Gli indignati della formazione Parma bene comune si sono presentati alla città
Nella foto, da sinistra: Sandro Tore (GCR), Roberta Roberti (La scuola siamo noi), Maria Ricciardi e Vincenzo Tradardi (Liberacittadinanza).
Si chiamerà Parma bene comune una delle organizzazioni degli indignati parmigiani che hanno passato l’estate e l’autunno sotto i Portici del grano del municipio a protestare contro le malefatte della giunta Vignali.
Elezioni forse, primarie neanche a parlarne: «È una sfida che non ci riguarda, un gioco truccato, come dimostra l’utilizzo di sondaggi preventivi da parte del presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli».
Ci tengono a precisare che sono una componente dell’indignazione, ma che non rapprsentano tutta la reazione popolare al fallimento dell’amministrazione guidata da Pietro Vignali. «Siamo l’espressione della grande mobilitazione della scorsa estate», spiega Roberta Roberti, insegnante, una delle promotrici e dei volti più noti della rete dei movimenti che vanno da Libera cittadinanza ai comitati per la salvaguardia della scuola pubblica fino a Gestione corretta rifiuti. «Incarniamo il desiderio di svolta radicale manifestato da gran parte della città, soprattutto di fronte allo scenario sconcertante che si sta profilando per la campagna elettorale».
I motivi dello sconcerto sono innumerevoli. Uno lo spiega Vincenzo Tradardi: «Sull’inceneritore diciamo basta alla Regione Emilia Romagna che continua a favorire la costruzione di impianti di questo genere e basta anche ai signori Barilla, che ora si lamentano della pubblicità aggressiva della Plasmon ma non hanno mai detto niente sulla costruzione di una ciminiera a pochi metri dal loro stabilimento».
Il termovalorizzatore è al primo posto di un lungo elenco di problemi urgenti per Parma bene comune: dal debito di 630 milioni alla riduzione delle partecipate, dalla tutela della qualità del lavoro al diritto alla casa fino alla difesa della memoria storica. «Vogliamo chiudere con una stagione di clientelismo legata ai poteri forti», dichiara la Roberti.
I leader di Pbc non sono certo degli urlatori effimeri, dei pericolosi anarchici o degli scioperati come hanno cercato di farli passare certi lettori della Gazzetta di Parma. Non più nel fiore degli anni, sono persone con la testa sulle spalle e un programma assennato che hanno presentato in questi giorni al circolo Zerbini della città ducale.
Seduti in prima fila allo Zerbini c’erano Vincenzo Tradardi, Sandro Tore del comitato Gestione corretta rifiuti e Maria Ricciardi che, truccata da ladro della Banda Bassotti, prima, e vestita a lutto durante la messinscena del funerale, il 30 agosto, non è certo passata inosservata sotto gli obiettivi dei fotografi.
Espressioni della società civile, gli animatori di Pbc rifiutano l’etichetta di civismo: «Siamo una cosa diversa», precisa Tradardi, «spesso dietro le liste civiche si nascondono soltanto dei capibastone, oppure dei partiti che si vergognano e perciò si nascondono». La lista la faranno solo se riusciranno a trovare un largo consenso attorno alle loro proposte. E per capire la tenuta del legame con la città, stileranno il programma «insieme ai cittadini, ascoltando le voci di tutti in un confronto aperto anche alle forze politiche».
Infine, l’invito rivolto a tutti a scrivere all’indirizzo parmabenecomune@gmail.com».
Tag:Elezioni amministrative 2012, Giunta Vignali, Indignati, Parma, Parma bene comune
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ULTIMA CHIAMATA PER I PARTITITemo che i partiti italiani non abbiano capito il senso e lo scopo della formula adottata dal presidente della Repubblica dopo le dimissioni del governo Berlusconi. Mario Monti e i suoi tecnici avrebbero dovuto restaurare la credibilità finanziaria dell'Italia, riformare il mercato del lavoro, creare le condizioni per una economia più libera e competitiva. I partiti avrebbero dovuto assecondare il governo ma dedicarsi contemporaneamente ad altri compiti che non possono essere, in una democrazia, «tecnici». Avrebbero dovuto modificare la legge elettorale, ridurre il numero dei parlamentari, rompere l'incantesimo del bicameralismo perfetto, dare a se stessi uno statuto giuridico corrispondente alle loro responsabilità, dare al Paese un esempio di rigore finanziario riducendo drasticamente il denaro pubblico di cui si sono spensieratamente serviti dopo un referendum che diceva chiaramente quale fosse, a questo proposito, il pensiero del Paese. Ebbene, nulla di ciò che avevamo il diritto di attenderci in materia di riforme istituzionali è stato fatto. È questa una delle ragioni del malumore del Paese, che soffre la crisi e sopporta il peso delle tasse, e del successo di Grillo. Se i partiti vogliono rimediare, il tempo stringe e la porta attraverso la quale dovranno passare per avviare il cantiere delle riforme non resterà aperta più di tre o quattro settimane. Una riforma costituzionale richiede, infatti, una doppia lettura fra Camera e Senato e mancano dieci mesi alla fine della legislatura. Se non ne approfitteranno, il prossimo voto sarà peggio dell'ultimo. (Sergio Romano, Corriere della Sera, 10 maggio 2012)
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Ok ma quanto dureranno? I movimenti passano, i partiti restano!Non sarebbe meglio sprigionare questa energie all’interno di una formazione politica (non certo di destra!) e cercare di fare, da lì, una battaglia che probabilmente avrebbe un respiro più lungo? A quanti movimenti ho dato la mia adesione in 70 anni di vita? Tantissimi e sono, purtroppo, tutti scomparsi: non me li ricordo nemmeno più. Con questo voglio solo ricordare anche agli amici (Tradardi) che “parma bene comune” può avere la vita di una farfalla!
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Come dire, o entri nel sistema in tutti i suoi aspetti o stanne pure fuori..
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Ma dove sta scritto che i partiti siano per sempre come i diamanti della De Beers e i movimenti siano effimeri? I partiti, previsti dalla costituzione antifascista, sono stati una risposta al partito unico del fascismo, ma nulla esclude che si possano fare dei passi avanti. I movimenti saranno anche il contrario della ferrea organizzazione partitica, ma se non escono da lì le forze nuove per amministrare il Paese e le città, da dove possono uscire? È da una vita che sento ripetere che non si devono sprecare energie al di fuori dei partiti, ed è da una vita che vedo persone di buona volontà che entrano nei partiti e, o vi restano cambiando opinioni e comportamento, o ne escono con le ossa rotte. No, la politica deve essere portata avanti da organizzazioni leggere, se vuoi anche di breve durata, anziché dai soliti carrozzoni che, proprio anche in questi tempi, con la pantomima e il tira-e-molla della riduzione delle prebende, dimostrano di non avere né la forza né la voglia, cioè la convenienza, di autoriformarsi. No, caro Roberto, chi è indignato per la situazione, a Parma come a Canicattì, non può entrare in un partito, neanche di sinistra. Lei lo sa in che stato era la sinistra a Parma prima che cominciasse a governare Ubaldi o in che stato si trova tuttora? Venga a fare un giro dalle nostre parti che glielo spieghiamo. Glielo anticipo in due parole: è affarismo e soggezione all’Unione industriali. Il tutto egregiamente riassunto dal candidato del partito numero uno della sinistra parmigiana. Basta con i mali minori, che poi minori non sono, una volta tanto puntiamo all’ideale o a quel che ci sembra tale. Poi si vedrà.
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Ma pensate voi che per non permettere la pluralità di pensiero hanno inventato la legge porcata. I due partiti si fanno specchio e non si fanno mai opposizione, anzi, chi fà opposizione come Pagliari viene immediatamente emarginato. Si fà pensare ai cittadini che il voto dato fuori dai due partiti sia un voto inutile. Si aumentano i cittadini che non vanno a votare perchè son tutti convinti che tanto non cambia nulla. Infine viene denominata “antipolitica” coloro che non si adeguano a una impossibilità della gente di poter esprimere la propria opinione. E se dalla rete nascono (si veda prima l’Africa e ora la Russia) dei movimenti e delle opinioni (si veda anche la demonizzazione e l’isolamento da parte dei media di Grillo anche adesso che i grillini sono nei parlamentini ed entreranno in parlamento) allora si cerca di farla passare per demagogia, ovverosia come qualcosa di irrealizzabile ed inutile. No, Braglia, non passa. Lascia che qualcuno continui a pensare fuori dagli schemi imposti, anche rinunciando ai privilegi della casta. In fondo mantenere un minimo di rispetto verso se stessi e la propria indipendenza ideologica può essere importante. Insomma saremo utopici nelle nostre mete (che sono semplici come democrazia, libertà, meritocrazia, ecologia, rifiuti zero, basta cemento, informazione, diritti primari come istruzione, casa, salute, lavoro ….) ma non smetteremo di perseguirle.
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