Briganti
Vignetta di Franco Portinari (www.portoscomic.com)
di Antonio Padellaro
«Togli il diritto, e allora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?». Mentre a Berlino, nell’aula del Bundestag, Benedetto XVI citava Sant’Agostino, a Roma nell’aula della Camera la maggioranza negava l’arresto del deputato Milanese.
L’ex consigliere del ministro Tremonti è accusato dai pm di Napoli di associazione per delinquere, corruzione (riceveva «cospicue somme di denaro e altre utilità» in cambio di nomine in società controllate dal Tesoro) e rivelazione di segreto d’ufficio. Se l’Agostino ricordato dal Papa fosse stato presente ieri a Montecitorio, avrebbe avuto ampio materiale per aggiornare la sua frase.
Primo. Il diritto si può togliere, come fanno i tiranni, ma si può anche manipolare, comprare e vendere come se fosse merce scadente. In Italia questa pratica avviene attraverso uno scambio fruttuoso tra il boss e i suoi bravi: io ti faccio eleggere e tu voti senza fiatare tutto ciò che ordino («dare moneta, vedere cammello», direbbe l’esperta Arcuri).
Secondo. La casta dei politici protegge se stessa. E quindi per nessuna ragione al mondo si autorizza l’arresto di deputati e senatori (l’onorevole Papa spedito a Poggioreale resta un fenomeno inspiegabile). Altrimenti «di questo passo può toccare a chiunque di noi», ha ben sintetizzato l’esperto Pdl Paniz, secondo il quale Ruby era davvero la nipote di Mubarak. E che dunque di cammelli se ne intende.
Terzo. Il voto di ieri rassicura Milanese, il quale rassicura Tremonti, che rassicura Berlusconi. Un triangolo perfetto in cui tutto si tiene come nei rituali di certe società segrete meridionali di cui non faremo il nome.
Quarto. Mentre il primo ministro Nerone si trastulla e sistema servi e cortigiani, Roma brucia (Financial Times). L’Italia è sull’orlo della bancarotta, i cittadini temono il peggio, lo Stato è ostaggio di una banda che pensa soltanto alla propria salvezza. Sant’Agostino li chiamerebbe briganti. (Il Fatto Quotidiano, 23 settembre 2011)
Vignetta di Franco Portinari (www.portoscomic.com)
Tag:Agostino di Ippona, Benedetto XVI, Diritto, Giulio Tremonti, Italia, Marco Milanese, Silvio Berlusconi, Stato
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CREDENZE POPOLARI
Nei centri commerciali,
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In democrazia, gli elettori credono di contare.
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«Può darsi che Saviano sia banale e scriva male, ma se non piace
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«Giunta con metà donne», titola la Gazzetta di Parma, per significare che Bernazzoli vuole riservare il 50 per cento del suo esecutivo alle assessore. Ma detto così sembra che voglia amministratrici metà carne e metà pesce, metà umane e metà giumente. Strafalcione o lapsus?
MONTI LEI
Vista la situazione, è normale che la rabbia Monti. (Mario Mantovani)
ULTIMA CHIAMATA PER I PARTITITemo che i partiti italiani non abbiano capito il senso e lo scopo della formula adottata dal presidente della Repubblica dopo le dimissioni del governo Berlusconi. Mario Monti e i suoi tecnici avrebbero dovuto restaurare la credibilità finanziaria dell'Italia, riformare il mercato del lavoro, creare le condizioni per una economia più libera e competitiva. I partiti avrebbero dovuto assecondare il governo ma dedicarsi contemporaneamente ad altri compiti che non possono essere, in una democrazia, «tecnici». Avrebbero dovuto modificare la legge elettorale, ridurre il numero dei parlamentari, rompere l'incantesimo del bicameralismo perfetto, dare a se stessi uno statuto giuridico corrispondente alle loro responsabilità, dare al Paese un esempio di rigore finanziario riducendo drasticamente il denaro pubblico di cui si sono spensieratamente serviti dopo un referendum che diceva chiaramente quale fosse, a questo proposito, il pensiero del Paese. Ebbene, nulla di ciò che avevamo il diritto di attenderci in materia di riforme istituzionali è stato fatto. È questa una delle ragioni del malumore del Paese, che soffre la crisi e sopporta il peso delle tasse, e del successo di Grillo. Se i partiti vogliono rimediare, il tempo stringe e la porta attraverso la quale dovranno passare per avviare il cantiere delle riforme non resterà aperta più di tre o quattro settimane. Una riforma costituzionale richiede, infatti, una doppia lettura fra Camera e Senato e mancano dieci mesi alla fine della legislatura. Se non ne approfitteranno, il prossimo voto sarà peggio dell'ultimo. (Sergio Romano, Corriere della Sera, 10 maggio 2012)
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Questi sono i veri scandali della casta politica: emanare, con un verdetto di maggioranza, “l’innocenza” di uno dei propri componenti. Perchè di motivi per gattabuiare Milanese ce ne sono a iosa: da uomo libero può cancellare, raccomandarsi,intralazzare, far vedere lucciole per lanterne, etc. Differenze con Papa non ne vedo molte! Io penso che Bossi sconterà questo atteggiamento dicotomico con un gran tonfo elettorale dal quale non si rialzerà mai più! Ni chiedo inoltre: dove sono finite le …palle di Maroni?
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