Il contributo di solidarietà ai calciatori? Non c’è problema, dice Calderoli

Pubblicato da Redazione il 27 agosto 2011 in Attualità politica e sociale, Brutta Italia, Sport |

Prima Irene, secondo Gheddafi. Il Colonnello sta scivolando nella classifica delle prime pagine. L’uragano che sta per investire New York ha preso prepotentemente il sopravvento sulle disavventure del leader libico. Sic transit gloria mundi et homepage. E così è anche più facile prendersi una sventagliata di mitra lontani dagli occhi dei giornalisti e delle telecamere. Soprattutto se Muammar, contravvenendo alla sua ostentata mascolinità, tenterà di scappare travestito da donna, come ha suggerito quel giuda del suo ex braccio destro Jalloud. Correndo il rischio di essere fatto secco come un ragazzo italiano che, armato di pistola giocattolo o il volto nascosto da una mascherina, non si fermi all’alt dei carabinieri.
Sui giornali più patriottici però a fare i titoli a caratteri di scatola, come si diceva una volta, è lo sciopero dei calciatori e il rinvio dell’inizio del campionato di serie A.
Ci sono brutte notizie che ad alcuni sembrano belle. Lo sembrano soltanto, perché alla fine i miliardari in mutande, anche questo è un modo di dire un po’ vecchiotto, avranno ciò che chiedono. E sarà l’unica categoria a fregarsene della crisi tra le ovazioni dei tifosi. Alla faccia di metalmeccanici, pensionati, precari e disoccupati. Ma questa è l’Italia. Dove un ministro come il dentista Roberto Calderoli può impunemente e generosamente dichiarare: «Credo che stavolta i presidenti farebbero bene ad accogliere la richiesta dei calciatori e a far partire il campionato. Se il problema è il contributo di solidarietà lo risolviamo noi per legge». Stavolta. Il contributo di solidarietà. Ma vatti a nascondere.

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1 Commento

  • avatar Davide Boschi scrive:

    Per il momento resta soltanto un sogno di pochi, che la montagna del calcio italiano si sgretoli. Sono molti di più, in Italia, coloro che si preoccupano anche solo di un eventuale ritardo dell’inizio di campionato. Il calcio si sbafa tutta la torta dello sport, e nel nostro paese assistiamo impassibili a eventi che incutono compassione, come le 9 medaglie d’oro degli Abagnale, costretti a cercare un posto di lavoro che gli consentisse di allenarsi. I tre record mondiali del nostro Umberto Pelizzari, infilati come mai nella stroria dell’apnea, in un unico filotto: Costante, Variabile e No Limits. Se non fosse stato per gli sponsor non avrebbe potuto stabilire una mazza. La più giovane Federica Pellegrini: 5 ori mondiali e una sfilza interminabile di vittorie nazionali e internazionali. Fortuna sua che è bella e che il gossip tira… sennò doveva pagarsi ancora l’abbonamento alla piscina. La lista sarebbe davvero interminabile, lo sappiamo tutti.
    Spero che a incrociare le braccia, anzi, le gambe, siano al più presto i tifosi del calcio.

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    • avatar Ruggero Acque scrive:

      Onestamente sul calcio e’ facile fare della bassa demagogia,a me dello sciopero non me ne frega niente,sono dei dipendenti ben pagati, che ad ogni euro guadagnato ne fan guadagnare dieci o piu’ al suo datore di lavoro.
      Perché non e’ un caso se la Fiat e’ proprietaria della Juventus gia’ dall’inizio del secolo, e se il Milan e’ stato un formidabile veicolo per la carriera di Berlusconi.
      I presidenti col calcio guadagnano eccome, e’ una pubblicità gratuita o quasi che fanno poi valere sulle loro attivita’.
      Per quantificare l’impatto del calcio sulla societa’ non bastan sicuramente queste due righe su Nave Corsara, e bisogna riconoscere che quasi tutto lo sport e’ finanziato dal calcio, e’ vero quello che dici sugli altri sport, probabilmente molti sono anche piu’ belli del calcio.
      La carta vincente del calcio e’ stata la poverta’ degli italiani molti anni fa’, infatti per giocare a calcio bastavano una palla, una via o una piazza e il gioco era fatto, era meno costoso di altri sport, ad ogni modo le esagerazioni e gli stipendi che perpeciscono sono giunti ad un livello insopportabile.

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