Re Magio, un mestiere senza futuro

Pubblicato da Redazione il 25 dicembre 2011 in Agricoltura, Ambiente, Rassegna stampa |

Sui contenitori: «alluminio», «pot-pourri», «olio per bambini». «Ehi, pare che quest’anno abbiano tutti ridotto le spese per i regali». (Vignetta di Jeff Parker apparsa su Florida Today, Stati Uniti)

di Charlie Cooper
Sono venuti dall’Oriente per rendere omaggio al bambino re. Come presente gli hanno portato oro, incenso e mirra. Un’impresa che faticherebbero non poco a compiere ai giorni nostri. Il presso dell’oro sale a razzo sui mercati delle materie prime, i raccolti di mirra sono stati colpiti dalla siccità e, in più, ecco che l’incenso rischia di sparire.

Dal Centro internazionale di ricerca agricola nelle zone aride (Icarda, con base in Siria), si apprende che la resina dell’incenso ha raggiunto i 45 euro al chilo. La mirra è circa due volte più cara, ma i prezzi sono instabili. Il che vale ugualmente per il terzo presente dei Re magi. Quattro giorni prima diu Natale, unìoncia d’oro costava 1233,57 euro sul mercato internazionale, vale a dire circa il 20 per cento in più dello scorso anno.

Ma per gli amanti dello shopping biblico, è arrivata questa settimana la notizia più catastrofica. Degli ecologisti olandesi che stanno studiando le coltivazioni di Boswellia in Etiopia hanno previsto che il numero di questi alberi fornitori dell’incenso potrebbero diminuire della metà in quindici anni, o addirittura sparire del tutto se non si intraprenderà una lotta contro diversi flagelli come gli incendi, l’allargamento dei pascoli e gli insetti.

L’estinzione della Boswellia metterebbe fine al commercio plurimillenario di questa resina aromatica, che ha conosciuto il suo apogeo sotto l’impero romano, e alimenta ancora oggi i settori della profumeria e dell’aromaterapia. Le grandi società cosmetiche continuano a servirsene, come Body Shop e Ren, che commercializza una «Crema da notte rivitalizzante all’incenso» a 38,30 euro al vasetto.

La raccolta di mirra, altra resina odorosa che proviene anch’essa da un albero del deserto, hanno ugualmente soferto della lunga siccità. Quanto all’incenso, se ne producono duemila tonnellate l’anno. Per due anni, i cercatori hanno raccolti dati sulle coltivazioni e i semi di diverse specie di Boswellia. Il loro studio, realizzato in Etiopia su tredici appezzamenti di terra di due ettari e pubblicato da The British Ecological Society’s Journal of Applied Ecology, prova che questi alberi sono in rapido declino. Secondo questo studio, la colpa non ricade tanto sull’industria dei cosmetici quanto sui bovini e sugli insetti.

«È poco probabile che l’estrazione dell’incenso sia la causa principale del declino delle piantagioni, che è senz’altro legata agli incendi, all’eccesso di pascoli e agli attacchi delle capre», commenta il dottor Frans Bongers, dell’Università di Wageningen, nei Paesi Bassi. «La frequenza degli incendi e l’estensione dei pascoli nella regione che abbiamo studiato sono aumentati in questi ultimi decenni, come conseguenza del formidabile sviluppo dell’allevamento, il che spiegherebbe perché i germogli non riescono ad arrivare allo stadio di arbusto [...] I nostri modelli mostrano che da qui a cinquant’anni, le piantagioni di Boswellia saranno state decimate, il che significa che l’incenso è condannato». (The Independent, 22 dicembre 2011)

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