Natale alle bombe per i cristiani senza papa
È poco salutare essere cristiani in Medio Oriente e in certi Paesi africani. Le bombe contro le chiese cattoliche in Nigeria non sono che l’ultimo episodio della vita alquanto scomoda cui sono costretti i seguaci di Cristo nei Paesi a maggioranza musulmana o che tale maggioranza vogliono conquistare. Come in Nigeria, appunto, nazione per ora equamente spartita tra islamici e cristiani.
Questo attentato rimanda a quello perpetrato all’inizio del 2011 ad Alessandria d’Egitto, che provocò ventuno morti e un centinaio di feriti tra i cristiani copti. C’è un disegno e una studiata ritualità in questi attacchi terroristici messi a segno proprio a ridosso delle festività cristiane.
Non va meglio in altri Paesi dove sventola la mezzaluna. In Libano i cristiani sono ridotti al lumicino. In Siria sono perseguitati. in Iraq i caldei sono bollati come amici di Saddam Hussein solo perché Tariq Aziz, ministro del raiss, apparteneva a tale minoranza cristiana. Nella laica Turchia viene di tanto in tanto ammazzato un prete, ma dicono che sia solo cronaca nera.
Forse è troppo poco per errivare a conclusioni catastrofiche, ma è abbastanza per concludere che pogrom e diaspore sono in corso. Visto che la politica non fa nulla, siamo costretti ad aspettare la sentenza della storia. Che si farà attendere parecchio e sarà comunque contrastata, come dimostrano in questi giorni i negazionisti turchi che si ostinano a non ammettere il genocidio degli armeni compiuta negli anni della Prima guerra mondiale.
Nel frattempo, resta la cronaca a irritarci per certe arroganze in risposta, dicono, a soprusi speculari.
Nei giorni scorsi la Gazzetta di Parma ha pubblicato (e Tv Parma ha mostrato) alcuni islamici immigrati a Parma che rivendicavano il diritto a una moschea inalberando cartelli sui quali era riportato l’articolo 3 della Costituzione italiana: «Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze».
Secondo l’ultimo comma di tale articolo, gli islamici avrebbero diritto dunque a rivendicare una sorta di Patti Lateranensi tra Stato e islam, un concordato con tanto di spazi riservati all’insegnamento della religione di Maometto, contributi pubblici… Insomma, tutti i benefici (esenzione Ici compresa) di cui godono i cattolici. A quel fardello storico che è la Chiesa cattolica, palla al piede di cui non si trova più la chiave per liberarcene, si aggiungerebbero altre zavorre in nome della libertà religiosa.
Per fortuna, nel secondo comma, c’è una precisazione che è il salvagente dei laici e della vera libertà: «…in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano». Ossia: libertà di fare proseliti e praticare il culto a tutte le fedi purché non siano in contrasto con le leggi che i rappresentati del popolo italiano si sono date. Il cartello inalberato dai musulmani immigrati a Parma ometteva proprio questo comma. Un brutto segno. Ed è facile da capire. La sharia, la legge coranica, per i musulmani discende da Allah che l’ha affidata al Profeta. Un sistema di formazione delle leggi che lo Stato italiano non riconosce più da tempo. Contro cui si è lottato e si è vinto.
Si credeva di avere vinto, fino a quando qualcuno non è venuto a dirci, sempre in nome della libertà religiosa, che gli aderenti a una certa fede sono liberi di regolarsi tra di loro come si vuole, anzi, di patteggiare con lo Stato italiano queste loro usanze. Fino al punto da riconoscere per la comunità degli immigrati la sharia, la legge teocratica che comincia con il velo alle donne e finisce con la loro lapidazione?
Crediamo che la strada della vera libertà sia quella di liberare lo Stato da lacci e lacciuoli religiosi non di aggiungerne altri in nome della tolleranza e della convivenza. Se no, si finisce come in Libano e in Nigeria. Costretti a fare a botte in nome dei rispettivi credo, parola che indica un’opinione ma viene trattata come una certezza da imporre all’altro.
Nei Paesi mediorientali, preda di conflitti politici e territoriali alimentati dalla benzina religiosa, le parole tolleranza e convivenza sono solo leggenda per i credenti e favola per i creduloni. Vogliamo fare la stessa fine nel giro di un paio di generazioni?














Vorrei tanto che il bimbo in foto chiedesse spiegazioni a papà -non so se può interrogare anche la mamma, essendo femmina- sul perchè noi dovremmo costruire o concedere in affitto od altro, spazi dedicati alla preghiera degli islamici, quando, nei loro paesi di provenienza, se solo un cristiano osasse mettere assieme due mattoni per innalzare un tempio al suo Dio, verrebbe subito linciato dalla folla inferocita. Non parliamo poi dell’uso di esplosivi per tritare fedeli di un’altra religione! Vorrei anche che qualche islamico mi spiegasse come mai, se qui da noi, un cristiano sceglie poi di convertirsi all’Islam, nessuno lo ha nemmeno in nota, anzi, se femmina, diventa spesso un eroe, per certe frange di sinistra estrema. Invece, se la stessa medesima cosa la compie un islamico, lo maciullano a sassate, come fedifrago ed apostata. Mi deve anche chiarire, qualche islamico, perchè le loro donne sono trattate, in genere, come esseri umani di serie Z, perchè, ancora, in alcuni Paesi, vengono regolarmente sottoposte ad infami mutilazioni genitali e vendute, come bestiame, spesso alla nascita, ai futuri mariti; e guai a chi si ribella! E lo stesso accade se minimamente vogliono accostarsi ad usi e costumi, anche solo di abbigliamento, dei paesi in cui sono immigrate, o addiritura nate. Vorrei anche essere edotto sulle cause intrinseche per cui, se si nasce o si diventa gay, in alcuni paesi islamici, si viene regolarmete impiccati ad una gru. La nostra religione, se non altro, anche se poi noi ed i nostri pastori abbiamo abbondantemente tralignato, è nata da un Cristo-Dio pacifico, che non ha mai ucciso nessuno, non ha guidato eserciti alla conquista territoriale e fideistica, sulla lama delle scimitarre, di Imperi immensi, non ha mai proclamato stati permanenti od anche solo temporanei, di Jihad; ha anzi perdonato coloro che lo avevano massacrato e pio crocifisso. Il seme della violenza, molto e troppo spesso, non dà che alberi e frutti della medesima qualità; e sono passati ben 14 secoli, dalla prima semina.
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«VENDICHIAMO LE VIGNETTE ANTI-ISLAM»
Abitanti musulmani dell’alto Egitto hanno dato fuoco a tre case di una famiglia copta
di Caludia Santini
Decine di abitanti del villaggio di Baheeg ad Assiut, nell’alto Egitto, hanno incendiato tre case appartenenti a una famiglia copta. Uno di loro era infatti colpevole di avere pubblicato su Facebook alcune vignette contro l’Islam, come riporta il quotidiano Al-Masry Al-Youm.
Secondo quanto dichiarato da uno studente al quotidiano Al-Masry Al-Youm, un gruppo di giovani musulmani hanno quindi attaccato il loro compagno di classe copto per aver pubblicato quelle vignette sul social network. L’attacco è avvenuto ieri nel liceo Monqebad ad Assiut. Secondo testimoni, l’esercito è intervenuto per sedare la rissa e proteggere il giovane copto e la sua famiglia, scortandoli fuori dal villaggio. Più tardi, i residenti musulmani hanno dato fuoco alle case della famiglia. I vigili del fuoco sono intervenuti spegnendo l’incendio, mentre le forze armate e la polizia hanno creato un cordone di sicurezza attorno al luogo dell’incidente.
Il maggiore generale Mohamed Ibrahim, direttore della sicurezza di Assiut, ha dichiarato che le forze di sicurezza si stanno coordinando con i religiosi musulmani per calmare i cittadini e contenere la situazione, che potrebbe divampare ulteriormente. I cristiani rappresentano circa il 10% della popolazione in Egitto, che è composta in totale da almeno 80 milioni di persone. (Giornalettismo, 30 dicembre 2011)
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I bei tempi delle corrispondenze di amorosi sensi tra Carlo Magno ed Harun-al Rashid, di frate Francesco con al-Malik al-Kamil e tra cristiani ed il “feroce” Saladino sono finiti. Alla fede i novelli talebani, che sono comunque una minoranza, anche se poi si impongono alla maggioranza, con intimidazioni e violenze, hanno sostituito un becero settarismo ed un fanatismo cieco, sia qui in Europa, nuovo terreno di conquista, che nei paesi islamici tradizionali. Sono fasi che ha attraversato anche la nostra fede e quella ebraica dei tempi biblici. Basti pensare all’Irlanda,ancora fino a qualche anno fa. Poi c’è chi è capace di una resispiscenza, più o meno lenta o rapida, chi invece precipita sempre più in basso; e i più intransigenti e fanatici non sono i nuovi immigrati, qui da noi, ma quelli di seconda e terza generazione, che pensano, sentendosela sfuggire di mano, di salvare la loro identità etnica e fideistica sterminando il nemico”crociato”. Nei paesi di antica tradizione islamica, sono invece i più giovani, sempre per riaffermare un’unica ed intollerante identità, in una cupa xenofobia di carattere religioso, rivolta a compatrioti che vengono avvertiti come estranei al corpo sociale di nazioni, in cui religione e politica sono la stessa medesima cosa. Se non sei più o non sei,da sempre, musulmano, sei uno straniero ed un traditore della patria; quindi, sei passibile di morte. I musulmani di oggi sono come i cristiani che eravamo noi, nel Medioevo più oscuro e nell’Età bieca e stragista della Controriforma; loro aizzati da imam ed ayatollah, noi da papi, vescovi, cardinali e dai fratocchioni, francescani e domenicani, componenti delle Inqusizioni. Molti di loro innalzati agli onori degli altari, così come là i kamikaze si meritano, ipso facto, il Paradiso di Allah.
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