Ermanno Olmi: bisogna inginocchiarsi di fronte agli immigrati e a chi soffre, troppo facile davanti a un crocifisso

Pubblicato da Redazione il 6 settembre 2011 in Attualità politica e sociale, Cinema |

Un rifugiato somalo.

da Venezia, Stefania Ulivi 



«O cambiamo il senso impresso alla storia o sarà la storia cambiare noi». Dall’alto dei suoi 80 anni e del ruolo di venerato maestro che gli sta strettissimo («Sono stato un allievo tutta la vita»), Ermanno Olmi ha preferito declinare l’invito di venire al Lido in gara e presenta fuori concorso il suo Il villaggio di cartone (nei cinema dal 7 settembre), un film che non aveva in programma di girare e gli è nato dentro, durante lunghi di forzata inattività seguiti a una caduta. Un apologo morale pacato ma durissimo sul tema dell’accoglienza. Come in Terraferma di Crialese e Cose dell’altro mondo di Patierno, il tema è il rapporto tra noi e i tanti che ci vengono a chiedere aiuto.

La trama. «Se non apriamo le nostre case, compresa la casa più intima, che è il nostro animo, siamo solo uomini di cartone». La casa che si apre del film (interpretto da Michael Lonsdale, Rutger Hauer, Alessandro Haber, Massimo De Francovich, Elhadji Ibrahima Faye) è una chiesa, ormai dimessa, smontata pezzo dopo pezzo sotto gli occhi dell’anziano parroco, che assiste impotente alla sparizione del grande crocifisso. Diventerà un centro di accoglienza per un gruppo di disperati, «i veri ornamenti del tempio di Dio». Chissà se tutti in Vaticano apprezzeranno? Il messaggio di Olmi non lascia spazio a dubbi: via i simulacri, dentro gli uomini. «Tutti noi abbiamo bisogno di liberarci dagli orpelli anche nobili, compresa certa cultura che diventa solo un orpello se non ci aiuta a favorire il contatto. Troppo facile inginocchiarci di fronte a un crocifisso: Cristo ha pagato per noi 2000 anni fa, oggi quelli di fronte a cui bisogna inginocchiarsi sono quelli che soffrono, gli immigrati, i senza casa, i ragazzi persi nella droga, gli emarginati». Pietà l’è morta, racconta Olmi. Neanche la carità sta troppo bene. «Ma cosa più esserci di più importante dell’accoglienza? Vorrei ricordare ai cattolici, e io sono tra questi, di ricordarsi più spesso di essere anche cristiani. Il vero tempio è la comunità umana».

Apprezzamento. Applausi alla proiezione stampa, così come per Crialese e Patierno. I paralleli valgono, s’intende, solo per il tema trattato: ma evidentemente il conflitto tra ciò che impone la legge (qui rappresentato dal personaggio di Haber, il graduato che dice: «Non sono io che faccio le leggi, le faccio solo rispettare») e il sentimento popolare è molto sentito. Per esempio, in barba agli inviti di boicottaggio di Cose dell’altro mondo, lanciati da alcuni leghisti, il film con l’Abatantuono imprenditore che invoca la sparizione degli immigrati dagli schermi della sua tv, è risultato l’incasso italiano più alto del weekend.

Magris e Montanelli. Serafico e disponibile come sempre, Olmi scherza su sé stesso («Tengo la cuffia anche se non ho bisogno di traduzione simultanea, ma sono un po’ sordo»), e con l’attore Rutger Hauer che ritrova quindici anni dopo La leggenda del santo bevitore («Sul piano umano non ci siamo mai lasciati, lui voleva venirmi a trovare quando ero bloccato a letto, voleva venire per vedermi mezz’ora anche se era a 800 km di distanza». È un attore straordinario, ma non ha il senso dei chilometri, d’altronde si sa, arriva da altri mondi»). Per Il villaggio di cartone ha avuto il supporto delle considerazioni di Claudio Magris che l’ha accompagnato al Lido («Quello di Ermanno è un elogio del dubbio»). E non manca un riferimento ad Indro Montanelli, citato nelle note di regia di Olmi: «L’unica grande rivoluzione avvenuta nel nostro mondo occidentale è quella di Cristo il quale dette all’uomo la consapevolezza del Bene e del Male, e quindi il senso del peccato e del rimorso. In confronto a questa tutte le altre rivoluzioni – compresa quella francese e quella russa – fanno ridere». Corriere della Sera, 6 settembre 2011)

Speriamo di vederlo presto questo film, al cinema Cristallo di Fidenza o all’Odeon di Salsomaggiore.

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6 Commenti

  • avatar Angela Vernasca scrive:

    Sono contenta del ritorno di Olmi sul grande schermo!
    Il villaggio di cartone,è distribuito dall’agenzia che ci programma,quindi mi sento di dire che senz’altro lo potrete vedere all’Odeon,se non in prima visione verrà inserito nelle future rassegne del Mercoledì.

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  • avatar l.cenci scrive:

    QUALCHE MESE FA LESSI UNA COMMOVENTE INTERVISTA DEL MAESTRO IN OCCASIONE DELLA PRESENTAZONE DEL SET DEL ”VILLAGGIO DI CARTONE”GIRATO SE NON SBAGLIO IN PUGLIA.OLMI PARLA DA POETA PERCHE’ CONOSCE(INSIEME A TONINO GUERRA) IL SEGRETO DELLA SEMPLICITA’,DELLA LEGGEREZZA.
    RIPORTO TESTUALMENTE:”…..HO CAPITO QUANTO FOSSI IGNORANTE,INFORMATO MAGARI MA IGNORANTE.MI CHIEDO QUALE FUTURO MI RESTI,NON UN FUTURO TEMPORALE CHE SI MISURA CON L’OROLOGIO O IL CALENDARIO,MA QUELLO DEL CUORE, DEI SENTIMENTI,PER CUI UN ISTANTE PUO’ VALERE UN’ETRNITA’.A QUESTA MIA ETA’ CHE MI AVVICINA AL CONGEDO,PENSO CHE PER GUARIRE DA QUESTO NOSTRO PRESENTE MALATO SI DEBBA FAR RITORNO ALLA TERRA NATALE DOVE E’ COMINCIATA LA VITA,L’AFRICA.SARA’ L’AFRICA A SALVARCI E NON IL CONTRARIO,PERCHE’ CI FARA’ RICONOSCERE LE ORIGINI…”.
    GRANDE MAESTRO DI INATTUALITA’ COME MEZZO DI RESISTENZA AL PRESENTE IDIOTA.

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    • avatar Redazione scrive:

      Perché il maiuscolo? Sa di urlato e di epigrafe latina. In entrambi i casi, non è questo il luogo adatto. Si coglie l’occasione per invitare i commentatori a dibattere con toni misurati e in minuscolo, con le maiuscole solo quando ci vogliono. Grazie e scusate la penna rossa

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      • avatar l.cenci scrive:

        COME SIETE SUSCETTIBILI,SI TRATTA SOLO DI UN INCOVENIENTE TECNICO ALLA TASTIERA,VI SALUTO E CON QUESTO SCRITTO DAI TONI SMISURATI E URLATI TOLGO IL DISTURBO.

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    • avatar Magda scrive:

      Quindi si deve supporre che Olmi si metta il gonnellino di paglia e balli intorno al falò? Complimenti una bella tempra, acc.
      E poi, visto che ci siamo un tantino evoluti (poeti a parte) forse dobbiamo pensare anche che chi ci salverà dalle infezioni con dei vaccini siano proprio gli africani? Attendo ancora un premio Nobel africano che non sia Senghor (altro poeta, ahimé).

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  • avatar Magda scrive:

    Carissimi due commenti sulle immagini evocate dall’articolista.
    1) La chiesa spogliata e il crocefisso sfrattato, è un’immagine atroce. Prelude a quello che questi poveri “cristi” ci faranno. Del resto sono per la maggior parte islamici (ossia infedeli come ci insegna da sempre una Chiesa che non esiste più) e non fanno mistero di volersi “riprendere” quello che hanno perso. Sic.
    2) PIETA’ L’E’ MORTA???? Ma lo sa la redazione che ha citato un articolo di G. Amendola, apparso su l’Unità aprile 1945 che diede il via alle vendette politiche (comunque la si pensi)? (citazione): Pietà l’è morta. E’ il grido che abbiamo lanciato quando più dura era la lotta, quando i nostri migliori cadevano assassinati. E’ la parola d’ordine del momento. I nostri morti devono essere vendicati, tutti. I criminali devono essere eliminati. La peste fascista deve essere annientata. Solo così potremo finalmente marciare avanti. (fine citazione). Un colpo da maestro quello di Olmi, come il Mestiere delle Armi, che ha condannato gli spettatori allo spettacolo della gamba monca di Giovanni Dalle Bande Nere. Mio Dio, ormai il lavaggio del cervello è completo. Una sorta di Invasion aliena che ci porta addirittura ad inginocchiarci di fronte ai nostri macellai che vengono da Paesi ricchissimi e corrotti. Chi la pensa diversamente vienete vituperato e vilipeso, quando non aggredito, o zittito. Una dittatura straniera che è figlia del fatto che l’Italia economicamente non esiste più e quindi è carne da macello. E il tragico è che la pagheremo tutti noi, quando questi nuovi dei meritevoli della nostra genuflessione, perché sfruttati e incattiviti, urleranno: “Pietà l’è morta”.

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