Della Valle, l’industriale sceso dal pero
di Dario Ferri
Diego Della Valle (nella foto, a sinistra, con Karl Lagerfeld), già politico in quota Mastella, compra una pagina pubblicitaria su molti giornali per dire «Politici ora basta». Lo «scarparo marchigiano»– cosiì lo chiama l’acerrimo nemico Dagospia – si iscrive quindi alla categoria tutta italiana, per fortuna, dei buffi miliardari nullafacenti che si sono messi in testa l’idea meravigliosa di mettere a posto l’Italia, insieme al suo “amicone” Luca Cordero di Montezemolo.
Tranquilli, non dura. Così come l’ideona di fare la guerra a Dagospia montando su un sito ad hoc qualche tempo fa, le iniziative estemporanee di Della Valle sono destinate a finire nella classica bolla di sapone. Come la Fiorentina e tutti gli hobby del patron di Tod’s.
Ma è comunque sintomatico che la classe digerente di questo paese oggi abbia cosi’ tanto da dire nei confronti di una politica che fino a ieri gli ha regalato soldi, onoreficenze, mercati. Insieme alla bella Emmina addormentata nel sottobosco, ai palazzinari dell’Ance, a tanti altri, gli industriali italiani potrebbero iscriversi agli indignados. Tra poco magari li vedremo con pentole e mestoli intenti al cacerolazo. La faccia di palta ce l’hanno. (Giornalettismo, 1° ottobre 2011)
SOTTO TIRO

CREDENZE POPOLARI
Nei centri commerciali,
i consumatori credono
di risparmiare.
In democrazia, gli elettori credono di contare.
QUELLO CHE NON HA GIULIANO
«Può darsi che Saviano sia banale e scriva male, ma se non piace
a Giuliano Ferrara qualcosa
di buono ce l’avrà». (Lia Celi)
SIRENE E CENTAURE NELLA GIUNTA BERNAZZOLI
«Giunta con metà donne», titola la Gazzetta di Parma, per significare che Bernazzoli vuole riservare il 50 per cento del suo esecutivo alle assessore. Ma detto così sembra che voglia amministratrici metà carne e metà pesce, metà umane e metà giumente. Strafalcione o lapsus?
MONTI LEI
Vista la situazione, è normale che la rabbia Monti. (Mario Mantovani)
ULTIMA CHIAMATA PER I PARTITITemo che i partiti italiani non abbiano capito il senso e lo scopo della formula adottata dal presidente della Repubblica dopo le dimissioni del governo Berlusconi. Mario Monti e i suoi tecnici avrebbero dovuto restaurare la credibilità finanziaria dell'Italia, riformare il mercato del lavoro, creare le condizioni per una economia più libera e competitiva. I partiti avrebbero dovuto assecondare il governo ma dedicarsi contemporaneamente ad altri compiti che non possono essere, in una democrazia, «tecnici». Avrebbero dovuto modificare la legge elettorale, ridurre il numero dei parlamentari, rompere l'incantesimo del bicameralismo perfetto, dare a se stessi uno statuto giuridico corrispondente alle loro responsabilità, dare al Paese un esempio di rigore finanziario riducendo drasticamente il denaro pubblico di cui si sono spensieratamente serviti dopo un referendum che diceva chiaramente quale fosse, a questo proposito, il pensiero del Paese. Ebbene, nulla di ciò che avevamo il diritto di attenderci in materia di riforme istituzionali è stato fatto. È questa una delle ragioni del malumore del Paese, che soffre la crisi e sopporta il peso delle tasse, e del successo di Grillo. Se i partiti vogliono rimediare, il tempo stringe e la porta attraverso la quale dovranno passare per avviare il cantiere delle riforme non resterà aperta più di tre o quattro settimane. Una riforma costituzionale richiede, infatti, una doppia lettura fra Camera e Senato e mancano dieci mesi alla fine della legislatura. Se non ne approfitteranno, il prossimo voto sarà peggio dell'ultimo. (Sergio Romano, Corriere della Sera, 10 maggio 2012)
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Sig Direttore,
la coraggiosa accusa ai politici dell’imprenditore Della Valle è da condividere pienamente. Parla per tutti noi che non abbiamo voce, ci hanno tolto, con una complicità trasversale, persino il diritto di scegliere i parlamentari. Li ha dichiarati incompetenti e incapaci, preoccupati solo dei loro interessi personali e di partito. Se la gestione pasticciona e inadeguata della crisi è da attribuire alle forze di governo, le cause remote sono di tutti i partiti, come pure lo spudorato arroccamento a difesa dei privilegi della casta, che non ha rinunciato a niente in questa terribile contingenza economica e finanziaria. Non si toccano le province e i mille enti inutili, così le pensioni indecenti dei parlamentari, mentre a tutti i lavoratori si chiedono grossi sacrifici. Se le retribuzioni dei parlamentari sono le più alte d’Europa, quelle dei politici regionali sono una vera propria giungla.
Non si capisce in base a quale criterio le indennità e i rimborsi spese dei consiglieri variano notevolmente. Si va dalla virtuosa Emilia Romagna dove i consiglieri percepiscono 5.666 euro al mese al raddoppio in Lombardia con 12.523 e quasi alla triplicazione, 14.644 euro, della Sardegna. E non è finita. Nella scala dei privilegi, c’è chi sta ancora più in alto: i manager pubblici, i cui meriti sono spesso solo quelli di appartenenza alla cordata giusta, se non, peggio, alla cricca vincente.
Ezio Pelino
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Che si chiami Dalla Valle o Napolitano fa lo stesso: l’importante è che l’indignazione dei cittadini, così poco recepita dai politici, venga espressa a più alti livelli, per fare più rumore, per scuotere maggiormente i politici onnipotenti nelle loro malefatte. Se la fa Benedetto XVI ancora meglio! Io farei comprare un’intera pagina dai vari direttori dei quotidiani e farei loro esprimere il loro pensiero: sottoporrei le varie testate all’attenzione di scolari e studenti e non ci sarebbe molto da aspettare per vedere un rapido giro di cambiamenti!Ricordatevi che gli studenti non hanno mai fatto le rivoluzioni ma che nessuna rivoluzione è mai stata fatta senza gli studenti!
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http://www.lettera43.it/economia/finanza/27550/bernanke-occupazione-in-letargo-crescita-ferma.htm
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