Largo ai giovani, per noi giovani che siamo giovani

Pubblicato da Redazione il 24 dicembre 2011 in Brutta Italia, Politica |

Faccia da bravo ragazzo. Luca Canetti, consigliere comunale a Langhirano.

Uno dei tumori politici del nostro tempo non è, checché ne pensino politicanti e politicastri, la cosiddetta antipolitica. Bensì la retorica giovanilistica. Da quarantaquattro anni sento dire che, con l’arrivo dei giovani sarebbe cambiato tutto, nel senso di migliorato.

I giovani sono arrivati, si sono seduti al posto dei vecchi, sono diventati a loro volta vecchi e non se ne sono più andati. La storia non insegna nulla e così oggi abbiamo dei giovani che non trovano di meglio che addossare ai vecchi le malefatte dei governi (e delle opposizioni) passati e imputano loro il marasma in cui ci troviamo. Insomma, motivazioni anni Sessanta, quando gli hippies invitavano a non fidarsi di chi avesse più di trent’anni.

A guidare gli odierni giovani leoni della savana sono spesso astuti vecchi della montagna che mandano allo sbaraglio allievi e vittime designate. Come il presidente Mao che nel 1966, a 73 anni, scatenò le guardie rosse per far fuori un po’ di coetanei, consolidarsi al potere e restarvi fino alla fine dei suoi giorni. L’unico privilegio che concesse ai giovani fu quello di spartire la sua alcova con avvenenti minorenni, una sorta di olgettine rosse. Le guardie rosse furono poi a loro volta liquidate. Qualche olgettina accorta avrà fatto carriera? Chi lo sa?

La retorica giovanilistica, patrimonio trasversale di tutti i partiti, ci è venuta alla mente rileggendo le dichiarazioni rilasciate nel maggio dello scorso anno da Luca Canetti (nessuna parentela con Elias), che nel 2010, a 21 anni, fu candidato della Lega Nord alle elezioni regionali. Una scelta che lui spiegò così: «Una decisione che parte dalla consapevolezza che troppo a lungo la politica è stata amministrata da persone “antiche”, che la fanno da troppo tempo o che, allo stesso tempo, occupano più poltrone contemporaneamente. La nostra intenzione è quella di svecchiare il modo di fare politica, di innovarlo profondamente, partendo dal basso, perché il cambiamento deve, per forza di cose, partire da noi giovani».

E prometteva: «Un occhio di riguardo verso i giovani, certo, perché conosco i problemi, quello del lavoro in primis, quello di non riuscire, per molti, a completare gli studi, per problemi economici. Io darò tutto me stesso per aiutare chiunque a realizzare i propri sogni».

A questo punto, vi chiederete perché ho riesumato una tiritera, che non è giovanile nella sostanza e neppure nella prosa, di un giovane sconosciuto. La ragione è che Luca Canetti, mai eletto consigliere regionale, ma consigliere comunale del Carroccio a Langhirano, è balzato agli onori della cronaca (leggi articolo su Repubblica Parma) durante la seduta di giovedì 22 dicembre, quando, insieme al suo coetaneo e compagno di partito Marco Maselli, ha lasciato l’aula, non appena i consiglieri hanno intonato l’inno di Mameli, per andare a sedersi nell’area riservata al pubblico. «Ci mettiamo là in fondo per sentire come cantate bene», ha detto sarcastico il giovane Canetti. Poi, tornato al suo posto, ha letto una dichiarazione contro il governo Monti prima di andarsene definitivamente. Non tralasciando però di spiegare che lui e Maselli erano usciti «soltanto per manifestare contrarietà alla manovra finanziaria del Governo cosiddetta salva-Italia, che secondo noi è invece un documento contro i giovani».

Ci si chiede di che cosa alimenteranno i propri programmi questi giovani idealisti, nel prosieguo della loro carriera, non appena gli spunterà qualche capello bianco. Si faranno furbi come il presidente Mao continuando ad agitare lo stendardo del giovanilismo? O attingeranno ad altri spunti del loro sterminato bagaglio-politico culturale? Per esempio ispirandosi a una frase che Luca Canetti, nel suo profilo Facebook, indica tra le sue preferite: «Non amo i miti, preferisco i violenti».

Che fare e che dire di fronte alla prospettiva di un Canetti che, incanutito e imbelvito, minacci di scendere in strada brandendo una mazza da baseball o peggio? Segnalarlo alla questura perché fin da ora lo «attenzioni» a dovere o suggerirlo come fidenzato ideale a Miss Padania? Data l’approssimativa conoscenza dell’italiano che hanno certi leghisti, sorge solo un dubbio: che miti sia da intendersi come plurale di mito? Sì, deve essere così, questi giovani a volte sono veramente mitici.

Narciso Putiferio

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11 Commenti

  • avatar Daniele Frigeri scrive:

    Io non capisco come si possa:
    1- definirsi giovani seguendo politiche come quella leghista;
    2- sopportare ancora questa gente. Vuol dire che non siamo ancora arrivati al punto di rottura, che c’è ancora spazio per altre supposte e oligarchie mascherate.

    A Luca Canetti auguro di dover emigrare verso il Nord Europa per trovare lavoro, e lì esser denigrato, deriso e maltrattato. D’altra parte il mio augurio risulterà vano, infatti due ventenni nella lega di strada ne faranno di certo, se il sistema non cambia.
    E mi fermo qui perché, si sa, a natale siamo tutti più buoni.

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  • avatar Mario scrive:

    Largo ai giovani. Era uno slogan del Duce, mi pare…. (ripreso da Berlusconi pochi mesi or sono)

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  • avatar Fausto scrive:

    Da dove viene fuori questo generalizzato complesso di superiorità nei confronti dei leghisti????

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  • avatar maria pia scrive:

    @ A FAUSTO – “Da dove viene questo generalizzato complesso di superiorità nei confronti dei leghisti?” – si chiede l’anabile Fausto.
    Signori, non affannatevi a spiegargli da dove viene. Perdereste del tempo. Non capirebbe. Se non lo ha capito finora, non lo capirà mai. In Sicilia si dice “lassalu perdiri, mischinu. Nun ci dari cuntu”. Traduco per i padani ” Lascialo andare, poverello. Non dargli retta”.

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  • avatar Fausto scrive:

    Ehi non scaldatevi tanto!!!!Cmq non mi avete di fatto risposto..(Maria Pia mi ha lasciato perdere e Daniele non ha indicato a quali fatti si riferisce). Per cronaca io non appartengo alla categoria del leghisti, ma volevo solamente capire come mai sento tanta indignazione contro i comportamenti, si demagogici e propagandistici, dei leghisti che alla fine non fanno niente, piuttosto che contro gli sprechi del sud e contro quella retorica che difende l’unità nazionale e che non mette gli amministratori locali davanti alle loro responsabilità. Tra un leghista che lascia un consiglio comunale per inutili motivi, e un anti-leghista che si sente così culturalmente superiore da non prendere neanche in considerazione le ragioni di quella parte politica non ci vedo molta differenza…

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    • avatar massimiliano grassi scrive:

      Non so quale male sia peggio se gli sprechi e l’inconsistenza amministrativa di tante PA del sud o la lega che dopo 20 anni di proclami l’unico obiettivo che ha raggiunto è l’auto-sostentamento di se stessi. Uno potrebbe dire “non hanno fatto nulla pertanto non hanno fatto nemmeno male”. E’ vero! Ma chi ci governa lo fa con un compito che, generalizzando, dovrebbe essere quello di mettere la nostra nazione, e quindi tutti coloro che la abitano, nelle migliori condizioni possibili. Nel nulla della Lega vi sta infatti il nulla delle riforme… nemmeno quelle da loro tanto sbandierate.

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  • avatar Armentario scrive:

    Si vede subito che questo leghista ha ampia profondità di pensiero.

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  • avatar naturlik scrive:

    Fiero l’occhio e svelto il passo….

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  • avatar Biffo scrive:

    I giovani politici, che siano poi leghisti o di PRC, salgono, sveltamente o a passi lenti e stentati, i gradini della carriera politica, o meglio, partitica, sempre sostenuti da vecchi malvissuti,come di manzoniana memoria. Ora che arrivino poi ad imporre la propria personalità, si sono ormai decorticati di tutti i minimi apporti positivie,etici e civili, assumendone altri, negativi, in tutto simili a quelli dei loro Mentori mentitori. La vita di partito è una malattia epidemica fortemente trasmissibile, di vecchio in giovane E’ un rosario tibetano, che si ripete da secoli; i pochi giovani che hanno saputo resistere, sono stati spazzati via, anche fisicamente, a volte.

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  • avatar filippo scrive:

    @ A BIFFO – Caro Biffo, ogni volta che ti leggo sprofondo nel panico. Tu 6 un tuttologo cosmico, mai sfiorato da un dubbio quale che sia.
    Scrivi “La vita di partito è una malattia epidemica fortemente trasmissibile, di vecchio in giovane”. Questa analisi ancora non era nel mio patrimonio culturale. Ed io, poverello, che pensavo che non tutti i figli dei politici finivano in politica. Beh, grazie, Biffo per le tue pillole di saggezza.

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