A Bruxelles, una domanda sull’affidabilità di Berlusconi scatena le risate
«Il premier italiano vi ha rassicurato sui provvedimenti che prenderà il suo governo?». A questa domanda, la reazione ilare di Merkel, Sarkozy e di tutta la stampa presente. Poi la risposta del presidente francese: «Abbiamo fiducia nel senso di responsabilità dell’insieme delle autorità italiane, politiche, finanziarie ed economiche».
Nicolas Sarzoky, dopo aver riso assieme ad Angela Merkel a seguito della domanda di una giornalista che chiedeva se Berlusconi avesse presentato nuove riforme per arginare la crisi in Italia, rivolgendosi all’«insieme delle autorità italiane» ha di fatto dato il benservito al presidente del Consiglio nelle sale decisionali europee. Berlusconi è arrivato a Bruxelles affermando sicuro «io non sono mai stato bocciato». Fa male ammettere che l’intero Paese avrebbe preferito un’altra prima volta.
I compiti a casa, come li chiamava l’ex cancelliere tedesco Helmut Kohl, non sono stati fatti. Ormai è evidente. Viene difficile ricordare una così forte critica da parte dell’Europa a uno dei membri fondatori dell’Unione, il quale a dispetto di tante promesse non ha ancora presentato un piano che affronti la ristrutturazione del debito e le misure per la crescita.
Parliamoci chiaro. In Europa i governi hanno paura che, se la Grecia verrà salvata, i mercati aggrediranno l’Italia, il secondo stato più indebitato dell’Unione. L’Italia è preparata per resistere all’attacco visto l’esposizione delle banche, costrette a ricevere fondi freschi per contrastare il deprezzamento dei titoli di stato detenuti dalle stesse? A Bruxelles non ne sono molto convinti. In estate la Banca Centrale Europea ha dato il via all’acquisto di titoli di stato italiani, a patto che il Governo varasse in tempi rapidi una riforma che da un lato cercasse di arginare l’altissimo debito pubblico, dall’altro che desse dei segnali forti per la ripartenza del Sistema Paese. Invece, come spesso accade, una volta risolta l’emergenza l’Italia ha nicchiato, scatenando il malcontento degli altri Paesi, Germania in primis, fino alla minaccia di ieri: «Tornate mercoledì al prossimo meeting con un piano credibile di riforma».
Henry Van Rompuy, presidente dell’Unione Europea e presente agli incontri di ieri, ha dichiarato: «Ci sono Paesi che devono mantenere gli impegni sulle riforme». Alle domande dei giornalisti su che fare, nel caso non li mantenessero, Van Rompuy ha risposto seccamente: «Dovranno mantenerli».
SOTTO TIRO

CREDENZE POPOLARI
Nei centri commerciali,
i consumatori credono
di risparmiare.
In democrazia, gli elettori credono di contare.
QUELLO CHE NON HA GIULIANO
«Può darsi che Saviano sia banale e scriva male, ma se non piace
a Giuliano Ferrara qualcosa
di buono ce l’avrà». (Lia Celi)
SIRENE E CENTAURE NELLA GIUNTA BERNAZZOLI
«Giunta con metà donne», titola la Gazzetta di Parma, per significare che Bernazzoli vuole riservare il 50 per cento del suo esecutivo alle assessore. Ma detto così sembra che voglia amministratrici metà carne e metà pesce, metà umane e metà giumente. Strafalcione o lapsus?
MONTI LEI
Vista la situazione, è normale che la rabbia Monti. (Mario Mantovani)
ULTIMA CHIAMATA PER I PARTITITemo che i partiti italiani non abbiano capito il senso e lo scopo della formula adottata dal presidente della Repubblica dopo le dimissioni del governo Berlusconi. Mario Monti e i suoi tecnici avrebbero dovuto restaurare la credibilità finanziaria dell'Italia, riformare il mercato del lavoro, creare le condizioni per una economia più libera e competitiva. I partiti avrebbero dovuto assecondare il governo ma dedicarsi contemporaneamente ad altri compiti che non possono essere, in una democrazia, «tecnici». Avrebbero dovuto modificare la legge elettorale, ridurre il numero dei parlamentari, rompere l'incantesimo del bicameralismo perfetto, dare a se stessi uno statuto giuridico corrispondente alle loro responsabilità, dare al Paese un esempio di rigore finanziario riducendo drasticamente il denaro pubblico di cui si sono spensieratamente serviti dopo un referendum che diceva chiaramente quale fosse, a questo proposito, il pensiero del Paese. Ebbene, nulla di ciò che avevamo il diritto di attenderci in materia di riforme istituzionali è stato fatto. È questa una delle ragioni del malumore del Paese, che soffre la crisi e sopporta il peso delle tasse, e del successo di Grillo. Se i partiti vogliono rimediare, il tempo stringe e la porta attraverso la quale dovranno passare per avviare il cantiere delle riforme non resterà aperta più di tre o quattro settimane. Una riforma costituzionale richiede, infatti, una doppia lettura fra Camera e Senato e mancano dieci mesi alla fine della legislatura. Se non ne approfitteranno, il prossimo voto sarà peggio dell'ultimo. (Sergio Romano, Corriere della Sera, 10 maggio 2012)
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Ci pensa Giuliano Ferrara alle 17, a Roma, in piazza Farnese, di fronte all’ambasciata di Francia. Per restituire a Nicolas Sarkozy la risata in faccia a Berlusconi e al popolo italiano.
http://www.ilgiornale.it/interni/una_risata_tricolore_faccia_parigi/25-10-2011/articolo-id=553381-page=0-comments=1
Tra i commenti all’articolo:
“Ferrara, fai vedere i tuoi mutandoni così i francesi si fanno un’altra bella risata. Ormai sotto la vostra guida siamo un Paese macchietta. Gli italiani dovrebbero chiedervi i danni.”
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