Un ex ribelle del Movimento studentesco di Parma nel governo Monti
Ieri. Corrado Clini (primo a destra), in una vecchia foto del settimanale l’Espresso mentre partecipava all’occupazione del manicomio di Colorno.
Non solo Anna Maria Cancellieri: c’è un altro nome, assai più parmigiano, nell’esecutivo dei «professori». ‚ quello di Corrado Clini, neoministro dell’Ambiente già incappato nelle polemiche sul nucleare. Laureatosi a Parma nel 1972, fu tra i più convinti attivisti del Movimento studentesco e di Mpl in città. Presente all’occupazione del manicomio di Colorno, molti lo ricordano per il piglio deciso e per le giacche demodé. Suo fratello in Lotta continua.
di Marco Severo
La foto di allora è molto simile a quella di oggi: lui accalorato, un po’ accigliato. Una sola la differenza, nel Sessantotto contestava il potere oggi è lui il potere. Il neoministro all’Ambiente – contestato a tempo di record sul nucleare - fu un ribelle tra i più attivi a Parma nel Movimento studentesco prima e in Mpl poi, il partitino fondato nel 1971 da Livio Labor per i cristiani del dissenso.
Altro che governo dei professori, insomma. Se lo ricordano bene gli ex compagni di lotta: «Era uno tosto, brillante, ha lasciato il segno», racconta Angelo Rossi, tra i leader di Ms in città. Su Wikipedia è inutile cercare, il suo curriculum ufficiale non fa parola del passato irriducibile in Emilia. Nato a Latina nel 1947, Corrado Clini si laurea a Parma in Medicina nel 1972. Poi via, a Padova per la specializzazione in Medicina del lavoro e quindi ancora su: in alto nella carriera fino ai vertici del ministero dell’Ambiente, di cui è stato direttore sino a ieri l’altro. Ma da certi cassetti parmigiani spuntano ora ricordi, foto: «In questa per esempio ci sono io con lui, la pubblicò anni fa l’Espresso». A Parlare è Vincenzo Tradardi, altro ex ragazzo terribile che nel 1969 partecipò all’occupazione «basagliana» del manicomio di Colorno. Nell’immagine Clini assomiglia incredibilmente all’uomo che è oggi, quello ritratto in uno scatto mentre parla al telefono un po’ arrabbiato.
«Qui eravamo proprio a Colorno, durante la protesta contro la psichiatria precedente la riforma». Era il febbraio 1969 e gli studenti di Medicina di Parma, città nella quale aveva lavorato Franco Basaglia, espugnavano la casa di cura della cittadina nella Bassa. Nel programma stilato dagli occupanti si leggeva, tra l’altro: «Aprire le porte della struttura (…) e mandare in pensione i vecchi medici». Via i soliti, i baroni, spazio al nuovo. Anche Clini è stato un rottamatore.
La moglie Luisella. «Me lo ricordo, con la sua cravatta che mi fece molta impressione», scava nella memoria Guido Pisi, ex direttore dell’Istituto storico della Resistenza di Parma. «Per carità, allora usava abbastanza vestire in modo elegante, con la giacca. Ma eravamo ai primi anni Settanta, c’era già stato il Sessantotto che aveva fatto piazza pulita dell’abbigliamento borghese». E invece Clini ancora indugiava. Anche la sua oratoria era diversa. «Fluente, brillante», riferisce Pisi che, in quella prima apparizione, ancora non conosceva Corrado. «So che poi sposò Luisella, una ragazza del Parmense nipote del cardinale Antonio Samoré, per anni colonna del Vaticano».
Profumo d’incenso. Segno del destino, forse. La scia d’incenso in qualche modo accompagna la vita di Clini. Dopo la fase di Ms il futuro ministro aderì a Mpl, il Movimento politico dei lavoratori nato dalle Acli. Dentro ci stavano i cristiani di sinistra, quelli a cui la Dc non andava proprio. La minuta formazione creata da Labor, ex leader dell’associazione cattolica, alle elezioni del 1972 racimolerà lo 0,32 per cento e nessun seggio in parlamento. Si scioglierà dando vita a continue ramificazioni, alcune delle quali confluiranno nel Partito socialista di Craxi e De Michelis. A questa corrente aderì Clini, che negli anni parmigiani resse le sorti del minuscolo Mpl cittadino fondando anche il Cdrt: il Centro documenti di ricerca politica, laboratorio assai vicino agli ambienti di don Antonio Moroni, prete dei contestatori cattolici. «Mah…», si lascia andare Tradardi «secondo me era uno che pensava solo alla carriera». Agli antipodi il giudizio di Rossi, che lo definisce al massimo «uno che sapeva il fatto suo».
Qualcuno lo confonde con il fratello, Claudio Clini attivista sempre a Parma in Lotta Continua. «Anche lui, Claudio, più piccolo d’età di Corrado, era a Colorno», assicura Paolo «Gonzales» Consigli, compagno di piazza e oggi medico: «Mi ricordo benissimo di Claudio perché faceva le sedute di ipnosi con il dottor Terzano», sorride. Claudio sparì da Parma dopo l’omicidio di Mario Lupo, il giovane siciliano di Lc ammazzato da estremisti di destra nell’agosto del ‘72. Corrado Clini invece tornerà in città, dove sarà docente universitario a Scienze ambientali fra il 1992 e il 1998. Anche lui, l’ex ribelle in cravatta, si preparava un posto nel governo futuro dei professori.(la Repubblica Parma, 18 novembre 2011)
Oggi. Il neoministro all’Ambiente Claudio Clini. La stessa grinta.
Tag:Angelo Rossi, Claudio Clini, Corrado Clini, Franco Basaglia, Governo Monti, Guido Pisi, Livio Labor, Manicomio di Colorno, Movimento studentesco, Mpl, Parma, Vincenzo Tradardi
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Il destino di tanti “ribelli”, borghesucci annoiati,imbizzarriti figli di papà, contestatori della domenica, del ’68 e dintorni, è appunto quello di esaurire il fuoco di paglia dei loro rigurgiti pseudo-ribellisitici nel giro di breve tempo, per rientrare, quatti quatti, onusti di lacrime, sangue e gloria, nei ranghi del borghesismo più bieco e mediocre, dopo essersi lustrati le unghie e la coscienza sociopolitica con qualche preterita azione da pseudomarxisti-leninisti-maoisti da parata e da vetrina. Ne ricordo alcuni, di Parma e dintorni, operanti a Milano, sia alla Cattolica che alla Statale, divenuti poi, nell’arco di breve tempo, avvocati dal portafogli gonfio,con studi prestigiosi nell’Urbe Ducale, dirigenti bancari, presidi di Scuole statali, conformisti, retrivi e revancisti. Del resto, Capanna ora continua a riscrivere il minestrone riscaldato delle sue memorie eroiche 68ine, Piperno insegna Fisica della materia all’Università della Calabria, Toni Negri fa lo scrittore ed anche il drammaturgo, Scalzone dispensa le sue orazioni parapolitiche e pseudosociologiche nelle Aule Magne di prestigiose Università italiche. Ed ancora, Boato difende i mascalzoni in Parlamento, come Previti, facendo il garantista ad oltranza, Caria continua a fare l’indipendentista sardo ed accoglie, ad Olbia, i turisti, con gigantografie in vernice bianca: “Afora sos italianos!”, il grande Curcio è scrittore ed editore e fa soldoni a palate. Non so che fine abbia fatto l’eroe di via De Amicis, a Milano, del maggio radioso del ’77, Giuseppe Memeo, quello che puntava una P38 verso la polizia; lo sa bene l’agente di PS, Antonio Custra, che, quel giorno, ci rimise la pelle. Lui non ha potuto impiegarsi in banca o scrivere le sue memorie.
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HAPPY HOUR ( L. LIGABUE)
“Dicono che tutto
sia comunque scritto
quindi tanto vale che non sudi
nasci da incendiario
muori da pompiere”
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Senza andare ai casi eclatanti è il destino di molti: inizi che vuoi cambiare il mondo e finisci che cambi i canali col telecomando. Il divano è comunque più comodo e meno faticoso della rivoluzione. Anche ideologica.
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