Pietro Vignali, sindaco di Parma, ha scritto a Pier Luigi Bersani

Pubblicato da Redazione il 29 luglio 2011 in Politica |

Pierluigi Bersani a Parma mercoledì 27 luglio 2011. Durante il comizio ha chiesto le dimissioni di Vignali.

Caro Segretario,
come lei anche io accetto le critiche, ma non le aggressioni e il fango. Ecco perché alcune sue parole (e silenzi) di ieri qui a Parma mi hanno meravigliato.
Non solo perché la verità e l’oggettività dei fatti devono sempre trovare un qualche riscontro anche all’interno di un dibattito politico avvelenato come quello a cui stiamo assistendo in questi giorni in ogni parte d’Italia.
Ma anche per il rispetto che il Segretario di un grande partito dovrebbe avere per i cittadini e, in particolare, per la sua stessa base di militanti e simpatizzanti. Probabilmente disorientati e preoccupati dalle ombre minacciose che si addensano sulla presunta e pretesa diversità “morale”, “genetica” e anche “politica” del suo partito.
Insomma, Segretario, mi sarei aspettato da lei una responsabile prudenza.
“Di notte tutte le vacche sono nere”, disse un celebre filosofo. Io non voglio sostenere questo, ma penso che i mandriani, prima di parlare delle mandrie altrui, dovrebbero quantomeno buttare un occhio anche alle proprie.
Lei, prima di salire sul palco, ha fatto notare ai cronisti che il suo stretto collaboratore “Filippo Penati si è dimesso e Vignali, invece, no”.
A parte che Penati non si è dimesso dalla carica e dallo stipendio di consigliere, ma solo dagli incarichi nel Pd e da vicepresidente del Consiglio regionale, apprendo dai giornali che il suo stretto collaboratore è indagato per un pesante giro di tangenti.
Vignali no. Secondo lei è una differenza da poco?
Caro Bersani, che le faccia piacere o no, mi sembra chiaro che la mia posizione è più vicina alla sua che a quelle dei Filippo Penati e dello stesso Premier cui lei, senza ragione, mi associa.
Sì, perché Vignali, come Pier Luigi Bersani, non è indagato.
Vignali, come lei, caro Bersani, ha stretti collaboratori accusati di fatti gravi .
Sia chiaro che si tratta di accuse e non di condanne e spero che il lavoro della Magistratura, in cui anch’io, come lei, nutro grande fiducia, dimostri l’estraneità di tutti ai fatti contestati. Dei miei collaboratori come dei suoi.
Sento dire che Vignali non poteva non sapere se alcuni suoi collaboratori si facevano rifare il giardino di casa o intascavano tangenti.
E lei, Bersani, poteva non sapere se, come leggo sui giornali, suoi stretti collaboratori hanno raccolto per anni fondi illeciti per il partito? E in quella misura? Paliamo di milioni di euro.
Tra le cose che lei ieri sera non ha spiegato, caro Segretario, è che a Venezia, dove il Pd amministra, sono stati arrestati o indagati diversi dirigenti comunali: ma, in Laguna, il Pd invoca la separazione tra sindaco (“non sapeva”?) e dirigenti. A Parma, invece no.
Che l’ex assessore alla Sanità pugliese Tedesco, cui il Senato ha riconosciuto il “fumus persecutionis” (ma non avevate rispetto del lavoro dei Magistrati?) e respinto la richiesta d’arresto è entrato e siede a Palazzo Madama nonostante le gravi accuse a suo carico. Anche lui, quindi, è ancora lì.
Che il suo collaboratore Pronzato ha patteggiato la pena per l’accusa di corruzione per le tangenti Enac.
Che il debito procapite del Comune di Parma di cui lei si è scandalizzato è meno di un terzo di quello di città che il Pd indica a modello come Torino.
Tutte cose che, per onestà intellettuale e rispetto alla città e ai suoi stessi militanti che ieri sera sono venuti ad applaudirla, lei, caro Segretario, avrebbe potuto e dovuto spiegare.
Prima di scherzare sul Vinavil degli altri bisognerebbe pensare al proprio cemento a presa rapida, che certo non è raro tra gli uomini del suo partito.
Voglio rassicurarla, caro Segretario, che se il sottoscritto dovesse risultare indagato per quei fatti cui lei fa riferimento, si dimetterebbe. Anche se in Italia non lo fa quasi nessuno.
Con immutata stima
Pietro Vignali

Quel che pensiamo di questa lettera. A prima vista, se si vuole essere equanimi nel giudizio, cioè indipendenti dalla propria dalla collocazione politica, il discorso di Pietro Vignali sembra non fare una grinza. Solo a uno sguardo superficiale, però. Il sindaco di Parma dimentica infatti che la sua carica non è comparabile a quella di Pier Luigi Bersani. Mentre Vignali ricopre una carica pubblica, cioè rappresenta un’istituzione in virtù del voto, cioè del mandato conferitogli dalla maggioranza degli elettori, Bersani è solo il numero uno di un partito, cioè di un organismo privato. E fino a quando gli iscritti al Pd non gli revocheranno la fiducia chiedendogli le dimissioni, è legittimato a ricoprire tale ruolo.

Qualcuno potrà obiettare che sono i cittadini, cioè coloro che lo hanno eletto, a chiedere a Vignali di dimettersi. Ora, a parte il fatto che non crediamo siano gli stessi che lo hanno eletto a chiederne le dimissioni, quanti sono questi scontenti? Una minoranza rumorosa o una maggioranza silenziosa? Per verificarlo non restano che le urne. È lì che, in democrazia, si misurano le forze. Contando i voti. Ma perché non aspettare la scadenza naturale del mandato di Vignali, che sarà tra meno di un anno? Perché il Pd vuole sfruttare il momento favorevole, è ovvio. Ma perché tanta fretta? Perché il vento in poppa potrebbe cessare da un momento all’altro e le vele afflosciarsi? Può essere. Ma può succedere anche che, nei prossimi mesi la posizione di Vignali si aggravi. E allora, chiediamo di nuovo, perché il Pd ha tana fretta? Si sente tanto pronto a vincere? Tanto forte? Tanto immune? Sara banale ripeterlo, ma la gatta frettolosa partorisce gattini ciechi.

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14 Commenti

  • avatar Pietro Brunetto scrive:

    Ripeto: quando e se Vignali si dimetterà e arresteranno Penati, perché per ora è solo indagato, riconoscerò che la situazione del PD sarà la assimilabile a quella di Parma.
    Per ora mi sento, a buon ragione, moralmente superiore, e non c’è critica che tenga, cari Vignali e Villani.
    Penati si è immediatamente autosospeso dal Partito e ha chiesto a Bersani di potersi dimettere da Vicepresidente della Regione Lombardia, e tutto ciò senza alcuna colpevolezza certa.
    Vignali è ancora lì con undici suoi amici e collaboratori in galera, oltre ad una quarantina di indagati; la situazione mi sembra ben diversa.

    Commento molto dibattuto. Tu cosa ne pensi? Thumb up 8 Thumb down 12

    • avatar Eusebio scrive:

      Ma perché Penati deve chiedere a Bersani il permesso di dimettersi da vicepresidente della regione Lombardia? Non ha una testa tutta sua per decidere? Chi meglio di lui sa se ha o no commesso reato. Oppure anche Bersani sa qualcosa e allora devono concordare?

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    • avatar pluto scrive:

      Caro Brunetto, può bastare…!?

      Milano – Penati si salva. I reati ci sono, ma sono prescritti. In manette l’ex assessore all’edilizia del Comune di Sesto San Giovanni, Pasqualino Di Leva, e l’architetto Marco Magni. Per i due, i finanzieri del Nucleo di Polizia tributaria di Milano stanno eseguendo due ordinanze di custodia cautelare in carcere con l’accusa di corruzione nell’ambito dell’inchiesta dei pm di Monza sulle presunte tangenti relative alle aree ex Falck e Marelli, nella quale è indagato tra gli altri anche Filippo Penati. Gli arresti sono stati motivati perché c’è pericolo di reiterazione del reato.

      Per Penati il gip cambia il reato La custodia cautelare era stata chiesta anche per l’ex vice presidente del Consiglio regionale – ed ex sindaco di Sesto San Giovanni – Filippo Penati e per il suo ex braccio destro Giordano Vimercati. Il gip Anna Magelli ha però rigettato la richiesta per intervenuta prescrizione dei fatti di cui sono indagati in concorso. Secondo il magistrato, infatti, pur essendoci “gravi indizi di reato” e anche “esigenze cautelari”, nel caso dell’ex presidente della Provincia di Milano le tangenti – che risalgono al 2001-2002 – sono non una concussione (come proponevano i pm) ma una corruzione, i cui termini di prescrizione sono più brevi.

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  • avatar Costantino V scrive:

    Personalmente non mi piace Vignali, ma la sua lettera ma non fa una grinza e penso che Bersani abbia mancato di lucidità politica dimenticando troppe cose. Sono d’accordo anch’io che questa fretta e questa rumorosa minoranza non siano un vantaggio per Vignali.
    Io penso sempre male, ma sembra quasi che Bersani e il PD con questa manifestazione abbiano tirato una bella ciambella di salvataggio a Vignali.
    Forse che i poteri forti del PD si siano accorti che nelle nostre zone a stare all’opposizione si fanno affari migliori ?

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  • avatar Doctorenry scrive:

    Non mi pare che Vignali abbia chiesto le dimissioni di Bersani,come invece al contrario.Se mi sbaglio,mi corrigerete!quindi Vignali 3,Bersani 0.O meglio Bersani 0,come quasi sempre,Vignali 3.

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  • avatar Franco scrive:

    Personalmente condivido il passaggio della Redazione dove si afferma che in prima lettura la lettera di Vignali non fa una grinza.
    Sul resto non sono molto convinto, anche se il PD è un organismo privato le persone indicate e nominate da Vignali sono persone indagate, elette dal popolo che pur facendo parte di un organismo privato ricoprono comunque a oggi cariche pubbliche e istituzionali. Dimettersi o sospendersi dal partito non basta, mantenere la poltrona è emblematico. In questo caso Bersani dovrebbe almeno chiedere loro di lasciare tutto, altrimenti è uguale a tutti gli altri.

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  • avatar carlo fetonti scrive:

    Vado contro corrente. Perchè se uno è indagato deve dimettersi?Il discorso potrebbe essere diverso,cioè di sensibilità politica, se incriminato.In realtà si deve dimettere uno che è colpevole o giudicato tale.Visto che in Italia anche i colpevoli non si dimettono non sarebbe meglio per prima cosa far rispettare questo secondo principio invece di continuare a farsi le pulci su quanto uno è indagato?Certo in una democrazia vera ,cioè in un sistema in cui l’esecutivo,in questo caso il Sindaco fosse il responsabile vero della giunta perchè di sua esclusiva nomina, il capo dell’esecutivo avrebbe una responsabilità politica diretta e diversa.Ma poichè in partitocrazia ,quale noi siamo, la giunta e di fatto imposta dai partiti, la responsabilità politica del capo dell’esecutivo è tutta da dimostrare.Per la serie ,nella nebbia anche i ciechi sono uguali agli altri…..

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  • avatar Pietro Brunetto scrive:

    Tangenti Falck, Penati: “Mi dimetto dal Consiglio regionale”. Si era già autosospeso dalle cariche nel Pd

    Filippo Penati si è dimesso dalla carica di vicepresidente del consiglio regionale della Lombardia con una lettera inviata al presidente dell’assemblea lombarda, Davide Boni. “Caro Presidente – ha scritto nella lettera – ti comunico la mia decisione di rassegnare le dimissioni dalla carica di Vicepresidente del Consiglio regionale, come peraltro annunciato anche alla stampa”. Ribadisce la sua estarneità ai fatti – Nella lettera inviata al presidente del consiglio regionale, Penati ha ribadito la sua estraneità ai fatti che gli vengono contestati dalla Procura di Monza che lo ha indagato per corruzione, concussione e illecito finanziamento dei partiti per le presunte tangenti per le aree Fack di Sesto san Giovanni. “Caro Presidente, – inizia la lettera – ti comunico la mia decisione di rassegnare le dimissioni dalla carica di Vicepresidente del Consiglio regionale, come peraltro annunciato anche alla stampa. Devo ribadire anche a te la mia totale estraneità ai fatti che mi vengono addebitati. Sono certo che riuscirò a chiarire positivamente la mia posizione e confido di poterlo fare nel più breve tempo possibile, sorretto dalla coscienza di non aver commesso nulla di illegale”. “Ora – aggiunge – il mio primo obiettivo è quello di recuperare il mio onore e di dare serenità alla mia famiglia. Visto il clamore e l’eccezionale esposizione mediatica, penso siano imprevedibili tempi brevi per la chiarificazione dell’intera vicenda e pertanto ritengo opportuno garantire la piena funzionalità dell’Ufficio di Presidenza da cui mi sono autosospeso immediatamente dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia, rassegnando quindi le mie dimissioni dall’Ufficio di Presidenza. Avendo apprezzato te e gli altri colleghi della Presidenza durante il lavoro comune, con rinnovata stima”.Poco prima Penati aveva già scritto una lettera al segretario del Pd nella quale annunciava la sua autosospensione da tutte le cariche di partito (tra le quali quelle in Direzione nazionale, regionale e nell’assemblea nazionale) e l’intenzione di trasformare l’autosospensione dalla carica di vicepresidente del consiglio regionale della Lombardia in dimissioni. “Ribadisco – ha scritto in una lunga nota Penati – la mia totale estraneità ai fatti che mi sono contestati, mentre rilevo che non cessano le ricostruzioni parziali, contraddittorie e false indotte da altre persone coinvolte nella vicenda. Sono accusato con una montagna di calunnie da due imprenditori inquisiti in altre vicende giudiziarie che cercano così di coprire i loro guai con la giustizia”.”Non ho mai preso soldi da imprenditori – ha aggiunto – e non sono mai stato tramite di finanziamenti illeciti ai partiti a cui sono stato iscritto. Ora il mio primo obiettivo è quello di recuperare la mia onorabilità, di restituire serenità alla mia famiglia e non voglio che la mia vicenda e la conseguente martellante campagna mediatica creino ulteriori problemi al mio partito”. “Per questo – ha spiegato – ho comunicato oggi al segretario Pierluigi Bersani la decisione di autosospendermi da tutte le cariche che attualmente ricopro nel Partito democratico. Sono convinto che riuscirò a chiarire tutto e confido di poterlo fare nel più breve tempo possibile forte della consapevolezza di non aver commesso alcun reato”.Per quanto riguarda la carica di vicepresidente del consiglio regionale ha precisato: “Subito dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia mi sono autosospeso dalla vice presidenza del consiglio regionale. Ho fin da allora considerato l’autosospensione un fatto transitorio e di breve periodo confidando in un rapido chiarimento della mia posizione. Oggi di fronte all’enorme risalto è improbabile pensare ancora ad una rapida chiusura dell’intera vicenda. Il prevedibile allungarsi dei tempi mi impone quindi di fronte alla necessità di non privare i gruppi consiliari di minoranza del vice presidente in loro rappresentanza. Pertanto è mia intenzione trasformare la mia autosospensione in dimissioni. Comunicherò la mia decisione e ne spiegherò le ragioni al gruppo Pd e agli altri gruppi di minoranza. “Ribadisco la mia totale estraneità ai fatti – ha affermato Penati -, ma faccio due passi indietro perché la mia vicenda non crei ulteriori problemi al partito”.

    25 luglio 2011 Redazione Tiscali

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    • avatar Franco scrive:

      Caro Brunetto non hai compreso cosa volevo dire:
      dimettersi da Vicepresidente del Consiglio Regionale equivale al nulla nel momento in cui non ti dimetti da consigliere regionale. Ciò che in effetti è successo…ovvero si è dimesso da una carica che non conta nulla ma non da consigliere regionale, ossia da quella poltrona che vale circa 13000 al mese.
      Se Penati non fa questo, con che Bersani che gli tiene su la coda, il PD è esattamente uguali agli altri partiti!
      Quando dici “per ora mi sento, a buon ragione, moralmente superiore, e non c’è critica che tenga, cari Vignali e Villani”, ma per favore…
      Un arrestato non vuol dire che sia colpevole o per te attendere un giusto processo è tempo perso??
      Piuttosto chiediti come mai la Procura di Milano dal 2006 la denuncia di Albertini l’ha tenuta nel cassetto e salta fuori da quella di Monza solo oggi al limite della prescrizione?
      Questo è l’eterno problema che affligge da sempre la sinistra, il sentirsi “moralmente superiore”… ma di cosa quando in Italia ci sono almeno 100 politici del PDL indagati e altrettanti del PD equamente divisi in tutte le regioni?
      Se un politico è semplicemente indagato come dici tu non può essere considerato colpevole a prescindere se appartiene al PDL o della Lega, mentre se appartiene al PD è solo una persona innocente in attesa di giudizio. Nello specifico caso di Parma stiamo peraltro parlando di funzionari e dirigenti, non di politici esattamente come successo al Comune di Venezia, dove hanno arrestato una ventina di funzionari comunali, ma in quel caso non ho sentito chiedere da Bersani le dimissioni del Sindaco di Venezia. Come mai…!?? In quel caso a Bersani andava bene la giustificazione del Sindaco di Venezia (casualmente uguale a quella di Vignali) ossia “non lo sapevo e non ero a conoscenza di nulla”?

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    • avatar Franco scrive:

      Sig. Brunetto dimenticavo un ultima cosa.
      Mi piacerebbe conoscere il suo autotevole parere e che mi spiegasse con parole sue come ne pensa del fatto che qualche giorno fa il PD ha votato a favore dell’arresto dell’On. Papa (PDL) e contro l’arresto del Sen. Tedesco (PD) nonostante il capo di imputazione nella richiesta a procedere era il medesimo.
      Sempre in ordine alla sua affermazione, dove lei dice di sentirsi “moralmente superiore”, questa era riferita a lei e pertanto era a titolo personale o vale per tutto il partito a cui lei appartiene e che si comporta poi come sopra??

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  • avatar Costantino V scrive:

    Ma se le accuse fossero provate, sapete cosa vorrebbe dire lo scandalo Penati ?
    Ed in ogni caso sicuramente ha comprato le azioni di Gavio al triplo del loro valore e senza una logica necessità.
    Per cui magari non è penale ma sicuramente è immorale e su questo nessuno ha speso un rigo. Of course con quei soldi Gavio ha foraggiato Unipol.

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  • avatar roberto braglia scrive:

    Tra il dimettersi da un club privato (per esempio da un partito politico) e il dimettersi da una carica istituzionale (per esempio da sindaco) c’è un gap da isolante, come dicono i fisici ! Io amerei vedere entrambe le figure pubbliche fuggire, a gambe levate, nel caso di qualsiasi chiacchiericcio nei loro confronti, ma sono cosciente che è quantomeno utopistico il solo pensarlo, in Italia. Io, modestamente, spero sempre che la piazza (in modo più o meno rumoroso) faccia capire a Bersani che non è dignitoso far finta di niente con colleghi e dipendenti tipo Penati ed a Vignali che, con il capo della propria polizia urbana in galera, dovrebbe avere il buon senso di autocensurarsi in qualsiasi contesto, altrochè scrivere lettere di correlazione a Bersani!

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  • Solo per precisazione, Il PD al Senato ha votato a favore dell’arresto del senatore Tedesco, ( lui stesso aveva invitato a votare in quel senso ) altra questione è il fatto che non si dimetta da senatore per affrontare come un normale cittadino l’arresto!!!
    In merito all’acquisto delle azioni della Milano- Serravalle pagate si il triplo di quanto esborsato da Gavio, già i consulenti dei PM stabilirono che il prezzo eccedeva da un max di 5 ad un min di 2,50 euro ad azione, ma era pure giutificato dal fatto che con quell’acquisto ( 15% di azioni ) la Provincia di Milano diveniva il maggior azionista della Milano-Serravalle di conseguenza avrebbe da quel momento evitato tutte le trafile di accordi-compromessi etc etc con altri soci.
    Raffaele Pizzati

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  • avatar Pietro Brunetto scrive:

    Caro Franco, capisco il tuo punto di vista, e ti assicuro che questa questione mi sta turbando non poco e non giustifico in alcun modo l’ ipotetico operato di Penati.
    Per quanto riguarda Tedesco, sono stati solo 4 i Senatori del Pd che hanno votato contro, e si può verificare dal voto palese.
    E’ stata una manovra della Lega che ha votato a favore dell’arresto di Papa e contro quello di Tedesco, facendo poi credere ai male informati che quest’ ultimo fosse stato “salvato” dai suoi. (Ps. Tedesco non è più nel PD, ma è nel gruppo misto).
    L’unica cosa che mi ha fatto sorridere è come tutti i membri del PDL o vicini a Vignali, che di questi numeri ne vedono da un decennio in casa loro, abbiano usato questo episodio come alibi per tutte le loro malefatte, della serie “eh l’avete fatto anche voi”…il problema è che se le cagate si fanno da una parte e dall’altra non si annullano a vicenda, ma evidentemente questo Vignali non l’ha capito, o non vuole capirlo.
    Per concludere penso che:
    1-Se Penati dovesse rivelarsi colpevole sarebbe un fatto ingiustificabile e gravissimo, ergo andrebbe espulso a vita dal PD o da tutti i suoi possibili derivati.
    2-Come ha detto Roberto Braglia, Vignali farebbe meglio ad autocensurarsi per un po’, almeno finché non si sarà chiarita questa vicenda che per ora pare non lo coinvolga in prima persona, ma che ha fatto sì che siano stati arrestati diversi suoi collaboratori di lungo corso.
    3- Mettiamoci dentro anche Luigi Giuseppe Villani che, pur non essendo toccato dalla vicenda, si è sentito in dovere di attaccare Bersani, cosa notevole per un consigliere regionale di un partito a cui fanno capo Berlusconi, Dell’Utri e Cicchitto e che non brilla certo in moralità e rettitudine.

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