Molise, quello zuccone di Bersani continua a non capire la lezione delle elezioni
Pierluigi Bersani, segretario del Pd.
In Molise, il Movimento 5 Stelle raccoglie il 5,6 per cento dei voti e per qualcosa come millecinquecento voti di differenza la regione resta allo schieramento di centro-destra.
Nel Pd reagiscono alla sconfitta in ordine sparso. Il segretario Pierluigi Bersani sulle prime sembra capire il succo della lezione e afferma, con il solito linguaggio un po’ contorto caro ai politici, che «quel movimento contiene elementi di cui siamo assolutamente intenzionati a tener conto».
Sembra un’apertura, ma diventa subito una chiusura: «Li considero ugualmente rilevanti e voglio confrontarmi con tutti. Dopo di che dico a chi ha voce in capitolo: c’è Cota in Piemonte e Iorio in Molise, non mi sembra un gran risultato per questo movimento». Nel senso che se le cose sono andate storte, la colpa è naturalmente dei grillini. Siamo alle solite, alla trovata vecchia come il cucco del capro espiatorio: il Pd non vince perché, alla sua sinistra, c’è qualcuno che disturba la manovra e gli insidia la vittoria. Dunque, diamogli la colpa e diamogli addosso.
Ora, a parte il fatto che i grillini, a differenza dei movimenti e partitini staccatisi dalla casa comunista negli anni Sessanta, non si pongono né a sinistra né a destra, Bersani dovrebbe forse chiedersi perché gli elettori li votano. E, ammesso che siano voti «rubati» al Pd, dunque ipoteticamente di sinistra, il Pd dovrebbe chiedersi il perché dell’emorragia. Per dispetto? Per mancanza di una linea coerente del Pd? Per oscillazioni che vanno dall’Udc a Di Pietro? Perché per il partito di Bersani il rovello delle alleanze viene prima del programma?
Più delle solite critiche masticate amaramente, non sarebbe ora che il Pd facesse autocritica? Viste le reazioni delle sue diverse componenti gli unici conti li deve fare in casa propria.
E bene ha fatto il «rottamatore» Giuseppe Civati, consigliere della Regione Lombardia e membro della direzione nazionale del Pd, a chiedere sul suo blog: «Che cosa ha fatto il Pd, eventualmente, per tenere con sé il Movimento Cinque Stelle? Perché molti dei nostri dirigenti li disprezzano tutto l’anno, e poi, quando si aprono le urne, allora cambia tutto, ed è tutto un “dovete venire con noi” e “fate vincere la destra”».
Qualcuno vuol rispondere a Civati? Se non conoscete il suo indirizzo impostate qui. Gli gireremo tutte le vostre spiegazioni, cari amici del Pd-che-i-problemi-della-gente-sono-ben-altri. Ma cercate di essere convincenti, il tempo stringe, altre elezioni incombono. (is)
Tag:Elezioni regionali, Giuseppe Civati, Molise, Pd, Pierluigi Bersani
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«Giunta con metà donne», titola la Gazzetta di Parma, per significare che Bernazzoli vuole riservare il 50 per cento del suo esecutivo alle assessore. Ma detto così sembra che voglia amministratrici metà carne e metà pesce, metà umane e metà giumente. Strafalcione o lapsus?
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ULTIMA CHIAMATA PER I PARTITITemo che i partiti italiani non abbiano capito il senso e lo scopo della formula adottata dal presidente della Repubblica dopo le dimissioni del governo Berlusconi. Mario Monti e i suoi tecnici avrebbero dovuto restaurare la credibilità finanziaria dell'Italia, riformare il mercato del lavoro, creare le condizioni per una economia più libera e competitiva. I partiti avrebbero dovuto assecondare il governo ma dedicarsi contemporaneamente ad altri compiti che non possono essere, in una democrazia, «tecnici». Avrebbero dovuto modificare la legge elettorale, ridurre il numero dei parlamentari, rompere l'incantesimo del bicameralismo perfetto, dare a se stessi uno statuto giuridico corrispondente alle loro responsabilità, dare al Paese un esempio di rigore finanziario riducendo drasticamente il denaro pubblico di cui si sono spensieratamente serviti dopo un referendum che diceva chiaramente quale fosse, a questo proposito, il pensiero del Paese. Ebbene, nulla di ciò che avevamo il diritto di attenderci in materia di riforme istituzionali è stato fatto. È questa una delle ragioni del malumore del Paese, che soffre la crisi e sopporta il peso delle tasse, e del successo di Grillo. Se i partiti vogliono rimediare, il tempo stringe e la porta attraverso la quale dovranno passare per avviare il cantiere delle riforme non resterà aperta più di tre o quattro settimane. Una riforma costituzionale richiede, infatti, una doppia lettura fra Camera e Senato e mancano dieci mesi alla fine della legislatura. Se non ne approfitteranno, il prossimo voto sarà peggio dell'ultimo. (Sergio Romano, Corriere della Sera, 10 maggio 2012)
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ma che cosa volete che vi risponda il pd , loro non hanno argomenti e voi non siete nessuno
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Io, consigliere comunale eletto nel PD, che ho la fortuna di sedere in Consiglio con un rappresentante del 5 stelle, dico che la collaborazione sui temi, come in parte abbiamo fatto nell’ultimo Consiglio del 26 settembre, è il primo obiettivo. Il 5 stelle è un movimento che è nato dove ci sono stati dei vuoti politici. Ricordo che Grillo, nel 2006, portò il suo programma all’allora Capo del Governo Romano Prodi. Quel programma, per le più svariate ragioni, fu disatteso e il risultato è stato la nascita del movimento e il dilagare sul web di un fenomeno che la vecchia guardia partitocratica non capisce. Ora: parlare il nuovo linguaggio politico dei 5 stelle, accogliere molti dei loro temi e realizzarli e creare una rete di movimenti e forze politiche dovrebbe essere il dovere di un gruppo c.d. progressista. Siamo bravissimi a parlare per settimane del nulla, di sovrastrutture e scatole vuote, la spinta del PD, con questo passo, non sarà mai troppo forte. Sottoscrivo in toto il messaggio di Civati.
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Concordo con Filippo ed anzi invito chi può a recarsi a Bologna il 22 23 ottobre alla 2 giorni con Deborah Serracchiani e Giuseppe Civati “Unire piazza e politica”.
Per quanto riguarda l’analisi del voto in Molise, nonostante che sia il Segretario Bersani che l’On. D’Alema si dichiarino in parte soddisfatti
pubblico il commento del Senatore PD Stefano Ceccanti
Lo studio uscito dell’Istituto Cattaneo sul voto del Molise, che si fonda correttamente sui numeri assoluti, è di una chiarezza estrema.
Il dato più importante per quantità e qualità è l’andamento dei partiti maggiori.
Nel punto più basso della popolarità del governo si evidenzia che rispetto alle precedenti Regionali il Pdl perde 23.787 voti e il Pd, principale partito di opposizione, ne perde addirittura di più, 28.842.
Da questo dato, non da altri, deve ripartire l’analisi e il dibattito.
Stefano Ceccanti
senatore Pd
Grazie per l’ospitalità
Raffaele Pizzati
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http://affaritaliani.libero.it/politica/paolo-gentiloni-pd-ad-affaritaliani-it-governo-di-unit-fino-al201011.html
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A me risulta che i 5 Stelle, anche per bocca di Grillo, vadano dicendo che loro sono “oltre ” i partiti.Il che, come dovrebbe essere ormai noto a tutti, mi va benissimo.Ma nel momento però in cui oggi come oggi si è costretti a votare i partiti e non la persona inevitabilmente si finisce per cadere nel modello di voto di una maggioranza ed una minoranza precostituite di coalizione,vale a dire della caricatura di una democrazia. Fatalmente con tale paradigma i partiti minori non allineati possono far perdere la maggioranza ai partiti maggiori.Per cui il Cavaliere può inneggiare “lunga vita a Grillo”.Certo ci si può mettere d’accordo e riuscire a battere Berlusconi ma poi ci sarebbe inesorabilmente,finita la luna di miele, il teatrino partitocratico dei veti incrociati e della conseguente paralisi politica che è la caratteristica della partitocrazia.La decisionalità in tale sistema è inversamente proporzionale al nomero dei partiti che, in quanto soggetti antagonisti, devi mettere d’accordo. L’unico sistema che può dare ,non con matematica certezza ma con buona probabilità, la formazione di un partito che prende la maggioranza democraticamente come in Inghilterra,è il collegio uninominale e maggioritario secco.Tale sistema però è ancora di la da venire, per cui,la confusione regna sovrana.Resta poi da risolvere il problema : come fa un partito ad essere sempre d’accordo per garantire la decisionalità ?????????????’.
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http://www.gazzettadiparma.it/primapagina/dettaglio/1/108502/Stagisti_alla_sede_del_Pd_a_4_euro_lora_Villani%3A_Partito_ipocrita.html
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si sapeva che il pd si è conformato alle leggi di mercato , non pensavamo che si sarebbe adeguato alle leggi del mercato nero… ma perché fanno di tutto per imbeccare la destra ? perché ? perché ? perché ? Non c’è limiti alla cupio dissolvi di questo partito , possibili che le sue basi morali siano così fragili ?
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A Hogan
perchè un partito vive per la partitocrazia che è per definizione,oltre che cosa diversa di nome e di fatto dalla parola democrazia, un sistema irrazionale ( la cosa è dimostrabile).Una cosa irrazionale è per definizione cieca ed i ciechi se non guidati vanno continuamente a sbattere.
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