L’avidità delle banche e la lezione di Occupy Wall Street
Indignati innamorati. Due manifestanti di Occupy Wall Street.
Dal numero 923 di Internazionale ancora in edicola, riprendiamo un articolo del sociologo spagnolo Manuel Castells, docente all’University of Southern California, sul potere incontrollato della finanza e sul movimento antagonista Occupy Wall Street. Lo abbiamo illustrato con foto delle ultime ore che dimostrano quanto sia manesca la polizia americana e limitata la sua pazienza verso i manifestanti. Le cronache registrano infatti almeno quattro morti nei diversi focolai di occupazione. D’altra parte, come spiega Castells, lo stesso Obama è «prigioniero di Wall Street».
di Manuel Castells
Il capitale finanziario e i suoi manager hanno un problema serio: la gente non li ama. Anzi, molti li odiano. Sono sempre di più le voci che si levano contro i politici, considerati marionette impegnate a proteggere con i soldi dei contribuenti le banche di cui sono in balìa, senza che le banche restituiscano il favore quando le cose vanno bene a loro e male al paese.
Il fatto (dicono le banche) è che i soldi sono dei loro azionisti. Nessuno ci crede: nelle assemblee degli azionisti basta una partecipazione minoritaria di controllo per decidere tutto. Se a questo aggiungiamo gli investimenti incrociati tra banche (le cosiddette love letters) ecco che il sistema si chiude su se stesso, con pochi vantaggi per i cittadini e grandi profitti per i banchieri, che ricevono dei bonus esorbitanti anche quando i loro istituti fanno bancarotta. Di pagare più tasse neanche a parlarne: ci sono i paradisi fiscali.
Ecco perché il movimento Occupy Wall street, nato nel cuore del capitalismo finanziario, si è guadagnato un forte sostegno negli Stati Uniti e nel mondo. L’idea di occupare Wall street nel giorno in cui gli Stati Uniti celebrano la costituzione, il 17 settembre, per protestare contro il controllo della finanza sulla politica è stata seguita da gruppi molto diversi tra loro in tutto il paese.
La manifestazione è stata organizzata su internet e un migliaio di persone si sono accampate a Zuccotti park, vicino al distretto finanziario. Le richieste dei manifestanti erano molte, ma tutti erano d’accordo sulle critiche al sistema finanziario che aveva causato la crisi e che continuava ad avere potere di vita e di morte sull’economia e la politica. Dove non erano arrivati i mezzi di comunicazione tradizionali è arrivata la rete, e l’iniziativa si è diffusa velocemente tra i cittadini, stufi di molte cose, ma soprattutto delle banche.
Quando la polizia è intervenuta, i sindacati statunitensi, che stanno subendo l’offensiva micidiale dei governatori repubblicani e delle grandi imprese, hanno deciso di unirsi al movimento. Il primo ottobre i manifestanti hanno marciato verso il ponte di Brooklyn, e la polizia li ha lasciati fare. Era una trappola: cercavano un pretesto per arrestare centinaia di persone. Ma il comportamento goffo della polizia ha favorito le telecamere e così, per la prima volta, i mezzi d’informazione si sono davvero occupati del movimento.
La cacciata. Nella notte tra il 14 e il 15 novembre, la polizia di New York ha evacuato Zuccotti Park, dove i manifestanti di Occupy Wall Street si erano installati dal 17 settembre. Paradossalmente lo sgombero forzato potrebbe rinforzare il movimento.
Si è rotto il muro del silenzio. Il movimento si è diffuso in tutto il paese. Centinaia di città e numerosi quartieri e strade vivono la loro occupazione nello spazio urbano ma anche su un sito che racconta le iniziative quotidiane e si collega ad altre pagine web che tessono una geografia virtuale e spaziale del cambiamento di mentalità nel paese capitalista per eccellenza. L’82 per cento dei cittadini dello stato di New York e il 46 per cento degli statunitensi è d’accordo con le critiche avanzate da Occupy Wall street, mentre il 34 per cento è contrario. Il movimento dice di rappresentare il 99 per cento dei cittadini in contrapposizione all’un per cento che possiede il 20 per cento della ricchezza.
Comincia ad avere un impatto sull’opinione pubblica: il 68 per cento chiede di aumentare le tasse ai ricchi e il 69 per cento pensa che i repubblicani favoriscano i ricchi. Anche Obama è presentato come un prigioniero di Wall street e quindi l’effetto elettorale è incerto, a meno che il presidente non cambi radicalmente qualcosa. Il movimento sta diventando sempre più popolare, le occupazioni aumentano, ed è aumentata anche la repressione della polizia, con centinaia di arresti e cariche più dure.
Il 22 ottobre, a New York, un robusto sergente dei marines tornato dall’Afghanistan si è messo a urlare contro i poliziotti accusandoli di violare gli ideali americani perché stavano attaccando i manifestanti. La polizia non ha osato far niente contro di lui. Tre milioni di persone hanno visto il video. La notte del 25 ottobre la polizia di Oakland ha attaccato l’accampamento di fronte al comune. Un lacrimogeno ha fratturato il cranio del marine Scott Olsen, che partecipava all’occupazione. Il sindaco si è scusato.
Dopo sette settimane le occupazioni si moltiplicano e si rafforzano in tutti gli Stati Uniti. Le banche sono sempre nel mirino. Molly Katchpole, 22 anni, di Washington, ha reagito contro la decisione della Bank of America che pretendeva cinque dollari per le operazioni con il bancomat, una misura che anche altre banche pensavano di introdurre. La ragazza ha pubblicato la sua protesta su internet. In poche ore 300mila persone si sono unite a lei, le banche hanno rinunciato al prelievo e i mezzi d’informazione ne hanno parlato.
Moveon.org, con cinque milioni di iscritti, ha lanciato una campagna per invitare i cittadini a ritirare i soldi dalle grandi banche e depositarli presso le cooperative di credito e le banche comunitarie. Dalla rete alla strada, dalla strada al conto in banca. I manager, che qualche settimana fa brindavano provocatoriamente con lo champagne dalle finestre di Wall street mentre passavano i manifestanti, cominciano a nascondersi. La mancanza di moralità del mondo finanziario sembra aver trovato un contropotere con cui non aveva fatto i conti: i suoi stessi clienti. (Traduzione di Sara Bani)
Il ritorno. Nel pomeriggio di martedì, i manifestanti anti-Wall Street hanno riconquistato cantando il parco che è stato il loro quartier generale a New York e da cui erano stati espulsi la notte precedente. La polizia ha però impedito loro di installare di nuovo le tende.
Tag:Banche, Barack Obama, Capitale finanziario, Internazionale, Manuel Castells, Occupy Wall Street
SOTTO TIRO

CREDENZE POPOLARI
Nei centri commerciali,
i consumatori credono
di risparmiare.
In democrazia, gli elettori credono di contare.
QUELLO CHE NON HA GIULIANO
«Può darsi che Saviano sia banale e scriva male, ma se non piace
a Giuliano Ferrara qualcosa
di buono ce l’avrà». (Lia Celi)
SIRENE E CENTAURE NELLA GIUNTA BERNAZZOLI
«Giunta con metà donne», titola la Gazzetta di Parma, per significare che Bernazzoli vuole riservare il 50 per cento del suo esecutivo alle assessore. Ma detto così sembra che voglia amministratrici metà carne e metà pesce, metà umane e metà giumente. Strafalcione o lapsus?
MONTI LEI
Vista la situazione, è normale che la rabbia Monti. (Mario Mantovani)
ULTIMA CHIAMATA PER I PARTITITemo che i partiti italiani non abbiano capito il senso e lo scopo della formula adottata dal presidente della Repubblica dopo le dimissioni del governo Berlusconi. Mario Monti e i suoi tecnici avrebbero dovuto restaurare la credibilità finanziaria dell'Italia, riformare il mercato del lavoro, creare le condizioni per una economia più libera e competitiva. I partiti avrebbero dovuto assecondare il governo ma dedicarsi contemporaneamente ad altri compiti che non possono essere, in una democrazia, «tecnici». Avrebbero dovuto modificare la legge elettorale, ridurre il numero dei parlamentari, rompere l'incantesimo del bicameralismo perfetto, dare a se stessi uno statuto giuridico corrispondente alle loro responsabilità, dare al Paese un esempio di rigore finanziario riducendo drasticamente il denaro pubblico di cui si sono spensieratamente serviti dopo un referendum che diceva chiaramente quale fosse, a questo proposito, il pensiero del Paese. Ebbene, nulla di ciò che avevamo il diritto di attenderci in materia di riforme istituzionali è stato fatto. È questa una delle ragioni del malumore del Paese, che soffre la crisi e sopporta il peso delle tasse, e del successo di Grillo. Se i partiti vogliono rimediare, il tempo stringe e la porta attraverso la quale dovranno passare per avviare il cantiere delle riforme non resterà aperta più di tre o quattro settimane. Una riforma costituzionale richiede, infatti, una doppia lettura fra Camera e Senato e mancano dieci mesi alla fine della legislatura. Se non ne approfitteranno, il prossimo voto sarà peggio dell'ultimo. (Sergio Romano, Corriere della Sera, 10 maggio 2012)
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Questo movimento sembra fornire una lezione:
ai black blok nostrani, putridi violenti più o meno manovrati, che mai si sono sporcati con la “morchia” di un tornio nella loro vita;
al centro destra nostrano per il quale la violenza fa sempre comodo per giustificare la selvaggia repressione, ovviamente col morto (ricordate il Genoa Social Forum 2001 e Gianfranco Fini?);
al centro sinistra nostrano che si doveva svegliare molto prima di arrivare al bocconiano lava colpe ed asciuga pentimenti (poiché, per loro, vale sempre l’assolutorio “noi lo dicevamo da tempo”. Ricordate quando Forattini disegnò Berlinguer in vestaglia, infastidito dalla manifestazione dei metalmeccanici? uguale ad adesso. 30 anni buttati al vento);
Son tutti giovani, questi dell’Occupy.
Mi ricorda qualcosa del film “Lacrime e sangue”.
E pensare che la loro protesta vale pure per i padri, meno giovani o, se si vuole, diversamente giovani.
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10.000 Faraoni e 7 Miliardi di schiavi?
No grazie!
Non sarà una cosa indolore ma ugualmente un cambiamento epocale, si elimina o si spedisce in esilio su Marte più etico poi si arrangerranno loro con i marziani, i pochi stronzi che pensano di schiavizzarci e si riapre un capitolo nuovo.
I francesi hanno fatto scuola!
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Negli Stati Uniti le banche si sono arricchite speculando sui derivati e, grazie al fatto che sono i principali sponsor dei candidati presidenti, hanno ottenuto i soldi dei contribuenti per coprire i buchi in bilancio.
Le banche europee hanno usato per arricchirsi una tecnica diversa.
Hanno piazzato i loro manager direttamente nei posti di comando; hanno ottenuto che la BCE comprasse i titoli degli stati sovrani non al momento dell’emissione al tasso base, ma solo da loro al tasso già definito dalle pratiche speculative; quindi hanno costretto gli stati impoveriti da queste speculazioni ad aumentare le tasse e a tagliare la spese sociali.
Se un governo si oppone, non c’è problema: si buttano sul mercato una montagna di titoli di stato, si mette in ginocchio l’economia e si cambia il governo.
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Come scriveva Friedman, il mondo, da almeno 30 anni a questa parte, è ritornato ad essere piatto, e ne solcano i mari, inquinati da macchie viscide di petrolio, ed i continenti, asserviti dai petrodollari di “In God we trust”, flottiglie ed eserciti, capitanati dai boss dell’anarco-capitalismo più sfrenato e più feroce e del neo-imperialismo più infame. Queste sanguisughe mai sazie, forse qualche diecina in tutto il pianeta, appartenenti ad oscure logge massoniche, a lobbies finanziarie ed economiche parassite, operanti nel sottobosco della vita quotidiana di ogni Paese, manovrano i Capi di Stato nelle loro decisioni, provocano, dalle stanze dei bottoni delle agenzie trans-nazionali e dalle sale di riunioni decisionali delle multinazionali, le infami azioni e reazioni globali, volte ad asciugare i prodotti dei Paesi del 3° e 4°mondo, a consumarli nei Paesi ricchi, ad impedire in questi ultimi qualsiasi attività concorrenziale con i Paesi egemoni. I boss del del neocolonialismo, tipicamente di marca USA, creano paradisi fiscaòli, per i loro lacchè, ed operano il lavaggio del cervello delle nuove generazioni, propinando loro, da decenni, prodotti, soprattutto pseudo-culturali sui mass-media, atti ed efficaci a tale scopo, vedi le idiozie abominevoli di Coca-Cola, Babbo Natale, Halloween,i pop-corn, i filmetti mielosi e strappalacrime di Walt Disney, le sit-com popolate da adolescenti rimbecilliti e conformisti, Mac Donald,le “missioni di pace”, la democrazia yankee da esportare, al fine di controllare il mondo futuro prossimo venturo. Gli unici modi, non so quanto efficaci, per non morire senza una minima reazione di legittima difesa, come fa il popolo di Occupy Wall Street e tanta gioventù, in tutto il mondo, sono quelli della disobbedienza civile più dura e del boicottaggio titale di ogni prodotto d’Oltreoceano, non tanto alimentare, beninteso, quanto culturale. Ma sarà molto dura, molto più dura della resistenza eroica dei 300 alle Termopili contro le schiere immense del Re persiano.
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