Ma la plastica è lo scarto o la sostanza del petrolio?

Pubblicato da Redazione il 29 settembre 2011 in Ambiente, Riceviamo e Pubblichiamo, Scienze & tecnologie |

Montagne di plastica a Thaizou, nella provincia cinese di Zhejiang, destinazione ultima dei materiali da riciclare. Qui centinaia di operai lavorano in queste discariche a cielo aperto per trasformare i rifiuti in fibre di polyestere.

La plastica è il derivato della distillazione del petrolio. Almeno è questo che mi hanno insegnato all’università. Ma dopo un paio di anni di auto-informazione e di attivismo sono riuscito a decodificare quanto non mi tornava in quel «derivato della distillazione del petrolio».

Perché estraiamo il petrolio? A cosa ci serve? Se ci serve per produrre la benzina e tutti i carburanti che servono per fare muovere i nostri mezzi di locomozione (come pare essere) allora la plastica non è un derivato, ma è un rifiuto della distillazione del petrolio.

Se ragionassimo così le cose apparirebbero diverse. Infatti se il petrolio viene distillato per i carburanti da 100 di petrolio solo il 20 % è carburante il restante 80 % è quel famoso «derivato» di cui sopra. Ma con proporzioni così a me sembra che in effetti il derivato è il carburante e non certo tutto l’80 % di cui non si sa cosa farne!
E così i cari petrolieri si sono ingegnati a dovere ed hanno creato tanti derivati che, se da loro buttati sarebbero rifiuto speciale con costi di smaltimento altissimi.
E invece per cercare di non avere questi costi ci vendono il rifiuto e poi sarà compito nostro smaltirlo. Bello no?

Dietro la plastica c’è tutto questo. Dietro la plastica c’è il maledetto «usa e getta». Essendo un rifiuto della distillazione del petrolio, non viene prodotto in base alle reali esigenze.

Ma viene prodotto a prescindere. E quindi deve essere consumato a prescindere. Ecco l’usa e getta. Loro ci vendono i bicchieri di plastica a un prezzo non reale. Il prezzo è troppo basso. Non comprende ad esempio i costi dell’inquinamento che c’è già stato per produrlo.

Ma se il prezzo fosse più alto, noi non acquisteremmo bicchieri e piatti «usa e getta» e quindi quel derivato/rifiuto rimarrebbe sul groppone a loro. Ecco perché l’usa e getta. Bisogna consumare e gettare consumare e gettare se no il sistema si ingolfa.
Bisogna ridurre il consumo di plastica non solo per una questione ambientale, ma anche e soprattutto come gesto di ribellione a questo sistema folle.

A Malabon, nelle vicinanze di Manila (Filippine), un omo nuota in un mare di plastica alla ricerca di qualòcosa da recuperare.

La distillazione del petrolio funziona più o meno così. Intanto si estrae il petrolio da una parte del mondo e tramite navi si porta nelle centrali petrolifere (in Italia ce ne sono ovunque perché abbiamo rinunciato al nucleare – per fortuna – ma siamo stati costretti a sviluppare un piano energetico basato completamente sul petrolio – il male minore – ma sempre male è).

Queste centrali hanno bisogno di tantissima energia per riscaldare il petrolio e quindi per distillarlo. Il petrolio è costituito da un’infinità di molecole di varie dimensioni dalle più grandi alle più piccole. E quindi ciascuna famiglia di molecole avrà un peso più o meno proporzionale alle loro dimensioni. Riscaldando non si fa altro che creare un gradiente di temperatura e, le molecole più leggere andranno più in alto e le molecole più pesanti via via più in basso fino alla parte pesante (il catrame) che è il residuo vero e proprio della distillazione, spesso intriso di tantissime sostanze inquinanti come i metalli pesanti idrocarburi policiclici aromatici, che portano alla formazione di diossine. La famiglia di molecole che serve per i carburanti viene stabilita in base alle caratteristiche fisiche (temperatura di ebollizione, numero di ottani etc…) e quindi non è sempre la stessa.

La benzina che noi mettiamo nelle nostre macchina non è sempre la stessa ma è sempre diversa. L’importante è che abbia quelle caratteristiche fisiche. Il resto, cioè tutto quello che è più leggero e tutto quello che è più pesante del carburante viene scartato. E da questo scarto ecco nascere le plastiche (polivinilcloruro o Pvc, polistirolo, polietilene il Pe o Pet, etc…) gli oli del motore, i fitofarmaci, i concimi, il nylon, gli imballaggi spesso più pesanti della cosa che dovrebbero proteggere, le magliette che indossiamo e via a continuare all’infinito.

In una strada di Panchkula, nello stato dell’Haryana (India settentrionale), un uomo trasporta con il suo carro bidoni di plastica destinati a una stazione di riciclaggio. Gli abitanti delle bidonvilkle di questa città traggono il loro sostentamento dal recupero e dalla trasformazione della plastica.

Il catrame poi viene usato nelle centrali termoelettriche per generare l’energia per continuare questo sistema innaturale.
Il petrolio e la plastica sono ovunque. E così facendo stanno distruggendo i territori, le economie locali, la Terra.
Questo sistema esiste solo da un secolo. Non è mai esistito nella storia dell’uomo, che per fortuna è molto ma molto più lunga di un secolo. È un passaggio che lascerà il segno non c’è dubbio.
Noi abbiamo un ruolo molto importante dobbiamo informare la gente su queste cose. E dobbiamo cercare di parlare la loro stessa lingua. Dobbiamo cercare di scrollarci questo finto benessere e dobbiamo cercare di immaginare un mondo nuovo. Siamo nel nuovo millennio oppure no?

                                                                                                   Danilo Pulvirenti
                                                                                               28 settembre 2011
 
 

+ 89 giorni dallo stop del cantiere dell’inceneritore di Parma
+ 485 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l’inceneritore costa 315 milioni di euro?

Da giugno 2011 anche a Parma il tetrapak (cartoni del latte, dei succhi di frutta,…) può essere riciclato, mettendolo nel bidone giallo per la raccolta di vetro, plastica e barattolame.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti  e Risorse di  Parma – GCR
Via Zaniboni 1 – Parma
Tel 331.116.8850
Skype gestionecorrettarifiuti
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2 Commenti

  • avatar Paolo scrive:

    Offro un’idea per diminuire la quantità dei rifiuti “indifferenziati”: una legge che obblighi ad utilizzare per TUTTI gli imballaggi plastiche riciclabili (PET e simili): gli imballaggi rappresentano la grande maggioranza dei rifiuti, e non devono avere delle caratteristiche tali da richiedere certe plastiche piuttosto che altre. Ho visto che alcuni alimenti vengono venduti in vaschette di PET espanso: perché non usare quello al posto del polistirolo espanso non riciclabile? perché abbiamo ancora gli scontrini in carta chimica che (molti non lo sanno) non può essere riciclata? perché, come in certe buste, la carta ha delle finestrelle di plastica trasparente? sono proprio necessarie?

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  • avatar Costantino V scrive:

    Mi sembra un’idea un po strana. Consiglio al Pulvirenti di documentarsi un filo di più. Dal petrolio derivano non solo la plastica ma tutti i materiali che usiamo di matrice organica: dai farmaci, agli additivi, ai coloranti, ai PC, ai cellulari e via dicendo e in generale tutta la chimica fine. Per cui direi che il carburante sia lo scarto e non il prodotto primario.
    Sul fatto che riciclare la plastica sia un’operazione ecologicamente sostenibile mi permetto di sollevare diversi dubbi.
    Infine mi permetto di dubitare che senza il petrolio, la vita del pianeta sarebbe migliore di adesso.

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