La fondatrice di Femen spiega perché i seni nudi, mentre una giovane egiziana si spoglia

Pubblicato da Redazione il 27 novembre 2011 in Costume, Discriminazioni, Società |

Una femminista ucraina dell’associazione Femen mentre protesta in piazza San Pietro, a Roma. 

Lo dobbiamo forse a Cicciolina se l’esibizione pubblica di un seno nudo, per ragioni che non siano l’allattamento di un bebè o una performance teatrale, non ci fa più né caldo né freddo. Cionondimeno ci sono in circolazione ancora un certo numero di perbenisti che sibilano «ma copritevi» con lo stesso stile intimidatorio e bacchettone usato da Tiberio Murgia-Ferribotte verso la sorella nel film di Monicelli I soliti ignoti. «Cammiela, copriti…».

L’ultimo bersaglio di questa campagna bigotta sono le femministe ucraine dell’associazione Femen, parecchio fotografate e pubblicate per quel loro vezzo di scoperchiarsi le poppe coram populo.

Un’azione che suscita reazioni contrastanti: dallo sguardo ipocrita sottecchi alla lezioncina impartita da qualche piccolo pulpito: non è così che si fanno le rivoluzioni, che si fa critica costruttiva, che si difendono le cause giuste e via sdottoreggiando. Sì, per quanto visti e stravisti, i seni continuano a fare discutere i più. Come se Cicciolina, ora che ha sessant’anni e percepisce tremila euro di vitalizio al mese dallo Stato italiano, non fosse mai esistita.


Operazione topless. In questa e nella foto successiva, alcune attiviste di Femen a Parigi, sotto le finestre dell’edificio in cui abita Dominique Strauss-Kahn. Inscenano la pantomima delle inservienti per denunciare lo stupro che avrebbe commesso l’uomo politico a New York ai danni di una cameriera del suo hotel. 

Le femministe venute da Kiev in piazza San Pietro per contestare il papa, affluite a Parigi sotto le finestre di Dominique Strauss-Kahn per dargli dello stupratore, convenute a Zurigo per denunciare lo sfruttamento sessuale delle loro compatriote meno combattive, usano il paradosso per farsi sentire. Si dichiarano femministe però pigiano sulla leva maschile rintanata sotto la cintura.

Tutto fa brodo per raggiungere lo scopo. I soliti cinici liquidano la messinscena sostenendo che si tratti di belle donne in cerca di pubblicità, magari lesbiche fuggite dal corteo di un circo omo. I cinici italiani opinano che si tratti di escort scartate dall’ometto nella scelta per l’harem. Niente di più falso. Come spiega Anna Hutsol, fondatrice del movimento, in un’intervista al quotidiano svizzero Le Temps da cui abbiamo stralciato qualche sua dichiarazione.


Figlia di un autista e di una commessa, Anna non aveva mai sentito parlare di femminismo nel villaggio di Brailovka in cui è cresciuta. Però aveva occhi per guardare e vedeva che erano le donne a fare tutto. «Sono loro a occuparsi della casa, dei bambini, dei mariti delle vacche, dei polli, mentre gli uomini non fanno nulla». Proprio nulla? «Bevono, molti di loro sono alcolizzati». Anche suo padre? «Anche mio padre, poi ha smesso».

Anna non è stata abbagliata dalla rivelazione come Saul sulla strada di Damasco. «È stata una presa di coscienza progressiva. Sapevo che non volevo seguire la strada già tracciata: il matrimonio, i figli, le faccende di casa… Perciò sono andata a studiare a Klmelnitski. Ricordo che ero seduta vicino al municipio, vedevo tutte quelle ragazze di 16, 17 anni che andavano a sposarsi e pensavo che la loro vita era finita. Mentre per gli uomini tutto sarebbe continuato come prima. Sentivo che quell’ingiustizia mi feriva, mi rendevo conto delle grandi differenze tra uomini e donne in una società conservatrice, patriarcale e post-sovietica». Post-sovietica? «Sì, una società in cui la gente ignorava le parole “protestare”, “manifestare” o “far valere i propri diritti”. E poi, l’Ucraina non ha vissuto la rivoluzione sessuale del 1968».

Inevitabili, a questo punto, i sorrisini di compatimento del lettore prevenuto: frasi che sanno di imparaticcio. Può darsi. Inevitabile il verdetto che sa di pregiudizio: frustrate sessuali o lesbiche, tutte donne che non fanno la ceretta. Anna sorride. «Lo so, anche in Ucraina la pensano così, ma noi non ce l’abbiamo con gli uomini, semplicemente non vogliamo somigliargli».

Anna Hutsol è la prima a sinistra.

Appurate le buone intenzioni, resta da capire che cosa c’entrino i seni nudi. «È un gesto che provoca uno shock, che fa parlare e discutere. Un semplice comunicato non richiamerebbe l’attenzione di nessuno. Per far sentire la voce di una donna nel mondo maschile, bisogna colpire duro. E certe donne non hanno che questo, i loro corpi e i loro cervelli». Ma non è controproducente?

«All’inizio ci sono stati dei fraintendimenti. Ma ora tutti sanno che se una donna mostra i suoi seni, è per difendersi. In principio, in Ucraina, i media non vedevano che i seni. Ora vedono l’azione, il simbolo». Sarà. Più si approfondisce, più si affonda nelle sabbie mobili di certezze fragili date come assiomi. «Vogliamo dimostrare che possiamo protestare, restando donne». Sarà.

Sembrano di maniera anche le repliche alle accuse di pornografia. Se provengono dagli uomini è perché vogliono far sentire colpevoli le donne. Se a dirlo sono le donne, si tratta di donne «formattate» dagli uomini. Poi ci sarebbe l’opinione delle prostitute. «Molte ci sostengono, dicono che il marciapiede è una loro scelta di vita, ma poi finiscono per confessare che odiano fare quella vita».

Anna non si scopre più i seni. Per sopraggiunti limiti di età, dice. Ha una relazione, ma non ne vuole parlare. Non esclude di volere un bambino, ma ora sarebbe prematuro. È troppo occupata a portare le sue girls da un punto all’altro dell’Europa. La madre e la sorella stanno dalla sua parte. E papà? «Non ne abbiamo mai parlato, ma è orgoglioso di vedermi in televisione. Insiste che vuole dei nipotini».

Tra i programmi del futuro immediato, quello di fare tingere i capelli alle sue colleghe bionde. Perché? Sono tanto carine così. «Quando eravamo in piazza San Pietro, i poliziotti romani acchiappavano tutte le bionde che capitavano loro a tiro: svedesi, tedesche… tutte». Sarebbe complicato spiegare che in Italia esistono forme di corteggiamento maschile molto rudi da parte di chi ha in dotazione un manganello. Tra i programmi che appartengono al libro dei sogni di Femen figura invece quello di scoprirsi i seni in un Paese musulmano.

Aliaa Elmahdy nella pagina del blog su cui ha pubblicato la sua foto nuda.

Mentre Anna rilasciava questa intervista, nell’islamico Egitto in subbuglio è accaduto qualcosa di molto simile, ma senza il marchio Femen. Aliaa Elmahdy, una giovane egiziana, ha pubblicato su un blog una foto che la ritrae nuda. Per infrangere un tabù e affermare il suo diritto alla libertà, ha spiegato.

«Mi sono spogliata», ha scritto Aliaa, «per dare eco a un grido contro una società fatta di violenza, di razzismo, di sessismo, di molestie sessuali e d’ipocrisia». Subito si è messa in moto la rete di Twitter che ai messaggi di solidarietà ha mescolato gli inviti alla cautela, le accuse di mancanza di pudore e persino le minacce.


Aliaa, che si descrive su Twitter come «non religiosa, liberale, vegetariana ed egiziana individualista», avrà le sue belle gatte da pelare nei tempi a venire. Non appena si saranno aggiustate le cose in piazza Tahrir, il nuovo potere, di qualsiasi potere si tratti, si dedicherà al suo gesto, per molti rivoluzionario per altri oltraggioso.

Non è facile, in un Paese musulmano, agire come le ucraine di Femen in Europa. Nel suo stesso Paese post-sovietico, Anna ha pagato le sue azioni al massimo con cinque giorni di carcere. In Egitto, dove la libertà costa parecchio di più, staremo a vedere.

Aliaa è anche all’origine dell’iniziativa Facebook «gli uomini dovrebbero portare il velo», creata per protestare contro l’obbligo del velo per le donne. Diversi uomini hanno postato delle foto di se stessi con la hijab per sostenere la benemerita campagna. (da domani.arcoiris.tv)


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9 Commenti

  • avatar Biffo scrive:

    Io non credo di essere un perbenista o un bigotto, e la vista di un bel paio di seni -la parola “poppe” non mi piace affatto- non mi lascia affatto gelido, tutt’altro…Che non siano però le due uova fritte che mostrava quella slavata di Cicciolina, comunque, icona infima della femminilità dell’Est Europa, non per niente trapiantata, con successo,in un’Italia, dove tutte le femmine più idiote del pianeta trovano l’Eldorado ed il Paese di Bengodi, popolata com’è da maschi bavosi, sessualmente frustrati ed eternamente arrapati, anche in età senile, come l’Arciduca di Arcore ed il suo cagnolino Emilio Fede. Evito, di solito, gli sguardi ipocriti di sottecchi e le lezioncine sdottoreggianti, da infimi pulpiti moralisteggianti, adatti a benpensanti e perbenisti chiesaioli o vetero-comunisti. Però, pur non essendo un Sant’Antonio e nemmeno un affamato di porno-sesso, ripeto che ogni cosa va fatta e mostrata, a tempo e luogo debiti. Se tutti coloro che vogliono lottare per una qualsiasi causa, giusta od errata che sia, mettessero in mostra il contenuto del loro abbigliamento intimo, come le bimbe ucraine o quella egiziana, quale incremento ribellistico otterrebbero da queste esibizioni gratuite? Fra l’altro, il seno femminile mi ha sempre suscitato un certo pudore, forse legato a quella che è la sua funzione materna, pur non chiamandomi Antonio Mazzuolo. E’ il simbolo stesso, per antonomasia, della femminilità, e lo ritengo una parte delicata, fragile,tenera e sensibile, da non dare in pasto alla vista di chicchessia, così, come un oggetto da vetrina qualsiasi. Le grandi figure di femministe e di donne rivoluzionarie, di oggi e di un tempo, non sono mai ricorse a queste esisbizioni, inutili e sciocche, tranne, ai tempi, Lady Godiva e le donne sabine, frappostesi tra le schiere nemiche dei vecchi e nuovi mariti e morosi. Aliaa è stata coraggiosa, nel mostrarsi come mammeta la fece, ma dubito che sia utilizzando il suo corpo nudo, sbattuto in prima pagina su un blog, che porterà avanti, anche di un solo mm., la lotta durissima delle donne nell’Islam, escluse, in alcuni paesi musulmani, da ogni aspetto della vita pubblica e privata, come se fossero mostri malati di un morbo infettivo ed inguaribile, quello cioè di essere, semplicemente, delle donne. Stretta la foglia, larga la via, dite la vostra che io ho detto la mia!

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  • avatar Violetta V. scrive:

    Non sono una perbenista e tantemo il mio cervello può dirsi ottenebrato dalla cultura religiosa; sono, invece, certa che il bene e il male non esistano e così come il concetto di giusto e di sbagliato, siano soltanto categorie nate dai nostri condizionamenti culturali, a servizio della nostra mente che ha necessitá di classificare tutto ció che sperimenta. Penso anch’io che per avere un interlocutore sia indispensabile attirare per prima la sua attenzione e che sicuramente il seno femminile sia un ottimo strumento per attirate l’attenzione maschile. Mi chiedo peró se la manifestante ritratta in Piazza S.Pietro sia davvero convinta che l’occhio e poi l’attenzione maschile si possano spostare, per più di 10 secondi, dal suo corpo al cartello che tiene in mano.
    Quanto alla ragazza egiziana, a me dá più che altro la sensazione che sia stata obbligata a posare nuda…La vedo più impaurita che non orgogliosa di quello che sta facendo!

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  • avatar roberto braglia scrive:

    A parte che il grandissimo successo avuto dal gruppo ucraino Femen è stato evidenziato da tutta la stampa del pianeta, penso che la condizione di subalternità femminile in tanti stati – più o meno civilizzati – e presso tante religioni -generalmente monoteiste – debba giustificare qualsiasi tipo di protesta emancipante da parte di questo sesso. Dichiararsi libero e non bigotto di mente e criticare codesto movimento è una contraddizione in termini!! Se si crede in certi valori non si va poi a criticare il modo con cui viene espressa la protesta per raggiungerli: evidentemente l’ipocrisia è ancora radicata ferocemente nella nostra vaticanizzata repubblica!

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  • avatar Biffo scrive:

    Violetta, il Bene ed il Male esistono e come, anche se poi i contenuti e le forme di essi variano da individuo ad individuo; è una querelle che dura da migliaia di anni e che non si può certo risolvere con due parole. Nella tradizione mitologica e teo-filosofica, che io approvo, il Male è stato pensato come “privatio boni”, privazione del Bene. Anche per me, Male è tutto quanto ci colpisce in senso negativo, nella vita quotidiana, nella psiche come nel fisico, privandoci, appunto di qualche cosa di positivo, dalla vita, ad un oggetto, ad un sentimento. Nasce dalle forze istintuali, come il Bene da quelle razionali, è l’ombra del Bene, è non-essere, mentre il Bene è l’essere, il Male è privo di valori, il Bene ne fonte inesauribile. Al di fuori di ogni prospettiva teologica, si parla infatti di valori e dis-valori; se poi si sceglie di scadere in un soggettivismo relativistico totale, allora riesce difficile catalogare ed identificare azioni buone ed altre maligne, è chiaro.
    Braglia,i miei discorsi non nascono da prudèries religiose da talebano cattolico, per carità, Dio me ne risparmi!, e nemmeno da schiavitù alla vaticanizzazione della nostra patria. Non riconosco infatti alla Chiesa, intesa come ente stabilitosi malignamente in Vaticano, ed ai suoi pastori, stracarichi di ori e gioielli, alcuna autorità a gestire l’Ecclesia dei fedeli di dimensione globale. La cosiddetta Tradizione, che pretende di fare e disfare, di interpretare e rendere coatta ed imposta la decodifica degli Evangeli, è falsa, ipocrita ed arbitraria; quindi, nulla di quanto faccio, penso e scrivo, mi deriva dagli edifici di Piazza San Piero e dai loro occupanti, scutrettolanti per le stanze ed i corridoi dello Stato della Chiesa.

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    • avatar Violetta V. scrive:

      Buonasera Biffo, é necessario un chiarimento in merito a quanto intendo dire affermando che Bene e Male, Giusto e Sbagliato non esistono: non esistono come concetto assoluto ma sono frutto del giudizio personale che si basa sul tipo di insegnamenti ricevuti. Lei stesso, per definire il Male, non dice cos’è ma che cosa non è e comunque lo mette in relazione con il Bene.
      Esistono poi espressioni di Bene e di Male riconosciute da un numero maggiore di persone, che possono farci credere, erroneamente, che siano valide in tutto il mondo. Le racconto un particolare della cultura Moldava di cui sono venuta a conoscenza poco tempo e che mi ha lasciato letteralmente a bocca aperta: le donne perbene, in Moldavia, non possono salire in sella ad una bicicletta a meno che non facciano parte di una squadra ciclistica! Gliene racconto un’altra: nella cultura Masai le donne se ne stanno tranquillamente a seno nudo (non é una novità) ma guai a loro se mostrano anche solo un centimetro delle loro gambe! Ci sono poi civiltà (si fa per dire!) in cui l’uomo ha diritto di vita e di morte sulla propria moglie; mi è capitato di chiedere ad un ragazzo sudanese, quale fosse il significato della poligamia e lui mi ha risposto che è la sposa che la concede al momento del matrimonio per far sì che il marito non vada con altre donne nel caso in cui a lui non bastasse una sola donna e mi ha detto anche che lui trovava che sua moglie lo amasse molto perché gli aveva concesso di avere altre 3 mogli. Ce la vede lei una donna italiana fare una concessione tanto generosa al suo futuro marito?
      Capisce che cosa volevo dire nel mio commento precedente? Quanto all’affermazione che tutto ció che nasce dagli istinti sia Male, mi perdoni, ha un aria decisamente Vittoriana.

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      • avatar Biffo scrive:

        No, Violetta, non credo di essere né vittoriano né vittorioso; ho solo citato una fonte di studiosi di Psicologia, che tendono a dare al Male un aspetto oggettivo; fra, l’altro, per l’essere umano, sarebbe meglio parlare di pulsioni, ho errato io nel definirle “istinti”, che appartengono, invece, agli animali. Infatti, l’istinto è incontrollabile, mentre, per l’uomo, la pulsione può e deve essere controllata; almeno teoricamente, Violetta, altrimenti le carceri ed i confessionali sarebbero vuoti. Avevo capito perfettamente quanto volevi significare; ma, allora, si arriva a giustificare tutto e tutti, in base all’educazione parentale e sociale ricevuta. I nazisti erano convinti di compiere un’azione buona e meritoria spedendo milioni di ebrei nei forni crematori, il governo di In God we trust uccide in tutto il mondo, in nome del Bene assoluto della “sua” democrazia; sono stati proclamati santi, un tempo, dei biechi chierici torturatori, omicidi, antisemiti e genocidi, come S. Pio V, il Card. Bellarmino, tanto per fare solo due esempi. C’erano tanti bravi cattolici che pregavano ed accendevano ceri votivi per Franco, in Spagna, per Pinochet, in Cile, vescovi che benedicevano i soldatini italici alla conquista delle future colonie in Africa. Ci sono mafiosi e camorristi religiosissimi, che fanno offerte, con le mani lorde di sangue, ai santi, a Cristo ed alla Madonnina. Tutta gente convinta di stare dalla parte del Bene Assoluto, benedetto da Dio e dagli uomini di buona volontà.

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    • avatar Violetta V. scrive:

      Non si tratta di giustificare tutto e tutti, si tratta soltanto di accettare – nel senso di prendere atto – che ció che é MALE o BENE per me, non necessariamente lo è per un altro. Nemmeno io approvo i genocidi o gli omicidi di qualunque movente o la violenza contro donne e uomini e animali o altre nefandezze del genere, tuttavia gli stessi comportamenti vengono considerati giusti da chi li compie. Tali fatti vengono giudicati, poi, in base alla Legge dello Stato, che io includo quando parlo di insegnamenti ricevuti.
      Lo ha detto anche Lei ed io condivido, che è Male tutto ció che ci colpisce in negativo in tutti gli aspetti della nostra personalità, peró ha mai considerato il godimento provato da chi riesce ad eliminare chi non gradisce? Va da sè che per questi personaggi tutto questo appartiene alla sfera del Bene.
      Detto questo, non dimentichiamoci che la mia iniziale affermazione sull’esistenza o meno del Bene o del Male, era solo per far capire che non giudico (o almeno ci provo) la modalità della protesta adottata dal gruppo Femen ma non sono convinta della sua efficacia.

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  • avatar Senza veli, senza hijab, senza se e senza ma, Paolo Sirocchi scrive:

    Tempo fa, circolava un detto fra le donne, non necessariamente femministe.
    Era il seguente:” se ve la diamo, siamo delle poco di buono, se non ve la diamo, siamo delle strnz”.
    Difficile obiettare.
    Le donne di Femen hanno capito che occorrono paradossi per farsi sentire e , se va bene, farsi ascoltare e farsi capire.
    Stimolare una riflessione, insomma. Seria.
    Se vivessimo in una societate che amasse leggere, informarsi, capire, in una parola curiosare, forse non ci sarebbe bisogno di Femen oppure sarebbero sufficienti dei tazebao.
    Vivendo in una societate ove impera l’apparire, il non approfondire,il fregarsene (i dipendenti di Termini Imerese ne sanno qualcosa) allora meglio è stupire, offendere, colpire per essere notati.
    Un film di Muccino, credo, rivela che la brava ragazza di famiglia della porta accanto usa tutti i suoi strumenti seduttivi per riuscire a diventare una “velina”. Perché le interessa arrivare lì e, soprattutto come il commentatore dice, non farsi mettere i piedi sulla testa da nessuno.
    Condanneremmo la ragazza o la societate?
    Tamar, una donna poco conosciuta dal peuple cattolico italiano, usa lo strumento della prostituzione per costringere il suo capo tribù, Giuda, a far valere per lei il principio del levirato. Che le spetta.
    Condanneremmo Tamar oppure Giuda? Per rispondere, leggetevi la storia descritta nella Genesi.
    Diciamo la veritate: se capitasse solo a noi uomini di essere sottoposti al medesimo dilemma, ce ne fregheremmo oppure no? Non sapete rispondere?
    Allora immaginate di essere sottoposti a “fare sesso” con le vostre selezionatrici per ottenere un lavoro e, affinché la regola valga anche per noi, di essere scelti in base alla qualità della “prestazione”. Obietteremmo: “chi se ne frega, almeno ho “fatto sesso gratuito”" oppure qualcuno capirebbe che c’è “quel ca strusa”?
    A voi la risposta.
    Le donne di Femen e la ragazza egiziana sono una parte della Storia che, a quanto se ne sa oggi, comincia da Tamar, circa 3.500 anni fa.
    O di più?
    Dimenticavo: Dio non interviene su Tamar. Benedice quel che fa.
    Leggetevi il testo.

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  • avatar ivan scrive:

    Aldilà del significato che può avere la stettata in piazza s. pietro ed il senso del pudore che ognuno ha nella misura che vuole avere; emergono due cose.
    1 che nell’occidente moderno ,vi sono ancora delle società come quella italiana ,dove la donna viene vista come un oggietto ,e molte volte non viene apprezzata per le proprie capacità.
    2 Il caso della ragazza egiziana ( ha avuto un bel coraggio farlo ), dimostra come la società islamica, soprattutto quella giovanile, mediamente istruita e benestante, si stia radicalmente trasformando verso una società più simile alla nostra.
    Gli intregalisti religiosi sanno, che nelle nazioni dove vi era una forte cultura
    preislamica e precristiana come in egitto o in italia , pur avendo oggi ancora una grossa influenza sulla società non potranno fare molto per impedire in un prossimo futuro, che la vita di ogni donna ed ogni uomo sia sempre più laica e meno religiosa.

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