Novità in tavola: la bresaola uruguaiana di Parmacotto, pagata dallo Stato
Il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, mostra una confezione di culatello della Parmacotto acquistata nel negozio del gruppo a NewYork.
«Lo Stato italiano promuove le vendite all’estero della bresaola uruguaiana ma anche la finocchiella, il salame toscano e il culatello prodotti negli Stati Uniti e venduti a New York dalla salumeria Rosi del Gruppo Parmacotto il quale ha appena stipulato un vantaggioso accordo che prevede un investimento di ben 11 milioni di euro nel proprio capitale sociale da parte di Simest, una società per azioni controllata dal ministero dello Sviluppo Economico con la partecipazione di privati. Lo ha detto Sergio Marini, presidente della Coldiretti al Forum Internazionale dell’alimentazione svoltosi domenica 23 ottobre a Cernobbio.
Marini ha mostrato poi il culatello prodotto con carne statunitense a marchio Salumeria Biellese e la bresaola uruguaiana a marchio Parmacotto risultato dello shopping effettuato dalla task force della Coldiretti alla Salumeria Rosi a New York, 283 Amsterdam Avenue. Si tratta dell’importante punto vendita del gruppo Parmacotto che lo scorso 12 ottobre ha ricevuto l’impegno di un finanziamento pubblico da parte della Simest finalizzato «al potenziamento della struttura produttiva e del processo di internazionalizzazione verso i mercati target, con particolare attenzione agli Usa, Francia e Germania, dove il Gruppo mira a consolidare la propria presenza».
«Non è accettabile», ha sottolineato Marini, «che lo Stato, che rappresenta tutti i cittadini italiani, finanzi direttamente o indirettamente la produzione o la distribuzione di prodotti alimentari che non hanno nulla a che fare con il tessuto produttivo del Paese ma che anzi fanno concorrenza sleale agli imprenditori impegnati nell’allevamento e nella produzione in Italia».
E ancora: «In un momento di crisi si sprecano soldi per favorire la delocalizzazione e non certo l’internazionalizzazione e si alimenta il giro di affari dell’Italian sounding che si stima superi i 60 miliardi di euro l’anno (164 milioni di euro al giorno), cifra 2,6 volte superiore rispetto all’attuale valore delle esportazioni italiane di prodotti agroalimentari. Gli effetti economici diretti dell’Italian sounding sulle esportazioni di prodotti agroalimentari realmente Made in Italy si traducono, inevitabilmente, in effetti indiretti sulla bilancia commerciale, in costante deficit nell’ultimo decennio».
Il negozio Parmacotto a New York. Tutti quei prosciutti appesi non provengono da Langhirano.
Per saperne di più, clicca qui e qui.













trovo scandaloso che si sprechino centinaia di righe in dibattiti sul comportamento di questo o quel politico, con prese di posizione che odorano di fantismo e ideologia a prescindere, e non si abbia tempo di commentare questa notizia che è vergognosa. La nostra provincia, ma tutto il “made in Italy” in generale, ne escono con lo ossa rotte. Riprendiamoci la nostra vita e i nostri diritti, riprendiamoci un confronto sano e costruttivo e buttiamo letteralmente a mare questa classe politica, sono disgustato…
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A mare solo la classe politica?
E gli industriali ?
E certi sindacati?
Il clero sapra’ nuotare?
e gli evasori?
Caro Croma e Biscroma forse il mare di fronte le coste italiane sarebbe pieno piu’ che di pesci di persone.
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era ovviamente un modo di dire per intendere che certe gestioni “allegre” della cosa pubblica (nominalmente a cura cura della nostra beneamata classe politica) devono finire. Deve finire la buffonata del “Made in Italy” prodotto altrove (leggi “borsette importate a cui manca solo la chiusura del fondo, cucite e marchiate come prodotte in Italia”), dei prodotti tipici che poi così tipici non sono (da poche decine di prodotti di alta qualità sono via via aumentati ed ora “vantiamo” oltre 200 prodotti “registrati” in ambito europeo). Sono d’accordo che il lardo di Colonnata (per citare il primo prodotto che mi viene in mente) debba continuare ad essere conservato in contenitori di marmo e che nessun altro paese dovrebbe permettersi di sfruttare l’assonanza “parmesan”/”parmigiano” per vendere formaggio di dubbia qualità, ma è anche opportuno che una certa genuinità non diventi sinonimo di “non so bene come vien fatto, però è buono”, perché con la salute non si deve scherzare. Così come non si dovrebbe scherzare con i nickname, caro il mio Puke 58 (59, 60, tombola). Forse potrei tollerarlo da qualcuno che si firmi con nome e cognome (e ribadisco forse), ma non certo da un qualsiasi Puke 58!!!
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Ricordiamo però che la carne della bresaola viene da tempo dagli allevamenti di zebù brasiliani, congelata e spedita in Valtellina per la lavorazione. Il maggior produttore nazionale, Rigamonti, è di propietà 100% brasiliana.
http://webwinefood.corriere.it/2011/03/07/bresaola_do_brazil/
http://www.youtube.com/watch?v=UFyXBAo2CKE
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Rosi-Parmacotto insiste.
Sergio Marini al Forum Internazionale dell’alimentazione di Cernobbio” in sostanza, è l’appunto, l’alimento è solo per il nome italiano, in realtà viene prodotto all’estero.” Dall’affermazione di Marini si evince che il nostro Parmacotto vende in america non un prodotto simile ma proprio il “Culatello”fatto con roba americana.Ora tutto il mondo tende a brevettare i prodotti tipici del territorio,gli Ungheresi il Tokai,i Francesi lo Champagne ecct.No, Rosi da un nome Italiano,sfruttando la fama del prodotto ad un prodotto USA negando quindi la tipicità dei prodotti Italiani, per tanto compie quella che si definisce come una sofisticazione.Peccato che solo una settimana fa il presidente UPI (unione parmense degli industriali)Giovanni Borri abbia dichiarato a Fidenza, da Montezemolo,”gli imprenditori dovranno continare a lottare per far si che le sofisticazioni dei nostri prodotti tipici possano finire”.Bene presidente Borri non è che deve andare molto lontano per trovare ,se tutto questo è vero,i sofistificatori,basta cominciare con Parmacotto.
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In Cina: Prosciutto, Salame, Speck, Cotto, e altre delizie sono prodotti in loco da marchi italiani famosi.
Uno di questi ha pure avviato una joint venture con azienda statale cinese (in area Esercito/Armata Rossa) e dopo avere portato il know how e’ stato cacciato.
http://www.jennyshop.com.cn/shop/catalog/?d-15954.html
http://www.jennyshop.com.cn/shop/catalog/?d-12214.html
http://www.jennyshop.com.cn/shop/catalog/?d-12212.html
Naturalmente sui menu dei ristoranti scivono anche Prosciutto di Parma, tanto per non farsi mancare niente. Ne parlai con il Presidente del Consorzio del Prosciutto che mi guardo’ come se fossi un matto, perche’ per loro quello era il modo giusto per fare conoscere i nostri prodotti ai cinesi….
Problema: continuiamo a non capire una fava di questo paese pensando che i cinesi siano tutti dei coglioni rimbecilliti.
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Non c’è da stupirsi e meravigliarsi, la mafia del prosciutto colpisce ancora.
La carne per il prosciutto cotto viene principalmente dalla Francia, anche quella per il crudo viene dall’estero e poi marchiata “Parma”.
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La cosa da smontare è l’ipocrisia del made in italy, a cominciare dalle buffonate dei mercatini della coldiretti, dal voler difendere ‘il nostrano’, come se bastasse produrre una cosa artigianalmente perchè questa sia gustosa e organoletticamente sana. Stessa cosa per il latte, la carne , i formaggi….smettiamo di difendere l’indifendibile . E cerchiamo la verità che conta, cioè : come è prodotto un alimento, come viene conservato, cosa davvero contiene….e chi se ne frega da dove viene.!!!!
P.S. Io ho visitato personalmente gli stabilimenti della Parmacotto, e non in una visita guidata ma semplicemente da cittadina , e li ho trovati igenicamente vicini ad una sala operatoria…e questo si che è importante.
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Cara Elena, ti eleggo cliente numero 1.000.000 di un Baby Burgher. Dove è tutto pulito e la qualità dei cibi è garantita. Io, se permetti, continuo a mangiare un panino col salame dal contadino, dove le condizioni igieniche di un umida cantina non sono certo quelle di uno sterilizzato fast food. Poi, per via dei mercatini della Coldiretti, mangiati le dita e morditi la lingua: sono certificati i prodotti a km 0 con un attenta sorveglianza sul tipo di coltivazione e/o di allevamento. Tu e la campagna non siete certo amici e nemmeno tu e la buona tavola. I polli di allevamento vivono infatti in gabbiette igieniche e mangiano cibi “controllati”, mentre i polli ruspanti vivono nell’infetta campagna e mangiano ciò che trovano in giro. Ma la natura non è fatta di sale chirurgiche, il fatto che un sapore sia accattivante non significa che il prodotto sia buono, solo che grazie ad aromatizzanti e conservanti sia gradevole a persone d’allevamento che non distinguono la qualità. Ora ripetiamo: non conosco i culatelli Americani di Rosi, quindi non parlavo di lui, ma conosco i contadini del mercato Coldiretti e le loro aziende. Visto che siamo in odore di denunce farò leggere loro ciò che hai scritto, sicuro che continuerò a scegliere la natura e non le sale chirurgiche.
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Non condivido le posizioni di Coldiretti sulla difesa ottusa del prodotto locale e del kilometro zero, ma in questo caso sono con loro. Ritengo scandaloso che un prodotto come il culatello sia fatto in America. E ritengo ancor più scandaloso che questi trafficoni si facciano foraggiare con i nostri soldi.
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Dato che sia la Coldiretti che tutti gli industriali si dicono liberisti, perchè entrambi non si affidano al libero mercato e non ai vari aiutini più o meno di Stato ?
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Ma dove te la sei inventata questa ? La Coldiretti è un sindacato degli agricoltori che non si è mai detto “liberista”. Se non altro per la tutela dei “prodotti tipici” del territorio. E credo che un piccolo agricoltore che produce le pere e le albicocche di Cogolonchio, un produttore di culatelli di Zibello, un allevatore di mucche da latte di Corniglio abbiano più diritto alla tutela e all’aiuto che un industriale con produzione e vendita all’estero. E non mi raccontare che il Parmigiano prodotto col latte di Corniglio è uguale al Parmesan e che oltre tutto lo stabilimento dove producono il Parmesan è molto pulito. Peso al tacon del buso.
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Elena ha ragione quando chiede che il mondo agricolo europeo si confronti con il libero mercato.Purtroppo l’agricoltura in Europa è sovvenzionata e il contributo è ,credo ma sbaglierò di poco, quasi il 50%del bilancio EU.
Costantino.
E’ vero che non bisogna fermarsi al km zero ed al prodotto locale ma la tipicità è un valore del territorio che deve sempre essere difeso e se posso mangiare una verza prodotta vicino casa,credo che sia una cosa razionalmente economica.
Inquisitor.
Credo che tu sappia che esiste per il prosciutto crudo non solo di Parma, un disciplinare (di legge) che vieta quanto tu hai sostenuto.Tieni presente che in Francia i prodotti sono mediamente più cari che in Italia. Come fai ad affermare,
con tanta sicurezza, tale truffa ?
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Guarda, Carlo, non mi sembra possibile che il mondo agricolo si confronti con il libero mercato. Perchè la globalizzazione ci ha portato a confronto con dei mercati delegiferati e senza tutela, quindi il confronto sarebbe improbo. Meglio garantire la qualità dei nostri prodotti che li rendono unici in tutto il mondo, per le caratteristiche territoriali e per le tipologie di lavorazione. Nel tuo “libero mercato” infatti non ci sarebbero garanzie se non per le caratteristiche organolettiche (odori e sapori facilmente contraffabili chimicamente e grazie alle leggi sovrane facilmente mascherabili) e il prezzo. Il che mi staa bene per un tondino di ferro ma non per un pomodoro o per un formaggio.
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ascolta carlo (fetonti) tu li mangeresti gli anolini globalizzati fatti in cina ? ma lo sai che la cina e gli emirati arabi e l’arabia saudita si stanno comprando tutta la terra arabile dell’africa per coltivarvi quelli che mangeranno i nostri figli e, in parte, mangiamo già adesso ? qui non è questione di campanilismo ma di filiera corta e controlli : meno persone ci trafficano attorno e meno spendiamo e più siamo garantiti… non so quanti anni hai ma fino a trenta-quarant’anni fa si mangiavano i polli delle nostre campagne, adesso dei pezzi di carne con le zampe e le ossa che si sbricolano che arrivano da israele dall’europa dell’est dal medio oriente…. ti sei abituato tu ? io no, ma forse tu sei molto più giovane di me…. da quel che scrivi ti do 30 – 35 anni…..
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Grazie a Nico ma, ahimè o forse no, io il “mezzo del cammin della nostra vita” l’ho superato da un pò visto che sono del 1944.I conti falli tu.Rispondo con un ragionamento che vale per anche per CHINA.Non bisogna confondere quella libertà anarchica che sta regnando su gran parte del mercato mondiale,con in testa la finanza tanto per capirci,con un mercato sostenibile cioè con delle regole chiare e fatte rispettare.E’ la cultura delle regole che manca e che essendo poco praticata per interesse generale dai sistemi produttivi(idiosincrosia alle regole), quando poi ci troviamo ad affrontare il mercato globale siamo in difficoltà.L’esempio del “Culatello” che diventa secondo Rosi-Parmacotto culatello americano è illuminante.E’ chiaro che l’anolino cinese deve recare sulla busta, per legge,tutta la filiera del prodotto la cui sofisticazione oggi come oggi è chimicamente accertabile.Ricordo per completezza il fatto che nessuna macchina alla fine può superare il fiuto e la capacità gustativa umana.Visto poi che tale prodotto è molto meccanizzato, sul prezzo finale il costo della mano d’opera credo che sia ragionevolmente marginale.Devo poi io consumatore(utilizzatore finale direbbe qualcun altro) ad essere informato e scegliere il prodotto.Tanto per esemplificare dato che io faccio parte dei GAS( gruppo di acquisto solidale che a Fidenza è stato il primo in ITALIA) il pollo quando lo voglio vado ad comperarlo in una delle aziende affiliate alla nostra associazione.Sapete perchè in Francia sono riusciti ad essere i primi nel mondo nell’esportazione dei vini?Perchè per primi sono stati capaci, dopo lotte interne,
ad imporsi regole di produzione e di difesa dei loro prodotti ed a farle rispettare.There is no freedom without rules,cioè non c’è libertà senza regole.
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30 – 35 anni????????????
AHAHAHAHAHAHA si …par gamba.
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Puke, una volta tanto ha detto la cosa giusta e quindi è giusto che rida.
Avevo scritto oggi la risposta a Nico e China ma non è stata pubblicata. Ho schiacciato il pulsante ma poi per la fretta non ho controllato ed evidentemente è andato perso. Il pezzo cominciava dicendo che io non sono più “nel mezzo del cammin della nostra vita”poichè ,fortunatamente o sfortunatamente dipende dai punti di vista, sono del 1944.Ma veniamo in sintesi all’argomento.Un mercato è libero se ha le regole poichè non esiste la libertà senza le regole.Ma chi le fa in ultima analisi praticamente le regole sulle quali la politica ( o meglio la partitica) è costantemente in ritardo? Le fa il consumatore che con le sue scelte indirizza il mercato.Gli anolini cinesi senza un buon formaggio o pasta scadente non credo che troveranno alla lunga molta benevolenza tra i consumatori.Certo che la battaglia tra le “eccellenze” italiane e le “scadenze” estere è dura ma alla fine sarà sempre vincente, anche nel mercato globale, la qualità.Certamente non si tutela la qualità delle tipicità italiane negandole come ha fatto Rosi-Parmacotto con il culatello mericano.
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