Se il commentatore della Gazzetta non ne sa di più di un opinionista da bar

Pubblicato da Redazione il 22 agosto 2011 in Ambiente, Riceviamo e Pubblichiamo |

Domenico Cacopardo, scrittore, ex magistrato e autorevole opinionista della Gazzetta di Parma.

In un editoriale pubblicato sulla Gazzetta di Parma di domenica 21 agosto, Domenico Cacopardo indica ai lettori le poche vie di uscita per lasciare il pantano in cui ci ha gettato la politica nazionale e, per avvalorare le sue tesi, punta il dito sullo squilibrio causato dal rapporto Nord-Sud.
Lungi dal voler contestare altre argomentazioni di cui non siamo competenti, ci spiace rimarcare la totale ignoranza del Cacopardo in tema rifiuti quando se la prende con l’amministrazione comunale di Napoli rea di aver sì rimosso la monnezza dalle strade ma inviandola a suo dire in Germania con costi che gravano su tutti i contribuenti italiani visto che lì a Napoli è chiaro che non pagano le tasse.
È qui che il Cacopardo prende la sua prima cantonata perché da notizie diffuse dalla stampa è ormai noto ai più che i rifiuti verranno spediti via nave in Olanda e non in Germania, a costi inferiori a quelli sostenuti dalla precedente amministrazione. Vero è che la riscossione della Tarsu, la tariffa sui rifiuti, a Napoli in passato ha registrato picchi di evasione mai visti nel resto d’Italia. Vero è anche che il comune ha istituito una task force che lavorerà insieme alla Guardia di Finanza per porre fine a questo malcostume che costringe i pochi non evasori a pagare la tariffa rifiuti tra le più alte d’Italia.
Al Cacopardo che non vede di buon occhio il trasferimento dei rifiuti all’estero, rendiamo noto che in Olanda, e in molti altri Paesi del Nord Europa, grazie ai progressi fatti nella raccolta differenziata e nella riduzione della produzione dei rifiuti, gli impianti di incenerimento sono sovradimensionati e i prezzi di mercato sono scesi al punto che il sindaco di napoli Luigi De Magistris pagherà per smaltire 248mila tonnellate nell’arco di due anni solo 109 euro a tonnellata, una cifra inferiore a quella pagata dalle precedenti amministrazioni per smaltirli in regione.
Per farvi un esempio calato nella nostra realtà locale, se il comune di Napoli affidasse ad Iren lo smaltimento dello stesso quantitativo ai costi pagati dal comune di Parma (160 euro/ton) De Magistris si troverebbe a pagare 12 milioni di euro in più rispetto a quanto concordato con le società olandesi.
È chiaro che quella dell’Olanda è una soluzione transitoria fatta per gestire l’emergenza e che la chiave di volta del sistema sta nella corretta impostazione di una raccolta differenziata spinta che sensibilizzi i cittadini a collaborare per il benessere comune.
Ridurre la produzione e massimizzare il riciclo sono elementi fondamentali per minimizzare una voce di costo legata allo smaltimento dell’indifferenziato trasformando quello che per il comune è un costo in una fonte di guadagno che permette poi di premiare i cittadini virtuosi.
È quello che stanno facendo a Napoli grazie a De Magistris e grazie a Raphael Rossi, capace tecnico esperto in sistemi di raccolta differenziata messo alla direzione di Asia, la locale utility per la gestione dei rifiuti urbani, incaricato dal sindaco di superare un modello di gestione ormai obsoleto basato sull’incenerimento privilegiando il recupero di materia.
Qualche esempio su come convenga riciclare piuttosto che smaltire? Nell’accordo Anci-Conai 2009-2013 i numeri non lasciano spazio ad interpretazioni e leggendo tra le righe anche il giornalista poco (o male) informato può apprendere che per ogni tonnellata di alluminio riciclata il comune percepisce 420 euro, per la plastica correttamente differenziata il ricavo è di 276 euro a tonnellata, 82 euro per il ferro e così via.
Numeri che invertono il problema e cambiano la prospettiva. Da rifiuto a risorsa.
Domenico Cacopardo immaginiamo non abbia scritto il suo articolo gratis e come lettori della Gazzetta di Parma che paghiamo 1,20 euro la nostra copia pretendiamo una maggiore professionalità nel reperire le informazioni magari evitando di infarcire di qualunquismo degno di discorsi da bar di periferia l’editoriale del giornale più antico d’Italia.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma – Gcr
Parma, 22 agosto 2011

+ 56 giorni dallo stop del cantiere dell’inceneritore di Parma
+ 452 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l’inceneritore costa 315 milioni di euro?

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1 Commento

  • avatar Costantino V scrive:

    RImango allibito a leggere simile commento.
    In Olanda e in Germania ci sono inceneritori ! Ma non erano spariti ?
    E mandare i rifiuti da loro costa meno. Allora anzichè protestare contro l’inceneritore di Parma, perchè non chiedersi come mai, costi così tanto smaltire i rifiuti in Italia ?
    Forse perchè paghiamo anche i consorzi del riciclo e il racket ambientalista ?
    Così leggendo il comunicato mi chiedo ma chi è quel pazzo che incenerisce l’alluminio? Mi chiedo ma a Parma quanto prende il Comune per una tonnellata di alluminio ? e per una tonnellata di plastica ? e per una tonnellata di ferro ? Non è un Comune con la differenziata verso il 40% ?

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