Vietnam: blogger condannato a tre anni di carcere
Un poliziotto, affiancato da miliziani, tenta di impedire a un giornalista della Afp di scattare foto davanti al tribunale di Ho Chi Minh Ville dove si è svolto il processo al blogger. La foto è stata scattata oggi 10 agosto 2011.
Il regime vietnamita non tollera la minima critica, soprattutto in rete. A farne le spese un docente universitario.
In Vietnam, smanettare su internet può spalancarti le porte della prigione. Oggi, un blogger e docente universitario franco-vietnamita è stato condannato a tre anni di detenzione seguiti da tre anni di arresti domiciliari per aver tentato di «rovesciare» il governo.
Le attività di Pham Minh Hoang, 56 anni, difensore dei diritti dell’Uomo, «erano gravi e hanno scalzato la sicurezza nazionale» ha dichiarato il giudice Vu Phi Long al termine di un processo durato appena qualche ora a Ho Chi Minh Ville. Per tutta la durata dell’udienza, il tribunale è stato presidiato da poliziotti in borghese e in uniforme. Uno di loro ha impedito a un giornalista dell’Afp di fotografare gli agenti armati di manganello.
«Avevamo elementi sufficienti per concludere che ha commesso il crimine di attività volte a rovesciare l’amministrazione popolare», ha aggiunto. Il tribunale ha precisato che aveva scritto trentatré articoli con il nickname di Phan Kien Quoc, la più parte dei quali «screditavano l’immagine del Paese».
«I mie scritti non volevano sovvertire alcunché. Ho solo puntato l’indice contro le cose negative della società e credo che il Paese abbia bisogno di maggiore democrazia», si è difeso Hoang durante l’udienza. «Se avessi saputo che avrei potuto essere perseguito, non l’avrei fatto», ha aggiunto manifestando alla corte il proprio «pentimento» e chiedendo la sua «indulgenza».
Allo stesso tempo ha ammesso di far parte da parecchi anni del Viet Tan, un’organizzazione con sede negli Stati Uniti, considerata da Hanoi un’organizzazione «terroristica». Mentre il gruppo sostiene di voler promuovere la democrazia con mezzi pacifici.
Dopo il suoi arresto il 13 agosto 2010, la Francia si era detta «seriamente preoccupata» per la condizione di Hoang, appellandosi alla «trasparenza della procedura giudiziaria» e al rispetto «dei diritti della difesa». Hoang si era stabilito in Francia nel 1973 dove aveva trascorso ventisette anni prima di tornare a Ho Chi Minh Ville dove insegnava matematica al Politecnico.
In una lettera pubblicata di recente dal sito di Viet Tan, sua moglie aveva sostenuto che fosse perseguito per le sue prese di posizione soprattutto contro un progetto molto controverso di sfruttamento della bauxite sugli altipiani centrali del Paese.
Reporters sans frontières, che ha incluso il Vietnam nella sua lista del «nemici di Internet», ha da parte sua reclamato la «liberazione incondizionata» di Hoang in una lettera indirizzata al Primo ministro e pubblicata lunedì sul suo sito. «Non spetta che a lei di invertire la tendenza del suo Paese spesso criticato in materia di diritti dell’Uomo, ordinando di cessare gli arresti e i processi politici», ha scritto il segretario generale dell’organizzazione Jean-François Julliard.
Da parte sua, il Vietnam assicura di non aver «alcun prigioniero di coscienza», come ha ripetuto martedì il ministro degli Esteri Cu Huy Ha Vu a proposito del caso del dissidente. «Rigettiamo i commenti che s’ingeriscono negli affari interni del Vietnam», ha dichiarato il portavoce del ministero Nguyen Phuong Nga.
Questa condanna arriva due settimane dopo la riconferma del Primo ministro Nguyen Tan Dung per un secondo mandato di cinque anni, ratificando un peso politico mai visto da anni e che fa temere ai difensori dei diritti dell’Uomo tempi ancora più difficili per i dissidenti. (L’Express, 10 agosto 2011)
Il blogger e docente universitario Pham Minh Hoang, 56 anni.












