La chamade è il rullo di tamburo che annuncia la resa
Il cinema Cristallo di Fidenza per il quale sarà presentata una petizione alle autorità affinché ne sia scongiurata la chiusura. Per firmare l’appello, ci si può rivolgere a don Mario Fontanelli, parroco di Santa Maria (via A. Berenini 45, tel. 0524.522352); a Luca Frazzi della libreria La Vecchia Talpa (via A. Gramsci 39, tel. 0524.523445); ad Andrea Zacconi della Cartolibreria Fidentina (via A. Berenini 39, tel. 0524.522405).
Dicono che a settembre il cinema Cristallo rischi di non riaprire. Vado indietro di quarant’anni. Policoro, paesino della provincia di Matera sul mare, ma non turistico, agli inizi degli anni Settanta aveva un cinema. Nell’estate del 1970 ci vidi La chamade, film del 1968 con Catherine Deneuve e Michel Piccoli. La sera di una giornata in spiaggia. Non c’era nient’altro.
In quegli stessi anni, Fidenza, paesone sulla via Emilia, aveva due cinema (di lì a poco sarebbero stati tre), con un film diverso tutte le sere e cartellone fisso venerdì, sabato e domenica. C’era di che scegliere.
Eravamo il Nord e il Sud.
Anni Dieci del Duemila: Policoro è rimasto senza cinema, Fidenza con uno, ma sempre lì lì per chiudere.
Nel corso degli ultimi trent’anni anni qualcuno è emigrato da Policoro a Modena e qualcun altro da Fidenza a Milano. Pensavano di andare a stare meglio. Pensavano di essere il Nord e il Sud. Non hanno fatto altro che spostarsi in punti diversi di uno stesso grande Sud. Milano ha perso tante cose, a cominciare dai suoi cinema d’essai.
Era il 15 agosto, forse del 1971, con altri due o tre sono andato in Cinquecento a Milano a vedere La congiura dei boiardi di Eisenstein. Ho parcheggiato in via Torino proprio davanti al cinema d’essai, non ricordo più se si chiamasse Rubino o Orchidea, ma so che almeno uno dei visitatori di questo sito se lo ricorderà e verrà in mio soccorso.
Uno dei tre o quattro componenti della Cinquecento era Mario Fontanelli, attuale don Mario Fontanelli, allora come oggi cinefilo e ora, in più, direttore del Cristallo e organizzatore-animatore dei suoi cineforum.
Ecco, tutti questi cambiamenti in così poco tempo mi fanno sentire inadeguato ai tempi. L’unica rivoluzione o riforma per la quale mi sentirei di battermi è l’allungamento degli anni, che non è una vita più lunga. Mi spiego. Non è che voglia vivere di più. Avrei voluto che i cambiamenti fossero molto più lenti. È una fregatura che ora succeda in quarant’anni quel che uno o due secoli fa avveniva in ottanta. Troppe cose che cambiano, compresse in un tempo sempre più corto, ti fanno sentire doppiamente vecchio. È questo l’innaturale della faccenda. Quello che non riesco a mandare giù di questa grana lunga che chiamano invecchiamento e che, agli occhi di un trentenne, fa inevitabilmente rima con rimbecillimento. Non fidatevi di nessuno che abbia meno di trent’anni. Anzi, facciamo quaranta o cinquanta. (Domenico Pagnotta)
Era una bacheca del cinema Cristallo 1.
Era una bacheca del cinema Cristallo 2.













Credo che in questa faccenda la nostalgia giochi un ruolo decisivo, anzi, forse addirittura arbitrario. Non stiamo perdendo solo le sale cinematografiche, il teatro o la nostra calligrafia, ma molto altro e qualcosa di più. Quanto sia utile voltarsi indietro a rimpiangere i bei tempi andati, resta in realtà ancora tutto da dimostrare… Fino ad oggi il mondo non è ancora riuscito a fermarlo nessuno e anche l’utilità di questo continuo divenire, rimane comunque una delle cose da dimostrare. Qualcuno, senz’altro, cambierebbe volentieri il cine con internet, una bella penna stilo con la tastiera e il giradischi con il lettore dvd, ma io sinceramente non me la sentirei. Bisogna considerare anche ciò che stiamo acquisendo, nel divenire; tenere in conto che il cine, chi lo vuol fare per davvero, ancora ci riesce,,, e riempie i posti a sedere. E senza “pila”…
Non sono così sicuro che guardare il mondo e interagire con esso, attraverso questo piccolo schermo luminoso che stai guardando, sia proprio un peccato. Sì lo so, è colpa sua se il cine se ne sta andando, ma non si può avere tutto dalla vita. Una cosa invece di cui sono ormai certo è che ho piena fiducia nei giovani, credo in loro e ho voglia di ascoltarli.
Ti piace questo commento?
8
5
Ah, parliamo di giovani? Pensavo parlassimo di cinema. Eh, no perché i giovani non vanno al cinema. I giovani non guardano la tv. I giovani guardano youtube. Cioè si guardano tra di loro. Un tempo si diceva guardarsi l’ombelico che, per quanto tu lo guardi non ne esce mai nulla di creativo. A volte ne escono grandi cretinate. Smargiassate. Di recente anche atti delinquenziali. Ah che bello vedere il compagno di classe handicappato picchiato dai bulli sotto gli sguardi di tutta la classe. Ah che bello dare fuoco a un barbone e vederlo bruciare. Vederlo su internet, sai, roba vera, roba tosta. E tirare giù le mutande alle compagne di classe e violentarle e a turno, tanto loro ci stanno. Largo alla creatività con youtube. Largo ai giovani, il cliente ha sempre ragione. E intanto mi do ragione. E intanto non invecchio. Sì, perché tra i più patetici tentativi di aggrapparsi agli anni che passano, oltre a quello di farsi il codino per compensare i capelli che cadono davanti e farsi tatuare come una macchina di F1, c’è, last but not least, quello di dare sempre ragione ai giovani per la semplice ragione che sono giovani e perciò hanno la storia e tutto il resto dalla loro parte. A me pare che abbiano solo la biologia. Ma sì, dai, i giovani ci sopravviveranno e porteranno avanti quel che noi non abbiamo terminato. Sai che questa è proprio una bella scoperta? Bisognerà allargare il dibattito, altro che il cineforum che è tutta una boiata pazzesca come la corazzata Potiomkin. Davide, quel che ho raccontato non era nostalgia, era vita vissuta, un coriandolo. Purtroppo non ho esperienze come la tua, vissuta in Madagascar e non ho la tua capacità di raccontare. Avevo solo una cosa da dire e raccontandola non pensavo di danneggiare la causa giovanile. Se l’ho fatto, è stato senza volere, come dicono i politici, e me ne scuso con chi ha meno di trent’anni. Tu, Davide, quanti ne hai? (dp)
Ti piace questo commento?
4
2
Poco meno di cinquanta, sono del 62. Mi piacerebbe poter dire, come fanno in tanti, che “me ne sento” venti di meno, ma racconterei una balla. In verità “me ne sento” venti di più. Ho anche il codino, sì, quello sotto la pelata camuffato da vezzo. Anche questo è una balla, in realtà quando non sai più come sistemare quei quattro peli sparuti e grigi che ti spuntano dalla ganga, abdichi pigramente sul codino. Già è una palla doversi radere la faccia,,, figurati farlo anche con la nuca… Mi piace la tua inconfessata consapevolezza sul mutamento dei tempi che stiamo vivendo: inesorabile vero? Hai capito prima di tanti altri che, giovani e cinema, non sono due cose disgiunte, anzi, hanno sempre viaggiato insieme e lo hai scritto così, come ti è venuto. Direi che ti è venuto bene e non credo tu ti debba scusare di nulla, non hai danneggiato nessuno, piuttosto hai condiviso il tuo punto di vista. Trovo interessanti spunti di riflessione anche nel discorso della delinquenza, quella giovanile che hai addizionato nel commento, sempre nel contesto dei tempi che cambiano… Una volta la stragrande maggioranza dei delinquenti era giovane, ci voleva la “fisicità” prima di tutto per delinquere, oggi invece pare in vertiginoso aumento la delinquenza dei canuti attempati, e dei più o meno pelati “over 50″, quella che si pratica di nascosto – mica sulle strade o su YT – che fa poco chiasso ma molto danno. Credo che anche questa ci sia sempre stata, soltanto che adesso sembra appena un po’ più facile da scovare.
Ti piace questo commento?
1
2
a milano in via torino, angolo via soncino, c’era il cinema rubino
Ti piace questo commento?
3
0
Vediamo per forza i lati deteriori in tutte le cose. Internet permette libertà, e c’è chi ne approfitta. Però ci sono in tanti che questa libertà la godono. Senza essere irrispettoso con chi ha visto Einstein a Milano, adesso puoi SCEGLIERE DI VEDERE migliaia di film dessè su internet, puoi diventare regista e fare un film con pochi euro di attrezzature e trovarti immediatamente un pubblico. Cose che quaranta anni fà non potevi neppure sognare. Se la prima “libertà” son state le radio libere per la musica e han prodotto fermenti musicali inimmaginabili, figurati cosa è adesso Internet. Per ora è perlomeno una forma di “democrazia comunicativa” inarrestabile e non acquistabile. Per via del codino, da ronzino o da somaro, vale questo giudizio come per l’orecchino: un vezzo personale per alcune valutazioni, una condanna ineluttabile per il “perbenista sospetto”.
Ti piace questo commento?
3
3
Vedere il bicchiere mezzo vuoto è una filosofia di vita. Filosofia della scienza perché sa che quel bicchiere è mezzo vuoto. Ffilosofia morale nel senso che non inganna se stessa raccontandosi che è mezzo pieno.
Internet è libertà. Già, libere volpi tra libere galline, come diceva quel tale alludendo al liberismo che è l’equivalente vuoto del bicchiere mezzo piene di libertà.
Comunque, meglio mezza libertà che niente. Ne convengo.
Quanto alle incredibili possibilità di espressione offerte dai nuovi mezzi dovresti essere più esplicito e farmi qualche esempio. Dove sono i capolavori della letteratura on liine? Dove sono i film che costano poco e si fanno ricordare prodotti con la tecnologia leggera del digitale?
Questo sito esiste dal 2004, se non sbaglio, io perlomeno lo seguo da allora, e non ho mai letto racconti o romanzi a puntati degni di menzione, a parte i due racconti sul Madagascar di Davide Boschi.
Dove sono tutti gli altri narratori fidentini che avevano questa possibilità di pubblicare e non hanno pubblicato? Su altri siti? Per favore, indicami quali e mi precipito a leggerli.
All’origine di ogni atto creativo ci vuol ben altro, in realtà di una comoda tastiera, di una rete per diffondere gratuitamente pensieri ed emozioni, di una telecamera da pochi soldi. Ci vogliono idee e cose da dire. Per le prime, bisogna essere al corrente di quelle già dette in precedenza, così si evitano i doppioni, che non sono mai utili, né quando si tratta di figurine né quando si tratta di filosofia.
Per le seconde, credo occorra avere alle spalle parecchia esperienza, un po’ di fame, un po’ di povertà e qualche altra molla. È così che nasce la fiction che proprio rio fiction non è poiché c’è più verità in un racconto o in un romanzo che in cento articoli di giornale.
E allora si torna a Boschi, che è stato in Madagascar, ha vissuto laggiù due o tre anni, e quell’esperienza gli si è sedimentata dentro fino a diventerà via, verità e vita. Il giorno in cui Davide volesse raccontarci altri particolari di quell’avventura, o dirci perché era arrivata là e come, renderà un altro servizio a quella parte poetica della nostra vita che si chiama letteratura.
E tu China, uomo di saggezza contadina, conoscitore di osterie e dell’umanità vera che le popola, lascia perdere i dibattiti alla moda, ritorna alle origini, scopriti le radici fino a farti male e raccontaci storie vere. Così sarai vero al cento per cento. Così ridarai vita a questo sito che rischia se no di blaterare su cose che dicono e scrivono tutti, sulla Casta, su Berlusconi, sul cemento che ci strozza eccetera eccetera.
Per scrivere basta il mozzicone di una matita e una risma di fiogli. Il punto è si ha qualcosa da scrivere e si sa come scriverlo, cioè senza annoiare il lettore? È questa la sfida, non comunicare il nulla attraverso internet. Ciao bellissimi.
Ti piace questo commento?
5
0
Come esplicitamente ammetti, non è la libertà che ti dà il mezzo, il problema. Sono i contenuti che mancano. Ma possono mancare anche nel cartaceo e nel cinema. Un famoso scrittore ha dichiarato che se avesse avuto a disposizione prima un PC per scrivere i suoi libri avrebbe scritto di più e meglio. Non è la tecnologia che è limitante, sono le menti che spesso sono inibite. Per via delle tradizioni popolari ri-sostengo che la saggezza atavica, nella sua essenzialità, contiene i concetti primari dell’esistenza e li esprime in modo immediato e fruibile da tutti. Ma non è Internet che ce la fà dimenticare, anche per questo può essere un potente mezzo di divulgazione. Far dimenticare le origini serve per creare l’uomo spaurito, senza certezze proprie, per poterlo condizionare ed asservire.Ma se la TV può comunicare messaggi univoci questo non è possibile sulla rete. Se la pubblicità può falsare i valori della società la rete comunica i valori dell’individuo. Non dar colpe a Internet, facci un giro serio, in un attimo puoi trovare quella poesia che ti era piaciuta tanto di quell’autore che …, puoi trovare “corti” che altrimenti non avresti mai visto, filmati creativi, storie, notizie, battute, citazioni ecc. Ad esempio guardati “Fidenza is burning”, con dentro un breve ritratto di Fidenza visto da un gruppo di ventenni, giusto per aggiornarti sul fatto che le visioni cambiano ma restano condivisibili.
http://www.youtube.com/watch?v=5pvEFiB4_08
Ti piace questo commento?
5
2
Nel gran chiacchiericco stiamo trascurando due dettagli non da poco:
1. il rischio di chiusura dell’ultima sala cinematografica in città, che sarà pure un ottimo spunto narrativo (vedi L’ultimo spettacolo di Bogdanovich), ma è dura da mandare giù;
2. il fatto che con il cinema si socializza e facebook e internet e i blog no, sono solo succedanei virtuali della socializzazione. In un caso, esci di casa, tieni vivi dei luoghi di incontro, ti fermi a fare capannello dopo la proiezione, riallacci amicizie, nei fai di nuove; in Rete, bene che vada, hai a che fare con persone di cui conosci solo il nome, più facilmente il nick e a volte neppure quello. Domanda per China: scambieresti le tue vere osterie con delle osterie virtuali? Cerca di rispondere sì o no, non svicolare. Grazie
Ti piace questo commento?
1
1
Beh, Domenico, su questo tasto hai tutte le ragioni. Nonostante che e pure … non svincolo, ci chiamavano quelli delle tre di notte, giornalisti, un direttore d’orchestra, attori, musicisti, ideologi (politici) che in vecchie osterie di Borgo del Correggio, Borgo Onorato, Via XX Settrembre, Oltretorrente ci eravamo per lunghe ore a discutere del sesso degli angeli. Io per la giovane età ero quello che ascoltava, ma ti assicuro che non cambierei le osterie vere con quelle virtuali. Ma….pperò quelle virtuali ti permettono di comunicare con tremila persone alla volta le tue sensazioni e le tue idee. Ora come ora non farei a meno di nessuna delle due. L’una per il rapporto umano (e pure il cinema, sono stato uno dei più grandi “rassegnati” con abbonamenti a tre rassegne alla settimana) e per l’incontro sociale, l’altra perchè ti sottrae dal dominio e dal ricatto dei mass-media. Non ho svicolato, il tema centrale è di non far chiudere il Cristallo: per quello che mi è possibile avrete tutto il mio supporto. Non per nostalgia ma per desiderio che resti aperto il Cinema.
Ti piace questo commento?
3
2
Ero convinto di ricordare che a Fidenza negli anni sessanta/settanta i cinema fossero 3-4.
Cito a memoria Corso, Italia, San Donnino (Cristallo) e l’ultimo Apollo.
Primo a chiudere Italia poi Apollo e Corso sempre se ricordo bene.
E alla domenica mattina c’era pure il film
Ti piace questo commento?
0
0
Sì, sono stati quattro. Dal momento che l’Italia è stato il primo a chiudere e l’Apollo l’ultimo ad aprire, non so se e quanto i due abbiano coesistito.
Ti piace questo commento?
0
0
Mancano nella vostra lista i cinema all’aperto , specialmente quello che c’era dove ora sorge l’Albergo Astoria e il Jolly dalle Orsoline.
Ti piace questo commento?
2
1