Gli eterni incazzati del Web

Pubblicato da Redazione il 18 dicembre 2011 in Mass media |

Chi sono i commentatori della rete? Il blogger e scrittore Andrea Scanzi, a partire da un post recentemente pubblicato dal sito Slate, traccia una serie di identikit di questi personaggi. Nave Corsara condivide l’acuta analisi.

Sono tanti e sono arrabbiati. A prescindere. È la nuova razza, in servizio permanente sul web: quella degli eterni incazzati. Gli internauti lividi, pronti a insultare tutto e tutti. Soprattutto chi è – anche solo – appena più noto di loro. Meglio ancora se c’è l’anonimato a proteggerli. La Rete ha tanti pregi e qualche controindicazione. Sfugge a censure e filtri embedded, ma la possibilità del «dibattito aperto» tracima puntualmente nella cagnara. Ora da Bar Sport, ora da curva e suburra. Nessuno può salvarsi. Clemente Mastella, quando era ministro, provò a bloccare il suo sito per tutelarsi. Un disastro: coniarono lo spazio con nomi improbabili (Clemente Pastella, Demente Ma-stella) e gli sfottò aumentarono. Vasco Rossi, tra un clippino e uno strale, si è scagliato contro Nonciclopedia: voleva ridimensionare quel finto spazio enciclopedico, l’ha reso definitivamente celebre.

Gli Eterni Incazzati hanno però un altro luogo di elezione: il blog altrui. Due settimane fa, su Slate, Katie Roiphe si è chiesta chi siano mai questi provocatori che si sfogano nei commenti. Secondo la Roiphe, si tratta di persone umilissime nella vita di tutti i giorni: gente che fa la spesa, con lavori tranquilli e forse frustranti, che aiuta la vecchietta a salire sul tram e poi, nel buio delle sue stanze o tra una pausa e l’altra al lavoro, esonda davanti al monitor.

Una doppia vita, la prima grigia e vera, la seconda feroce e virtuale. La versione aggiornata di Doctor Jekyll & Mister Hyde. Ovviamente nessuno di loro pronuncerebbe mai quelle parole se dovesse firmarsi, ma l’anonimato rende palpabile il miraggio del turpiloquio. Della lesa maestà. Dello spregio del vip (o giù di lì). La Rete ha peraltro generato il bizzarro cortocircuito secondo cui, se ricevi un insulto nel tuo blog, o addirittura nella bacheca privata su Facebook, «devi» pubblicarlo. Se ti azzardi a rimuoverlo, passi per censurante. L’accusa, a quel punto, si ripete: «Criticavate tanto Berlusconi, ma poi fate lo stesso».

Il dubbio che ci sia una differenza sostanziale tra dettare le regole basilari in casa propria (quali in fondo sono un blog o un profilo Fb) e imporre le idiosincrasie personali in tivù (pubbliche) e sui giornali (teoricamente equidistanti), sembra un distinguo pleonastico. Capita così che Beppe Grillo venga attaccato perché filtra i commenti e chiede una pre-iscrizione. E la stampa bipartisan tuonò con Daniele Luttazzi quando nel suo defunto blog non pubblicò (giustamente) commenti di neofascisti e negazionisti. Evidentemente, per assurgere a «paladini della libertà», devi porgere l’altra guancia e ospitare nella tua dependance virtuali qualsiasi rumenta.

L’ulteriore paradosso è che, con i loro commenti, i provocatori generano una pressoché infinita catena di commenti. Agitando le acque e aumentando il numero finale dei commenti, che sancisce il successo tangibile di questo o quel post. Quindi: se cancelli, sei censurante e pure stupido. La policy (paroletta di moda tra i webmaster) diventa allora quella del permissivismo smodato. Un esempio è il cliccatissimo sito del Fatto Quotidiano, dove la moderazione c’è ma è minima. E gli insulti frequentissimi. Ne sa qualcosa Luca Telese, massacrato per giorni e giorni dopo la sostituzione di Luisella Costamagna con quel gran figaccione di Nicola Porro su La 7.

È possibile stilare un identikit. La politica c’entra poco: sono di sinistra e destra. Idem il sesso: uomini e donne, qui, pari sono. Gli «Eiw» (Eterni Incazzosi da Web) appartengono a precise sottocategorie.

La prima è quella del Fan-boy. Spesso giovani, ma non necessariamente, si incarogniscono se osi criticare l’idolo di riferimento: la squadra per cui tifano, il musicista, il gruppo. Se avessi picchiato la loro madre, si sarebbero arrabbiati di meno. La seconda sottocategoria è quella dell’Invidioso. Accusa sempre il proprietario del blog di «scrivere così perché sei invidioso». L’idea che si possa avere delle idee non agiografiche senza per questo tradire rancore è inimmaginabile: persino se critichi Ghedini, «lo fai perché sei invidioso» (pensateci: esiste qualcuno in grado di invidiare Ghedini? No).

La terza è il Tipaganopure. Tono del commento tipo: «Per scrivere ‘ste cazzate ti pagano pure?». Quarta sottocategoria: Duroepuro. Magari di lavoro costruisce mine antiuomo e si prostituisce, ma quando commenta i pareri altrui è sempre più duro e puro. Rinfacciando chissà quali incongruenze politico-morali.

Quinta: la Zecca. Ovvero la tipologia di commentatori che segue un autore in ogni cosa che fa, denigrandolo a prescindere, che esso parli di Casa Pound o Maccio Capatonda. Sesta: il Fuorilegge. Vorrebbe essere un Black Bloc, ma ha paura anche della sua ombra. Così, in mancanza di meglio, si accontenta di (non) firmare parole da arresto seduta stante. E se una bomba esplode, lui scrive: «Bene così, peccato che non ne siano morti di più».

Settima: il Troll. Interviene unicamente per seminare zizzania (e poi se ne va, per vedere l’effetto che fa). Ottava: Saisolocriticare. Da un articolo di dieci righe, si aspettano analisi esaustive, capaci di spaziare dai presocratici al Kit Kat bianco: se non le trovano, lamentano l’incapacità dell’autore di elaborare teorie propositive valide. Nona: i Noncicapisciniente. Quelli che puntano sulla incompetenza del blogger. Decima: i Nonsochefare. Quelli che stanno in Rete perché non hanno prospettive migliori. E forse odiano i blog altrui perché, puntuali, gli ricordano le troppe pagine bianche nella loro vita. (Saturno, 16 dicembre 2011)

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8 Commenti

  • avatar Biffo scrive:

    Caspita, ma chi è costui, che mi ha ritratto così precisamente? Io sono un concentrato di tutte e quante le tipologie elencate, tranne quella dei Fan-boys, ma in peggio, molto peggio; devo cambiare la tastiera ad ogni commento,perchè la corrodo col solo tocco dei polpastrelli, che trasudano acido molecolare. Sono sempre Mr. Hyde, raramente il dr. Jekyll. Sono invidioso di Ghedini, perchè è più alto di me ed ha un accento bresciano che io non avrò mai; denigro tutti, ma di brutto, sono padre di una Black-bloc, semino zizzania e spore velenose, scrivo e commento, io, onnisciente, per degli ignorantoni crassi e bovini, tutti, dal primo all’ultimo. Però, stavolta, perdiana, od anche pardiàna, m’as disa a Sèls e a Buragh, io me mi voglio firmare, va’ mo là e ciapa lè; sono Biffo,vulgo dictus Franco Bifani, od anche viceversa, a piacere. E ringraziate che mi sono trattenuto dall’usare il pluralis maiestatis, che più mi si confà.

    Commento molto dibattuto. Tu cosa ne pensi? Thumb up 8 Thumb down 12

  • avatar Borgo Puke 58 scrive:

    Un condensato di banalita’ come puo’ osservare chi dei blog ha confidenza.
    Potevo farlo anche io che studioso non sono , non lo fui, ne’ mai lo saro’.

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  • avatar Luciano scrive:

    Gli avete pestato la coda e loro reagiscono, che cosa vi aspettavate che vi facessero i complimenti?

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  • avatar Gnacra scrive:

    Biffo,
    orcu can! Uno che si scaraventa addosso pubblicamente un’ autoironia così càustica, come fa a non riuscire simpatico?. Lo so…lo so che lei detesta risultare simpatico e ce la mette tutta per ottenere l’effetto contrario ma, qualche volta le riesce male. Al suo commento mi sono proprio divertita. Però, affinchè lei non si abitui male con sviolinate (se pur sincere ) come questa mia, le faccio osservare che in dialetto borghigiano si dice “pardìsit”o “par-lu-disìt” e non “pardiàna”.Tabén.

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  • avatar Biffo scrive:

    Gnacra, io ti ringrazio per i complimenti, che contraccambio sinceramente, moltiplicati all’ennesima potenza. Ma non è vero che a me piace risultare antipatico,tutt’altro,forse ti sbagli con qualcun altro, qui sopra od altrove; solo, mi mettono in imbarazzo i complimenti, è sempre stato così, fin da piccino. Grazie per la correzione linguistica! Hai notato che il mostriciattolo che ci affianca, nei commenti, è molto simile per entrambi?

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  • avatar Gnacra scrive:

    Caro Biffione,
    ho notato. Fis’ciula se ho notato.

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  • ‘L’umanita’ positiva’ la chiama uno studio della Princeton University per definire gli iscritti attivi alle piattaforme ‘sociali’.
    Studio che continua cosi’: ”Gli iscritti ai social network, dopo il primo impatto con piattaforme sconosciute, sono istintivamente portati a dare il meglio di loro nelle relazioni accese nei social. Ecco perche’ i social network sono tendenzialmente portati a avere una funzione creativa, ottimista della vita presente e futura. La velocita’ e’ la missione del Web2.0, e la velocita’ e l’incubatrice di nuove idee, e nuove idee sono segno di guardare avanti, di infondere forza e considerazione di se’ stessi. Quindi nei fatti l’uso di un social network porta a una visione piu’ ottimista della propria vita in relazione a quella degli altri. I giovani di Tunisi, Cairo, Sana’a, e ora Damasco (per non parlare di Occupy Wall Street) proprio per queste ragioni di visione ottimista del presente e del futuro sono stati in grado di trasferire nella realta’ l’energia accumulata nel virtuale, arrivando a compiere cambiamenti politici e sociali nei loro paesi inimmaginabili solo cinque anni fa.”
    Concordo con questa ricerca
    Raffaele Pizzati

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