Il sindaco Carancini lo ammette: a Salso, focolai di criminalità organizzata
Una delle due auto incendiate in via Livatino lo scorso mese di maggio.
Ci risiamo, Salso brucia. In verità, non ha mai smesso di bruciare. Piccoli e grandi roghi, auto e balloni di fieno hanno continuato a prendere fuoco che era una meraviglia nel corso degli ultimi dieci anni. E la Gazzetta di Parma concludeva sempre i suoi resoconti fatti con lo stampino informandoci che erano arrivati i pompieri a spegnere le fiamme e i carabinieri a stabilire se le origini del l’incendio fossero accidentali o dolose. Poi non si sapeva più niente fino al falò successivo cui seguiva la medesima giaculatoria. Un rituale da scompisciarsi dalle risate o da smadonnare a seconda se si parteggiasse per i piromani o per le forze dell’ordine. Una comica che sapeva di strinato da tutti i punti di vista.
Sulla Gazzetta di oggi 5 agosto anno domini 2011, all’indomani dell’auto e del furgone ridotti in cenere in via Livatino, dopo che nello stesso quartiere sono state incendiate cinque auto in pochi mesi, l’articolista osa: «Sicuramente si tratta di dolo». Ah, finalmente! Ce n’è voluta, ma una prima piccola, timida, ammissione il cronista si è arrischiato a farla, magari dopo aver sentito in via ufficiosa i vigili del fuoco che, naturalmente, si riservano di dire la parola definitiva. Che la Gazzetta non pubblicherà, per dimenticanza va da sé. Mica per dolo.
Sul posto sono giunti anche i vigili delle Terre verdiane, che sono un po’ come i poliziotti di Contea nei film americani, solo che qui a comandarli non è uno sceriffo, e il sindaco Giovanni Carancini che forse vorrebbe essere sceriffo ma non sembra averne la stoffa. Basta guardarlo nella foto sul giornale, con le mani raccolte sull’ombelico e l’aria contrita come se vegliasse un morto. Anche chi ha dato fuoco alle auto se lo guarderà e se la riderà. Costui, più che un pompiere degli incendi e un risanatore dei mali di Salso, la città delle acque diventata la capitale delle fiamme, ha l’aria di uno che si chiede: e io che ci faccio qui?
Ma, già che c’era, ha rilasciato una dichiarazione che fa il male della zappa sui piedi: «Sono stato invitato dagli abitanti del quartiere in preda ormai al terrore…». Invitato? Perché, se non lo avessero invitato, non sarebbe andato? Effettivamente, guardando meglio la foto, si coglie in lui una certa riluttanza, una faccia da svogliato.
Però, visto che c’è andato, il cronista dice che ha portato «la propria solidarietà alle vittime degli incendi e ai residenti». Come dire che è andato a mani vuote. Ma santiddio se in quel quartiere succedono da tanto tempo cose del genere possibile che l’unica cosa da portare sia la solidarietà agli abitanti della zona? E alle vittime? Ma chi sono queste vittime? E sono vittime del tutto innocenti?
Continua Carancini: «Sono venuto per parlare con la gente e verificare lo stato di sicurezza della zona». Parlare non serve più, caro primo cittadino. Hai già parlato prima, per farti eleggere, e ti hanno eletto. Ora togliti la giacca, anche perché è agosto, rimboccati le maniche e datti da fare. Alle parole fai seguire i fatti. Quanto allo stato di sicurezza della zona, ormai dovresti saperla più lunga di chiunque. Non c’è nessuna sicurezza e anche per questo ti hanno eletto.
Poi, Carancini viene al sodo: «Intensificheremo i controlli unitamente ad altre iniziative, per garantire maggiori condizioni di tranquillità alle famiglie». Lasciamo perdere quell’«unitamente» a non si sa bene cosa che ci lascia un po’ perplessi e fiondiamoci sulle conclusioni di Carancini. «A Salso si sono concentrati insediamenti di personaggi che mettono a rischio l’incolumità della gente, ma questa amministrazione li contrasterà in tutti i modi possibili». Questa frase è importante per almeno due ragioni: a) si ammette l’esistenza di focolai non autoctoni di criminalità organizzata; b. il neoeletto manifesta pubblicamente la volontà di stroncarli.
Purtroppo tra il riconoscere le cause del male e la loro rimozione c’è un abisso. Chi comandava prima ha fatto finta di non vedere o ha addirittura flirtato con il braccio morbido di certe comunità, mentre il braccio armato agiva con minacce e rappresaglie. Vedremo nei prossimi giorni, mesi e anni che cosa riuscirà a concludere in concreto questa nuova amministrazione per richiudere la forbice tra il male e la sua cancellazione. Nel frattempo, si invitano gli spodestati a non gioire delle grane del neosindaco, che non sono solo sue ma dell’intera città. E anche fare i grilli parlanti non è di nessuna utilità, dato che i predecessori di Carancini sono rimasti ciechi, sordi e muti di fronte alla diffusione della cancrena. Se proprio vogliono fare qualcosa, collaborino con il silenzio. Queste non sono ferite che si guariscono spargendo cemento. Tutt’altro.
Infine, siamo grati a Carancini per non avere detto che il problema è politico e che la soluzione deve essere politica.
I sapientoni che ci hanno rimbrottato di recente e gli esegeti dei nostri testi ci dicano ora se questo intervento è pro o contro. Pro o contro chi e che cosa? Una cosa è certa: è pro Salso non nascondere la testa nella sabbia.













da sapientone (anche perchè non conosco il significato di esegeta) posso solo dire che questo articolo mi è piaciuto, tratta di fatti e non di intenzioni ed è imparziale e non schierato. Sicuramente pro salso
sottoscrivo
vediamo ora se e cosa farà il sindaco (uno dei due)
PS refuso nell’ultima frase, ritengo sia “testa” e non “terra”
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Grazie per la segnalazione del refuso in odore di lapsus: nascondere la terra nella sabbia è qualcosa che somiglia alla cementificazione. Quanto al termine «esegeta», ammesso che davvero ne ignori il significato, faccia come noi: si tenga un buon dizionario della lingua italiana a portata di mano.
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Da consigliere d’opposizione mi viene spontaneamente da fare i complimenti al Sindaco proprio per quelle ragioni descritte nell’articolo. E’ andato sul posto, si è fatto vedere tra la gente, tutte cose che i suoi predecessori non hanno mai fatto. Purtroppo sono cose gravi, di fronte alle quali tutti abbiamo avuto paura e di fronte a cui tutti abbiamo pensato “non vorrei che ci finisse la mia macchina in quel modo”. Tolta però una possibile venatura leghista alle sue azioni, con la sicurezza come vessillo, il Sindaco ha dimostrato sensibilità al problema e azione immediata. Certo, tra il dire e il fare c’è sempre in mezzo quella cosa enorme che si chiama mare. Su questo aspetto però meglio lui di chi stava chiuso in ufficio e non aveva in quel momento vista e udito funzionanti.
Commento molto dibattuto. Tu cosa ne pensi?
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