Si aprirà mai la stagione della cacciata?
Vignetta di Franco Portinari (www.portoscomic.com).
di Sergio Caroli
Da molti mesi non seguo i telegiornali di Rai 1 e Rai 2 e trovo che la vita sia diventata più bella. Ma ieri sera, 29 settembre, ho voluto fare uno strappo alla regola. Ho intercettato il tg delle 20.
C’era Minzolini che tuonava contro «l’amplificazione mediatica e il protagonismo dei magistrati che sono il problema della giustizia», e sanciva che l’inchiesta su Tarantini ha avuto come «unico risultato» quello di «infangare l’immagine del premier di questo Paese». Ho cambiato all’istante canale.
Più tardi sono tornato sul «luogo del delitto». Mi è comparsa davanti la mole di Giuliano Ferrara che ripeteva a squarciagola: «Vendere! Vendere! Vendere!». Si riferiva alla pensata governativa di alienare a privati (e cioè – sia detto per chiarezza – alle 75 famiglie che posseggono il 45 per cento della ricchezza in Italia: fonte Istat) il patrimonio artistico che appartiene a tutti gli italiani. I gioielli della nostra civiltà – accumulati nei secoli come bene pubblico – smerciati come pasta dentifricia da parte di una classe dirigente che ha portato l’Italia sull’orlo della bancarotta!
Per pochi minuti, dunque, ho avuto la conferma di ciò che sapevo da sempre: per Berlusconi e i suoi aggregati televisivi la Rai – servizio pubblico pagato dal contribuente – corrisponde al territorio sul quale il nobile esercitava nel Medioevo la caccia, suo diritto esclusivo.
Oltre alla «venatio placita», ossia silenziosa, con falconi e reti, veniva praticata la «venatio clamorosa», ossia rumorosa, con apparato di corni e cani sguinzagliati alla ricerca di cervi, cinghiali e orsi: agli aggregati spettava il compito di stanare la selvaggina. Si trattava però di una pratica pericolosa. Poteva infatti talora accadere di rimanere feriti o addirittura di rimetterci la pelle, cosa che capitò a Filippo IV di Francia, assalito da un cinghiale infuriato. La Rivoluzione Francese, ponendo fine ai privilegi castali della feudalità, liberalizzò la caccia, fino ad allora riservata ai nobili.
Certo, non auguro né a Minzolini né a Ferrara di fare la fine dell’antico Re di Francia (ci mancherebbe altro!), ma che vengano rimossi il più presto possibile dalle poltrone che così impudentemente occupano sono milioni di italiani a volerlo. Per ragioni di giustizia e di onestà. (Pubblicato dalla Gazzetta di Parma del 1° ottobre)













I Minzolini ed i Ferrara sono sempre esistiti e, in tempi più o meno lontani , hanno esercitato con la penna e col microfono. Ma l’impudenza di questi due ceffi che, dal canale più seguito e popolare, tentano di convincere i meno culturalizzati del paese mi fa molta pena: pena per l’intelligenza di Ferrara (che ha più di un problema alla psiche) pena per quel poveretto di Minzolini che funge, semplicemente, da serial killer ad ogni schiocco di frusta!
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