Chi salverà la Berlusconi Spa?
di Ettore Livini
Quasi 1,5 miliardi spariti dal suo conto corrente in nove mesi. Il valore delle azioni Mediaset dimezzato da gennaio. Il Milan («malgrado ci abbia speso 60 milioni l’anno», si lamenta lui) confinato nella colonna destra della classifica di Serie A. Altro che assedio dei pm, spread alle stelle e fibrillazioni del governo. Il vero problema di Silvio Berlusconi, in questo momento, è la difesa del tesoretto di famiglia.
I guai, in effetti, non arrivano mai da soli. E il quadro clinico dell’impero del Biscione inizia a essere preoccupante quasi come quello della maggioranza in Parlamento. Specie ripensando ai fasti degli anni passati: la pubblicità sulle tv del premier è calata del 2,1% nei primi sei mesi del 2011 e il titolo di Cologno è scivolato ai minimi dalla quotazione nel 1995. Mondadori (39% da gennaio) sconta la crisi dell’editoria e anche Mediolanum (20% a Piazza Affari) non se la passa troppo bene. Morale: in meno di un anno le quote di queste società in portafoglio alla Fininvest si sono svalutate di 1,45 miliardi. Ad Arcore oltretutto – complice l’eterno problema del conflitto d’ interessi – piove sul bagnato: il mercato legge i giornali. E fiutate le difficoltà politiche del presidente del Consiglio, s’è messo ancor più di traverso.
Il ribaltone antiCavaliere della Borsa è stato evidentissimo la scorsa settimana. Con l’avvicinarsi del voto sul mandato d’arresto per Marco Milanese e il rischio di una crisi di Governo, Mediaset ha innestato una decisa retromarcia, perdendo in due giorni il 10%. Il motivo? Il timore dell’addio del socio di riferimento alla poltrona di presidente del Consiglio e, di riflesso, la fine del dividendo di «Palazzo Chigi»: quel pacchetto di «aiutini» al business di famiglia dallo sgambetto a Sky con l’Iva ai sussidi ai decoder, dalle leggi salvaMondadori all’eutanasia della Rai e alle aste pilotate sulle frequenze che da anni ha puntellato da par suo la redditività di casa Berlusconi.
Il malessere di Arcore, non a caso, è da qualche mese in cima all’agenda dei pranzi familiari del lunedì a Villa San Martino tra il premier, i figli e i suoi consulenti più fidati. E sul banco degli imputati, al numero uno, ci sono le performance di Mediaset, non foss’altro perché lo scivolone a Piazza Affari dei network di famiglia è costato da solo alla Fininvest 1,3 miliardi da gennaio. «Pesa la crisi generale», ha minimizzato venerdì scorso Fedele Confalonieri. «Valiamo meno perché guadagniamo meno ammette con grande onestà Marco Giordani, direttore finanziario a Cologno il nostro è un mercato ciclico. E come noi perdono anche gli altri big delle tv. Quando la pubblicità ripartirà, girerà anche il vento in Borsa». Sarà. Ma i problemi della società paiono in questo momento più profondi.
Il passaggio al digitale terrestre ha moltiplicato i canali frammentando l’audience televisiva. E il vecchio dogma di Fedele Confalonieri («la tv generalista non morirà mai», ripete come un mantra ogni volta che incontra giornalisti e analisti) non pare più solido come in passato. Certo l’emorragia è ancora marginale l’audience totale delle reti Mediaset è scesa dal 38,2% al 37% tra giugno 2010 e giugno scorso e sul digitale Cologno si difende bene: Boing è il canale più visto e pure La5 non va male. Ma i numeri parlano chiaro: a metà 2010 Canale 5, Italia1 e Rete 4 calamitavano sul video il 36,1% dei telespettatori. Dodici mesi dopo la percentuale è scesa al 33%, quasi il 10% in meno. «E le cose ora stanno peggiorando ancora – dice Francesco Siliato, socio di Studio Frasi e uno degli osservatori più attenti dell’etere tricolore – quest’ estate Canale 5, la rete ammiraglia, è scivolata in qualche caso sotto il 15% mentre sul digitale il duopolio non tiene più e nuovi network come Real Time e K2 hanno iniziato a scalare la hitparade dell’ audience».
Era inevitabile, dicono a Cologno, e in fondo gli spettatori persi con le tv generaliste vengono in parte intercettati dalle proposte digitali del Biscione. «Ma la pubblicità sul digitale rende ancora molto meno di quella sull’analogico», prosegue Siliato. La rendita di posizione della società del Presidente del Consiglio, intendiamoci, funziona ancora. Gli spot sui network del Biscione scendono, ma molto meno di quanto succeda alla Rai.
I riflessi finanziari iniziano però a essere lo stesso evidenti. I primi sei mesi dell’ anno si sono chiusi in Mediaset con un calo dell’ 8% dei ricavi e un utile netto sceso da 241 a 146 milioni. Un campanello d’ allarme che suona fortissimo a casa Berlusconi visto che i dividendi in arrivo dalle tv sono di gran lunga la maggior fonte d’entrata della famiglia allargata di Arcore.
Un blackout ancor più preoccupante in un momento molto delicato per gli equilibri dinastici, con il Cavaliere impegnato in un faticoso esercizio per mediare tra gli interessi di Marina e Piersilvio e quelli dei tre figli di Veronica Lario: Barbara, Eleonora e Pierluigi.
Il vero problema, a voler essere pignoli, è che era tutto previsto. Già da qualche anno i vertici di Cologno con encomiabile lungimiranza strategica avevano intuito il lento declino del vecchio corebusiness. E avevano varato un tempestivo piano di diversificazione. Peccato che anche qui non tutto sia andato per il verso giusto. Anzi. L’acquisizione di una quota in Endemol, la major olandese produttrice di format come «Il grande fratello», è stato finora un bagno di sangue. Il valore a bilancio dell’operazione (465 milioni) è stato completamente azzerato sforbiciando la redditività di gruppo.
Nei conti di Arcore sono stati parcheggiati altri 287 milioni di perdite sull’investimento. E in questi giorni si sta negoziando con i creditori Endemol ha due miliardi di debiti, figli dell’acquisizione della cordata di Cologno con Goldman Sachs, John De Mol e Cyrte una ristrutturazione del debito.
Due le ipotesi sul tavolo: una nuova iniezione di liquidità da parte di Mediaset che a quel punto prenderebbe il controllo della società (ma il Biscione non sarebbe caldissimo sul tema) o la conversione dei debiti in azioni con uno sconto del 50% sull’ esposizione, con il passaggio del controllo di Endemol ai suoi creditori.
Un po’ meglio, ma non troppo, è andata con l’ acquisizione di Cuatro in Spagna. L’operazione ha regalato al gruppo italiano la leadership assoluta dell’etere iberico. Ma il crollo dell’economia di Madrid ha finito per pesare sui conti di Telecinco, penalizzata da un crollo verticale delle entrate pubblicitarie. Qualche analista ha storto il naso anche per l’investimento nelle torri di Dmt, un’altra operazione che ha più il sapore di una mossa difensiva che di una scelta per crescere.
L’ultimo capitolo della diversificazione, anche questo in chiaroscuro, è quello della scommessa sulla paytv. Forse la sfida decisiva per il futuro di Mediaset. «Cologno ha sottostimato la concorrenza di Sky sul satellitare ed è stata costretta a cavalcare la pay sul digitale per non perdere questo treno», sostiene Siliato. La partenza in ritardo e gli investimenti con il contagocce (per non mandare in tilt l’equilibrio patrimoniale di gruppo) hanno però finito per rallentare il decollo del business. Certo i ricavi da pay sono cresciuti da 263 a 269 milioni di euro nel primo semestre del 2011. Ma l’obiettivo di una redditività adeguata è ancora lontano, nel primo semestre le perdite operative sono state pari a 23 milioni, e la crescita degli abbonati arrivati a quota 2 milioni sembra aver perso vigore.
A giugno e luglio, dicono fonti di settore, Mediaset e Sky sono cresciute del 60% in meno rispetto al 2010. Unica consolazione per il Biscione è che senza Premium quei due milioni di clienti sarebbero finiti ad ingrassare i profitti di Murdoch. È possibile ribaltare questo scenario non proprio da sogno? Una ripresa della pubblicità, naturalmente, sarebbe d’aiuto. Ma le prospettive su questo fronte non paiono rosee.
L’obiettivo numero uno al momento sembra quello di arginare il pressing muscolare di Sky sul digitale. Santa Giulia è in corsa per le frequenze in via di regalo dal ministero dello sviluppo economico. Ma la presenza di un fedelissimo del premier come Paolo Romani al vertice di questo dicastero poi parlano di conflitto d’ interessi potrebbe facilitare il compito del Biscione. E non a caso il disciplinare di gara sembra un abito disegnato su misura per regalare a Cologno le frequenze migliori e tagliare fuori dal mazzo dei vincitori la controllata di News Corp.
Se non basterà nemmeno quest’ultimo dividendo di Palazzo Chigi, Berlusconi, per difendere il suo tesoretto e i dividendi per la famiglia, avrà una sola soluzione: mettere mano alle forbici e tagliare i costi. Sperando che il vento giri anche in Borsa. (la Repubblica, 26 settembre 2011)














Il vero motivo per cui Berlusconi non molla e’ che non ha ancora avuto garanzie sulle sue imprese, la vera cosa che gli sta a cuore.
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La verità è molto più subdola e sottile. Riporto un elenco tratto dal famigerato piano della P2:
«PIANO DI RINASCITA DEMOCRATICA:
[...]
Per la Magistratura [...] taluni rapidi aggiustamenti legislativi che riconducano la giustizia alla
sua tradizionale funzione di elemento di equilibrio della società e non già di eversione. [...]
Abolizione della validità legale dei titoli di studio. [...]
Chiudere il rubinetto del preteso automatismo: titolo di studio = posto di lavoro; [...] restaurare
il principio meritocratico imposto dalla Costituzione. [...]
Eliminazione delle festività infrasettimanali e dei relativi ponti (salvo 2 giugno – Natale –
Capodanno e Ferragosto). [...]
Concessione di forti sgravi fiscali ai capitali stranieri per agevolare il ritorno dei capitali
dall’estero. [...]
Stampa – Abolire tutte le provvidenze agevolative dirette a sanare i bilanci deficitari con onere
del pubblico erario ed abolire il monopolio RAI-TV. [...]
Altro punto chiave è l’immediata costituzione di una agenzia per il coordinamento della stampa
locale (da acquisire con operazioni successive nel tempo) e della TV via cavo da impiantare a
catena in modo da controllare la pubblica opinione media nel vivo del Paese. [...]
Riforma del Consiglio Superiore della Magistratura che deve essere responsabile verso il
Parlamento (modifica costituzionale). [...]
Riforma dell’ordinamento giudiziario per ristabilire criteri di selezione per merito delle
promozioni dei magistrati, imporre limiti di età per le funzioni di accusa, separare le carriere
requirente e giudicante, ridurre a giudicante la funzione pretorile. [...]
Sindacati, sia confederali CISL e UIL, sia autonomi – ricerca di un punto di leva per ricondurli
alla loro naturale funzione anche al prezzo di una scissione e successiva costituzione di una
libera associazione dei lavoratori. [...]
Riforma della legge comunale e provinciale per sopprimere le provincie [...]
Usare gli strumenti finanziari stessi per l’immediata nascita di due movimenti: l’uno, sulla
sinistra (a cavallo fra PSI-PSDI-PRI-Liberali di sinistra e DC di sinistra), e l’altra sulla destra (a
cavallo fra DC conservatori, liberali e democratici della Destra Nazionale).
[...]»
Le analogie con l’attività recente del nostro governo è molto evidente, come evidenziato da Enrico Pellucco studente del Corso di Giornalismo dell’Università di Parma durante un convegno del 12 maggio scorso
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di qualcuna non ne capisco l’utilità ai fini P2, altre sono palesemente eversive, ma alcune però non sono proprio delle ca**ate
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viste le controrte mani aggiungo elenco di quelle che non mi sembrano delle ca**ate:
- Concessione di forti sgravi fiscali ai capitali stranieri per agevolare il ritorno dei capitali dall’estero (LO INTENDO IN SENSO LETTERALE, QUINDI AGEVOLARE GLI INVESTIMENTI IN ITALIA DI CAPITALI STRANIERI)
- Stampa – Abolire tutte le provvidenze agevolative dirette a sanare i bilanci deficitari con onere del pubblico erario (SE VOLETE VEDERE QUALI E QUANTI GIORNALI SOPRAVVIVONO GRAZIE AL CONTRIBUTO STATALE ANDATE SUL SITO DI GRILLO)
- Riforma dell’ordinamento giudiziario per ristabilire criteri di selezione per merito delle promozioni dei magistrati (E NON SEMPLICEMENTE PER ANZIANITA’, CONOSCENZE O ADERENZA POLITICHE)
- separare le carriere requirente e giudicante (ERA ANCHE PASSATO UN REFERENDUM IN PROPOSITO)
- Riforma della legge comunale e provinciale per sopprimere le provincie
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http://www.lettera43.it/politica/27003/cav-mi-assediano-ma-per-24-volte-ho-vinto.htm
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