Donne mangiauomini
Qualcuno, forse Violetta, in un commento all’articolo «Veramente la pubblicità ha tutto questo potere?», ha fatto riferimento a donne che maltrattano uomini. Nel Giorno dedicato alla violenza contro le donne, l’affermazione sa di sacrilegio. Lo è. E poi quelle femminili sono torture invisibili che non lasciano il segno, ematomi psicologici difficili da dimosrare. Quelli visibili, casi estremi. Come questo, in cui ci siamo imbattuti leggiucchiando la stampa internazionale.
Giovedì scorso la polizia pakistana ha arrestato una donna con l’accusa di avere ucciso suo marito, di averlo fatto a pezzi e cucinato. La vittima voleva prendere una seconda moglie senza l’autorizzazione della prima, ha riferito Nadeem Baig, portavoce della polizia.
Gli autori del massacro in famiglia sono Zainab Bibi, 32 anni, e suo nipote Zaheer, 22 anni, abitanti a Shah Faisal, un quartiere povero di Karachi, la megalopoli del Pakistan meridionale.
Sono stati arrestati proprio mentre si apprestavano a passare in casseruola i resti del pover’uomo, preventivamente marinati in una concia di spezie.
La polizia ha ritrovato l’arma del crimine, un coltellaccio, e la casseruola colma di pezzi di carne umana, che le catene televisive pachistane hanno mostrato a lungo. E che noi vi risparmiamo per non farvi rimettere il cenone dell’ultimo san Silvestro.
Secondo Nadeem Baig, Zainab Bibi ha ucciso suo marito in un accesso di rabbia dopo aver appreso che intendeva risposarsi con un’altra senza il suo permesso. E ha aggiunto: «Forse lo ha cucinato per mangerselo e distruggere così le prove oppure per placare il suo odio».
Le immagini cruente diffuse dalla tv mostravano un tronco umano senza viscere, in un congelatore, sorvolato da una nube di mosche.
Pare che in Pakistan non fosse mai successo un fatto del genere. La legge pakistana autorizza un uomo ad avere fino a quattro mogli, ma prima di risposarsi deve chiedere il consenso dell’una o delle altre. Un obbligo che di fatto non è mai rispettato.
Ma l’incauto maschilista non aveva fatto i conti con quella collerica cuoca di sua moglie.














Ho afferrato il significato sottile della vostra introduzione al racconto davvero agghiacciante crimine commesso dalla moglie pakistana emulatrice della femmina di mantide religiosa che, dopo l’accoppiamento si mangia il maschio, come a dire: È mio e di nessun’altra! Questo è un caso davvero estremo, perchè nella maggior parte dei casi,è la donna che soccombe alla violenza fisica perpetrata dall’uomo. È vero, anche un timido accenno alla violenza delle donne sugli uomini fatta oggi, nella “Giornata mondiale contro la violenza sulle donne”, appare sacrilego. Se poi lo fa proprio una donna, oltre che sacrilego, diventa anche incomprensibile, semplicemente perché tutto ció che non si vede e di cui normalmente non si parla, non esiste. Per chi ha letto il mio commento di stamattina sull’argomento, é molto chiaro il mio pensiero.
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Modestamente, mi permetto di far notare che, da maschio, ma non mai macho, anch’io, con Violetta, avevo scritto che ci sono uomini, o maschi, i quali, da piccoli, per colpa della madre e delle sorelle, o da grandicelli, angariati dalle morose, o peggio ancora, più tardi, calpestati da mogli fedifraghe e infami o da figlie perverse,provano ogni tipo di sofferenze, soprattutto psicologiche. Le quali, al contrario di quanto si pensa rispetto a quelle fisiche, sono inguaribili, sanguinano per la vita intiera, non si rimarginano mai. Sono quelle che ti portano alla depressione ed al desiderio di suicidio, spesso esaudito, tra l’indifferenza di chi ti vive accanto, perchè sono invisibili. Lo posso testimoniare di persona, insieme con tanti altri, di cui ho conosciuto, direttamente od indirettamente, le angoscianti ed angosciate vicende. Ed appartengono ad ogni ceto e censo; il dolore provocato da chi pensavi che ti amasse, e cui hai dedicato il tuo affetto incondizionato, per un giorno, per un anno o per la vita, è trasversale ad ogni tipo di maschio, tradito nei sentimenti più profondi, nei quali credeva fermamente. Ci si sente come un albero troncato alle radici da una scure maligna ed impietosa, non si recupera mai ciò che è stato perduto, per colpa di una donna cui tutto era stato, appassionatamente e totalmente donato. Violetta, forse tu mi puoi capire? Ho quasi 67 anni, ma me ne sento addosso 20 o 30 in più, perchè da tempo, tanto e troppo, sto perdendo linfa vitale, in modo emorragico e inarrestabile. In senso positivo, invidio tanto chi, invece , per fortuna, non è mai stato distrutto da certe vicende che ti straziano dentro, molto più a fondo di un pugno, di una bastonata, di un calcio, di una coltellata. Ma ad un uomo, ripeto, viene ancora oggi insegnato che non deve esternare la sua sofferenza, se non vuole apparire una donnicciola; solo le donne soffrono e piagnucolano.
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CONTRO LE DONNE CI SONO LE VIOLENZE PRIVATE CHE CI PUOI FARE QUALCOSA
E QUELLE PRIVATE CHE CI PUOI FARE POCO E ALLA FINE TI AMMAZZANO
L’AVEVATE LETTA QUESTA NOTIZIA SU REPUBBLICA ?
India, il martirio di suor Valsha in lotta contro la mafia del carbone
18 novembre 2011
DA PIÙ di vent’ anni Valsha John, una suora cattolica di 53 anni originaria del Kerala, si batteva con le popolazioni tribali Santal contro i padroni delle miniere di carbone nel poverissimo Stato indiano del Jarkhand. Nella notte del 15 novembre è stata picchiata e fatta a pezzi a colpi di ascia davanti alla sua casa nel villaggio di Pachwara, nel distretto di Dhumka. Secondo le prime confuse ricostruzioni della polizia locale, la donna sarebbe stata assalita da almeno 50 persone e i suoi assassini sarebbero stati abitanti locali contrari alle sue attività di leader della protesta contro le estrazioni illegali di carbone della compagnia Panam Coal.I parenti della suora, durante i funerali che si sono svolti ieri a Dhumka, hanno sostenuto invece che la religiosa aveva ricevuto minacce dirette proprio dai dirigenti della società che in passato l’ avevano anche denunciatae fatta arrestare. «Bisogna indagare e processare immediatamente i colpevoli di questa brutale uccisione», ha detto Meenakshi Ganguly, direttore di Human Rights Watch per l’ Asia meridionale, ricordando che ci sono stati già «ripetuti attacchi e omicidi contro altri attivisti della società civile che avevano denunciato numerosi episodi di corruzione» nel settore minerario di questa regione. Centinaia di abitanti dei villaggi sono stati trasferiti negli anni con l’ ausilio delle autorità per soddisfare la crescente domanda di carbone e minerale di ferro, in una sospetta collusione tra funzionari statali e potenti mafie locali accusate oggi di aver spedito gli assassini a massacrare la suora per impedirle di guidare le continue proteste contro gli scavi illegali e la ridislocazione delle popolazioni tribali della zona. E ora si teme che i colpevoli dell’ omicidio restino impuniti come è già avvenuto in passato per altri casi di violenza contro i cittadini contrari alle miniere, a volte accusati di essere militati maoisti. Suor Valsha apparteneva alle Sorelle della Carità di Gesù e Maria, e secondo i suoi parenti, era stata più volte messa in guardia da membri delle gang criminali locali. «Nostra sorella – ha detto il fratello MJ Baby – ci aveva parlato delle minacce, ma era determinata a stare dalla parte delle popolazioni tribali. Non pensavamo che sarebbero giunti a ucciderla». Il prete Tom Kavala, che ha lavorato 15 anni con la suora, ha detto ad AsiaNews che la monaca uccisa «aveva creato una organizzazione tribale per bloccare l’ espropriazione delle terre da parte delle potenti lobby del carbone, aiutando anche la gente a ottenere le compensazioni dalle compagnie. Sei anni fa la stessa mafia aveva provato a “comprare” il consenso di nove villaggi e suor Valsha aveva mobilitato altri poveri del posto. Questi Signori del carbone hanno presentato 33 denunce contro di lei e i suoi sostenitori, ma molti di loro sono finiti in prigione». – RAIMONDO BULTRINI
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Forse il marito era un tipo insipido
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