Processo lungo: ecco gli effetti
Il nuovo ministro della Giustizia Nitto Palma, ex toga azzurra e amico di Cesare Previti.
di Silvio Caroli
Che Berlusconi pretenda che la Giustizia sia flessuosa come l’elastico delle mutande che indossa, lo sanno ormai anche i marsupiali che popolano l’Australia. Mentre da lustri gli alti magistrati aprono gli anni giudiziari denunciando l’esasperante lentezza dei processi, mentre milioni di cittadini attendono da tempo immemorabile di essere convocati in tribunale per avere finalmente giustizia, avvocati ficcati in parlamento da Berlusconi, dopo avergli approntato il «processo breve» (che porrà la pietra tombale anticipata sulla procedura), gli hanno apparecchiato il «processo lungo» (approvato, al Senato, con voto di fiducia prima delle ferie).
Gli effetti di tale processo? Qualche esempio. A Viareggio i 38 indagati delle Ferrovie per la strage del treno deragliato in stazione potrebbero pretendere di sentire decine di testimoni a testa; a Torino potrebbero tornare i 9.841 testimoni chiesti dai difensori per i morti dei veleni della Eternit. I giudici ne hanno concessi due a persona.
L’avvocato Carlo Federico Grosso ha citato il caso Parmalat. Se i due ddl fossero già legge, si sarebbero potute ascoltare 32.000 parti lese, se chieste dalla difesa. Sarebbero state testimonianze pertinenti e il giudice non avrebbe potuto obiettare nulla. Ma c’è di più: non solo non si considera più come prova definitiva in un processo la sentenza passata in giudicato in un altro procedimento (esclusi i reati di mafia e terrorismo), ma c’è la possibilità per l’imputato di far domande direttamente al teste. Chissà che allegria per una vittima di violenza o di «mobbing» essere interrogata direttamente da chi le ha usato violenza!
Poco impipa alla maggioranza che i processi non arrivino mai a conclusione. Quel che loro impipa è che non arrivino a conclusione quelli del Capo. «Sul processo lungo – ha dichiarato il neo ministro di Grazia e Giustizia Nitto Palma – c’è stata tanta discussione mediatica e tante inesattezze, ma non avrà nessun effetto deflagrante».
Non avrà nessun effetto deflagrante! Da questa ex «toga azzurra» che ha avuto la mala sorte di chiamarsi Nitto (come il suo conterraneo Santapaola), che è compagno di merende di Cesare Previti, che si è reso celebre per aver redatto un emendamento volto a congelare i processi ai parlamentari fino al termine del mandato, che cosa ci si aspettava? Che dicesse che il processo lungo avrà effetti deflagranti come lo scandalo della «nipotina» di Mubarak? (Dalla Gazzetta di Parma del 3 agosto 2011)













Semplicemente agghiacciante e incredibile, davvero mi chiedo come avranno il coraggio di ricollocarsi, questi che han votato la fiducia, dopo la caduta del piccolo dittatore!!
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Se ancora ci fosse stato bisogno di una dimostrazione di partigianeria governativa eccola: il processo lungo! Dal breve al lungo con una facilità sconcertante. Dal basso (Brunetta) all’alto (Alfano) sproloquiano con altrettanta noncuranza e sicurezza. Ma Alfano è sicuro di fare il segretario di un partito o non piuttosto di un club di sodali del Brevilineo di Arcore?
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Pensavo che un uomo, che gira il mondo vantandosi dei risultati con lode
ottenuti alla Bocconi di Milano e degli encomi ottenuti in economia nei
migliori college del mondo anglosassone, avesse la capacità di sollevarci un
pochino dal mare di m…. in cui stiamo precipitando.
Invece che fa…..! Con l’ultima finanziaria spara sulla Croce Rossa.
Complimenti giovanotto.
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