Niente sikh, niente Padania
Venite alle 10, che ci sarà la cerimonia e poi un rinfresco, ci aveva detto il sindaco. Alle 9,30 eravamo già là. Nel minuscolo comune di Pessina Cremonese che poi in realtà è quasi Torre dei Picenardi. Tant’è che c’era anche il sindaco di quest’altro micro-comune con la sua fascia tricolore a bandoliera come il suo collega di Pessina, che si chiama Dalido.
I due non aspettavano noi, va da sé, ma le migliaia di indiani sikh arrivati oggi, 21 agosto 2011, per l’inaugurazione del più grande tempio sikh d’Europa. Un quadrilatero bianco accecante quasi compiuto, gli mancano solo le quattro cupole d’oro, nel bel mezzo dei campi di melica che sono il continuum di questa vasta parte della campagna cremonese.
Siamo arrivati passando per Ragazzola e il ponte sul Po, solcando coltivazioni di mais a perdita d’occhio e scorgendo da lontano quelle stalle senza muri che qui nel Parmense è sempre più raro vedere. Se l’agricoltura continua a funzionare, nella Bassa Lombarda come nell’Alta Emilia, è proprio grazie alle migliaia di sikh arrivati perlopiù dal Punjab a tenerla in piedi. A tenere aperte le stalle a coltivare il granturco, a falciare i prati d’erba medica, a mungere le vacche a rimondare le stalle, a guidare i trattori, ad arare, mietere, trebbiare, concimare e poi via ancora ad arare, mietere, trebbiare e concimare sotto il cielo grande della Bassa che non conosce i monsoni ma a volte, e proprio d’agosto, si arrabbia di brutto e semina grandine che noi chiamiamo tempesta.
Senza questi indiani con i capelli lunghi raccolti nei turbanti non ci sarebbe un bel pezzo di economia, nella Bassa Lombardia come nell’Alta Emilia. Senza di loro non ci sarebbe quell’eccesso di latte di cui Bossi si riempie la bocca e vanta e imbosca come se fosse lui a spremerlo dalla sua lingua chiacchierona e sterile. Come se i suoi amici e supporter imprenditori agricoli potessero esistere senza i mungitori sikh che si svegliano alle quattro del mattino per infilare i capezzoli delle vacche padane nei succhiotti delle mungitrici.
Sarà perché sono così mattinieri che questa mattina hanno cominciato prima delle dieci. Hanno versato quintali di petali da un elicottero sul tempio bianco simile a un fortino, disegnato da un geometra che, secondo me, è più bravo di tanti architetti che se la tirano. Cosa ci vuoi fare siamo bergamini, abituati a svegliarci presto, ci spiega un indiano da venticinque anni in Italia mentre ci offre una frittella da sgranocchiare. Provate a chiedere a un qualsiasi ragazzo delle nostre parti, uno di quelli che chiede dimmi chi erano i Beatles, se sa che cosa significhi la parola bergamino. Di nome e di fatto. Poi mi saprete dire.
C’è un cartello all’ingresso di Pessina Cremonese, che dice: comune libero da pregiudizi razziali. Non lo vedrete in foto perché il cellulare a quel punto ha fatto cilecca. Vorrei portarci quel fanigottone di Bossi e sbattercelo contro fin che la scritta non gli si è stampato sulla fronte inutilmente spaziosa. Non ha fatto un tubo in tutta la sua vita. Un elettorato fatto di ignoranti e ultimi della classe lo ha elevato a una delle più alte cariche dello Stato. Ha sistemato tutta la sua famiglia. E, come se ciò non gli bastasse, decide la politica del Paese a nome di tutti i noi. Lui che predica ande’ a laurà un campo di melica deve averlo visto solo sotto forma di polenta nei rifugi veneti e alto lombardi da cui lo stanno scacciando.
Ma lasciamo perdere, se no ci prende quell’animosità che non sarebbe apprezzata da questo pacifico popolo di mungitori sikh. E non vogliamo che un senza arte né parte trasformi una gita d’istruzione nella solita polemica e nei travasi di bile che ci vengono ogni giorno a sfogliare i giornali. Grazie sikh. (i. s.)
Tag:Bergamini, Lega Nord, Pessina Cremonese, Sikh, Torre de' Picenardi, Umberto Bossi
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CREDENZE POPOLARI
Nei centri commerciali,
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In democrazia, gli elettori credono di contare.
QUELLO CHE NON HA GIULIANO
«Può darsi che Saviano sia banale e scriva male, ma se non piace
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«Giunta con metà donne», titola la Gazzetta di Parma, per significare che Bernazzoli vuole riservare il 50 per cento del suo esecutivo alle assessore. Ma detto così sembra che voglia amministratrici metà carne e metà pesce, metà umane e metà giumente. Strafalcione o lapsus?
MONTI LEI
Vista la situazione, è normale che la rabbia Monti. (Mario Mantovani)
ULTIMA CHIAMATA PER I PARTITITemo che i partiti italiani non abbiano capito il senso e lo scopo della formula adottata dal presidente della Repubblica dopo le dimissioni del governo Berlusconi. Mario Monti e i suoi tecnici avrebbero dovuto restaurare la credibilità finanziaria dell'Italia, riformare il mercato del lavoro, creare le condizioni per una economia più libera e competitiva. I partiti avrebbero dovuto assecondare il governo ma dedicarsi contemporaneamente ad altri compiti che non possono essere, in una democrazia, «tecnici». Avrebbero dovuto modificare la legge elettorale, ridurre il numero dei parlamentari, rompere l'incantesimo del bicameralismo perfetto, dare a se stessi uno statuto giuridico corrispondente alle loro responsabilità, dare al Paese un esempio di rigore finanziario riducendo drasticamente il denaro pubblico di cui si sono spensieratamente serviti dopo un referendum che diceva chiaramente quale fosse, a questo proposito, il pensiero del Paese. Ebbene, nulla di ciò che avevamo il diritto di attenderci in materia di riforme istituzionali è stato fatto. È questa una delle ragioni del malumore del Paese, che soffre la crisi e sopporta il peso delle tasse, e del successo di Grillo. Se i partiti vogliono rimediare, il tempo stringe e la porta attraverso la quale dovranno passare per avviare il cantiere delle riforme non resterà aperta più di tre o quattro settimane. Una riforma costituzionale richiede, infatti, una doppia lettura fra Camera e Senato e mancano dieci mesi alla fine della legislatura. Se non ne approfitteranno, il prossimo voto sarà peggio dell'ultimo. (Sergio Romano, Corriere della Sera, 10 maggio 2012)
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complimenti vivissimi a chi ha scritto questo articolo che condivido al 100%,solo l’integrazione e la tolleranza superano i problemi di convivenza tra i popoli.
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I comuni e i propri cittadini si liberano dai pregiudizi razziali quando,in primis, cacciano i partiti dalle proprie amministrazioni.Ma non sono ancora abbastanza vecchio (e saggio),come lo sono i Giovani del Borgo o quelli del PD di Fidenza.Quindi le mie restano illazioni.
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Togliete la parola “razziali” dal mio commento precedente.Quello che intendevo è che tanti piccoli comuni guidati da sindaci “illuminati”,votati a servire la propria comunità e liberi dal giogo dei partiti (mi pare si chiamino “liste civiche”),riescono a fare cose enormi che vanno a beneficio e vanto di un territorio ben più vasto di quello che amministrano.E questo di Pessina-Torre de’ Picenardi mi pare un esempio lampante.I comuni,liberi dal controllo dei partiti,sono spesso comuni liberi dai pregiudizi.Punto.
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Sono d’accordo su tutto, contenuti e stesura, ma nego fermamente lo sdoganamento del termine Padania.
La Padania è un luogo geografico formato dalla pianura creata dal fiume Po e non ha una connotazione sociopolitica.
Buon lavoro.
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