Vignavil, il sindaco che non si stacca
Pietro Vignali, sindaco di Parma.
di Giovanna Galli
La vicenda legata al sindaco di Parma Pietro Vignali presenta aspetti che la rendono simile a quella del nostro presidente del Consiglio: due leader ormai arrivati a fine corsa ma che non hanno il coraggio di staccare definitivamente la spina. Il potere ha evidentemente un suo fascino e lasciar libere le poltrone non è decisione facile.
Vignali è rimasto completamente solo dopo che gli ultimi assessori «civici» si sono dimessi. Diventato sindaco come rappresentante di una forte coalizione civica ora può contare solo sul sostegno del Pdl che con Luigi Giuseppe Villani in testa lo sprona a continuare fino ad arrivare al termine del mandato. Situazione analoga a quella di Berlusconi abbandonato dal suo braccio destro Gianfranco Fini e ora super-sbeffeggiato dal socio in affari Umberto Bossi.
In un primo momento sembrava che l’azzeramento della giunta parmigiana avrebbe portato alla fine anticipata del mandato di Vignali. « Sono in atto riflessioni anche personali sul mio ruolo», aveva dichiarato in un’intervista e i cittadini avevano interpretato queste sue parole come il desiderio, neanche tanto nascosto, di mollare tutto e di ritirarsi nel privato.
Non è però così e, pur se con una compagine totalmente diversa da quella che l’ha sostenuto all’inizio, sta preparando una nuova giunta e, forte di un sondaggio sul suo gradimento come sindaco che gli attribuirebbe un consenso del 53 per cento, c’è chi addirittura ipotizza una sua ricandidatura (comunque smentita dall’interessato). Anche Vignali come Berlusconi segue comunque i sondaggi.
Alle dimissioni di giugno dell’assessore Luca Sommi ora si sono aggiunte quelle degli altri assessori civici Roberto Ghiretti, Lorenzo Lazagna, Cristina Sassi e Francesco Manfredi oltre a quelle del delegato all’associazionismo Ferdinando Sandroni, il suo più forte sostenitore che si è dichiarato profondamente deluso dell’esperienza.
I dimissionari sono stati gli autori di una lettera di tutto rispetto in cui si richiamano ai valori etici della politica e del civismo. Lamentano il clima di diffidenza e ostilità che avvertono nei loro concittadini. Precisano di non riferirsi ai pochi contestatori che presidiano la piazza ma «alla grande maggioranza dell’opinione pubblica» che chiede atti di responsabilità e di coerenza. «Occorre – proseguono nel documento – un gesto fermo che sgombri il campo dal sospetto di voler rimanere a tutti i costi attaccati a posizioni di potere».
Sono parole serie e di tutto rispetto che lasciano intravedere un nuovo modo di fare politica, fedele alle promesse fatte agli elettori e non si capisce perché Vignali intenda proseguire con una compagine tanto diversa dalla sua e senza nemmeno la certezza di poter contare su una forte maggioranza.
I rappresentanti di Parma del Pdl Luigi Giuseppe Villani e Massimo Moine hanno dichiarato di voler proseguire «con continuità» l’esperienza amministrativa ma devono spiegare di quale continuità si tratta visto che la situazione risulta completamente differente da quella di partenza.













Al centro, come in periferia, la gente di Orgia Italia sa che di potere non potrà mai più averne in futuro per cui racimolano tutti i loro soldi per assicurarsi le azioni della Vinavil di Domodossola e continuare così a produrre la colla che li tiene fissi al loro scranno. Se non fossero giovani parlerei di demenza senile!!
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