Un bellissimo novembre, e non solo per il sole
Di tanto in tanto mi telefona un amico per molestarmi. Un onnivoro di libri che vuol farmi sapere quel che sta leggendo, che vuol sapere che cosa sto leggendo.
- Hai letto il libro di mio fratello?
- È la terza volta che me lo chiedi ti ho detto di no.
- Leggilo.
- È bello?
- Certe parti sì, altre fanno cagare.
- Non è invogliante.
- Te lo regalerò. Che cosa stai leggendo?
- Franzen, Jonathan Franzen.
- Ah, sì, quello delle imperfezioni.
- No, l’ultimo: Libertà e comunque volevi dire Le correzioni.
- Hai letto Matterhorn?
- Ne ho sentito parlare, che cosa ha scritto?
- Matterhorn è il titolo, non l’autore.
- Chi l’ha scritto?
- Mah, adesso non ricordo.
- Matterhorn è il nome tedesco del Cervino.
- Sì, nel libro però è il nome convenzionale di una collinetta in Vietnam che i marines devono conquistare
- Hai letto al-Aswani?
- E chi è?
- Ala al-Aswani, è un egiziano. Ha scritto Palazzo Yacoubian e Chicago. Bellissimi. Leggili.
- Un egiziano? Figurati! Gli egiziani li conosco come le mie tasche.
- Forse conosci i mercanti egiziani con cui tratti, non gli scrittori. Fidati.
- Mannòòò! Bisogna tornare ai classici
- Stendhal?
- Mannòòò!
- Tolstoi?
- Mannòòò! I classici italiani. Hai letto Edoardo Nesi?
- Ah, quello che ha vinto lo Strega. Non leggo nessun italiano che sia nato dopo il 1951.
- Lui però è bravo.
- Non ne dubito, conosco la sua storia: è di Prato, i cinesi gli hanno mangiato l’azienda di famiglia.
- Macché mangiata, l’hanno ceduta.
- Costretti a venderla, come nel romanzo Ultimi giorni a Hong Kong di Paul Theroux. Hai letto Theroux?
- Mannòòò!
- E allora chi sono questi classici? Chi devo leggere?
- Ercole Patti, Un bellissimo novembre.
Mette giù. Fa sempre così, di punto in bianco riattacca. Forse lo stanno chiamando di là. Forse teme che i suoi consigli possano essere intercettati e sfruttati da qualche spione in calo di consigli letterari.
Ercole Patti non lo trovi sul banco delle novità in libreria. Un bellissimo novembre è del 1967. Lo trovo in biblioteca. Un volumetto Bompiani, brutta copertina, pagine maculate di marrone come la pelle degli anziani. Sono 147 pagine lorde, 120 nette, le faccio fuori in un paio d’ore.
È la storia di un amore impossibile, proibito. L’iniziazione al sesso di un adolescente nella Catania degli anni Venti. Languori, odori, umidità, perfino sudori profumati permeano le pagine del libro acuendone la densità erotica. La città partecipa con luci estive in pieno novembre, penombre e oscurità che fanno da perfetto sfondo all’irruzione del sesso nei pensieri ossessivi del protagonista. Una certa idea di virilità sicula resa ancora più possessiva dalla precocità del ragazzo superdotato di testosterone all’ombra dell’Etna, dove erezione fa rima con eruzione.
Il cuore della storia è in una campagna dalle tinte forti, uno scenario più violento che idilliaco, dove gli amplessi si consumano con una lievità che non è né pudica né sfacciata ma fisiologica. Qui gli amanti sono cacciatori e prede. Trofei. Dal cielo piovono calandre colpite dagli schioppi, mentre sulle teste dei mariti e dei gelosi crescono le corna.
Il lettore partecipa alla lettura con tutti i sensi. Annusa l’afrore del palmento e l’odore del bosco, tocca gli indumenti profumati della donna e sente le molle cigolanti del letto. Assapora il piacere dell’amore clandestino. «Si fa, ma non se ne parla», dice lei al suo giovane corteggiatore. C’è persino una doccia improvvisata la cui sensualità dovrebbe far vergognare gli inventori di Missa Maglietta bagnata. C’è più eros in una pagina di Patti che in tutta la filmografia di Tinto Brass.
Il protagonista sedicenne con la sua sbandata ormonale, con la sua devozione ingenua e irruente per la donna più grande, fatica a orientarsi in un mondo governato da malizia e menzogna. Fatica ad accettarlo. Ne resta travolto.
La scrittura di Patti, senza smagliature narrative, è ricca di parole obsolete, anche di origine siciliana, che arricchiscono il nostro vocabolario sempre più povero: palmento, scappacavalli, sottoveste, stocco…
Chiudo il libro e scatta automaticamente il confronto con quello straordinario romanzo autobiografico che è La zia Julia e lo scribacchino di Mario Vargas Llosa. Penso a film come Grazie zia e Il laureato. Ma nessuno di queste tre opere, affini per materia, regge il confronto con il romanzo breve ma densissimo dello scrittore siciliano.
La prossima volta che il lettore molesto mi telefona, gli chiedo il titolo di un altro classico. Italiano. Nato prima del 1951. (Amedeo Morselli)
Un bellissimo novembre (1969) è anche il titolo del film, con Gina Lollobrigida e Gabriele Ferzetti, che Mauro Bolognini trasse dal romanzo di Ercole Patti. Manomettendo trama e finale. Nella foto, la Lollo e Paolo Turco.














urca! corro subito a leggerlo grazie per il suggerimento….. ne pubblicherete altre di queste interessanti conversazioni letterarie ?
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porca la miseriaccia ma è vero è un libro che trasuda eros da tutti i pori ma chi è quell’arrapato che ve l’ha suggerito il berluskaz in incognito?
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Matterhorn c’e’ in biblioteca ma e’ fuori.
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se lo dici tu che è un bellissimo novembre allora siamo tutti a posto…
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