Oggi, 5 settembre, ore 21, alle Orsoline per rivedere e riascoltare don Camillo Mellini

Pubblicato da Redazione il 4 settembre 2011 in Cinema, Eventi avvenimenti & manifestazioni, Fidenza |

Era una notte buia e tempestosa. Anzi, una sera, ma d’inverno le sere non si distinguono dalle notti. E la tempesta era di neve. Su Fidenza. Alle 21 del 18 dicembre 2009 nessuno con un po’ di sale in zucca si sarebbe messo per strada. Eppure duecento coraggiosi sfidarono le intemperie e, nel giorno meno propizio dell’anno, affluirono nella sala del Centro San Michele per assistere alla prima e fino a oggi unica proiezione del video «Don Camillo Mellini, il film».
Unica fino a lunedì 5 settembre, quando il film di Ivano Sartori e Luca Laurini sarà riproposto nel cortile dell’ex convento delle Orsoline. Con il favore, si spera, di un tempo più clemente. Del tipo di quello che, lunedì scorso, ha accompagnato la proiezione di «Jukebox Generation», applaudito, insieme al concerto che ne è seguito, da oltre quattrocento spettatori.
Le ragioni per sperare che si ripeta il successo di pubblico sono più d’una: dal 1958 al 1988, don Camillo Mellini è stato l’assistente ecclesiastico degli scout, centinaia di ragazzi sono stati educati da lui, insieme a lui hanno camminato sui sentieri di montagna e della vita; per anni è stato il parroco del quartiere operaio della Corea, caro tanto ai frequentatori della sua chiesa prefabbricata con una tromba al posto del campanile e un disco logoro al posto delle campane, quanto agli avventori del bar Rastelli, molti i comunisti, che nella sua «bottega» entravano solo per matrimoni e funerali, ma che con l’amico prete si intrattenevano volentieri a chiacchierare e scherzare; nominato parroco di San Pietro, per tanti anni ha aperto la casa parrocchiale alle donne che arrivavano a Fidenza dai Paesi più poveri del mondo, non avevano un lavoro, non sapevano dove alloggiare, ma avevano in mano un biglietto su cui erano scritti il suo nome e il suo indirizzo.
Proprio alcune di queste persone che l’hanno conosciuto, stimato, amato, seguito, oltre che la madre e il fratello, racconteranno «il don» nel video che porta il suo nome. Aneddoti, testimonianze ricordi ora allegri ora commoventi degli amici, degli scout, delle «sue donne», foto mai viste prime e soprattutto la voce di don Camillo che ripercorre i passaggi più importanti della sua esistenza, rendono imperdibile la proiezione di lunedì 5 settembre. L’ingresso è gratuito.

In caso di maltempo, il film sarà proiettato il giorno successivo. 

 

Zaino in spalla. Don Camillo en route. 

 

Una giornata sul lago. Con i suoi ragazzi senza divisa scout. 

 

Assistente ecclesiastico. A un campo estivo, negli anni Sessanta. 

 

In montagna. Anche Mao si era fatto fare una foto del genere. 

 

Un momento del gemellaggio con Monte Santa Maria Tiberina, negli anni Settanta. Da sinistra, il sindaco della località umbra; il primo cittadino di Fidenza, Giovanni Mora; il futuro sindaco Giuseppe Cerri, all’epoca consigliere comunale Dc; l’assessore Ida Rizzi; don Camillo Mellini. 

Aperto al mondo. Don Camillo con le ospiti della sua casa parrocchiale. 

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10 Commenti

  • avatar Roberto scrive:

    Se è riuscito a resistere altri 10 anni dopo di me e le Antilopi di Salso, Santo subito!
    Lunedi verrò sicuro, con la speranza di rivedere vecchi amici di più di trent’anni fa, quante ne abbiamo combinate!
    Minimo 50 ai campi se non addirittura 150 ragazzi scatenati al campo estivo, ogni tanto Don Camillo esasperato elargiva un buffetto sulla guancia seguendo alla lettera il metodo Montessori, mi ricordo ancora quando a mezzanotte, in pieno inverno ci ha spediti da Villula ad Agna con 2 metri di neve a me e a un mio complice, giusto per raffreddare i nostri bollenti spiriti, noi da veri killer professionisti lo abbiamo accolto a palle di neve, appena sceso dalla sua mitica 500 Blue, invece di arrabbiarsi si è messo a ridere e ci ha fatti salire e ci riportati alla base.
    Per quasi 6 anni è stato come se fosse il mio secondo papà, solo che lo era anche per quasi 200 bambini/e/ragazzi/e, non era un lavoretto da nulla.
    I primi anni si muoveva con il vespone beige, la 500 era arrivata dopo, probabilmente donata da qualche parrocchiano generoso stanco di vederlo patire il freddo in inverno, di sicuro Don Camillo era un uomo onesto, nonostante organizzasse e gestisse notevoli somme per i nostri campeggi ( anche se comunque in proporzione spendevamo poco o niente, aveva contatti con tutti dappertutto),riusciva a far partecipare anche i ragazzi meno abbienti e lui girava tranquillamente con i denti da rifare e una MS in tasca forse.

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  • avatar Ivano Sartori scrive:

    Concordo su tutto, ma non sulla MS, se intendi la sigaretta. Quando mai don Camillo ha fumato?

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  • avatar Roberto scrive:

    E’ vero non era stupido come me che fumo, sono passati 34 anni circa e la mia memoria perde i colpi, prego la redazione di sostituire l’MS con ” cent franc in sacossa”.

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  • avatar Uno dei tuoi ragazzi scrive:

    Il Donca…
    Qualche anno dopo la sua ordinazione, unì in matrimonio due ragazzi ancora adolescenti che, subito, mi diedero alla luce. Poi mi battezzò, m’impartì la Prima Comunione e la Cresima, e solo ventisei anni più tardi celebrò le mie di nozze. A quel punto sarebbe stato bellissimo che battezzasse anche mia figlia, la qual cosa evidentemente piacque anche al Signore, e per tanto,,, accadde.
    Sacramenti a parte, quell’uomo sapeva tutto di me, dal perché ero al mondo al perché v’inciampavo e faticavo tanto a percorrerlo. Era una delle poche persone con le quali non avrei mai potuto bluffare. Con lui ero cresciuto, forse anche maturato, sicuramente avevo mosso i primi passi nella vita sociale di bambino, e in quella interiore di uomo. Non avevo bisogno di spiegarmi con il Donca, né tantomeno di confessarmi. Sapeva già, e questo bastava ad entrambi. Era un po’ il mio specchio, qualche volta la mia coscienza, ma soprattutto: era l’uomo di cui mi potevo fidare. Per qualsiasi motivo o necessità avrei potuto rivolgermi ancora a lui, certo di trovare un aiuto, e anche una spiegazione ai miei tormenti. Eppure, più il tempo passava e meno lo andavo a trovare, come se avessi potuto contare in eterno sulla sua presenza, senza che nemmeno mi dovessi sforzare ad alimentarla. Don Camillo era una delle poche certezze nella mia vita incerta, e io, vigliacco come pochi, quando tutto filava per il verso giusto preferivo tenerlo chiuso nel cassetto delle cose care, sapendo che se lo avessi aperto mi avrebbe appioppato qualche cosa da fare.
    L’ultima volta che mi parlò di me e della mia vita, della quale in qualche modo era depositario, non credo fosse già ammalato, o se lo era riusciva bene a nasconderlo. Mi confidò la sua personale ammirazione e soddisfazione nel trovarmi “un uomo pienamente riscattato”. Disse proprio così. La cosa mi riempiva d’orgoglio anche perché non c’era sentore di consiglio o di sprone nelle sue parole, erano piuttosto: sincere, oltre che affettuose. Le misi in tasca compiaciuto, quasi commosso, e andai a riporle in quel cassetto.
    Poi, un bel giorno di settembre Don Camillo se ne andò per sempre, portando con se anche ciò che forse non mi aveva mai detto, e che non potrò più chiedergli.
    E’ strano come una persona del suo calibro, che ha lasciato così tanto a moltissima gente – chiunque mi è testimone – a me abbia invece lasciato un vuoto incolmabile.
    Addio Donca!
    Anzi, arrivederci.
    Uno dei tuoi ragazzi.

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  • avatar Roberto scrive:

    Il Donca era sempre presente per i suoi ragazzi o ex, nel 2004 ha celebrato il funerale di mia madre e nel 2007 quello della mia prozia a San Michele.
    Per quel che riguarda il funerale di mia madre mi ha costretto a celebrarlo a San Michele per fare una cosa degna ( sue parole), anche se io purtoppo non gli ho potuto dare una ghella, nel 2007 sono riuscito a fargli una donazione anche se non capirò mai come più di mille e ottoccento euro non bastino a coprire le spese di una vecchietta di 42 Kg. in casa protetta in una cameretta con un armadietto stile carcerato ( 40 X 150 dove mettere tutte le sue cose), che ha lavorato per una vita, i casi sono 2 o la pensione è inadeguata per terminare la tua vita in serenità oppure il nostro Stato non ci garantisce nemmeno una vecchiaia serena dopo 40 anni di lavoro onesto.
    Il Donca dopo una vita che non mi vedeva ha capito subito nel 2004 che non avevo nemmeno i soldi per piangere( i miei risparmi di più di 30 anni spariti in pochi anni in cure e medicine), mi conosceva bene mi ha anche regalato i fiori , come al solito si è dimostrato un grande amico /padre.
    Questa volta metto la firma completa

    Roberto Amoroso , Totem Otaria Ghiottona

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  • avatar Roberto scrive:

    Tutte le volte che mi parlano male dei Preti mi viene sempre in mente il Donca, provate a parlare male di lui ! parla mel ad lù se si bon!
    Ho imparato tante cose da lui soprattutto il senso dell’onore e della dignità, e il rispetto, il resto sono quisquiellie, imparare a mantenere una promessa è la soluzione giusta per un mondo migliore !

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  • avatar Enrico scrive:

    Com’è che a ricordare don Camillo sono gli irregolari, quelli che inciampano e che si rialzano, invece di quelli che hanno sempre camminato sulla retta via?
    Voglio proprio vedere quanti scout togati ci saranno alla proiezione di lunedì.

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  • avatar Ivano Sartori scrive:

    Avevo incontrato due persone per strada. Cercavano una tipografia. Li indirizzai da Arte Grafica. Un nome che mi venne così, non so neppure io come. Li accompagnai. Loro entrarono dall’ingresso principale, io li precedetti passando per quello di servizio. Non sapevo chi fosse il tipografo, ma lo riconobbi. «E l’impianto per la stampa?», gli chiesi sorpreso. «Eccolo lì», mi disse indicandomi un vecchio ciclostile e sorridendo in maniera maliziosa.
    Ridacchiando, aspettammo che i due clienti entrassero. Forse anche loro lo avrebbero riconosciuto. Tutti lo conoscevano. E lui li stava aspettando al varco pregustando lo scherzo.
    Questo sognai la notte in cui morì e ancora non sapevo che fosse morto. Il tipografo della tipografia che non era una tipografia era naturalmente don Camillo Mellini, l’assistente spirituale degli scout di Fidenza, il loro fondatore nel 1958. Lo so che la definizione giusta è assistente «ecclesiastico», ma sa troppo di sudditanza alla Chiesa e lui quando ti parlava non si faceva forte dell’autorità romana né della sua abilità di persuaderti, ma della sua capacità di ascoltarti.
    Nel mio sogno, la «tipografia» era il suo appartamentino nelle case popolari di via Pascoli, quartiere Corea, dove ero entrato per la prima volta nel 1963, a 12 anni, per diventare novizio scout. Ne sarei uscito sei anni dopo, quando aveva già traslocato in via Baracca, sopra la sede del Pci, sezione Fornaciari, sempre nella Corea operaia. Sono cresciuto in quei suoi appartamenti, di fronte alla sua scrivania con i graffiti di scout innamorati delle guide e viceversa. Nonostante scout e guide crescessero insieme, non era la regola che si sposassero tra di loro. Quando è successo, l’esito è sempre stato felice.
    Lì, sulla sua scrivania traboccante di carte, vidi per la prima volta le riviste e i giornali che lui leggeva con famelica curiosità intellettuale contagiandoci. Lì cominciammo a dubitare della giustizia sociale e di quella giudiziaria leggendo Il Giorno di Italo Pietra, diventammo kennediani leggendo Epoca, cattolici quasi del dissenso con Settegiorni, Il Gallo e Testimonianze. Pubblicazioni delle inquietudini intellettuali degli anni Sessanta. Oggi quasi tutte trasformate o estinte per carenza di ideali e mancanza di idealisti. L’ultimo idealista è stato proprio lui, il prete che dava fiducia a tutti quelli che credevano in qualcosa, ma i cosiddetti «rivoluzionari» lui li massacrava con l’ironia (o era sarcasmo?) non appena «imborghesivano». E furono in molti a imborghesire. Credenti e no.
    Venne il 1968 a strappare alcuni di noi dal suo studio. A indirizzarci verso altre strade. L’anno in cui figli e i genitori bisticciarono di brutto e i giornali enfatizzarono chiamando quella lite «contestazione». Fu la separazione. Continuavo a rivedere periodicamente don Camillo sempre dietro quella scrivania, sempre più decrepita sempre più sovraccarica. Anche per molti che avevano abiurato continuava a essere il padre che avevamo eletto.
    Intanto la sua tecnologia teneva dietro ai tempi che avevano sempre più fretta. Ciclostili automatici, matrici elettroniche.
    Ci aiutava a ciclostilare. Spesso lo faceva al posto nostro. Era più abile di noi in tutte quelle manovre di inchiostrare, maneggiare il velo delle matrici sottili come ragnatele e tutto il resto. Mentre il ciclostile elettrico sfornava le nostre idee, i nostri proclami, la nostra ingenuità, si fermava volentieri a parlare con noi eretici. Ci provocava, ci sollecitava, qualche volta approvava. Con una riserva, con un ma, con uno staremo a vedere. Con l’occhio e il giudizio di chi aveva già letto mille volte la parabola del figliol prodigo. Non ci censurò mai, mentre nelle sedi del Pci e della Camera del lavoro ci lasciavano ciclostilare fin che non si metteva in discussione l’invasione di Praga o un contratto secondo noi mal fatto. Allora tornavamo da lui. Magari per tirare un volantino contro i democristiani.
    Non tanti mesi fa, ormai più vicini a lui che a chiunque, io e alcuni altri ci siamo riuniti più di una volta in casa sua per tentare di dare di nuovo senso e gambe a certi germi che ci aveva instillati. Si fermava sempre a fare due chiacchiere alla fine della riunione o all’inizio. In quella canonica che era stata la piccola reggia di don Donelli e con lui era ormai piena di profumi di cucine esotiche, di uccelli canterini, di piante tropicali, di donne che lo chiamavano papà e di bambini che gli saltavano al collo come a un nonno.
    Non credo in Dio, credo negli uomini di buona volontà, tra cui qualche prete. Come don Camillo, perché lui era uno di quei pochi preti che credono anche a chi non crede. Dio, o il destino, hanno impedito che questo anomalo patto di fiducia continuasse a scandalizzare le persone prigioniere dei propri settarismi.

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  • avatar carlo fetonti scrive:

    E va bene se l’ha fatto Ivano lo faccio anch’io.L’ho frequentato molto meno, direi gli anni sessanta.Non ero scout, ma convivevo con loro molte esperienze a parte i campi.Poi mi sono allontanato per un problema di fisicità e per mia debolezza soprattutto psicologica, ma per oltre trent’anni ,mi piaccia o no,mi sono dovuto confrontare costantemente con quest’uomo che insieme a mio padre ha segnato in modo indelebile la mia vita.Certamente il motivo della separazione non era certamente dovuto al fatto che russava come un treno .Provate a dormire in tenda canadese cioè a due, una notte come è capitato a me in una uscita sul Monte Nero oltre Ferriere. In ogni problema che dovevo affrontare mi confrontavo con le cose che lui ci aveva detto e spesso mi ripromettevo di riprendere il cammino insieme.Sapevo che lui mi teneva in considerazione ,non so se dal momento che ho cominciato a mettere i manifesti sui muri di Fidenza. Poi alla celebrazione del cinquantesimo anniversario della sua consacrazione a sacerdote,a Borghetto il riavvicinamento. All’omelia che, come è ovvio non poteva non essere un bilancio della sua vita,i concetti fondamentali della sua filosofia di vita,la “condivisione” e la fragilità umana nei confronti delle “nostre” debolezze che lui ha chiamato con i nome di “peccati”.Direi che i conti tornavano,ma non il tempo poichè tre mesi dopo la malattia e quindi l’impossibilità di chiedere la sua opinione sul progetto politico che sto cercando di portare avanti anche su NAVE.Poichè anche lo politica interessava molto Don Camillo,ovviamente quella con la P maiuscola.la sua scelta di stare in mezzo ad un quartiere operaio non era certamente una scelta di partito,ma una scelta di stare con ” i poveri” come poi in seguito sarà la decisione di schierarsi con quelli provenienti dal Sud del mondo.Per il Sud del mondo intendo ovviamente ,secondo la definizione di Ernesto Balducci, il mondo degli “ultimi”. Poi altre considerazioni, che potremo fare in seguito ,credo che giustificherebbero sicuramente un libro su questo personaggio che ha attraversato e segnato in modo indelebile la vita fidentina.Cercasi volontario esperto di libri…..

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