Gli indignados americani occupano Wall Street

Pubblicato da Redazione il 20 settembre 2011 in Economia e Finanza |

Sabato scorso erano in cinquemila nel distretto finanziario di lower Manhattan. Agitavano striscioni e gridavano slogan minacciosi mentre passavano attraverso la Gomorra finanziaria della nazione. I manifestanti hanno dichiarato di voler «occupare Wall Street» e fare «giustizia contro le banche», ma la polizia di New York ha impedito loro di raggiungere l’obiettivo, almeno per ora, chiudendo la strada con barricate e posti di blocco.

È volata solo una pietra. I manifestanti hanno creato un accampamento semi permanente in un parco su Liberty Street, hanno lanciato una pietra contro Wall Street e disposto un blocco di fronte alla Federal Reserve Bank di New York. Tremila di loro hanno trascorso la notte, diverse centinaia sono arrivati come rinforzo il giorno dopo e mentre sul Guardian usciva la prima cronaca dei fatti, i dimostranti si accingevano a trascorrere la seconda notte all’aperto. Quando hanno fatto sapere via Twitter di avere fame, qualcuno ha donato 2800 dollari e la cena è stata loro consegnata nel giro di un’ora.

La polizia lascia fare. Sostenuti da un movimento di solidarietà internazionale, questi indignados americani hanno fatto sapere di essere a Wall Street per «salutare» i banchieri all’apertura dei mercati finanziari, lunedì. Sembra che, per ora, la polizia non abbia intenzione di fermarli. ABC news comunica che il dipartimento di polizia ha dichiarato che «anche se i dimostranti non hanno un permesso ufficiale, non si prevede di disperdere le persone che sembrano determinate a restare in strada». Gli organizzatori del campo hanno detto di essere pronti ad una lunga occupazione.

Ispirati da una rivista. «Occupy Wall Street» è un movimento che si rifa agli indignados spagnoli, si ispira a un poster a doppia pagina nel numero 97 della rivista Adbusters, ma è organizzato e guidato da attivisti indipendenti. Tutto è cominciato quando Adbusters ha invitato i suoi lettori a riversarsi a lower Manhattan, piantare tende, cucine e barricate pacifiche occupando Wall Street per alcuni mesi. L’idea ha preso piede sui social network e i manifestanti hanno costruito un sito autonomo. Esiste tra loro un sentimento condiviso di diffidenza verso i mercati finanziari, come se questi fossero guidati da un’entità autonoma e soprattutto autoreferenziale.

La truffa della finanza. Ovunque in giro per il mondo, la gente prende coscienza del fatto che c’è qualcosa di fondamentalmente sbagliato in un sistema i cui le transazioni finanziarie aumentano ogni giorno di 1.3 milioni di miliardi (50 volte in più delle transazioni commerciali). Nel frattempo, secondo un rapporto delle Nazioni Unite, «in 35 stati quasi il 40% dei disoccupati sono stati senza lavoro per più di un anno». «I direttori generali, gli amministratori delegati, le grandi società finanziarie si stanno prendendo troppo del nostro Paese e penso che sia ora di riprendercelo», dice un attivista. Jason Ahmadi, che arriva da Oakland, in California, aggiunge: «Sappiamo che se esiste una crisi economica pesantissima è in gran parte per colpa della gente che fa affari qua dentro».

Smantellare le banche. Non c’è solo rabbia, in questa protesta. C’è anche la consapevolezza che le soluzioni standard alla crisi economica proposte da politici ed economisti americani – stimolare i mercati, tagliare, abbassare i tassi di interesse, incoraggiare i consumi – sono scelte che non stanno funzionando e non funzioneranno domani. Servono cambiamenti più profondi, come la Robin Hood tax sulle transazioni finanziarie, il ripristino del Glass Steagall Act e implementare un ban sul flash trading ad alta frequenza. Quelle banche «troppo grandi per crollare» dovrebbero essere smantellate e riportate a servire davvero le persone, l’economia e la società. I truffatori finanziari responsabili per la crisi del 2008 dovrebbero essere assicurati alla giustizia.

E infine, la madre di tutte le soluzioni a lungo termine: un ripensamento completo del consumismo occidentale che metta in dubbio il modo in cui misuriamo il progresso. Se gli attuali guai economici in Europa e negli Stati Uniti hanno portato a una recessione globale prolungata, la gente degli accampamenti di Wall Street si ripromette di occupare a lungo termine i distretti finanziari.

Obama tassa i ricchi.

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