Egitto, basta con i test di verginità per le manifestanti arrestate
Egitto. Scene di esultanza al Cairo, dove un tribunale amministrativo civile ha ordinato all’esercito di finirla di sottoporre le donne detenute ai «test di verginità», una pratica denunciata dagli attivisti dei movimnenti per la difesa dei diritti umani. (Foto Filippo Monteforte/Afp)
Oggi, 27 dicembre, la Giustizia egiziana ha ordinato all’esercito di non procedere più ai «test di verginità» forzati sulle donne arrestate, una pratica che ha contribuito a offuscare l’immagine dell’istituzione militare al potere.
L’ingiunzione è stata emessa nell’ambito di una sentenza della Corte amministrativa del Cairo a favore di una giovane donna, Samira Ibrahim (vedi Libération del 26 dicembre), costretta a subire questo test dopo essere stata arrestata durante una manifestazione svoltasi in marzo.
La decisione, la prima in una vicenda di questo genere in Egitto, è stata salutata da grida di gioia e applausi da parte di decine di sostenitori della querelante, che assistevano al processo.
«È una buona notizia, Ora ci aspettiamo una sentenza della Corte sugli indennizzi», ha dichiarato all’Afp Hossam Baghat, responsabile dell’Iniziativa egiziana per i diritti della persona, un’organizzazione non governativa.
La pratica dei «test di verginità» forzati è stata denunciata come una forma di «torture» e di violenza sessuale dalle organizzazioni egiziane e internazionali per la difesa dei diritti della persona, in particolare Amnesty International e Human Rights Watch (Hrw).
Da parte loro, i responsabili militari avevano ritenuto che i «test» fossero necessari per impedire alle manifestanti che erano vergini di sporgere querela per stupro nei confronti dei soldati che le avevano arrestate.
Di fronte alla levata di scudi provocata da questa pratica, l’esercito si era impegnato con le organizzazioni non governative a non farvi più ricorso, senza tuttavia rinnegarne la legittimità.
Oggi, il capo della giustizia militare, Adel Mursi, ha assicurato che la decisione della Corte amministrativa «era inapplicabile» poiché non aveva «assolutamente nessun ordine di procedere a tali test» nelle prigioni militari. «Se dovesse succedere, sarebbe un atto individuale, passibile di inchiesta criminale», ha aggiunto.
Samira Ibrahim, 25 anni, originaria di Sohag (Alto Egitto) e responsabile del marketing in un’impresa privata, era stata arrestata il 9 marzo al Cairo durante una manifestazione a favore della democrazia.
In alcuni video in onda su YouTube, Samira racconta che lei e altre donne sono state sottoposte a scariche elettriche da parte dei militari «che ci hanno insultate e accusate di provenire da un bordello».
Ha aggiunto che il gruppo è stato picchiato per una notte intera, prima di essere trasferito in una prigione militare. «Un ufficiale ha detto che voleva vedere se eravamo o no delle prostitute», prima di procedere ai test tramite controllo medico.
Secondo Hossam Baghat, il processo al soldato incaricato del test su Samira Ibrahim deve tenersi a inizio gennaio davanti a una corte marziale. Ma teme che alla fine un soldato semplice sarà incriminato per «attentato al pudore e trasgressione degli ordini», con un’ammenda al posto della pena.
Questa pratica ha contribuito a offuscare la reputazione dell’esercito egiziano, già intaccata dalla moltiplicazione dei processi per violenze contro i civili, la repressione mortale delle manifestazioni o gli arresti dei blogger.
L’esercito egiziano ha preso il potere in febbraio, alla caduta del presidente Hosni Mubarak, in seguito alla rivolta popolare.
La settimana scorsa, l’esercito ha dovuto presentare le sue scuse dopo la diffusione su Internet di immagini che mostravano dei soldati mentre pestavano delle manifestanti e trascinavano una di esse stesa per terra, con i vestiti sollevati che mettevano in mostra il reggiseno.
Le foto hanno provocato una forte emozione in Egitto e parecchi Paesi hanno denunciato le violenze commesse contro le manifestanti da parte delle forze dell’ordine egiziane. (Libération, 27 dicembre 2011)
Il Cairo. I soldati infieriscono sulla donna, dopo averla arrestata il 17 dicembre vicino a piazza Tahrir.













Purtroppo l’Islam, in genere, è ancora peggio del mondo occidentale nella considerazione e nel trattamento del mondo femminile; però, è anche vero che non si può fare di ogni erba un fascio. Ci sono Paesi, nell’immensa galassia dell’Islam, dove la donna è trattata meglio, altri invece in cui è chiaramente offesa e ritenuta un oggetto di trastullo da letto e da riproduzione obbligatoria, preferibilmente di prole maschile. Si va da zone in cui si praticano mutilazioni genitali, umilianti e pericolosissime, ad altre, in cui le donne arrivano a coprire ruoli importanti, in carriere dirigenziali e pubbliche o come managers d’industrie. Nel Corano sta effettivamente scritto che gli uomini sono da Allah preposti alle donne, che devono punirle e batterle, se si ribellano, che esse devono coprire le loro grazie muliebri, ma specie i modernisti islamici degli ultimi tempi propendono per sorpassare certe interpretazioni letterali del Corano, scritto secoli e secoli fa, secondo tradizioni tipiche di un mondo pastorale, in cui la donna è solitamente subordinata. Le estreme applicazioni di punizioni corporali e di condanne capitali, il disprezzo profondo verso la giovane egiziana e migliaia di altre, sono conseguenza di un maschilismo fascistoide, tipico di chi “ragiona” con gli organi genitali. Ma per questo troviamo abbondantemente degli omologhi in tutte le religioni ed organizzazioni politiche, dappertutto. La convinzione del maschio macho di essere il padrone assoluto di una donna e di tutto quanto di piacevole ed allettante il suo corpo è obbligato ad offrirgli, è ancora viva e vegeta in tanti uomini, troppi forse; sarà lunga guarire da questa malattia, anzi, credo che ne rimarrano in giro per il mondo parecchi batteri virulenti, per l’eternità.
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che mandria di primati !!!
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Biffo non ci “azzecca” per niente con quanto scritto dalla redazione: quest’ultima narra un fatto e Biffo risponde con uno scritto, preso da non so quale libercolo, che pretende di spiegare il rapporto uomo/donna del mondo mussulmano. Scritti di quel tipo intralciano la normale dinamica di botta/risposta di ciò che è on line.
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Braglia, se per te quanto mi sono sentito di scrivere sulle azioni perpetrate da soldati islamici, maschi, machi e vigliacchi, su donne femmine islamiche coraggiose, non ci azzecca, per quanto non scritto dalla redazione, ma tratto da “Liberation” del 27 dicembre, prova a scrivere tu qualche riga sull’argomento, dopo aver consultato tomi accademici di alto livello, non certo i libercoli di cui dispongo io, circa il comportamento dei mussulmani maschi verso le correligionarie femmine. Comportamento che poteva essere messo in atto in un qualsiasi altro paese islamico, dal Nordafrica, all’Asia, in quanto endemico del pensiero sociologico di quella fede. Certo, ci sono poi, come sempre, le debite eccezioni, anche se rare e timide.
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