Italia, il Paese dove la verità è un’opinione
Amanda Knox, condannata nel 2007, assolta nel 2011.
di Tobias Jones *
Amanda Knox e Raffaele Sollecito hanno vinto il loro ricorso in appello per la condanna loro inflitta per l’omicidio di Meredith Kercher nel 2007. Ma i dubbi irrisolti dopo la prima sentenza restano tali dopo la seconda. Una delle molteplici pecche del sistema penale italiano è proprio quella di non consentire mai di giungere alla certezza definitiva e conclusiva. Non si arriva mai a chiudere un caso, lasciando sempre uno spiraglio per riaprirlo e portarlo al livello superiore, ricorrendo prima in appello poi in Cassazione, l’equivalente della Corte suprema. Nell’opinione pubblica, a questo punto è parità.
Le cose sono sempre andate così. Dal dopoguerra a oggi pochi processi di rilievo hanno convinto il paese che giustizia era stata fatta. Per l’assassinio di Pierpaolo Pasolini nel 1975, per l’incidente di Ustica che fece 81 vittime nel 1980, per l’attentato alla stazione di Bologna che ne fece 85 nello stesso anno, per l’attentato di Piazza Fontana (1969, 17 vittime), per i 16 omicidi del mostro di Firenze dal 1968 al 1985, per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi nel 1972 e per il caso Cogne nel 2002 non si è mai arrivati a una sentenza soddisfacente: in nessuno di questi casi si è potuto parlare di un verdetto convincente e definitivo. L’Italia si divide in innocentisti e colpevolisti, e le polemiche si trascinano per decenni.
Il motivo per il quale il processo di Perugia ha attirato l’attenzione dei media non è tanto il fattore «Foxy Knoxy», o il fatto che la giovane americana è affascinante e ambigua. Non dipende nemmeno dall’elemento cosmopolita del delitto, dal fatto che la vittima e la presunta assassina fossero straniere. Il fascino di questo caso risiede nel fatto che c’era un ampio margine di dubbio sia per le tesi dell’accusa sia per quelle della difesa. L’Italia si è divisa lungo questo crinale, facendo sì che il caso diventasse il set ideale per il circo mediatico, i contraddittori e la decostruzione. Secondo un primo calcolo il caso Kercher ha già dato vita a undici libri e un film.
La dietrologia è un passatempo nazionale in Italia, proprio perché i tribunali non arrivano mai a sentenze convincenti e definitive. Ciò permette letteralmente a chiunque – giornalista, magistrato o frequentatore di bar – di elaborare una propria versione dei fatti. Ne consegue che tutti coloro che hanno una fervida immaginazione possono dare una spiegazione del mistero e inevitabilmente la verità non fa che allontanarsi, sempre più sepolta da entusiastiche spiegazioni e interpretazioni.
I media giocano un ruolo molto attivo: in nessun altro paese al mondo la cronaca nera gode di altrettanto spazio nei telegiornali. Un caso di cui parlare c’è sempre. Dal 2005 al 2010 i sette telegiornali nazionali di prima serata hanno dedicato 941 notizie al delitto Kercher, 759 all’omicidio di Garlasco (2007), 538 all’omicidio del piccolo Tommaso Onofri (2006) e 508 al delitto di Cogne. Molto spesso anche al pomeriggio nelle trasmissioni in studio si parla per ore dei dettagli di questi casi, intervallando le dichiarazioni di testimoni ed esperti con brevi collegamenti dalle località coinvolte.
Piacere guardone
Dal momento che ciascuno di questi casi passa da un processo all’altro, non si chiudono mai definitivamente passando in giudicato, in questo modo le ipotesi e lo show possono continuare all’infinito. Come ha scritto di recente la Repubblica, questi casi diventano popolari in quanto «generano angoscia ma, al tempo stesso, rassicurano. Ci sfiorano: ma toccano gli “altri». È come sporgersi sull’orlo del precipizio e ritrarsi all’ultimo momento. Per reazione. Si prova senso di vertigine. Angoscia. Ma anche sollievo. E un sottile piacere».
Esistono tuttavia anche motivi più banali per cui sembra che la giustizia in Italia non stabilisca mai nulla. In parte è una questione di meritocrazia: in un Paese nel quale le nomine sono decise per nepotismo più che per competenza, forse è inevitabile che ogni indagine presenti qualche lacuna e che gli avvocati riescano a individuarle. Spesso un processo equo è impossibile perché non c’è una giuria (non nel senso britannico, almeno) e non esiste il concetto di sub judice, quindi i dettagli più intriganti arrivano spesso alla stampa tramite soffiate prima ancora che il processo abbia inizio.
Il sistema giudiziario ha un disperato bisogno di essere riformato. Il fatto è che colui che davvero si danna per riformarlo, il presidente del consiglio dei ministri, per coincidenza è anche colui che cerca più disperatamente di altri di evitarlo. (The Guardian 6 ottobre 2011)
* Giornalista e scrittore inglese, residente a Parma, è autore del saggio Il cuore oscuro dell’Italia.
La reazione di Amanda alla lettura del verdetto che l’ha mandata assolta.













Mi piacerebbe conoscere questo “giornalista e scrittore” inglese, che tanto ha da ridire sul sistema giudiziario Italiano, ma non è proprio quello che hanno esportato loro alla fine del ’45 dopo aver “liberato” l’Italia dall terribile regime Fascista?
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NEL TEMPO DELL’INGANNO UNIVERSALE DIRE LA VERITA’ E’ UN ATTO RIVOLUZIONARIO . (George Orwell)
COMPLIMENTI AL GIORNALISTA E SCRITTORE INGLESE.
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Il problema dei processi italiani sono le indagini fatte male; i luoghi dei delitti vengono spesso resi inutilizzabili prima dell’arrivo della scientifica, le tracce cancellate, i reperti dimenticati in qualche scantinato, come il reggiseno di Meredith Kercher, ritrovato dopo 47 giorni dal delitto.
Poi arrivano i pasticci dei magistrati, come nel caso di Perugia; dove la confessione di Amanda di aver assistito al delitto, è stata invalidata dalla mancata presenza di un avvocato d’ufficio.
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Guardate troppi telefilm del tipo:NCIS,RIS,CARABINIERI,CSI,dove risolvono tutti i casi in 4 e 4otto.Meno televisione e piu’ libri.
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Puke, secondo me, sono altri che guardano troppa televisione….(resta in galera solamente lo “sfigato” livoriano, mentre l’Amerikanina e il Figlio di Papà Italianino, dopo aver speso un mucchio di soldini…..salutano tutti e se ne vanno…)….I Giudici che hanno assolto queste due brave persone…non si faranno una qualche domanda?….
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Non ho capito, ma Amanda non aveva confessato il delitto????????? Del resto quel continuo piangere dopo la liberazione non suona come se avesse un peso “sullo stomaco” ????? Che le indagini siano state fatte un pò all’italiana mi sembra una cosa italiana…..
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Se fossi il ministro degli Interni ad interim di tutte le Galassie, io l’altro giorno, sul pianeta Terra, avrei ordinato due retate: una a Perugia e una a Seattle. Una contro quelli che strillavano “vergogna” fuori dal Tribunale,levando istericamente il braccio nel gesto para.-fascista delle curve ultras,l’altra contro la ridicola claque yankee che plaudiva in lacrime all’assoluzione in mondovisione di Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Due popolini di opposto sentire ma di idem scemenza, al tempo stesso vittime e artefici della credulità di massa e dell’orrore mediatico. È anche grazie a loro e per loro che i giornali peggiorano,la televisione peggiora,l’informazione peggiora, sono loro le foche ammaestrate di quel circo emotivo, fracassone, superficiale che osiamo chiamare “informazione”. Non vero che per fare silenzio (per capire, cioè, che il silenzio è il solo atteggiamento all’altezza della Morte e del Giudizio) ci vogliono la laurea in filosofia e un master di criminologia. Per fare silenzio basta considerarsi al di sono della verità. come ogni essere umano sa di essere nel novantanove per cento delle circostanze della vita. Il mostruoso equivoco generato dalla civiltà mediatica è che a ogni pirla in circolazione bastano i titoli di un telegiornale per sentirsi Testimone della Verità. La verità su quel delitto la sanno gli imputati e (forse) i giudici e gli avvocati che per anni ci hanno lavorato sopra. Per gli altri vale più che mai l’ordine di sgomberare l’aula.
Michele Serra, la Repubblica del 05/10/2011.
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POTREBBERO ANCHE ESSERE COLPEVOLI MA NON CI SONO LE PROVE
la Repubblica 6/10/2011
«I fischi della folla dopo la sentenza non mi hanno sorpreso. È stata una reazione autolesionista di di pochi scalmanati finiti in mondovisione. Quanto accaduto fuori dal tribunale, nonostante le mie esortazioni, è lo specchio di come è l’ Italia in questo momento. C’ è un clima di contestazione rivolta alla cosiddetta casta politica ma anche alle istituzioni in genere. Dopo i dibattiti in tv si è formato il convincimento che tutti possano dire la loro sui processi come sulle partite. Eravamo un popolo di allenatori, ora stiamo diventando tutti giudici», spiega Claudio Pratillo Hellmann, presidente della Corte di Appello che ha assolto Amanda e Raffaele.
E ALLA FINE DELL’INTERVISTA:
L’assoluzione di Amanda e Raffaele lascia in carcere un solo colpevole, Rudy Guede. È lui l’ unico a sapere la verità sulla morte di Meredith Kercher? «Non posso dire che Rudy sia l’ unico a sapere che cosa è successo quella notte in via della Pergola. Di certo lo sa e non lo ha mai detto. Forse lo sanno anche i due imputati perché la nostra pronuncia di assoluzione è il risultato della verità che si è creata nel processo. La verità reale resterà insoluta e potrebbe essere anche diversa. Loro potrebbero essere anche responsabili del delitto ma non ci sono le prove».
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