Monti si è fatto intrappolare da Vespa
Bruno Vespa in una vignetta di Franco Portinari (www.portoscomic.com).
Il nuovo presidente del Consiglio batte una vecchia strada. Per illustrare agli italiani le misure anticirisi non ha trovato di meglio che la platea televisiva di Porta a Porta. Accompagnato dai ministri Corrado Passera ed Elsa Fornero, si accomoderà sulla poltrona bianca ancora calda delle natiche del predecessore.
Non è, dal punto di vista dell’immagine, un bell’esempio di svolta. La scelta della televisione subito dopo le istituzioni ha fatto giustamente infurirae le opposizioni non ancora innamorate o addomesticate dal nuovo governo. Mentre si preparano i torchi del giro di vite, Monti cerca un bagno di popolarità in quella che ormai è definita, non senza ragione, la terza Camera della Repubblica.
Abbiamo ragione di credere che Vespa non stia in sé dalla contentezza per il trofeo. Archiviato, per ora, il suo ospite più illustre, ne tira fuori dal cappello un altro altrettanto prestigioso e, soprattutto, inaspettato per noi ingenui che avevano cominciato a credere a un cambio di passo e di stile (il che, sia chiaro, non ha nulla a che vedere con l’indigeribilità dei provvedimenti governativi).
Il giornalista aquilano entrato alla Rai nel 1968, si riconferma come asse della politica romana con i piedi sotto il tavolo e gli accordi sotto banco. Memorabile, per i destini del Paese, la cena che organizzò nella sua casa, cui parteciparono Sivio Berlusconi, il segretario di Stato del Vaticano Tarcisio Bertone, l’immancabile Gianni Letta e l’allora governatore della Banca d’Italia Mario Draghi. Non furono certi le leccornie della signora Vespa a richiamare simili commensali.
Ci delude Monti, lo pensavamo un uomo di Bilderberg, cioè un emissario della Spoectre finanziaria mondiale, e invece si riduce a suonare alla porta di Vespa e senza neppure portare una bottglia di spumante, come un George Clooney qualsiasi. Andremo a letto scontenti martedì sera. Dal niveo salotto di via Teulada dal quale Berlusconi, la sera dell’9 maggio 2001, promise più meraviglie per tutti firmando il contratto con gli italiani, quasi undici anni dopo incasseremo i proventi di un sogno divenuto un incubo. L’esattore che si presenterà il conto non sarà il colpevole del disastro. E anche questo capolavoro di «vai avanti te che a me mi scappa da ridere», la dice lunga sulla capacità di Berlusconi di chiaggnere e fottere. Mentre fa finta di patire per la defenestrazione, se la gode come un riccio per i carboni ardenti su cui è costretto a camminare il suo defenestratore.
Dunque, Monti va incassare i fischi che sarebbero spettati ad altri. Gli conviene? Forse no, ma noblesse obblige. Dal gennaio 1996, quando il programma fu inaugurato, tutti i presidenti del Consiglio si sono sottomessi alle telecamere di Vespa: Lamberto Dini, Romano Prodi, Giuliano Amato, Massimo D’Alema. Per non dire di Berlusconi che ha trasformato la trasmissione in un suo show personale. Per esempio nell’aprile del 2008 quando, facendosi annusare da Vespa proclamò di sprigionare «profumo di santità».
È con questi precedenti e con queste pagliacciate che dovrà dunque misurarsi una persona seria come Monti. Gli basterà il suo humour per accattivarsi le simpatie di una platea televisiva entusiasta delle performance berlusconiane e assatanate per i grandgugnol tipo Cogne? Chissà, se avesse come comprimari e consulenti lo psicologo Paolo Crepet per le lacrime e il criminologo Francesco Bruno per il sangue, forse il programma di governo potrebbe sucitare l’interesse di chi lo scambierebbe per l’ultimo film di Dario Argento.
Bruno Vespa visto da Franco Portinari (www.portoscomic.com).
Tag:Bilderberg, Bruno Vespa, Corrado Passera, Elsa Fornero, Mario Monti, Porta a Porta
SOTTO TIRO

CREDENZE POPOLARI
Nei centri commerciali,
i consumatori credono
di risparmiare.
In democrazia, gli elettori credono di contare.
QUELLO CHE NON HA GIULIANO
«Può darsi che Saviano sia banale e scriva male, ma se non piace
a Giuliano Ferrara qualcosa
di buono ce l’avrà». (Lia Celi)
SIRENE E CENTAURE NELLA GIUNTA BERNAZZOLI
«Giunta con metà donne», titola la Gazzetta di Parma, per significare che Bernazzoli vuole riservare il 50 per cento del suo esecutivo alle assessore. Ma detto così sembra che voglia amministratrici metà carne e metà pesce, metà umane e metà giumente. Strafalcione o lapsus?
MONTI LEI
Vista la situazione, è normale che la rabbia Monti. (Mario Mantovani)
ULTIMA CHIAMATA PER I PARTITITemo che i partiti italiani non abbiano capito il senso e lo scopo della formula adottata dal presidente della Repubblica dopo le dimissioni del governo Berlusconi. Mario Monti e i suoi tecnici avrebbero dovuto restaurare la credibilità finanziaria dell'Italia, riformare il mercato del lavoro, creare le condizioni per una economia più libera e competitiva. I partiti avrebbero dovuto assecondare il governo ma dedicarsi contemporaneamente ad altri compiti che non possono essere, in una democrazia, «tecnici». Avrebbero dovuto modificare la legge elettorale, ridurre il numero dei parlamentari, rompere l'incantesimo del bicameralismo perfetto, dare a se stessi uno statuto giuridico corrispondente alle loro responsabilità, dare al Paese un esempio di rigore finanziario riducendo drasticamente il denaro pubblico di cui si sono spensieratamente serviti dopo un referendum che diceva chiaramente quale fosse, a questo proposito, il pensiero del Paese. Ebbene, nulla di ciò che avevamo il diritto di attenderci in materia di riforme istituzionali è stato fatto. È questa una delle ragioni del malumore del Paese, che soffre la crisi e sopporta il peso delle tasse, e del successo di Grillo. Se i partiti vogliono rimediare, il tempo stringe e la porta attraverso la quale dovranno passare per avviare il cantiere delle riforme non resterà aperta più di tre o quattro settimane. Una riforma costituzionale richiede, infatti, una doppia lettura fra Camera e Senato e mancano dieci mesi alla fine della legislatura. Se non ne approfitteranno, il prossimo voto sarà peggio dell'ultimo. (Sergio Romano, Corriere della Sera, 10 maggio 2012)
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Codesta mancanza di stile del neopremier mi fa pensare male: avevo pensato a lui come ad un grande economista capace di affrontare problemi di una certa consistenza, che scolaretti dell’asilo come Tremonti e Berlusconi non sapevano neppure da che parte prendere, e mi ritrovo invece il premier che cerca il consenso del pubblico nella più zoccola e melensa delle trasmissioni di talkshow!
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Qui Mario inizia a perdere dei punti! Che plastico dobbiamo aspettarci stavolta? Quello del “fondoschiena” dei dipendenti e dei pensionati italiani?
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Leonardo Facco:
Monti, un “imbecille qualunque”.
http://www.tzetze.it/tzetze_news.php?url=http%3A%2F%2Fwww.movimentolibertario.com%2F2011%2F12%2F04%2Fmonti-un-imbecille-qualunque%2F
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Credo sincere le lacrime dell’attuale ministro del nostro Welfare, Elsa Fornero.
Rosita Bindolero e Hannah Arendt-Finocchiaro, infatti, non hanno lacrime.
Perché sono prive di ghiandole lacrimali.
Sono tre le volte che ricordo di manovre dagli enormi sacrifici: Berlinguer e l’inflazione a due cifre (e la scala mobile che non doveva essere toccata!); Amato e la manovra da 90 mila miliardi ed adesso questa, la Montiana.
Tutte volute e sostenute dal PCI-PDS-DS-PD (senza la elle). Che ha sempre lasciato andare avanti la DC (Andreotti+Zaccagnini, che lo umiliarono); Craxi (solo lui il ladro ma noi no, per carità, noi solo rublodollari metanodorosi sovietici) ed adesso si associa all’odiato PDL (con la elle!!!) poiché no, la responsabilità di dire la verità al popolo italiano non me la prendo.
La concordo.
Togliattiani falsi e bugiardi: sempre pronti a far pagare a chi non ha colpa, a chi fa sempre il proprio dovere e, soprattutto, debole. Sempre pronti ad indicare il colpevole ma mai a spiegare perché perdono contro il colpevole. Sempre pronti a fare i forti coi deboli (il loro elettorato concreto e possibile e futuro) ma i deboli coi forti (la Konfindustria et altri strong puvoir, cui chiedere elemosina in cambio di finanziamenti pubblici, in nome della krisi).
Almeno la Fornero ha avuto pietà di quello cui è stata chiamata a fare.
Bella roba va! rispondeva Angelo 85 ad una mia lontana email.
Bella figura a voi. Pagliacci.
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Ieri mi sono sorbito tutta la conferenza- stampa, su LA7, con i neo-ministri che cantilenavano, come in una novena parrocchiale, i loro rimedii alla congiuntura attuale disastrosa; ho fatto una fatica notevole a tenere le palpebre distaccate, perchè questi tecno-ministri hanno un modo di esporre che farebbe dormire anche il bevitore di una pinta di caffè forte. Ma, insomma, volevo anche sapere di che morte dovranno morire i miei lauti risparmi, che traboccano dal caveau di una filiale di BancaMonte. Paule, ego ti credo quando mi compiangi la Fornero lagrimante ed in gramaglie, e penso anche che ella sia stata sincera. Ma, ieri sera, Paule Sirocule mi, ho cercato di immaginare quanti altri, ma quanti!, seduti attorno ai loro poveri deschi, avranno tentato di piangere una ben maggior copia di liquido lacrimale, per la disperazione più nera, nel sentire certe grame notizie; ho scritto “tentato”, perchè le loro sacche lacrimali, oramai, sono da tempo asciutte, come una fiumara calabra. Forse anche solo nel tentativo improbo di decifrare certe espressioni difficilmente decriptabili, da linguaggio troppo tecnico per comuni mortali, quali siamo noi, diecine di milioni di italioti, dal Brennero a Pozzallo. Anche i giornalisti, parevano tutti congelati, iirrigiditi, ingessati. Monti, comunque, usa uno humour finissimo, molto british; Grilli fatica ad esprimersi, con quel suo continuo “aah…” ogni due parole, un po’ come quel noto venditore di quadri di Telemarket. Però, alla fine, Paule, ho concordato con quanto diceva anche mia moglie, che dovrà aspettare l’età del ricovero in casa protetta, per la pensione, che certi sacrifici risultano meglio accetti se propinati da gente come Monti&CO, che non dai precedenti pagliacci ed ignoranti del Re Travicello di Arcore e dei suoi buffoni di corte. E’ un po’ come la differenza tra uccelli paduli ed aquile reali, nelle altitudini dei loro voli, messe a confronto.
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Intanto vi dirò che è stato se non altro interessante sentir parlare persone colte e intelligenti alle quali non eravamo più abituati da molto tempo.
Speravo anche io che venissero veramente tartassati i patrimoni, gli evasori e i ricchi ma francamente hanno argomentato seriamente le loro scelte e le ho capite. Magari spero che ora diano un piccolo aiuto alle famiglie per far ripartire i consumi e speravo fosse più alto l’importo delle pensioni dalle quali si parte con il blocco dell’adeguamento. Quella benedetta patrimoniale non riusciremo mai a vederla applicata perchè verrebbe bocciata dalle camere e perchè i capitali prenderebbero il volo. Se non altro si è pensato di tassare le rendite finanziarie!
Comunque la situazione è grave …cos’altro si poteva fare?
Io ho apprezzato l’emozione della Fornero perchè mi sembrava assolutamente sincera. E onestà e sincerità non sono proprio principi abituati a soggiornare nelle stanze alte d’Italia! Vediamo cosa ci aspetta…..
Intanto è incredibile che nessuna rete nazionale e di Mediaset abbia dato la diretta dell’evento….
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Bella coerenza la tua Sirocchi dal nick incomprensibile , ti getti addosso al tuo amatissimo psi e salvi solo l’ ex capocosca latitante come al solito.Fai ridere come un noto barzellettiere socialista che si e’ candidato alle primarie del centrosinistra . Naturalmente trombato.
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“SU QUELLA POLTRONA
Contrariamente alle previ…sioni più cupe, «Porta a porta» non è riuscita a trasformare Monti in un guitto e neanche in un plastico. È stato Monti a trasformare Vespa in colui che era prima delle infatuazioni barbariche: un giornalista democristiano. Davanti all’esordiente seduto sulla poltrona dei famosi, l’intervistatore non era in piedi né in ginocchio, ma mollemente arcuato come ai tempi di Andreotti e Forlani. Solo che stavolta davanti a lui non c’era un democristiano italiano, ma uno tedesco. Quindi cattivissimo e capace di punte di autentica crudeltà. Appena Vespa lo ha ringraziato per aver scelto la sua trasmissione, ha risposto: «Io non sono qui per far piacere a lei». E quando il frequentatore di caste romane ha alluso a se stesso con l’espressione «noi uomini della strada» (l’unica battuta della serata) e chiesto delucidazioni sulle aliquote più alte, Monti lo ha subito restituito alla sua condizione di privilegiato: «Vedo che lei è abituato a ragionare di queste cifre».
Onore alla perfidia di Monti, ma anche ai riflessi di Vespa: mentre i comici sono rimasti fermi a Berlusconi, lui è già tornato a Tribuna Politica. Simbolo di un Paese immobile che quando decide di cambiare va indietro.”
(Massimo GRAMELLINI dal suo “Buongiorno” di oggi, mercoledì 7 dicembre 2011, su “LA STAMPA”).
Voi che ne pensate?
Raffaele Pizzati
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Penso che Gramellini abbia ragione nella sua analisi: Monti non ha assolutamente strisciato davanti a Vespa ma anzi è stato sincero come pochi, secco nelle risposte e chiaro nell’esposizione. Pur nella difficoltà del suo ruolo ha espresso con chiarezza che le cause di questo disastro sono dovute ai governi degli ultimi 50 anni che hanno caricato le future generazioni di debiti. Anche nei confronti di Vespa non si è fatto abbindolare e ha mantenuto una giusta distanza.
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