I nordcoreani piangono il loro «Caro leader»
Pyongyang. Strazianti scene di pubblica disperazione hanno accompagnato l’annuncio (con quarantotto ore di ritardo) della scomparsa del presidente nordcoreano Kim Jong-Il. Dalla morte del padre, il «Caro leader» dirigeva un Paese dove regnano il culto esacerbato della personalità, la censura e la carcerazione arbitraria. Ora salirà al trono il non ancora trentenne Kim Jong-Un. È l’unico caso nella storia dell’umanità di una dinastia comunista al potere da tre generazioni.
SOTTO TIRO

CREDENZE POPOLARI
Nei centri commerciali,
i consumatori credono
di risparmiare.
In democrazia, gli elettori credono di contare.
QUELLO CHE NON HA GIULIANO
«Può darsi che Saviano sia banale e scriva male, ma se non piace
a Giuliano Ferrara qualcosa
di buono ce l’avrà». (Lia Celi)
SIRENE E CENTAURE NELLA GIUNTA BERNAZZOLI
«Giunta con metà donne», titola la Gazzetta di Parma, per significare che Bernazzoli vuole riservare il 50 per cento del suo esecutivo alle assessore. Ma detto così sembra che voglia amministratrici metà carne e metà pesce, metà umane e metà giumente. Strafalcione o lapsus?
MONTI LEI
Vista la situazione, è normale che la rabbia Monti. (Mario Mantovani)
ULTIMA CHIAMATA PER I PARTITITemo che i partiti italiani non abbiano capito il senso e lo scopo della formula adottata dal presidente della Repubblica dopo le dimissioni del governo Berlusconi. Mario Monti e i suoi tecnici avrebbero dovuto restaurare la credibilità finanziaria dell'Italia, riformare il mercato del lavoro, creare le condizioni per una economia più libera e competitiva. I partiti avrebbero dovuto assecondare il governo ma dedicarsi contemporaneamente ad altri compiti che non possono essere, in una democrazia, «tecnici». Avrebbero dovuto modificare la legge elettorale, ridurre il numero dei parlamentari, rompere l'incantesimo del bicameralismo perfetto, dare a se stessi uno statuto giuridico corrispondente alle loro responsabilità, dare al Paese un esempio di rigore finanziario riducendo drasticamente il denaro pubblico di cui si sono spensieratamente serviti dopo un referendum che diceva chiaramente quale fosse, a questo proposito, il pensiero del Paese. Ebbene, nulla di ciò che avevamo il diritto di attenderci in materia di riforme istituzionali è stato fatto. È questa una delle ragioni del malumore del Paese, che soffre la crisi e sopporta il peso delle tasse, e del successo di Grillo. Se i partiti vogliono rimediare, il tempo stringe e la porta attraverso la quale dovranno passare per avviare il cantiere delle riforme non resterà aperta più di tre o quattro settimane. Una riforma costituzionale richiede, infatti, una doppia lettura fra Camera e Senato e mancano dieci mesi alla fine della legislatura. Se non ne approfitteranno, il prossimo voto sarà peggio dell'ultimo. (Sergio Romano, Corriere della Sera, 10 maggio 2012)
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Quando ho visto, nel corso dei varii TG, tutta quella gente che smoccolava, lagrimava, si batteva il petto, disperata, si buttava in ginocchio, tra convulsioni e singhiozzi, mi sono cascate a terra tutti quanti gli organi del mio fisico passibili di tale operazione: la falsità e l’ipocrisia concretizzate in sceneggiate napoletane che nemmeno Merola avrebbe potuto eguagliare. D’altra parte, immagino che fine avrebbe potuto fare chi avesse dimostrato, anche minimamente, una debolissima indifferenza, non dico certo un visibile sollievo. Ricordo di aver letto testimonianze di scrittori russi dissidenti, che asserivano che, per la morte di Lenin, la popolazione di allora si sentì veramente privata di un leader carismatico insostituibile; e che persino quando se ne andò Stalin, molti lo piansero sinceramente. Però, in un Paese come questo, chiuso ad ogni minimo apporto esterno, rigidamente controllato all’interno, affamato, vilipeso, umiliato, dove gli abitanti paiono robot e burattini teleguidati, rigidi e ingessati, come gli speakers dei loro TG, forse qualcuno si è veramente sentito orfano del “caro Leader”, mancandogli un punto di riferimento unico ed essenziale. Se la Corea del Nord diventasse, di punto in bianco, un Paese democratico, penso che ci vorrebbero parecchi anni per portare gli abitanti all’abitudine di parlare, pensare, scrivere senza alcun timore e senza restrizioni. Se non sbaglio, ai tempi dell’epidemia del morbo della “mucca pazza”, il governo nordcoreano aveva richiesto l’importazione di carne di animali ammalati, pur di poter nutrire la popolazione, ridotta alla fame. E pensare che la Corea del Nord è un paese ricco sia nel campo agricolo che in quello delle risorse minerarie e per l’industria. Ma gran parte del PIL viene destinato agli armamenti; tra forze armate in servizio permanente e volontari di Partito, operai e contadini, si giunge a disporre di 6 milioni di soldati.
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Biffo, si potrebbe, per liberare i nordcoreani, sentire la Nato per un mesetto di bombardamenti umanitari stile Libia e Serbia. A Pyonyang sono tutti in trepida attesa dei rave party, dei Mcdonald (hanno o non hanno fame?) e della Coca Cola.
Posso anche rassicurare Paolo. In giro per il mondo ci sono centinaia di altolocati e altopensanti che anelano segretamente ma anche pubblicamente a farci dimenticare i nomi di chi ci governa.
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Caro Nando,
a volte sembri dimenticare che fra il bianco e il nero, c’è tutta una serie di colori. Fra la miseria e la cultura del rave party c’è posto anche per un’esistenza dignitosa, dove si può persino dire la propria…per esempio, un sito come questo in Corea del Nord non potrebbe esistere (anche perchè, credo,laggiù la popolazione non ha accesso ad internet).
Anche in qualche regime di un settantina di anni fa, chi dissentiva doveva espatriare…o faceva una brutta fine…
Ciao e buon Natale
Vitt.
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Beh magari gli volevano bene davvero…
non tutti hanno dei leaders come i nostri.
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Uno stato veramente libero e democratico è quello i cui abitanti ignorano il nome del loro capo di stato.
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Leggete… non c’è limite al peggio.
http://www.comunistisinistrapopolare.com/?p=2341
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Quando potremo piangere anche noi? A ga stag a crider cme na vida tajeda.
P.S. In genarale senza alludere a chicchessia , si intende.
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Rizzo ed il suo manutengolo sono l’espressione esmplare e paradigmatica della tensione e propensione secolare di tanti italioti a mettersi proni e genuflessi a leccare stivali ed altro ai potenti, soprattutto agli stranieri.
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Sono tra i non moltissimi italiani (molto verosimilmente l’unico fidentino) che hanno visitato la Corea del Nord. Era il 1984 e la nostra delegazione di artisti, invitata a Pyongyang dal consolato nord coreano presso la FAO,tenne, nell’aprile di quell’anno, alcuni concerti in occasione del 72mo compleanno del Gran Leader (Kim Il Sung). L’accoglienza fu quella riservata alle grandi cariche internazionali: banda all’aeroporto, ministro ai piedi della scaletta , stuolo di persone negli abiti tradizionali che agitava fiori e bandierine. Una limousine ogni due persone, con autista a disposizione durante la giornata per gli spostamenti negli incredibili, giganteschi teatri della capitale ( Tecnologia laser giapponese per le luci e progetto di grandi architetti sovietici) Uno dei teatri, il Mansunday , era studiato per le elite, con soli 800 posti ma un palcoscenico grande come due stadi di calcio: un altro, il Teatro dell’armata, arrivò a contenere 8000 persone, ed era utilizzato per le parate militari al chiuso (carramati compresi) in caso di maltempo…. ! Per strada il passaggio delle nostre limousine nei viali completamente privi di traffico suscitava una rincorsa al saluto, da parte della popolazione. Le poche macchine circolanti erano quelle governative e i macchinoni sovietici fornitici, erano salutati, al passaggio da una folla che, entusiasta, si accalcava – ordinatamente – sul ciglio della strada per salutare chi doveva per forza essere un “pezzo grosso”, abbandonando le occupazioni più curiose. Non ho mancato di notare, infatti, che i bambini delle scuole prestavano il loro servizio volontario nella pulizia delle aiuole, ma in un modo davvero inusuale: c’era chi zappava togliendo le erbacce (davvero presunte, visto il quotidiano indaffararsi dei piccoli “pionieri”). Chi infilava i ciotoli che delimitavano le aiuole in un ampio secchio pieno d’acqua, mentre altri li toglievano,li lustravano, asciugavano e rimettevano al loro posto attorno al perimetro dell’aiuola !!! Per strada non c’era un mozzicone o un pezzo di carta, non giravano cani, e il vigile dava il meglio di se al centro dei crocicchi in una buffa pantomima, lasciando la precedenza (occorre dirlo…?) ai nostri macchinoni e fermando colonne intere di autobus sovraffollati di indaffaratissimi cittadini. Il 15 aprile, festa del Leader, mi ritrovai in una piazza gigantesca, , coinvolto in un festoso girotondo di migliaia di nordcoreani festanti e sorridenti. Non mancarono i tributi obbligati al villaggio natale del Leader.La tv locale trasmetteva per 18 ore immagini di documentari in bianco e nero, intervallati da quelle a colori dei concerti della nostra e delle numerose altre delegazioni internazionali. Ci avevano dotato di una piccola somma di denaro spendibile nell’equivalente coreano dei beriozka , magazzini dedicati alla valuta pregiata straniera e a quella coniata appositamente per le delegazioni, e spendibile solo in quei negozi. Mi accorsi di quanto fosse pregiata quando l’ultimo giorno, sicuro che altrimenti avrei fatto la figura del taccagno, mi premurai di comprare una stecca di sigarette sovietiche e misi in una busta quella che credetti essere una modesta “mancia” fatta di Uòn “pregiati”. La reazione dell’autista, il taciturno Park , che ci aveva scorrazzati per due settimane, fu da non credere! Si gettò quasi in ginocchio ringraziandomi in pianto. Io, scovolto, lo salutai con una pacca amichevole di gratitudine e di imbarazzo. A sciogliere l’enigma provvide la nostra guida . Mi chiese il perchè di tanta gratitudine dell’autista. La mia tranquilla spiegazione lo fece quasi stramazzare: la somma data in mancia a Kim, opportunamente barattata, gli avrebbe potuto fruttare una somma in Uòn “normali” pari a qualche mese di stipendio !!! Non ho mai smesso di pensare a quell’episodio. Avevamo vissuto un’esperienza fuori del comune, in un paese che ha continuato a vivere un comunismo di regime, volto al culto della personalità, che all’epoca di Kim Padre si poteva giustificare nella gratitudine di un popolo verso il Padre della patria, ma che con l’avvento al potere del figlio, si imbarbarì pian piano nel più retrivo ed opprimente dei regimi totalitari, resistendo alle spinte di democratizzazione del blocco sovietico, sotto l’ala sorniona della Cina, fino al punto di vivere la più tremenda delle carestie con migliaia di bimbi che morivano nelle strade, come a Calcutta. Un giorno, che spero non lontano, i bambini nordcoreani torneranno a sorridere di fronte a una scodella di cibo vero. Ora, però, i loro genitori devono sforzarsi di piangere Kim Jong Il, uomo crudele e inetto, che ha preferito armarsi di atomiche, lasciando morire di fame il suo popolo. Spero che presto, spenti i riflettori della tv di stato, possano smettere di piangere e tornare a sorridere davvero, nell’intimità delle loro case, coccolandosi tra le braccia i loro bambini….
RF
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Interventi come questo sono sprecati nei commenti. Cogliamo l’occasione per invitarvi a proporli prima come articoli. Grazie comunque a RF per il prezioso contributo basato su un’esperienza vissuta invece che sui soliti pregiudizi pro o contro e sui racconti di seconda mano.
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Che nel pianto dei coreani ci sia anche un pò della sindrome di Stoccolma? Ma è ceramente vero che se nascondi la verità ad un uomo e gli fai fare tutto quello che vuoi…
A Biffo
A quale Rizzo ti riferisci,mi sbaglio o hai confuso il blog?
A Romano
Il pezzo è certamente bello ed interessante.Peccato che non si sappia anche il tuo cognome…
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Carlo Fetonti, potrei anche sbagliarmi, ma mi riferivo al torinese sor Marco Rizzo di CSP, che insieme al suo addetto agli Esteri, ha espresso pubblicamente dolore e cordoglio per la morte del Caro Leader nordcoreano, senza esserne richiesto da alcuno; penso che nella Corea del Nord a nessuno, né ora né mai, possa interessare qualche cosa di Rizzo e di CSP, hanno ben altro da fare ed a cui pensare, dato che, in milioni, soffrono la fame. Una fame proletaria e sottoproletaria, comunque, quindi eroica e tale da valer la pena di essere sopportata, in nome della gloriosa vittoria finale.
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Ringrazio la redazione e chi ha trovato interessante il mio “pezzo”. Voleva essere un semplice commento ma mi sono reso conto troppo tardi della sua lunghezza…
Approfitto per fare gli auguri a tutti.. Augurare un 2012 migliore dell’anno che sta per finire mi sembra persino scontato…Ma tant’è… Allora : AUGURI !!!
Romano F …ranceschetto
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Beh, Romano, io che ti conosco da un po di tempo e che naso la tua esperienza di vita dietro al tuo modestarti da vicino di casa e borghigiano d’altri tempi con la tua differente quotidianità, amo scoprirti spesso dispensatore semplice di grandi verità. Poi mi sento in obbligo di farti i migliori auguri di buon Natale, nella speranza di beccarti in passeggiata e poterteli fare di persona. Con il rispetto che devo a chi mi ha permesso di apprendere qualcosa (e qui, per non esagerare in deferenza devo dire che anziani contadini, giovani entusiasti, muratori siculi mi hanno dato). Però a te devo qualcosa di più per la tua semplicità e il tuo calore umano col quale mi hai parlato di lirica e di esperienze di vita con la gioia di farlo. A presto. Maurizio.
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Maurizio, sono io a ringraziarti ! Ancora auguri !
Romano
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Piangono a comando? E, se non piangono, vengono fucilati?
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Sarebbe interessanti vedere se le stesse scene si possano rivedere in Italia per Scilipoti.
Sia chiaro: solo per un infortunio, tipo un raffreddore o, al peggio, per una gamba rotta !
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