MosèR mostra le tavole della geografia
Tra i cazzotti di Savona e i tafferugli a Salsomaggiore questo Giro di Padania inizia seriamente a preoccupare. All’origine della contestazione c’è la matrice politica dell’evento sportivo: la gara si sta celebrando una settimana prima della tre giorni di Bossi sul Po’ e dovrevve servire l’immagine della Lega uscita acciaccata dalle ultime elezioni e dalla pessima immagine che sta dando di sé con il tira e molla sulla manovra di governo. A complicare le cose ci si sono messi pure alcuni vecchi campioni.
Ecco quel che ha dichiarato Franceso Moser ai giornali: «Ma cosa vogliono questi comunisti con tutte quelle bandiere rosse? Senza tutto questo casino nessuno si sarebbe accorto che c’era il Giro della Padania. La Padania esiste, è inutile far finta di niente, quindi è giusto che la corsa si chiami così. I comunisti organizzano da una vita corse ciclistiche come il Giro delle Regioni o il GP Liberazione e nessuno ha mai detto niente. Perchè anche gli altri non dovrebbero farlo? Mi hanno criticato perchè ho partecipato alla presentazione, ma quando ho corso il Gp Liberazione, dove i compagni favorivano i russi, nessuno ha detto niente. Un anno, proprio in quella corsa, ero in fuga, verso Cerveteri, con Tullio Rossi e due russi, uno dei quali poi vinse commettendo una scorrettezza per la quale avrebbe dovuto essere squalificato. Invece, siccome era dell’Urss, col cavolo che lo fecero».
Più assennato Gianni Bugno: «È brutto confondere lo sport con la politica. I corridori sono lì solo per fare la loro gara ed è sbagliato che vengano messi in mezzo, Questa manifestazione doveva essere bloccata fin dall’inizio. Probabilmente gli organizzatori si sono appoggiati a delle parti politiche. Tutti avrebbero dovuto capire che la gara sarebbe stata accostata ad un partito politico ben preciso. Si doveva dire di no. Tutti dovevano dire di no. Prima di tutto i Comuni. Qualcuno si è rifiutato, altri magari sono governati dalla stessa parte politica…»Per la Federciclismo era solo una gara – prosegue – ma è evidente che tutti hanno considerato questa competizione come l’espressione di una fazione politica e questa cosa si doveva capire. Ora non so se possa ancora essere annullata, ma mi sembra ovvio che l’anno prossimo questa manifestazione non si farà più. Chi ci va di mezzo sono solo i corridori che sono lì a fare il loro lavoro».
Parole in libertà di due ex. A stanare i corridori in servizio che cercano di cavarsela cascando dal pero ci pensa Michele Serra.
«Qui la politica non c’entra, siamo venuti per correre». Sono parole del numero uno del ciclismo italiano, Ivan Basso, il più illustre tra i partecipanti al Giro della Padania. Come può capire anche un bambino, una manifestazione che si chiama «Giro della Padania» e che è stata indetta da esponenti leghisti è politica allo stato puro. Tanto è vero che le reazioni polemiche si sprecano, e da parecchi giorni.
Per riuscire a dire «qui la politica non c’entra» bisogna avere una dose di ipocrisia quasi portentosa; oppure, in alternativa, non sapere niente, assolutamente niente, del Paese in cui si vive. Scelga Ivan Basso a quale delle due categorie preferisce appartenere, quella degli ipocriti o quella degli ignari. Si consoli sapendo di essere in buona compagnia: anche il sindaco di Adro, che osò tappezzare una scuola pubblica con i simboli del suo partito, si difese con la ridicola scusa che il sole delle Alpi «non è un simbolo politico». Neanche il coraggio di sventolare con orgoglio la propria bandiera, bella o brutta che sia. Come è squallidamente italiana questa incapacità di tenere fede alle proprie scelte, questo confonderle e mascherarle pur di non pagarne fino il fondo le conseguenze. Per Ivan Basso Giro d’Italia e Giro della Padania evidentemente pari sono: si tratta solo di pedalare a testa bassa, senza mai alzare la testa per capire dove si sta andando, e perché. (la Repubblica, 7 settembre 2011)














Il campione resta tale, l’uomo, invece, rischia di diventare “modesto” quando abbandona il suo mondo che è principalmente quello dello sport.
Commento molto dibattuto. Tu cosa ne pensi?
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Quando ho saputo del Giro della Lega Nord sapevo già chi avrebbe condiviso: Francesco Moser. E infatti, eccolo. Quello che ha dichiarato è l’essenza del qualunquismo e dell’ignoranza. Non sto nemmeno ad elencare i perchè. Ciao Francesco, peccato tu non sia riuscito a battere i russi agevolati dai comunisti organizzatori di GP…
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Moser, pedala e limitati a parlare di ciclismo…
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Quante corse in più avrebbe vinto l’atleta Moser se l’uomo Moser avesse avuto un pò più d’intelligenza! Evidentemente per quest’ultima dote non c’è allenamento che tenga: anche a distanza di molti anni l’uomo ne dimostra la mancanza. Ahimè!
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