La storia di un cane raccontata al mio cane

Pubblicato da Redazione il 30 luglio 2011 in Diritti animali, Racconti |


Io, in senso stretto, non sono un animalista ma convivo, tra gli altri, con una gatta e un cane. La gatta si chiama Kira e in quanto femmina di felino è fortunata, nel senso che «maiala» oppure «cagna» sono termini spregiativi. Gatta è neutro, fa eccezione «gatta morta» ma Kira è viva, anche se gravemente malata (a soli quattro anni).

In tutti i modi, qui intendo disquisire sul «supercagnone», che ha ovviamente problemi di convivenza: al mattino lui è mezzo addormentato e si lascia strusciare da Kira, poi nell’arco della giornata la convivenza si complica, lui vuole sempre giocare ma è lei a dettare il calendario dei giochi. Leo mi è piuttosto appiccicato: magari sonnecchia, è in un’altra stanza oppure in un altro piano della casa, ma se mi metto i pantaloni le scarpe o il cappello s’inorecchia automaticamente, mi guarda, senza disturbare, con discrezione cerca di capire se lo prendo con me e di farmi capire che non aspetta altro. 

Se sto mangiando e sonnecchia, appena viene raggiunto da fragranze apprezzabili ringalluzzisce e appoggia il muso sulla mia gamba, non abbaia non fa rumore ma manda un messaggio inequivocabile. È un lagotto per cui è considerato un cane goloso e a quanto pare è davvero un goloso di razza. Ha quasi un anno, capita anche che faccia qualche tentativo di lanciarsi nel self service ma basta sgridarlo e arretra, poi ha in casa una sorella micia e magari impara da lei ad esplorare i piani alti, come biasimarlo! 

Poi è specializzato in ciabatte e affini, sono le sue vittime designate, a volte le restituisce malconce e biascicate. In casa ha imparato diversi piccoli esercizi, tipo prendere la palla al volo, e mio figlio ha buon gioco a dimostrare (con un biscotto in mano) che senza esitazione e senza sbagliare riporta la ciabatta piuttosto che la palla, e viceversa. Io con lui faccio anche esercizio di «raccolta tartufo». Con l’olio di tartufo dentro una pallina che poi nascondo, ma non perde un colpo, il difficile è fargli mollare la leccornia, cosa ottenibile allungando il biscottino, ma qui capita che riesce a sbafarsi il tartufo, deve affinare il suo senso del dovere. 

Al raggiungimento del profumatissimo obiettivo ci peritiamo anche di circondarlo di affetto; deve capire che la cosa rende felice il raccoglitore. Comunque, ha imparato, ha avuto il suo momento di gloria col tartufo vero. Io non sono amante dei tartufi ma la soddisfazione è grande. Per farla breve, aggiungo che se fosse un essere umano a essermi così appiccicato non riuscirei a sopportarlo, tra l’altro senza essere laureato in etologia so benissimo che tra umani scatterebbe una certa aggressività, invece nel caso in specie devo dire semplicemente che ne sono innamorato.

Mario Mantovani

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4 Commenti

  • avatar patrizia dall'aglio scrive:

    bè, tutto ciò si addice alla maggior parte dei cani, compreso il mio, anzi la mia, pensavo di avere un cane unico……… ma a quanto pare è caratterialmente simile a molti altri. In una cosa è unica però…….. la razza!!! Pura razza meticcia, o bastarda. Per i suoi colori, per il suo musetto, per il suo pelo lungo sulla coda e rasato dalle altre parti, posso dire che come il mio cane , al mondo non ce n’è!!!!!!!!!

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  • avatar Mario scrive:

    Beh, Patrizia, hai reso l’idea, he he. Grazie..

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  • avatar CHINA65 scrive:

    Beh. io potrei narrarvi la storia di Kartoffen, mi chiamavano “quello col cagnolino” perchè era con me veramente dappertutto per lunghi 17 anni, nei quali abbiamo >(io e Kartoffen) scritto pagine indelebili sul libro dei ricordi. Verrà un giornoooo … beh, verrà un giorno che vi metterò a parte dei ricordi, nel frattempo c’è la Rottenmaier qui sotto la sedia (la new entry dei quadrupedi) che sta scrivendo le sue storie. Un amore (per le bestie) che non ha fine, il mio, quindi Mario, siamo in soquanti a condividere questa sana passione

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  • avatar Violetta scrive:

    Ho una volpina di Pomerania, Gioia, presa al canile 5 anni fa all’etá di tre mesi, dove era stata ricoverata per 48 ore in osservazione dopo che la sua precedente proprietaria con problemi psichiatrici aveva tentato di ucciderla. Era talmente piccola che i responsabili del canile l’avevamo messa dentro una gabbietta nel reparto per i gatti (credo sia per quello che quando, durante le passeggiate, ne incontriamo uno lei vorrebbe avvicinarsi).
    Quando ci siamo incontrate, al canile, è stato amore al primo sguardo e quando ha capito che me ne sarei andata senza di lei, perché mancavano ancora una decina di ore allo scoccare delle 48 previste, piangeva disperata ma uscendo le ho detto: non posso dormire qua con te ma giuro che domani mattina alle 7,30 saró qua e ti porterò a casa con me!
    Ho mantenuto la promessa ed ora lei sta benissimo, è amatissima ed il nome che le ho dato è quello dell’emozione che provo ogni volta che lei è vicino a me.

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