Lasciati carpire da Carpisa

Pubblicato da Redazione il 8 agosto 2011 in Merci e Commerci, Rassegna stampa |

La lettera che segue, pubblicata dalla Gazzetta di Parma in data 29 giugno 2011, è molto istruttiva sul funzionamento del mercato del lavoro, sulla sua flessibilità e sul modo in cui vengono assunti i giovani. Un dettaglio che illumina tutto un sistema.

Lavoro in prova


Signor direttore,
fatemi raccontare un episodio che credo sia sintomatico dei tempi che viviamo e di come i nostri ragazzi sono a volte trattati nel loro avvicinarsi al mondo del lavoro.
Mia figlia, che ha quasi terminato un corso regionale da Store Manager, desiderando iniziare a lavorare in un negozio ha risposto ad una ricerca di personale del negozio Carpisa al Barilla Center (a Parma, ndr).
Presentato un curriculum e fatto un colloquio con le responsabili del negozio (o almeno per tali qualificatesi) le è stato chiesto di effettuare due giorni di prova per verificare la sua attitudine al tipo di lavoro offerto.
Una volta confermata la disponibilità all’effettuazione della «prova sul campo», i giorni richiesti sono diventati tre, compreso un sabato dove, data l’affluenza sicuramente alta, i risultati dell’esame sarebbero stati determinanti.
Contemporaneamente viene selezionata per la prova anche un’altra ragazza. Stesso posto, stessa trafila.
Prova fatta (ricevendo da parte di qualche cliente anche i complimenti per il supporto dato nella scelta di un regalo9.
Fatta senza un grazie, senza un rimborso spese e, temo, anche senza assicurazione che coprisse eventuali infortuni sul lavoro.
Le hanno detto che le avrebbero fatto sapere il lunedì seguente o al massimo ad inizio settimana. Sono passate quasi tre settimane e nessuno si è degnato di fare una telefonata per ringraziare la ragazza e magari comunicare che avevano risolto in altro modo per quel posto da commessa.
Ma un po’ di forma? Ma è questo il modo di comportarsi sfruttando la disponibilità di chi cerca lavoro? Mi chiedo e vi chiedo: sarà mica questo un modo di supplire alle necessità di personale utilizzando la formula della prova, naturalmente non retribuita, senza mai arrivare ad una vera assunzione?
Se ci fossero altre ragazze che hanno avuto la medesima esperienza non sarebbe male che contribuissero a far emergere una realtà (triste) di questo genere.

Marco Bruni
Parma, 26 giugno 2011
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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