tanti salamelecchi e altrettanti auguri, mi mise tra le mani una sportina di carta e mi invitò a ripassare per studiare un modo proficuo di investire il gruzzoletto. Nella sportina c’erano un paio di libri d’arte illustratissimi e scritti pochissimo, di quelli che passano direttamente dai torchi della tipografia alle bancarelle, e una splendida agenda con le pagine profilate di porporina d’oro.
Non tornai dal direttore della banca a farmi consigliare come poteva usare i miei soldi. Li ritirai tutti di lì a poco per pagare vecchi debiti di gioco che mi trascinavo da tempo. E così si seccò l’ultima fonte di agende.
Per quattro anni sono andato avanti con vecchi quaderni scolastici di mio figlio quando faceva le elementari. Un surplus scoperto in un vecchio mobile del garage. Mi bastava aggiungere la data. Sarebbe stato uno spreco buttare nel cassonetto della raccolta differenziata quelle pagine bianchissime, a righe e quadretti o mandarle in qualche Paese africano dove i missionari insegnano ai bambini a leggere e a scrivere. È sempre possibile che qualcuno le intercetti e le venda nei mercatini vintage. Fanno così con i vestiti, vuoi che non possano farlo con i quaderni di cinquant’anni fa?
So che molti pensionati avrebbero utilizzato quelle pagine bianche per scrivere un romanzo che li avrebbe condotti a tardiva celebrità. Come Andrea Camilleri. Io li ho ricoperti invece di appunti sui miei impegni quotidiani. Che raramente ho onorato. Ma per me scrivere una cosa equivale a farla. Ho sempre creduto nei buoni propositi delle letterine di Natale. Perlomeno ci credevo mentre le scrivevo.
Le agende, nonostante il nome, non servono a ricordarti quel che devi fare. Servono a tenerti compagnia. Servono a infilarci bigliettini che non riprenderai mai più in mano. Servono a segnare numeri di telefono che poi non riesci più a ritrovare e che non ho mai scritto nella rubrica alfabetica finale per non trascriverli l’anno successivo sulla nuova agenda.
Quando potevo permettermi di scegliere l’agenda, la mia preferita aveva sempre la fettuccia segnalibro. Nei primi anni la usavo per stare al passo con la data, ma già verso agosto la fettuccia cominciava a logorarsi per l’uso e a ottobre era talmente consumata che non sporgeva più tra le pagine. Al decimo mese non era più in grado di svolegere il suo compito istutuzionale, cioè quello di farsi prendere tra il pollice e l’indice per aprire l’agenda come fosse un messale.
Ho continuato a preferire le agende con la fettuccia, ma lasciavo che questa riposasse tra le prime pagine, ripiegata su se stessa, come la trovavo. Quel consumarsi avanti e indietro con l’uso era un’allegoria troppo sfacciata e sfilacciata del logoramento della vita.
Ho salutato come una rivoluzione culturale l’avvento delle pagine con il triangolino che si può staccare a mano a mano che i giorni vanno avanti. È in basso a destra. Lo avrei preferito in alto a destra come i libretti su cui i bottegai segnavano i crediti dei clienti, ma non si può avere tutto.
Siamo arrivati a oggi. I quaderni intonsi della cantina sono finiti. È già il 3 gennaio e io sono ancora senza un’agenda. Un amico dice che quest’anno ci sono state restrizioni. Per quanto sia un facoltoso mediatore di parmigiano-reggiano neppure lui è stato omaggiato di un’agenda dalla sua banca.
Mia moglie dice che dovrei decidermi a compare un’agenda. Temo che me la comprerà. Non si rende conto che le agende non si comprano. Le agende si regalano o si ricevono in regalo. Nessuno compra un agenda per sé. Se no, socialmente parlando, vuol dire che non è nessuno. Per esempio un pensionato.
Io sono in attesa che si compia il miracolo. Che qualcuno mi regali un’agenda. Se avverrà, giuro che lo segnerò sull’agenda regalata con il nome del donatore, «con la partecipazione di…», chiunque sia lo sponsor. E la mostrerò a tutti. Se no, a che cosa serve sponsorizzare un’agenda privata.
Suonano alla porta. Vado ad aprire.
(…)
Era uno vestito da Testimone di Geova che voleva vendermi, luce, acqua e gas a prezzi concorrenziali. Aveva un’agenda sotto il braccio. L’ho fatto entrare. L’agenda era la sua. L’ho sbattuto fuori. Se questi venditori li mandassero in giro con agende per acciuffare i clienti, forse sarebbero accolti meglio.
Sono sempre qui che aspetto e domani sarà il sesto giorno del nuovo anno senza un’agenda. Dunque, senza niente da fare.
Niente è scritto, niente è vero. E, soprattutto, non è da fare.














Divertente disanima. A me è successo con i calendari: quando svolgevo la mia attività, potevo privilegiarmi di un calendario in ogni stanza, compreso il bagno. E tutti regalati. Da qualche anno arrivo a Sant’Antòni Abè (17 Gennaio) senza un lunario, fino a che, con la scusa di comprare un’aspirina, non lo vado a mendicare in una farmacia che spesso, in quella data, non ne ha più. E come facevo a sapere che era già il 17° giorno dell’anno nuovo senza l’ausilio di un calendario?
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Con la crisi imperante è difficile trovare un’agenda anche per chi lavora, non solo per i pensionati. Sono finiti i tempi dei regali.
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Te la regalo io ! dimmi come trovarti!
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Oh, ma allora esistono ancora la generosità e le anime buone. Grazie ignoto benefattore, ma non disturbarti. Già il gesto mi ha riempito il cuore. E poi nel frattempo mia moglie ha cucito insieme i retro bianchi di vecchi calendari ricavandone un brogliaccio un po’ raffazzonato ma sufficiente alla bisogna. Insomma, per quel che devo annotare posso tirare avanti qualche mese. E poi, dal momento che la data l’aggiungo io solo per i giorni in cui devo fare qualcosa, risparmio un bel po’ di giorni. Sì, prevedo che per il 2012 mi basteranno cinque o sei mesi effettivi. Gli altri li dormirò. Ma tu mettila da parte, l’agenda che ti cresce. Ti farò sapere se qualche altro nuovo povero dovesse averne bisogno. Con riconoscente affetto,
eb
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Carlo,
non ho capito a chi vuoi regalarlo, se a me o a Costantino V, perchè se lo vuoi regalare a me ti dico subito chi sono. Per un lunario o un’agenda (correnti, ben inteso) mi venderei anche l’animuccia.
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Io dovrei averne una di quest’anno! quelle che danno le banche per capirci! se ha qualcuno può servire, non ce problema! ditemi voi
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Beh, io ho avuto almeno tre offerte di agende ma le ho rifiutate. Mi scuserete ma adesso gli appuntamenti li metto sul cellulare con la suoneria per ricordarli, mentre prima mi fidavo ciecamente della mia memoria. A dire il vero potrei ancora farlo, ma è talmente semplice e talmente rassicurante per l’interlocutore che gli dico: me lo segno in agenda, allora ci vediamo giovedì. La tecnologia mi fà risparmiare qualche pagina di carta, e ancora non ho fatto il passo dell’E-book, il libro elettronico, in virtù di una resistenza che sò già che non durerà a lungo. Come quel noto pittore che dipingo con I-phone. Che mia mamma non me lo ha mica comprato perchè dice che ce ne ho due nello sgabuzzino di Iphone che non uso mai. Che così mi vien anche il raffreddore.
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