Il Convento chiude? Deo gratias!

Pubblicato da Redazione il 21 ottobre 2011 in Fidenza, Tempo libero |

Giovannino Guareschi nel suo ristorante di Roncole Verdi. La foto non c’entra nulla con l’articolo. L’abbiamo messa solo perché è molto bella e, crediamo, abbastanza rara.

Se ne va da Fidenza entro novembre, massimo dicembre. Il ristorante Il Convento trasloca da via Frate Gherardo a via La Spezia a Parma. Buon viaggio, gli auguriamo dopo avergli fatto visita per la prima e ultima volta, stai sicuro che non ti rimpiangeremo. E in bocca al lupo ai parmigiani, qualcuno dei quali lo abbiamo avvistato in sala.

Su un sito Internet, uno dei tanti che leccano i piatti (e non solo) a volte per ignoranza a volte per interesse, avevamo letto che la location era «unica come può essere un antico convento del Cinquecento». E fin qui si può anche essere d’accordo, anche se la sala unica fa un po’ refettorio del Cinquecento (antico, va da sé), con la differenza che i commensali non se ne stanno zitti mentre il confratello di turno legge il libro delle devozioni ad alta voce.

L’apologetico sito aggiunge che «le mura secolari» garantiscono «una frescura estiva ed un tepore invernale». Il fatto che sia mezza stagione, cioè ottobre, non ci ha permesso di appurare e apprezzare. Infine, «un posto centrale e comodo anche da raggiungere in auto, grazie al comodo parcheggio nell’adiacente piazzetta». E qui casca l’asino: l’adiacente piazzetta (intitolata a Gioberti) e spazi limitrofi erano strapieni. Tant’è che un uccellino ci ha sussurrato che Salvo, il simpatico gestore, traslocherà perché i clienti si lamentano per la mancanza di un parcheggio comodo, perché non c’è verso di aprire una veranda per l’estate e perché la proprietà dei muri continua ad aumentare l’affitto. Sarà per far fronte all’esoso locatore che in tre abbiamo pagato la bellezza di 170 euro. Vi sarete strafogati, penserete voi.

Eh no, la nostra cena, in conformità con l’ambiente, è stata di una sobrietà monastica: tre antipasti di mare con una decina di scodellini («sfizioserie», le chiamano), preparate nel pomeriggio quelle fredde, aggiunte poco prima quelle tiepide, di cui una sola memorabile al palato per qualche minuto. Poi, in tutto: due primi, un secondo, tre dolci. No, non abbiamo bevuto chissà che come spugne: solo due bottiglie di bianco Tasca d’Almerita da 16 euro l’una, una d’acqua minerale, un nocino e un limoncello (o forse era limoncino).

Che cosa avremmo speso per un pasto completo? Lo lasciamo dire a quelli che non avevano sbagliato portone. Come noi. Ma non succederà più. Né a Fidenza né a Parma.

Biagio Pelacani

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12 Commenti

  • avatar BARBARA scrive:

    Se ne andrà da Fidenza con un po’ di ritardo rispetto al previsto, con l’anno nuovo, gli dispiace…per il ritardo.
    Il Convento traslocherà a Parma, non ne può più di rimanere dov’è…per tanti motivi…
    Buon viaggio Salvo, e in bocca al lupo, se non ti rimpiageranno meglio, noi qui ti aspettiamo a braccia aperte in città.
    Del resto dove sei non ti hanno mai meritato.

    Su uno di quei siti , che trattano solo ed esclusivamente recensioni di
    locali, vorremmo sapere cosa si possa ottenere a leccare qualcosa a parte i
    baffi, se ne vale la pena….ma l’ignoranza non si affronta e forse per tenere
    fede al nome convento avresti potuto simpaticamente vestire una cameriera da
    suora, così chi non ha riconosciuto la location dalle spesse mura avrebbe fatto
    meno fatica a sentirsi tranquillo….e non ti venisse in mente di chiamare il
    prossimo paradiso….sarebbe faticoso contattare adamo ed eva….
    Ma visitando qualche ristorante al di fuori delle porte fidentine, dove ancora
    non è necessario il passaporto, si può tranquillamente appurare che la cucina
    che hai regalato fino ad oggi sarà di certo più apprezzata in una modesta
    cittadina come Parma piuttosto che in un paesotto alle porte della campagna,
    dove forse si preferisce un piatto di anolini con un secondo di lessi.
    Limoncino gratis.

    Meno male che siamo in ottobre, pensate se l’apologetico sito si fosse
    dimenticato di ricordare ai visitatori che siamo nel 2011 e per ovviare a
    calura e temperature rigide ci sono perfino i climatizzatori, almeno a Parma.
    Ma perchè avendo la possibilità di spostarti in città, e trovare un locale con
    comodo parcheggio antistante, una confortevole e ampia veranda estiva ed un
    caldo locale invernale, con persone di un certo tipo che non vedono l’ora di
    farti visita… non te ne resti lì a girare i 170 euro in tre, all’attuale
    locatore per lavorare gratis!?

    E poi strafogati con 170 euro in tre? Ma dai? Con due bottiglie da 16 euro
    l’una?
    Diventereremo di certo clienti di chi in Via Frate Gherardo aprirà il prossimo
    ristorante di pesce con la cucina di ora annaffiata con un litro e mezzo di
    Tasca d’Almerita ai prezzi della festa dell’Unità…..Buon viaggio!!!

    NOI ti aspettiamo a Parma!!!

    Barbara & CO.

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    • avatar beatrice menzani scrive:

      Egr. signor Pelacani,
      Solitamente evito di spendere tempo ed energie in battaglie verbali su blog, poiché certe scaramucce non portano a nulla, tuttavia questa volta vorrei dire la mia!
      Mi chiedo a che titolo e con quali credenziali Lei possa permettersi di denigrare, screditare per non dire gioire della chiusura di chi, fino prova contraria, esercita onestamente e con profitto un’attività commerciale e, che in un momento socio/economico difficile come questo, offre anche posti di lavoro a cuochi / aiuto cuochi e camerieri!
      Non solo mi permetto di rilevare che se il motivo dell’ostracismo da lei mosso nei confronti del Convento sia stato l’importo del conto, le consiglio caldamente (soprattutto per il futuro) di prestare maggiore attenzione quando entra in un ristorante e di verificare se all’esterno del locale vi sia l’esposizione di una carta con indicazione dei piatti e dei relativi costi, o almeno di leggere il menù che le viene dato una volta che gentilmente viene accompagnato al tavolo dalla moglie dello Chef, menù in cui vi è la specifica indicazione dei prezzi di ogni singolo piatto, così pure per quanto riguarda la carta dei vini!
      Concordo certo con Lei che non si tratti di un’osteria nostrana come quella della foto in epigrafe, ma proprio perché si tratta di un ristorante esclusivamente di pesce che fa della cura, della freschezza e della ricercatezza delle materie prime il suo vanto e pregio, si può ragionevolmente immaginare chi i prezzi di una cena a base di pesce al Convento di Salvo non siano proprio quelli di un ristorante a menu fisso a 9,90 non importa quanto mangi!
      Personalmente mi spiace che Salvo e Romina lascino Fidenza, il centro si sta sempre di più vuotando e chi ne risente è la collettività! Certo è che se la critica gratuità diventa la quotidianità e i meriti e le capacità vengono ingiustamente mortificati, e non si è più in grado di capire la differenza tra la festa dell’unità ed un ristorante di buon livello allora fate bene ragazzi del Convento a lasciare una cittadina come Fidenza!
      Ad ogni buon conto mi permetto di concludere dicendo che per fortuna per ora nessuno è obbligato ad andare a mangiare al ristorante e quindi se non si vogliono spendere 170,00 euro in tre per : 9 portate ( 3 antipasti , 2 primi, 1 secondo e 3 dolci) 2 bottiglie di vino , 1 di acqua e 2 digestivi c’è sempre il Mc Donald, dove in menù competo del panino ideato dallo stellato Gualtiero Marchesi penso si aggiri sui 10,00 Euri,e dove tutto sommato il parcheggio è sicuramente molto più ampio!

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      • avatar biagio scrive:

        gentile signora Beatrice,
        anche io di solito non estraggo il fioretto per replicare a chi mi bacchetta col mattarello. Ma, me ne sarà grata?, per lei farò una eccezione. Dicendo che Lei ha proprio ragione. Per fortuna nessuno è obbligato ad andare al ristorante. Farlo è – dovrebbe essere – un piacere. Ma, se non lo è, non sono i 170 euro ma anche i 17 che bruciano. Vede, cara signora, io non ho eccepito sul prezzo. Quello che costavano i piatti l’ho letto sul menu. E posso ancora permettermi di spendere 56 euro per una cena. E’ però per una cena deludente, inutile e irritante che non li voglio spendere. Quello che ho mangiato quella sera non valeva il prezzo. Per qualità, servizio, cura nella preparazione e presentazione. Lei dice che “si tratta di un ristorante esclusivamente di pesce che fa della cura, della freschezza e della ricercatezza delle materie prime il suo vanto e pregio”. Siamo sicuri di parlare dello stesso locale? Che l’unica freschezza che ho riscontrato era quella degli antipasti: che però non erano freschi. Ma freddi di frigorifero. E nella zuppetta di 4-cozze-4 e 3-vongole-3 mestamente fluttuanti in un guazzetto degno di una pizzeria dell’hinterland milanese Lei ci trova della ricerca? Io solo velleitario tentativo di evocare i sapori del mediterraneo. Che sono una altra cosa. Come ogni viandante che sia stato anche solo una volta in Sicilia di passaggio sa bene. Per quanto concerne poi la moglie dello chef nulla da eccepire: Lei ha ancora una volta ragione. E’ gentile e cortese. Meno lo chef che a fine serata ha omaggiato con sicula galanteria alcuni tavoli. Non certo il nostro: forse non eravamo belli, forse non eravamo habituè. Lo tranquillizzo: non li diventeremo mai. Mi fermo qui. Non voglio alimentare oltre questa baruffa.
        Ora vado a decidere se stasera, seguendo le Sue illuminanti parole, mi gratificherò alla festa dell’unità oppure sceglierò le trionfali delizie del McDonald. Anche loro offrono “posti di lavoro a cuochi / aiuto cuochi e camerieri!” e esercitano “con profitto una attività commerciale”. Forse però non esagerano nel profitto. Loro.
        Con osservanza suo
        B.P.

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  • avatar Biffo scrive:

    Carissimi contendenti, mi viene di dare ragione a Biagio Pelacani; io alle feste dell’Unità mi sono sempre trovato benissimo, sia per la cucina che per la gente che mi circondava, tra cui, ça va sans dire, parecchi comunisti sporchi, ignoranti e coglioni, come ripeteva qualcuno, recentemente, di continuo. Non so se anche Beatrice, qualche volta, è stata lì, in quel campo, a Coduro, certo non elegante e à la page, come le piazze di Parma Bel’Arma, l’Urbe Ducale per eccellenza ed antonomasia; ma ne dubito molto. Io, lo riconosco, sono solo un povero proletario, plebeo e capannone, proveniente da famiglia di un volgo disperso che nome non ha, e sono di bocca buona. Mi è capitato di spendere anche più di 56€ per cena, ma, di solito, il pasto non mi aveva soddisfatto: troppo elevato, nobile, di nicchia e dedicato a palati raffinati. Dio salvi Salvo e le sue galanterie sicule; Beatrice, ti assicuro, comunque, che McDonald’s non mi attira molto, ci vado solo se trascinato da certe compagnie, filo-yankee e borghesucce. Anche perchè i panini che offre hanno tutti lo stesso in-sapore di salsina acida e, quando li addenti, ti cola roba dai colori immondi, dappertutto, ma specialmente sulla camicia e sui pantaloni. Anch’io, signor Biagio, una volta, nella nobile Ville d’Eaux di Salsus Major, a cena in un distinto ed esimio ristorante a 20 stelle, da ricchi epuloni, ho mangiato della robaccia fredda, tipo i sott’oli apena usciti dal frigo. Effettivamente, ti gira qualche cosa ad elica! Beatrice, della carta dei vini a me non ne può fregar di meno; di solito bevo la malvasia, la fortana, il lambrusco o la bonarda della casa, in uno scalfarotto di ceramica. Cercherò di evitare, comunque, vesti a lutto e cenere sul capo per la dipartita di Salvo e Romina, esuli a Parma, cui auguro, di cuore, ogni pace e bene. Per consolarmi della perdita,io, cane sciolto senza collare e senza pedigree, mi rinchiuderò, a grufolare il mio becero pasto in qualche catapecchia-stalla, con mangiatoia annessa, a menù fisso di € 9,90. Che il Dio degli chef mi perdoni e mi faccia digerire quanto mi serviranno a quel desco frugale!

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  • avatar Manuela scrive:

    Egregio sig. Biagio Pelacani, leggendo il suo “articolo di recensione” se così si può definire mi permetto di porre alcune considerazioni in merito. Innanzitutto non so se questo è il suo vero nome e non conosco di conseguenza la sua identità e ne ignoro la sua veridicità in quanto penso sia uno pseudonimo e non il suo vero nome. Qualora mi fossi sbagliata la prego di correggermi e chiedo scusa per il mio errore.
    Solitamente non è mia abitudine usare “blog” o come si vuole definire, per esprimere le mie opinioni, ma stavolta ho provato indignazione per quanto letto ed il trattamento riservato ai gestori. Per prima cosa vorrei esprimere il mio rammarico sulla sua “recensione” in quanto mi chiedo se sia il suo mestiere fare ciò. Secondo aspetto mi chiedo se è possibile “usare” un “sito o blog che principalmente si occupa di questioni politiche” per “denigrare” il lavoro altrui. Vorrei sapere il suo mestiere e venirLe a contestare il Suo operato come Lei fa pubblicamente. Frequento Il Convento abitualmente e penso che la cucina sia ottima ed il prezzo praticato pure rispetto a quello offerto in altri locali di zona in cui viene cucinato solo ed esclusivamente pesce (e non parlo di pizzerie). Purtroppo parlo della zona in quanto non ho la fortuna di poter andare a cena o pranzo nell’hinterland milanese che a quanto pare sia Sua abitudine e quindi non posso fare paragoni, ma sicuramente a mio modesto parere non cambierei Il Convento per i locali che abitualmente frequenta da vero “intenditore”. Presumo, che la noia ed il fastidio arrecati alla Sua persona dal corrispettivo pagato (anche se si evince che non ha problemi in tal senso) ed il comportamento dello chef che non ha omaggiato con “sicula galanteria”, siano la causa delle Sue parole che sinceramente reputo solo polemiche ed invidiose (chissà poi il perchè? forse lo scopriremo solo vivendo!). Augurandole di aggiungere anche il quotato e rinomato Ristorante “Autogrill” di Fiorenzuola alle Sue “recensioni” Le porgo le mie più sincere felicitazioni per un buon proseguimento culinario. Cordialmente Manuela.

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    • avatar CHINA65 scrive:

      Ci andabbi anche io, rimembro che il conto fu salato e che il pasto non fu eccelso. Eppure cenabbi (voce del verbo cenare, declinazione italiacane) in differiti e suadenti locali dello stivale e circondario, godebbi (vedi sopra) di pietanze misere e raffinate, spendebbi piccole e spropositate cifre, lamentabbi più per il mancato godimento che per soldi spesi. Tornando a monte, fummo in 4, superammo il centino a testa, complice la carta dei vini della quale abusammo, dignitosi antipasti e ottimo primo piatto, dio Bacco ci prese fra le sue braccia, nessuno si lamentò del latte versato (si intende che di latte non ne vedemmo). Dio ce ne scampi e gamberoni dal lamentarci, Salvo non fu mai meta abituale ma che ci fosse non era un fastidio, anzi. I detrattori notino che ristoranti a Fidenza ce ne son pochi (Canton, Duomo e Mangeria, se proprio vogliamo) e che questo è sintomo di poca affezione delle 27 mila anime alla frequentazione del Borgo e alla buona tavola. Salvo se ne và, siamo ancor più poveri.

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    • avatar biagio pelacani scrive:

      Gentile signora Manuela,
      mi duole che le mie osservazioni abbiano addirittura provocato la Sua “indignazione”. Le occasioni per provare questo sentimento così nobile e acceso sono infatti legione: ma non credo che la cronaca di una non indimenticabile serata conviviale in un ristorante a Lei caro sia tra queste.
      Per il resto mi vedo costretto a ribadire che non è mio costume denigrare per principio il lavoro altrui. Infatti se vado a cena in locali che mi soddisfano stringo la mano riconoscente al patron, mi profondo in lodi. Poi torno a casa lieto e sorridente, in pace coi sensi, pronto a suggerire a tutti di visitare quelle tavole.
      Ma qualora, come questo è il caso, non ottengo la stessa gratificazione penso sia mio diritto farlo presente. Lo avrei detto probabilmente anche allo chef quella sera se mi avesse sottoposto la domanda di prammatica: “Tutto bene, signori?”. Non lo ha fatto. Pazienza, suppongo che del mio giudizio non si curi. Anche per questo non avremo molte altre occasioni di incontro. Immagino che il sollievo sarà reciproco.
      Per il resto, gentile signora, mi stupisce il livore con cui mi rampogna. E pertanto non prolungherò oltre questa inutile schermaglia. Lei, giustamente, si ostinerà a frequentare Il Convento ritenendo “che la cucina sia ottima ed il prezzo praticato pure”. Io, me lo concederà, continuerò invece a pensare che la nobile bandiera della Sicilia in tavola venga meglio rappresentata altrove. E che se pesce deve essere che pesce sia: ma anche i calamari quella sera mi parevano mesti e amareggiati.
      Stesso discorso sul rapporto prezzo/qualità. Lei dice che questo ristorante non si può paragonare alle pizzerie: beh, sull’ambiente e il contesto sono assolutamente d’accordo con Lei. Ma la già citata zuppetta di vongole e cozze avvilite o l’algido farro o lo spento riso venere a me evocavano proprio le proposte delle velleitarie pizzerie del primo contado milanese che Lei dice di non frequentare. Fa bene: non mi invidi e continui a evitarle. Sono sempre esperienze deprimenti.
      Per finire: Lei mi biasima per quella che chiama “recensione”. Ma le mie erano solo una serie di considerazione che, ne converrà, hanno la stessa dignità per essere ospitate su questo “sito politico” delle Sue. Anche se non sono un “intenditore” ritengo di avere il diritto di giudicare quello che mi è stato offerto a fronte di un compenso di più di 50 euro. Lo stesso diritto di cui mi avverrò quando la prossima volta mi fermerò, ascoltando il Suo ironico consiglio, al “quotato e rinomato Ristorante Autogrill di Fiorenzuola”. Se il Camogli o la Rustichella saranno bruciacchiati potrò farlo presente al barista. Escludo che questi si metterà ad esternare indignazione. Ma all’Autogril infatti sono semplici e seri, non se la tirano: panino gommoso, caffè in piedi. Guidi con prudenza e buon viaggio. Lo stesso che auguro a Lei cortese signora e ai gentili titolari del locale. Il mondo è grande: c’è spazio anche per il rammarico e le sfizioserie. Sono entrambi piatti, mi permetta, da assaggiare una volta sola.
      Con stima suo
      B.P.

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  • avatar giuseppe scrive:

    non sono mai stato un assiduo frequentatore del ristorante il Convento, ma devo dire che ci sono stato e ho portato amici e clienti in quel ristorante, hanno sempre figurato benissimo sia come qualità che come prezzo, forse Lei (che ha lasciato il commento) è abituato a frequentare il 5 stelle a Fidenza (ci vado pure io) ma è un altra cosa, oppure sei di salsomaggiore? bè hai la puzza sotto al naso e ti capisco, chissa forse la donna che era con tè non te la data e dai la colpa al ristorante, insomma dai perchè sputtanare un locale serio e bello dove la cucina a base di pesce è finalmente PESCE e non il solito fritto misto che mangi (TU) in pizzeria, comunque mi mancherà e credimi andrò a cercare quel locale con la speranza di non vederti dentro. Ciao arioso.

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    • avatar biagio scrive:

      Egregio signor Giuseppe,
      La vedo confuso e livoroso. Confuso perchè oscilla con inspiegabile incoerenza tra il Lei e il TU. Livoroso perchè si concede valutazioni e considerazioni che solo un livore che ottunde giustificano. Comunque per Sua informazione non sono di Salsomaggiore, non credo di avere la puzza sotto il naso e la sera della cena ero con due amici di sesso maschile (e La prego di credermi se dico che tra di noi non ci sono mai state tentazioni omoerotiche deluse). Quindi il mio giudizio negativo (mi vedo costretto a ripetermi mio malgrado) si basa solo e esclusivamente su quanto ho mangiato e quanto ho pagato per la cena. Nulla hanno a che vedere quindi le mie origini (perchè mai dovrei essere arioso? E poi rispetto a quale luogo?) nè ciò che mangio o non mangio altrove (Le assicuro che ho assaggiato in pizzeria fritti misti migliori delle tanto osannate Sfizioserie servite a temperature da bancofrigo).
      Nulla da eccepire sul fatto comunque che il Convento Le mancherà: ma sono certo che mi concederà il diritto di non provare lo stesso rimpianto.
      E se poi accadrà che mai dovessimo condividere uno stesso locale sarei invece io ben lieto di vederLa in faccia: cercando di capire dal Suo sguardo dove trovi tanta dogmatica certezza di avere sempre ragione.
      Mi perdonerà quindi se replico al Suo ciao con un addio.
      Con rispetto
      Biagio P.

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  • avatar Rocco scrive:

    Signor Giuseppe, se lei mangia come scrive (e come pensa), dovrebbe farsi dare qualche lezione di grammatica.

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    • avatar giuseppe scrive:

      ok per la grammatica farò tesoro del consiglio anche se non serve per mangiare, ma per pensare dove mi devo recare? non certo da lei. P.s. è l’ultima volta che Le rispondo non si impegni a rispondermi, un saluto.

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  • avatar BARBARA scrive:

    Caro Rocco vorrei spendere poche righe per ricordarLe che se non sa difendersi facendo emergere i Suoi (eventuali) pregi ma sottolineando errori (potrebbero essere sviste) altrui…..che peraltro nulla c’entrano con l’articolo iniziale….rende il commento molto più sterile di quanto Le sembra…mi permetto….non conoscendo Lei, e nemmeno il Sig. Giuseppe, che spero invece di incontrare alla nuova sede del Convento….essendo io cliente abituale.
    Barbara

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